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Augusta resta a casa, gli psicologi: rischio salute mentale per adolescenti

AUGUSTA – “Come in un dopoguerra, ci si aspetta un aumento dei disturbi da stress post-traumatico”. Il Coronavirus ad Augusta non è solo pericolo contagio. Passata l’emergenza posti letto in Rianimazione e Infettivologia, l’Azienda sanitaria provinciale dovrà affrontare complicazioni più lunghe e insidiose: quelle che la paura della pandemia lascerà sulla salute mentale della popolazione. A esserne pienamente cosciente è il dottore Lorenzo Spina. Oggi è dirigente dell’Asp, e si occupa di organizzazione sanitaria. Ma come psicologo e psicoterapeuta ha affrontato il dopo terremoto 1990, l’unico precedente di un trauma su larga scala registrato in epoca recente nella zona. E grazie a quell’esperienza, giornalisticamente simile ma scientificamente diversa, oggi può affermare che “questa fase emergenziale lascerà degli strascichi. Non solo sul piano delle emozioni e dei pensieri, che vengono stressati. Ma anche per tutti quei malati cronici che oggi restano in stand-by per forza di cose. Le strutture sanitarie dovranno attrezzarsi per dare risposte immediate, e sembra che la Regione si stia muovendo in questa direzione”.

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Il precedente traumatico del terremoto di Santa Lucia.

Dopo il sisma di Santa Lucia, la sanità pubblica iniziò ad Augusta uno studio interdisciplinare per comprendere le ragioni di uno strano fenomeno: la forte incidenza di disturbi mentali, in rapporto alla popolazione. Per un medico sarebbe un’eresia esprimersi così grossolanamente, ma brutalmente parlando si cercava di capire perché questo fosse diventato un “paese di pazzi”. I risultati di quello studio non sono mai stati resi pubblici, se mai siano davvero giunti a una conclusione univoca. Anche il fenomeno dei bambini che per alcuni anni hanno disegnato pantofole e famiglie in vestaglia, ricordo inconscio della fuga nel cuore della notte mentre tutto tremava, è poi rientrato senza capire fino in fondo quali strascichi avesse lasciato. “Ma quella era una situazione choc”, spiega il dottore Spina. Precisando che la paura Covid-19 alimentata dal “tutti in casa” è “una cosa un po’ nuova che dura nel tempo, uno stress prolungato con effetti invisibili nell’immediato“.

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Spina: paura pandemia lascia strascichi a lungo termine.

Lorenzo Spina
psicologo e dirigente Asp
copertina, movida estiva a Brucoli

Per fortuna, ciò che potrebbe assumere le forme di una psicosi collettiva “sarà meno pericolosa sui bambini, specialmente in età pre-scolare, se i genitori saranno rassicuranti”. Riguardo gli adulti, secondo il dirigente Asp è un altro discorso. “Sicuramente gli psicologi lavoreranno un po’ di più, e deve essere potenziato il personale che si occupa della gestione dell’area relazionale“. Quella che oggi è una paura continuamente alimentata da campagne di sensibilizzazione mediatiche, con forti effetti collaterali come ogni terapia d’urto, “lascerà degli strascichi sul piano delle emozioni e dei pensieri. Che poi si trasformeranno in “disturbi alimentari, insonnia, ansia immotivata, attacchi di panico“; tutte conseguenze che restano “in chi si trova a gestire avvenimenti che mettono in crisi il nostro sistema emotivo, specie per un tempo prolungato. I più esposti saranno gli adolescenti, e paradossalmente proprio quelli che maggiormente hanno un’intesa vita di relazione. Cioè più inseriti nel contesto dei coetanei.

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La psicologa: a rischio i ragazzi meno “strutturati”.

“Ovviamente si tratta dei ragazzi meno ‘strutturati(con un grado culturale individuale più basso, ndr), per i quali il confinamento nelle mura domestiche viene affrontato rinchiudendosi in camera col pc”, dice Aurora Donzelli. La psicologa fa parte della “Equipe psicosociale per le emergenze“, istituita dall’Asp per affrontare quelle problematiche dove i farmaci servono a poco e la sala operatoria a nulla. In questi giorni di droplet stanno attaccati allo smartphone anche fuori orario di servizio. Perché dietro la prima linea di medici e infermieri dei Pronto soccorso e delle Malattie infettive, c’è tutto un mondo sanitario che deve portare avanti l’assistenza in una situazione limite per tutti. “Siamo pronti a dare consulenza alle famiglie”, dice la psicologa dell’Asp. “Per qualcuno stare in casa può essere un’opportunità di crescita, di sviluppare la propria creatività, di riscoprire e rinsaldare i rapporti familiari”. Ma per gli aficionados degli happy hour, da nativi digitali trovano sfogo alla segregazione forzata isolandosi con internet”, in una realtà virtuale fatta di eco chambers dove non agisce il filtro della pluralità di vedute caratteristico delle comitive.

Il paradosso: più danneggiati quelli senza nevrosi.

Un altro paradosso del “resta a casa” è che i danni psicologici collaterali andranno a investire principalmente i soggetti con minori problemi. “Freud insegna che le nevrosi da guerra tendenzialmente non si manifestano nei soggetti che sono già nevrotici”. Per gli altri, “a lungo andare possono presentarsi residui di questa situazione traumatica”. Le nuove generazioni nate con Schengen e cresciute con l’Erasmus, sono abituate a concepire la libertà di movimento come parte integrante del proprio Io. “Perciò accusano più di altri i limiti del non poter fare, manifestando insonnia, disturbi alimentari, tendenza a non rispettare le regole“. Fra le naturali reazioni di una situazione percepita come innaturale perché calata dall’alto, c’è pure la irrequietezza motoria“. La caccia agli jogger solitari sul lungomare, o agli isolati nuotatori in una Sant’Elena deserta, ha possibilità infinitesimali di essere utile a contenere la diffusione del Coronavirus. Ha invece notevoli probabilità che il divieto di esercizio fisico all’aria aperta comprometta la loro salute mentale.

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Donzelli: globalizzato pure il disturbo della personalità.

Aurora Donzelli, psicologa Asp
Equipe psicosociale per le emergenze

Non sarà solo l’economia a doversi riprendere dallo choc pandemia, che ad Augusta sta mettendo a terra il terziario. Se la psicologa Donzelli con 40 anni di esperienza professionale e 35 di attività sul campo della sanità pubblica, avverte che “negli ultimi anni si è notato un cambiamento nelle problematiche del disagio”, serve a poco paragonare i sacrifici dei nonni in tempo di guerra. “In una società liquida come quella teorizzata da Zygmunt Baumann, la globalizzazione ha portato alla caduta della normalità come concetto. Oggi nei congressi internazionali si parla di normopatologie, e quasi la metà della popolazione mostra un qualche disturbo della personalità“. La popolare metafora “siamo in un mondo di pazzi”, oggi ha più concretezza di quanto si possa immaginare. “La mancanza di punti di riferimento poi sfocia in attacchi di panico e depressione“. La dottoressa sottolinea però è pure un’opportunità perché “la situazione di emergenza è uno stimolo potente, che fa riscoprire i valori forti“. In sostanza è un amplificatore, che potenzia le qualità individuali. Ma che “sviluppa psicosi in chi è già in questa situazione”. 

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Ordine psicologi: paura abbassa difese immunitarie.

Se metà della popolazione occidentale è già sotto la lente di ingrandimento dei ricercatori per disturbi della personalità, gli effetti di un “resta a casa” prolungato sono imprevedibili. Anche in termini di costi per il servizio sanitario nazionale, oltre che in quelli più strettamente legati all’efficienza nell’attività lavorativa. La Società italiana di psicologia pediatrica ha istituito a Palermo una equipe di emergenza per bambini e famiglie. Mentre l’Ordine nazionale degli psicologi ha messo in piedi una task force, per supportare i terapeuti. “Intendiamo mettere in campo tutte le nostre possibilità e collaborare con le Autorità, affinché all’emergenza sanitaria non si aggiunga una emergenza psicologica“, scrive David Lazzari, presidente Cnop. Nelle linee guida sulla “gestione del problema”, l’organo professionale avverte che “il problema oggettivo del Coronavirus diventa problema soggettivo in relazione al vissuto psicologico, alle emozioni e paure che il tema suscita nelle diverse persone. La percezione del rischio può essere distorta e amplificata sino a portare a condizioni di panico che sono quasi sempre del tutto ingiustificate, e aumentano il rischio perché portano a comportamenti meno razionali e a un abbassamento delle difese, anche biologiche, dell’organismo”.

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L’Italia e il contagio della sindrome cinese.

LA NOTA: Gli psicologi avvertono sui danni che lascia nel tempo un “resta a casa” così soffocante. Ma sono coloro chiamati a gestire l’emergenza in prima linea, che corrono il rischio più grande di ammalarsi. E non solo di Covid-19. Se una specialista di lungo corso come Donzelli narra la sua equipe superstressata“, e ammette che pure i medici hanno paura“, si può immaginare in che stato d’animo sia chi non ha l’esperienza del psicoterapeuta. Quando finisce, nella conta bisognerà mettere pure queste vittime da stress post-traumatico. Medici, infermieri e personale sanitario stanno pagando con la salute fisica e mentale, il conto per gli ospedali chiusi e i reparti smantellati. Ma in questa storiaccia del “coprifuoco” anti-contagio, ad Augusta sono i vigili urbani a pagare uno dei prezzi più pesanti. Pochi, già mal equipaggiati, e con contratti precari, sono mandati allo sbaraglio. Costretti a pattugliare e fermare senza mascherina in dotazione. Alcuni sono riusciti a procurarsela autonomamente, ma non sono col filtro antivirus. Sanno che il Comune le ha ordinate, ma non quando le consegnano. Nel frattempo vanno in strada con protezioni che sembrano poco più di un placebo. Non sono giorni, questi, di polemiche. Ci sarà tempo per parlare di leggerezze, omissioni, incoscienze e responsabilità, a tutti i livelli. Adesso è solo il momento di stare a casa, ma senza firmare cambiali in bianco alla paura Coronavirus. Quello esposto il 14 marzo su tutti i balconi era il tricolore senza più lo scudo sabaudo: ricordiamolo, prima di accettare in Italia le “ricette” della Cina.

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Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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