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Niente “arte” sul barcone di Augusta, alla Biennale è solo parcheggiato

Ultimo aggiornamento Wednesday, 29 May, 2019   17:54

AUGUSTA – L’artista terribile alla fine ha smentito la sua fama. La Biennale di Venezia ha aperto i battenti l’11 maggio con l’opera “Barca Nostra” di Christoph Buchel che, in realtà, arte provocatoria tutto sommato non è. Lo svizzero-islandese si è infatti limitato a parcheggiare il barcone della morte sul molo all’ingresso della mostra, lasciandolo tale e quale. In sostanza ha solo traslocato il relitto dal pontile Nato di Augusta alla banchina dell’antico Arsenale veneziano, riconvertito in spazio espositivo. Alcune targhe ringraziano tutti gli enti che hanno collaborato allo spostamento, ma null’altro è stato aggiunto alla “provocazione” intrinseca costituita da un peschereccio fatiscente, nelle cui stive sono annegati 700 migranti.m

Di Pietro e Sirena vanno alla Biennale.

Alla cerimonia di premiazione, per questa edizione numero 58, hanno preso parte la sindaca Cettina Di Pietro e l’assessora alla Cultura, Giusi Sirena. Hanno rappresentato una città narrata quasi sempre come la capitale italiana dei veleni industriali, che per una volta ha avuto la possibilità di mostrare la sua anima più umanamente profonda. Difficile che quello scafo arrugginito e ammaccato piazzato in bella mostra davanti un bar, nell’immaginario collettivo trasformi Augusta in una concorrente di Lampedusa. Almeno stavolta, però, la stampa più importante di tutto il mondo ha restituito agli augustani il merito di aver sopportato il grande peso dell’accoglienza agli sbarchi.

La sindaca: il barcone torna dopo la mostra.

Nella sua pagina Facebook sindaco di Augusta”, la grillina ha assicurato che “il barcone tornerà ad Augusta, dove verrà realizzato il Giardino della Memoria”. Precisando che il rientro avverrà “alla fine della mostra”, che chiuderà i battenti il 24 novembre. In realtà il comodato d’uso è stato concesso a Buchel per un anno, a partire da fine aprile 2019. Pertanto non è escluso che l’artista coroni un suo precedente progetto, annunciato lo scorso anno a “Manifesta” di Palermo, che prevede di esporre quella bara sottomarina davanti una sede europea di Bruxelles.

Sopre e in copertina, l’assessora alla Cultura, Giusi Sirena, con la sindaca Cettina Di Pietro.
Sullo sfondo il barcone esposto alla Biennale di Venezia come “Barca Nostra”.
(foto tratta dalla pagina Facebook “Cettina Di Pietro sindaco di Augusta”)

Il relitto esposto a Venezia, le 2 facce dei 5 Stelle.

Un’intenzione che il grillino veneto Federico D’Incà appoggia vigorosamente: ma contestando aspramente la sosta intermedia nella sua laguna. “Un monumento alle disgrazie di questo mondo dovrebbe stare piuttosto davanti al Parlamento europeo: un monito per tutti i Paesi della Ue per avere politiche comuni in favore dell’Africa“, scrive il 7 maggio nel suo profilo socialA vergare che “l’arte ha il compito di fare riflettere, ma non credo che il luogo adatto per ospitare il peschereccio affondato con 700 migranti sia la Biennale”,non è un militante qualunque. Infatti è un deputato 5 Stelle eletto nel collegio plurinominale di BellunoTreviso.

Il deputato M5s del Veneto: qui no, vada a Bruxelles.

Il parlamentare pentastellato, in quelle lande dove la fantomatica Padania ancora vive nei cuorisposa la tesi leghista che“è nostro compito permettere a queste persone di costruire il proprio futuro nel loro paese, senza affrontare i pericoli del mare”.Boccia l’esposizione alla Biennale, ma evidentemente non è stato avvertito che“questo è stato possibile dopo che la Presidenza del Consiglio dei ministri, ad esattamente 4 anni dal tragico affondamento, ha autorizzato il ministero della Difesa ad affidare il relitto alla città di Augusta”, come enfatizza un comunicato del Comitato augustano 18 Aprile.

La mostra usata per riagganciare l’elettore a sinistra.

La prima risposta favorevole che l’onorevole M5s ha ricevuta al suo post è stata “propaganda sinistroide”. Un commento che coglie in pieno la natura di un’operazione che di artistico ha poco, e di politico tantissimo. I 5 Stelle del tutto e del contrario esibiscono a Venezia una loro amministrazione comunale “accogliente”, se si tratta di relitti. Ma molto più restia quando invece si è trattato di far aprire il porto di Augusta ai disgraziati della Sea Watch, lasciati fuori col mare in burrasca. Il Movimento di lotta e di governo ha la necessità di recuperare i voti “sinistroidi” per le europee. E sponsorizza una valorizzazione del relitto che era tutta di genesi Pd.

Il commento postato sui social dall’onorevole grillino di Belluno-Treviso

Ma è stato il Pd a “creare” il simbolo della migrazione.

Era stato il governo di Matteo Renzi, nel 2016, a spendere 10 milioni per tirarlo fuori dal fondale di 300 metri dove stava adagiato, per esaminare il dna del suo carico di cadaveri. Era stato Andrea Armaro, portavoce dell’allora ministra dem Roberta Pinotti, a impedire che la Difesa destinasse il barcone della morte allo smantellamento. Era stata la deputata pd Lia Quartapelle a far inserire nella finanziaria 600 mila euro per trasferirlo all’università di Milano, e farlo diventare un oggetto da museo.

Il Movimento tenta il recupero dei voti giovanili.

Ora che i voti xenofobi sono stati tutti asciugati dalla Lega dell’incontenibile Matteo Salvini, e il nuovo segretario Nicola Zingaretti sta recuperando la centralità del Pd nell’elettorato di sinistra, la Piattaforma cerca di correre ai ripari. E fidando sulla scarsa memoria di un elettorato giovanile “abbummato” da social e fake news, ma ancora sensibile ai temi umanitari, si rilancia. Proponendosi come l’unica forza politica dai valori “sinistroidi“, in grado di fermare gli eccessi“fascistoidi” dell’alleato con cui governa senza alcun scrupolo di coscienza.

Il nuovo corso grillino non si estende all’integrazione.

Una “operazione simpatia” a costo zero, questa del barcone alla Biennale, dato che è stato Buchel a caricarsi tutte le spese. Coperte da “sponsor” che finora non sembrano aver tratto alcun ritorno pubblicitario dal loro investimento. Il ritorno d’immagine invece l’ha avuto il Movimento. Però solo dove era opportuno presentarsi come la “nuova” sinistra: solidaristica sui migranti, ma non sulle cooperative che li assistono e li integrano. Dove invece il “Forza Etna seppelliscili tutti”è sparito solo dai muri, spunta fuori il “portavoce” 5 Stelle alla Camera con la collaudata polemica anti-Ue e l’intramontabile “aiutiamoli a casa loro“.

La “Porta d’Europa” donata dall’artista Mimmo Paladino all’isola di Lampedusa

Se cambia il contesto cambia il simbolo.

LA NOTADue legni a croce in un rave party sono una provocazione scenografica. Piantati in un camposanto rappresentano il pietoso ricordo di qualcuno che non c’è più. Appesi nell’abside di una chiesa sono un simbolo potente di morte e resurrezione. Attaccati di notte sulla porta di casa costituiscono un’inquietante minaccia mafiosa. Una croce, come qualunque altro oggetto, non ha in sè un significato simbolico univoco. Dipende dal valore che le si affida soggettivamente. E dipende soprattutto dal contesto.

Un relitto recuperato con 700 annegati dentro è innanzitutto una bara. Quando viene svuotato diventa ciò che lo si vuole fare diventare: un rottame da smaltire, un natante da esporre, un memoriale per chi ha lasciato la vita lì e in altri viaggi simili. Dipende dal contesto conferirgli il suo valore simbolico. Quello scafo scaricato in un ferrivecchi significa una cosa, portato in giro per mostre d’arte contemporanea lo fa diventare un’altra cosa, collocato in un giardino come un cenotafio lo trasforma in un’altra cosa ancora.

Ma il valore di un simbolo non è intercambiabile. una croce presa da una pieve ed esibita ad un rave party, difficilmente tornerà al suo posto con lo stesso carattere sacrale che aveva. La “Porta d’Europa” collocata come opera d’arte da Mimmo Paladino sulla scogliera che guarda l’Africa, difficilmente sarà usata come portone del municipio di Lampedusa. Forse un giorno il relitto di Augusta, ribattezzato “Barca Nostra” da uno svizzero di Basilea che risiede a Reykjavik, svetterà coi suoi 20 metri di ferraglia scrostata e squassata in un “Giardino” tutto suo. Ma di qualche altra “Memoria” rischia di portare il ricordo: quella della speculazione politica.

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Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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