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Coronavirus apre il vaso di Pandora nella scuola, ma i prof non scappano

AUGUSTA – Gruppi whatsapp, chat, teleconferenze Skype, newsletter, piattaforme di condivisione e registri online. Le scuole di Augusta diventano campo di sperimentazione per l’insegnamento di emergenza. Dopo la chiusura per le misure contro il Coronavirus, sono stati presidi e docenti a farsi carico di tenere in piedi un sistema scolastico abbandonato a sé stesso. Quando da Roma è arrivato l’ordine di sospendere le lezioni, per i dirigenti è stato come l’8 settembre: nessuna direttiva chiara su cosa fare con l’esercito di studenti e professori affidato alle loro cure. “E per gli insegnanti è iniziata la sfida più impegnativa: continuare la didattica a distanza, anche se per contratto nessuno era tenuto a farlo”. Tea Sortino ci tiene a sottolinearlo, nello spiegare gli sforzi della Principe di Napoli che dirige. Gli istituti potevano sbaraccare, e aspettare l’evolversi degli avvenimenti. Invece, come spiega bene Michele Accolla tanto per la sua Domenico Costa, quanto per gli altri Comprensivi, “tenere aperti i corsi e gli uffici di presidenza è stato una questione di simboli: i plessi sono un presidio della istituzioni, vederli in preda a uno scappa scappa non ti aiuta certo a superare questi difficili momenti”.

Italia rimette insieme virtualmente la sua classe.

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Michela Italia, giornalista e docente
(foto Facebook)

Con bambini e ragazzi tappati in casa, isolati fisicamente dal resto dei compagni durante l’età in cui ci si costruisce culturalmente e psicologicamente proprio dal contatto con gli altri, le scuole augustane non hanno voluto abdicare al loro ruolo formativo. “Mandare solo i compiti da fare e ricevere online gli esercizi svolti, era troppo asettico: così ho ricostruito la classe virtualmente” (nella foto di copertina), racconta Michela Italia, del Primo comprensivo. Per continuare a insegnare Italiano, si è ingegnata a trovare una piattaforma web che consentisse una video-conferenza multipla. L’ha trovata nel pacchetto software di una multinazionale del settore, che per l’emergenza Covid-19 l’ha messa a disposizione gratuitamente. “Gli scolari sono felicissimi di questo appuntamento 3 volte a settimana”. Si guardano in faccia fra loro, sia pure attraverso lo schermo del pc, e tutti insieme interagiscono con l’insegnante:“La lezione di oggi? Il vaso di Pandora“.

Il preside Accolla: impreparati all’emergenza.

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Michele Accolla, pubblicista e preside del Domenico Costa

Ma se nelle intenzioni della professoressa Italia, far studiare quell’antico mito greco “è per dare un messaggio di speranza” poiché questa era il dono finale del tremendo contenitore, l’emergenza Coronavirus finora ha fatto uscire solo tutti i mali della scuola. Si è dovuti arrivare al 17 marzo, perché ai dirigenti fosse dato appuntamento per avere istruzioni univoche sul futuro dell’anno scolastico, attraverso una programmata videoconferenza con la Regione. Nel frattempo hanno dovuto mandare avanti la baracca come meglio potevano. Perché il digitale non è la panacea. “In effetti ci sono dei problemi perché eravamo impreparati”, conferma il preside Accolla. Anche se all’appello via web “sta rispondendo circa il 90 per cento degli alunni della Costa, molte famiglie non hanno più il computer in casa, né tantomeno le stampanti e gli scanner”. Col telefonino ormai si può fare molto, ma non tutto. E fra questo c’è il corretto svolgimento del programma ministeriale. Fra l’altro, la risposta alle lezioni via internet non è omogenea fra tutti gli 800 scolari. “Coi più piccoli è difficile l’insegnamento a distanza”. Anche se “attraverso il registro elettronico si cerca di mantenere il rapporto con le famiglie”.

La dirigente Sortino: molte famiglie senza pc.

Tea Sortino, dirigente Principe di Napoli

Pure al Primo comprensivo è il portale dell’Istituto a tenere in piedi il tessuto educativo per i suoi mille alunni. L’esperimento della videoconferenza finora ha coinvolto una sola docente, ma le altre si sono comunque attivate coinvolgendo i genitori. “Tutto passa attraverso il registro online con cui hanno larga familiarità”, spiega la preside Sortino. Da lì partono i compiti a casa, e lì arrivano gli elaborati svolti. “Certo, ai bambini manca la classe e il confronto”, ammette la dirigente. Così, a rispondere a questa nuova forma di lezione a casa sono finora poco più del 70 per cento. “Ma per molti c’è il problema del supporto tecnologico mancante, al quale cercheremo in qualche modo di rimediare”. E’ una spesa che i dirigenti non possono affrontare di propria iniziativa, perciò sperano che il nuovo decreto governativo dia direttive e fondi. Anche perché finora tutto è un po’ improvvisato, più utile a mantenere il cordone ombelicale coi professori che a imparare realmente qualcosa. E mentre “i docenti stanno sperimentando percorsi e piattaforme”, come racconta la dirigente del Principe di Napoli, i ragazzi di Italia preparano per la prossima lezione streaming “una fiaba per raccontare agli altri i tempi del Coronavirus“.

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Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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