Dopo quattro secoli Olimpia Gargano fa riscoprire la Scanderbeide COPERTINA CULTURA PRIMO PIANO di Maria Rosaria Sannino Scritto mercoledì, 11 Febbraio, 2026 16:52 È grazie al lavoro certosino della ricercatrice Olimpia Gargano che torna alla luce “La Scanderbeide”, il primo poema epico scritto da una donna nell’Italia del Seicento. Il volume, presentato ad Amalfi, ha celebrato anche il 50° anniversario del Centro di Cultura e Storia Amalfitana. Nella cornice della Biblioteca Comunale, durante il Convegno Internazionale di studi “Sulle tracce di Scanderbeg. Itinerari castriotiani e culture arbëreshe nell’Italia del Sud”, si è celebrato così un vero e proprio “miracolo” letterario. Al centro della scena, la figura di Margherita Sarrocchi (1560-1617), napoletana di origine (Gragnano) ma romana d’adozione, una donna definita “epica” non solo per il genere letterario a cui si dedicò, ma per la sua statura intellettuale capace di discutere di astronomia con Galileo Galilei e di sfidare il primato maschile nel poema eroico. Questa riscoperta porta la firma di Olimpia Gargano, studiosa dell’immagine dell’Albania nella cultura europea, che ha per la prima volta commentato l’edizione integrale de La Scanderbeide pubblicata dal Centro di Cultura e Storia Amalfitana, con l’introduzione di Matteo Mandalà. Un lavoro di “fedeltà assoluta” al testo originale del 1623, preservato nelle sue forme grafiche e interpuntive per restituire al lettore la voce autentica di quattro secoli fa. Per troppo tempo la Scanderbeide di Margherita Sarrocchi è rimasta ai margini della circolazione e degli studi, citata più che letta, evocata più che conosciuta. Con questa edizione il poema torna accessibile nella sua interezza, rispettato nella lingua, nella grafia, nella sua identità originaria. Un’opera imponente e una figura femminile fuori dal comune rientrano così nel dibattito letterario contemporaneo. La curatrice, ricercatrice in Letteratura comparata dell’Université Nice Côte d’Azur, racconta questa impresa monumentale. Biblioteca comunale di Amalfi: la mostra sulla Scanderbeide Olimpia Gargano, questa è la prima edizione integrale commentata della Scanderbeide, un lavoro monumentale che colma un vuoto secolare. Nelle note editoriali si legge che la priorità è stata la fedeltà al testo originale del 1623, mantenendo inalterate forme grafiche e punteggiatura. Qual è stata la sfida più ardua nel commentare ‘verso per verso’ un poema di 23 canti e qual è il motivo per cui un’opera così ambiziosa è rimasta ai margini del canone letterario per tanto tempo? “Questa domanda mette in risalto l’importanza dell’opera edita dal Centro di Cultura e Storia Amalfitana. Il volume pubblicato rende per la prima volta accessibile il testo completo del poema, in 23 canti, pubblicato a Roma nel 1623. In realtà il commento non è stato condotto “verso per verso”, altrimenti sarebbe stato una parafrasi, scelta che ho escluso fin dal primo momento in quanto avrebbe privilegiato il contenuto a scapito dello stile, della musicalità del verso, delle citazioni “nascoste” che percorrono tutto il poema e che ho cercato di portare in superficie, come si è potuto fare soltanto in questo primo commento all’edizione integrale in lingua italiana. Margherita Sarrocchi era una donna di grandissima cultura, e la Scanderbeide è costellata di echi dei suoi studi letterari e scientifici. Le mie note al testo offrono una mediazione fra l’autrice e i suoi lettori, secondo lo stesso principio che seguo nel mio lavoro di traduttrice, trasmettere l’essenza dell’opera senza sovrapporre la mia voce a quella di chi l’ha composta. Questo criterio ha determinato anche la scelta di riprodurne ortografia e punteggiatura, per riportare alla luce l’opera così come era stata stampata 400 anni fa, compresi arcaismi (per esempio: “humana” per “umana”, “talhora” per “talora”, ecc.) e strutture flessive in contrasto con le attuali norme di formazione del plurale (per esempio: “coscie” per “cosce”, “guancie” per “guance”, ecc.). Non volevo modernizzarla, ma ridarle voce dopo che era rimasta silenziosa per tanto tempo. A questo proposito, i motivi potrebbero essere vari, e richiederebbero analisi specifiche. Un fatto è certo, che la Scanderbeide fu pubblicata quando era ormai al tramonto la stagione della grande poesia epica medievale e rinascimentale. E quindi sembra ancora più notevole il fatto che agli inizi del Settecento, esattamente nel 1701, a Napoli comparve una nuova edizione, fondata sulla versione del 1606. L’editore era un francese, Antoine Bulifon. A questo proposito vorrei aprire una parentesi. La figura di Antoine, anzi Antonio Bulifon come si chiamò a Napoli, meriterebbe una trattazione a parte. Io finora mi sono interessata di lui solo in quanto editore della Scanderbeide. Qui vorrei almeno accennare al suo amore per Napoli, dove si era stabilito nel 1670 e dove qualche anno dopo sposò Maddalena Criscuolo (un nome che qui in Costiera Amalfitana suona familiare, chissà se era originaria del nostro territorio). La sua casa editrice aveva come marca tipografica una sirena, in omaggio a Partenope, antico nome della città. Bulifon ebbe fra l’altro il merito di pubblicare un’opera capitale in materia di cultura meridionale, l’Historia della città e Regno di Napoli di Giovanni Antonio Summonte. Il motivo per cui scelse di ripubblicare un poema epico in un’epoca in cui almeno in Italia quel genere letterario era ormai desueto è per ora ignoto”. La copertina del volume edito dal Centro di Cultura e Storia Amalfitana La restituzione del testo riapre però anche un’altra questione: quella delle trasformazioni interne al poema e delle scelte, talvolta sorprendenti, che riguardano i personaggi. Margherita Sarrocchi era una ‘donna dottissima’ che discuteva di astronomia con Galileo Galilei, difendendo le sue scoperte. Tuttavia, tra la prima edizione incompleta del 1606 e quella postuma del 1623, scompare il personaggio di Calidora, la maga esperta di astrologia e alter ego dell’autrice. Come interpretare questa rimozione? Possiamo leggerla come un atto di autocensura necessario per sopravvivere nel clima della Controriforma e del processo a Galileo? “Calidora è un personaggio straordinario, e dispiace non ritrovarla nell’edizione del 1623. Sembra davvero l’alter ego di Margherita Sarrocchi. Entra in scena nel III canto. Ci viene presentata come “d’ogni arte liberal nomata, E con maschio valor femina ornata”: difficile non pensare che si tratti proprio della proiezione più o meno inconscia di una scrittrice che aveva percorso tutto il ciclo delle “arti liberali”, i due gradi dell’insegnamento, letterario e scientifico, necessari a una completa preparazione intellettuale. Quanto al “maschio valor”, sembrerebbe riferirsi al coraggio dell’autrice di misurarsi nel campo della poesia epica, genere considerato tradizionalmente maschile. Attenzione però, Calidora non sparisce ma si trasforma in genere e ruolo: mentre lei usava la magia a fini amorosi, nell’edizione successiva il suo posto è preso dal mago Zabadeo, che sembra più una specie di stregone, il quale manipola gli elementi atmosferici per scatenare una tempesta marina che disperda la flotta albanese. Lei agiva per amore, lui per seminare distruzione e morte. C’è materiale interessante per gli studi di genere. In definitiva, la magia resta, quindi non sembra che Margherita Sarrocchi fosse stata presa dalle stesse inquietudini di Tasso, che lo spinsero a sottoporre il suo poema all’esame del Tribunale dell’Inquisizione. A proposito di magia: Callidora (con due “l”) è anche il nome di una strega che compare nelle avventure di Harry Potter”. Una foto di gruppo durante il Convegno Internazionale di studi “Sulle tracce di Scanderbeg. Itinerari castriotiani e culture arbëreshe nell’Italia del Sud” Il discorso conduce naturalmente alla rappresentazione dell’eroismo femminile, uno dei punti più affascinanti del poema. Il poema presenta figure femminili che scardinano gli stereotipi dell’epoca. Rosmonda si sposa ma non smette di essere una guerriera, Silveria, rifiuta l’amore e muore indomita. In che modo la Sarrocchi, pur muovendosi nel solco del Tasso, riesce a proporre un modello di donna che non viene ‘addomesticata’ o punita per la sua forza, ma mantiene una dignità eroica fino alla fine? “È vero che Rosmonda, nata musulmana, continua a combattere anche dopo aver sposato il cristiano Vaconte, ma lo fa accanto al marito, dopo essersi convertita al cristianesimo, e dunque non più da nemica ma sua alleata. La stessa Silveria (creatura delle selve, come indica il suo nome), che prima di incontrare Rosmonda viveva allo stato ferino, è stata anche lei per così dire addomesticata tramite il battesimo, che la rende “bella al sacro fonte”. E quando resta schiacciata dall’elefante a cui aveva trafitto un occhio, sembra quasi essere stata punita per la fiducia nella propria capacità di tenere a bada le belve, umane o animali che fossero”. Da qui lo sguardo si amplia ancora, fino a investire il tema, molto discusso dalla critica, dell’incontro tra identità diverse. La critica ha evidenziato come, a differenza dell’ideologia della conquista tipica della Gerusalemme Liberata, nella Scanderbeide emerga un’ideologia dell’accoglienza. La città di Croia diventa un luogo dove convergono storie e origini diverse. Questa visione ‘integrativa’ di Scanderbeg e del suo popolo può rappresentare un messaggio moderno, forse legato anche alle origini della stessa autrice e al contesto multiculturale del Regno di Napoli? “Con “ideologia dell’accoglienza” ti riferisci all’omonimo, famoso saggio di Serena Pezzini, pubblicato circa venti anni fa. Con le sue indagini, Serena Pezzini ha introdotto la Scanderbeide, credo per la prima volta in assoluto, nel campo degli studi di genere, basati appunto sull’analisi della costruzione delle identità sessuali, un indirizzo di ricerca nato negli ultimi decenni del Novecento negli Stati Uniti e ancora oggi poco diffuso in Italia. I suoi studi sul poema di Margherita Sarrocchi hanno anzi preceduto la pubblicazione del volume di Rinaldina Russell dedicato alla Scanderbeide, The Heroic Deeds of George Scanderbeg, King of Epirus, opera fondamentale pubblicata nel 2006 a Chicago in una collana dedicata alla letteratura femminile. Ripensando a quello che dicevo prima a proposito delle figure femminili del poema, ricordiamoci che Rosmonda non fa neanche in tempo ad arrivare a Croia (nome italiano della città albanese di Kruja) che il “re d’Epiro” (cioè Scanderbeg, che nel poema è chiamato Alessandro) decide di farla battezzare prima di darla in moglie a Vaconte, dopo di che i due sposi fanno battezzare anche Silveria. Vista così, più che dell’accoglienza mi verrebbe da chiamarla ideologia dell’assimilazione, dove l’Altro viene accettato solo a patto che rinunci alle sue caratteristiche per assumere le nostre”. Infine resta la donna dietro l’opera, bersaglio di giudizi feroci ma anche di ammirazioni profonde. Dalle fonti emerge una figura di donna dal carattere forte, a volte descritta come ‘implacabile’ o ‘vanagloriosa’ dai detrattori maschi come il Marino. Dopo aver lavorato così a lungo sulle sue parole, che idea ci si può fare della Margherita ‘umana’? Quanto di quel carattere spigoloso era in realtà una corazza necessaria per una donna che voleva imporsi in un campo, quello del poema eroico, dominato esclusivamente dagli uomini? “Carattere spigoloso? Forse lo era, ma non dovremmo assumerlo come un dato di fatto, prima di considerare quali sono le fonti che ne danno notizia. I giudizi su di lei da parte dei suoi contemporanei sono vari. Giambattista Marino, per esempio: ebbero prima rapporti di amicizia che probabilmente si trasformarono in una breve relazione amorosa, poi divennero acerrimi nemici. Anzi, fu lui a farla diventare oggetto di scherno nel suo poema, l’Adone, fra l’altro pubblicato cinque anni dopo la scomparsa di Margherita Sarrocchi, quindi senza neanche usarle il consueto rispetto che si applica verso chi non c’è più. Nel IX canto dell’Adone, Giambattista Marino presenta l’autrice della Scanderbeide come una gazza stridula, che aveva osato scrivere di amori e d’armi (e qui il poeta riprende, invertendolo, il famoso incipit dell’Orlando Furioso), mentre tutt’intorno uno stormo di cigni (metaforicamente, i poeti dal verso armonioso) si prendono gioco di lei. Marino dedica ben tre ottave a “questa gazza che sì mal borbotta” al punto da meritare parole di sdegno addirittura da parte della dea Venere, che la accusa di essersi coperta di vergogna. Tanta veemenza fa venire il sospetto che Marino, fra l’altro conterraneo di Sarrocchi in quanto nato a Napoli, avvertisse qualche punta di invidia nei confronti di una donna che aveva osato elevarsi al rango di poetessa epica. In ogni caso, non risulta che Margherita Sarrocchi avesse scritto versi intrisi di altrettanto disprezzo nei confronti di lui. Per un confronto con il ritratto che ne ha lasciato Marino, bisognerebbe leggere il giudizio di un altro scrittore loro contemporaneo, Cristofano Bronzini, che nel suo dialogo Della dignità e della libertà delle donne le dedica otto pagine di assoluta ammirazione, dove fra l’altro rivela che a Margherita Sarrocchi era stata offerta una cattedra per l’insegnamento di Geometria, Logica o Filosofia a Bologna, e una a Palermo”. La ricercatrice Olimpia Gargano insieme allo storico Giuseppe Gargano durante il convegno di Amalfi Rileggere oggi la Scanderbeide significa molto più che recuperare un testo dimenticato: vuol dire rimettere in circolo una voce, restituire complessità a una figura femminile potente e riaprire il dialogo tra passato e presente. Il merito di questa rinascita è legato al lavoro paziente e rigoroso di Olimpia Gargano, e alla visione del Centro di Cultura e Storia Amalfitana che, nel celebrare il suo cinquantesimo anniversario, ha confermato ancora una volta la propria vocazione: non custodire semplicemente la memoria, bensì renderla accessibile e capace di parlare ai lettori di oggi e agli studiosi di domani. Estimated reading time: 9 minuti Centro di storia amalfitana, 50 anni di cultura fra passato e futuro Niente “arte” sul barcone di Augusta, alla Biennale è solo parcheggiato Autore Maria Rosaria Sannino Giornalista professionista, cronista, reporter di viaggi, appassionata di fotografia e reportage. Visualizza tutti gli articoli