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World press freedom day: informazione come un bene pubblico

L’informazione come un bene pubblico, è l’assunto che l’Unesco ha preso in prestito dal grande economista Joseph Stiglitz, per celebrare la Giornata mondiale sulla libertà di stampa 2021. Un tema non casuale, questo scelto per i 30 anni dalla dichiarazione di Windhoek. Quando “un gruppo di impavidi giornalisti visionari, editori ed esperti” africani si riunirono in Namibia sotto il patrocinio dell’Onu, perché “credevano che la democrazia per svilupparsi ha bisogno di una stampa libera, indipendente e pluralistica”. Il 3 maggio del 1991 la dichiarazione finale fu adottata in un contesto di “crescente resistenza alle dittature africane e allo sviluppo di regimi autocratici“. Oggi quello spirito a fondamento del World press freedom day si trova di fronte le sfide della pandemia, che stanno mettendo a dura prova la tenuta economica e sociale del pianeta. Alla “necessaria” limitazione di diritti fondamentali per le democrazie, come quelli di riunione e libera circolazione, si è aggiunto il disorientamento da disinfodemia“. Neologismo coniato per indicare “un misto di disinformazione e mistificazione, che si è diffuso in tutto il mondo seminando confusione, discordia e divisione”.

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Senza informazioni affidabili creato spazio per contenuti dannosi a società.

L’Unesco ha rilevato che “la mancanza di dati e informazioni affidabili, disponibili pubblicamente, ha creato un vuoto”. Nel quale si sono potuti inserire senza ostacoli “contenuti potenzialmente dannosi (incluso l’incitamento all’odio) e le teorie del complotto fuorvianti, diffuse per lo più online attraverso modelli di business per internet e attori che li sfruttano”. L’organizzazione dell’Onu afferma che “il tema è di urgente rilevanza per tutti i Paesi del mondo”, perché “il cambiamento del sistema di comunicazione sta influenzando la nostra salute, i nostri diritti umani, le democrazie e lo sviluppo sostenibile“. E’ una tempesta perfetta, quella scatenata dalle fake news via web e dalle “risposte” dei governi ai problemi della pandemia. Dove le une hanno alimentato pericolose sottovalutazioni e gli altri hanno talvolta usato l’emergenza come un cavallo di Troia, per alimentare per malaffare e testare svolte autoritarie. Nel mezzo si è trovato il sistema dell’informazione professionale, da oltre un decennio oggetto di scientifiche campagne di delegittimazione, sviluppate parallelamente alle crisi editoriali.

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Unesco: pandemia ha messo in luce il ruolo vitale dei media indipendenti.

L’Unesco riconosce che “la crisi del Covid-19 ha messo in luce il ruolo vitale svolto dai media liberi e indipendenti in tutto il mondo. Il prodotto dei mezzi di informazione rimane una potente fonte di informazioni a cui le persone accedono, anche quando questo avviene tramite i social media. In questo modo, gli operatori dei media di tutto il mondo hanno contribuito in modo significativo alla nostra comprensione della pandemia, rendendo più accessibili flussi di informazioni incontrollabili e altamente complessi, rendendo i fatti scientifici comprensibili al pubblico più ampio, fornendo dati regolarmente aggiornati e impegnandosi nel controllo dei fatti”. Ma anche se arruolato nella Croce rossa, il “cane” della stampa non ha smesso di stare a guardia della democrazia. “In molti Paesi, giornalisti e verificatori di fatti hanno monitorato in modo critico gli appalti e le sovvenzioni che rispondono alla pandemia, di conseguenza hanno subito pressioni da parte delle autorità. In altri casi sono stati ostacolati da misure messe in atto per contenere il virus e da attacchi, sia da parte della polizia che del pubblico, durante le violente proteste che hanno caratterizzato questo periodo”.

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Con incertezza economica i media sono più vulnerabili a governi e poteri forti.

World press freedom day 1991, la conferenza di Windhoek (foto Unesco).

La stampa si è trovata a fronteggiare il maggiore pericolo per i sistemi democratici, proprio nel momento della sua massima debolezza economica“Già colpiti dalla concorrenza delle società di Internet, i media sono stati ulteriormente afflitti da enormi perdite di entrate pubblicitarie dovute all’impatto economico della crisi sanitaria. Quando l’indipendenza economica dei media è in pericolo, allo stesso modo lo è la loro indipendenza editoriale“. L’Unesco ricorda che “in tempi di incertezza economica sono più vulnerabili alle acquisizioni di governi, baroni dei media e alle interferenze degli inserzionisti, minacciando così l’integrità editoriale e il ruolo dei media indipendenti come servizio pubblico“. Ma alle crisi editoriali si aggiungono spesso politiche del lavoro giornalistico pre-rivoluzione industriale.

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Onu: da giornalisti un ruolo cruciale eppure lavorano in condizione precarie.

“Mentre i giornalisti e gli operatori dei media svolgono un ruolo cruciale nella produzione e condivisione di informazioni affidabili e di qualità, contribuendo in tal modo al libero flusso di informazioni e idee, lavorano sempre più in condizioni precarie, in particolare i liberi professionisti“. Tanto che l’edizione 2021 del premio nazionale “Più a Sud di Tunisi” ha cancellato il riconoscimento dedicato al giornalismo, come “grido d’allarme verso una professione ormai in stato comatoso“. Gli organizzatori spiegano che “oggi ci sono pochi (se non pochissimi) garantiti, protetti da un contratto con tutti i requisiti di legge, a fronte di una moltitudine di sfruttati. Muli da soma che a molte testate oggi presenti in Italia consentono la penetrabilità nel territorio e l’informazione di prossimità. E’ notorio che più debole è la stampa più prendono piede dinamiche di malaffare“.

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Giornata mondiale libertà di stampa 2021, Italia senza legge su querele temerarie.

L’Unesco avverte che non si tratta di semplici rivendicazioni di categoria, perché “questo contesto aumenta il rischio che i media vengano catturati da poteri diversi: politico, economico, religioso, ideologico”. Quel “Sistema Amara” che in questi giorni scuote Csm e Procura di Milano, si è impratichito nella periferica Siracusa proprio vessando la stampa che ne denunciava i metodi e l’ascesa. La “quarta assoluzione ristabilisce verità”, sottolineava il 23 febbraio l’Unci Sicilia, raccontando dell’ennesimo cronista svenatosi fino alla Cassazione in nome del diritto all’informazione“Per anni, a partire dal 2011, pochi coraggiosi cronisti che per primi hanno osato denunciare un sistema affaristico che ha corroso l’amministrazione della Giustizia, sono stati trasformati di volta in volta in ricattatori ed estortori o, nella migliore delle ipotesi, in calunniatori; bersaglio di minacce e intimidazioni, di denunce infondate, di accuse testimoniali fasulle e interessate”. Da tempo il Parlamento discute una legge contro le querele temerarie, ma resta ancora bloccata. Neanche tanto stranamente, si potrebbe facilmente pensare.

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“Misure politiche per affrontare fallimento mercato su sostenibilità giornalismo”.

L’Unesco infatti constata che “in questi tempi di flussi di informazioni e disinformazione senza precedenti, insieme a flussi di intrattenimento, dati e altri tipi di contenuti, le persone rischiano di essere confuse o manipolate, in particolare dal targeting personalizzato algoritmico”. Il quale non è neutro, e può essere facilmente sfruttato per scalate al potere alimentate dall’analfabetismo funzionale. Per questo l’Onu definisce “fondamentale che i cittadini di tutto il mondo sviluppino e rafforzino i propri media e le competenze di alfabetizzazione informativa, al fine di formulare giudizi e decisioni informati e impegnarsi in modo critico nello sviluppo sostenibile per il quale l’informazione come bene pubblico è indispensabile. Altrettanto importante è la conoscenza dei cittadini dei propri diritti alla libertà di espressione e l’importanza del ruolo dei giornalisti per la produzione di informazioni affidabili“. Il lungo report sul World press freedom day 2021 conclude che “la vitalità dei media rimane una sfida importante affinché l’informazione serva sia come bene pubblico, sia da un punto di vista economico”. Per questo ritiene “necessaria una serie di misure politiche, per affrontare il fallimento del mercato nel fornire un giornalismo sostenibile. Laddove queste coinvolgono risorse pubbliche in forme diverse, sono necessarie forti garanzie per garantire che il sostegno esterno non possa servire come strumento di ricompensa per alcuni e penalizzarne altri, a scapito di un’equa e pluralistica ripartizione fra i media”.

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Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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