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Pd Augusta: Ias, Di Mare sabota la depurazione per gli interessi Fdi

AUGUSTA – “Nel mare colore del veleno, la depurazione di Augusta finisce ostaggio di Fratelli d’italia nella guerra per bande dentro il centrodestra siciliano”. Il Partito democratico non ci gira intorno sulla questione dell’Ias, esplosa dopo che le raffinerie hanno deciso di costruirsi ognuna il proprio depuratore, “con il sindaco Giuseppe Di Mare che si è improvvisamente messo a remare contro per salvaguardare gli interessi di bottega del suo partito”. Senza più quei 10 milioni di metri cubi annui di reflui industriali, infatti, il mega impianto consortile sarà sovradimensionato per funzionare solo con i 5 milioni di metri cubi di acque nere conferite da Priolo e Melilli. Per evitare costi di gestione spropositati, visto che nel 2019 solo di personale ammontavano a circa 6 milioni di euro l’anno, servono nuovi “clienti”. E cioè gli scarichi urbani delle città confinanti, come Siracusa e il Comune megarese. Il primo cittadino del capoluogo, Francesco Italia, si è già mostrato disponibile a convogliare quelli dei suoi popolosi quartieri Nord. Il collega augustano invece ha detto no a mezzo stampa, cambiando idea rispetto a quando stava in minoranza. Un dietrofront che per il capogruppo Pd, Giancarlo Triberio, è dettato da “evidenti interessi partitici”. Perché, spiega a commento di un suo comunicato stampa diffuso il 28 febbraio, “arrivato dopo che il governo Giorgia Meloni ha nominato commissario alla depurazione Fabio Fatuzzo“.

Triberio: dietrofront del sindaco arrivato dopo la nomina di Fatuzzo a commissario governativo.

da destra: Giancarlo Triberio e Antonio Nicita.
copertina, fognature sul Golfo Xifonio.

Una nomina, questa di Fatuzzo, che secondo il consigliere comunale “già odorava di cerchio magico“. Ma non solo per l’opposizione locale, perché lo scorso agosto la polemica è divampata violenta nei Palazzi siciliani quando ha preso il posto del professore Maurizio Giugni, ordinario di Costruzioni idrauliche all’università di Napoli. Il successore si firma anch’egli “prof” masecondo il curriculum pubblicato sul “portale trasparenza” della Sidra Spa – la laurea è in filosofia, mentre la cattedra è quella di “docente di italiano e storia negli Istituti tecnici statali“. Più robusto invece è il cursus honorum in politica. Assessore a Catania in diversi rami amministrativi, consigliere al Comune e alla Provincia, deputato al Parlamento nazionale” dal 2001 al 2006. Un percorso tutto dentro la Destra, che Wikipedia racconta iniziato nel 1976 “nell’esecutivo nazionale del Fronte della gioventù“, e proseguito nel “comitato centrale del Movimento sociale italiano. La trasformazione del vecchio Msi post-fascista nella più elettoralmente presentabile Alleanza nazionale, lo porta alla Camera per una legislatura. Finita l’esperienza romana, inizia una carriera nel sottogoverno della gestione idrica.

L’ombra del minor profitto per il futuro gestore Aretusacque dietro l’insistenza su Punta Cugno.

Fatuzzo nel 2010 diventa direttore generale della Acoset, azienda che gestisce l’acqua a Catania. Nel 2019 aderisce a Fdi e il sindaco Salvo Pogliese, ora deputato e coordinatore regionale dei meloniani, poco dopo lo promuove alla presidenza della Sidra. Si tratta della Spa, a capitale interamente comunale, che cura il servizio idrico integrato dell’intera area metropolitana. Un reportage del quotidiano Domani, ripreso da Dagospia.com, racconta che l’Authority per l’energia lo scorso maggio “ha deliberato una revoca di finanziamenti per alcune inadempienze della società, che non aveva provveduto a impiegare l’80 per cento delle risorse come stabilito”. Una scarsa performance manageriale, che non impedisce alla premier Meloni di nominarlo commissario straordinario per la depurazione in Sicilia. Scatenando le ire del governatore Renato Schifani, e adesso i sospetti del Pd augustano. Perché il forzista ha recentemente “scoperto”, alcuni decenni dopo Legambiente, che all’Ias servono i reflui di tutti i comuni industriali. Mentre il sindaco di Augusta, dopo aver preso la tessera Fratelli d’italia, ha cambiato idea radicalmente. Insistendo per un nuovo depurato cittadino a Punta Cugno, ancora nella fase di progettazione, i cui costi di gestione cadranno interamente sulle bollette. Le quali peraltro saranno emesse e incassate dalla società mista Aretusacque, con capitale per metà pubblico, la cui gestione interamente privata la sottomette alla logica del profitto. “Depurare a Priolo le farebbe venire meno una bella fetta di guadagno”, commenta Triberio.

Di Mare: depurazione a Priolo non fattibile e tarderebbe nostro impianto pronto a andare in gara.

Giuseppe Di Mare.

“Lo scontro, più di potere che politico, tra il presidente Schifani e Fratelli d’italia si abbatte sulle pelle e le tasche degli augustani”, scrive il consigliere Pd. “Adesso che anche il centrodestra regionale, dopo anni di colpevole inezia, si accorge che la situazione migliore per risolvere l’atavico problema della depurazione di Augusta passa attraverso l’allacciamento all’Ias, Fdi tramite Di Mare boccia questa proposta che era stata negli anni scorsi da lui sostenuta perché ritenuta da sempre la più veloce per risolvere il problema”. A scatenare la reazione dell’opposizione è l’intervista a Siracusaoggi.it rilasciata dal sindaco augustano, e rilanciata sul suo profilo social, dove dichiara  che “oggi non è un percorso fattibile”. Ammette che “fino a qualche anno addietro anche io ero convinto di questo percorso con Ias. Non se ne è mai fatto nulla. Adesso abbiamo una progettazione ormai definita ed in procinto di andare in gara per il nostro depuratore. Accumuleremmo solo un ulteriore ritardo. Cosa che non possiamo permetterci. Augusta avrà presto un impianto di depurazione ma sarà il suo”.

Fi si schiera con Schifani? Munafò, consulente del Comune: più grandi sono meglio depurano.

Di Mare si trincera dietro il fatto che “qualche anno fa la struttura commissariale portò in aula uno studio di comparazione, e Ias venne scartata per svariati motivi economici e strutturali”. Ma in quel consiglio comunale Legambiente non venne smentita con argomenti convincenti,  quando fece notare alcune incongruenze dei tecnici governativi. I quali correttamente affermavano che reflui industriali e urbani non potevano arrivare a Priolo mischiati, ma “esageravano” quando parlavano di costi e tempi dilatati per una conduttura civile, legati all’esproprio dei terreni e allo scavo dove farla passare. In realtà, fecero notare gli ambientalisti senza essere rimbeccati carte alla mano, bastava collocare le nuove tubazioni nella stessa trincea sotto cui correvano quelle delle raffinerie. Fra l’altro, adesso che le industrie si faranno i propri depuratori, della rete fognaria esistente non avranno più che farsene. E basterebbe quindi collegare Punta Cugno al varco Cantera, distante poche centinaia di metri, per “riciclare” quelle fogne destinate all’abbandono. Eppure per il sindaco, a differenza di quando stava in minoranza, oggi “non ci sono più le condizioni”. Ma anche nella sua amministrazione non tutti sembrano pensarla allo stesso modo. Per esempio non ha cambiato idea Stefano Munafò, ex segretario territoriale Uil e consulente del Comune per la depurazione:“Da sempre ho sostenuto la soluzione consortile, perché più grandi sono e meglio depurano”.

Fratelli d’italia isolata in maggioranza sul no al consortile. Mpa, Carta: inutile avere più depuratori.

Stefano Munafò.

L’incarico di consulenza all’ex sindacalista è arrivato nel quadro dell’accordo politico con cui Forza italia è entrata in maggioranza. I berlusconiani locali perciò ora si trovano al bivio fra la soluzione salva Ias del forzista Schifani, e il no del meloniano Di Mare. Naturale quindi la puntualizzazione di Munafò che “in questo momento non mi sento di dare un giudizio, farò una valutazione più approfondita perché l’interesse ultimo è arrivare alla depurazione delle acque”. Anche il Mpa, presente in giunta con ben tre assessori, aveva avanzato la soluzione Priolo già prima che il presidente della Regione la mettesse formalmente sul tappeto. Il leader provinciale Peppe Carta, deputato regionale e sindaco di Melilli, il mese scorso aveva gettato il sasso nello stagno. In un’intervista a Blogsicilia.it aveva fatto notare che “siamo anche in una logica provinciale, con l’Ati, non credo sia utile avere più depuratori”. Proponendo di usare i fondi delle vasche a Punta Cugno per adeguare quelle del consortile priolese. Anche allora dal primo cittadino augustano era arrivato un no, sempre a mezzo stampa. Ma se quella dell’autonomista melillese poteva essere una provocazione per smuovere le acque, dopo il tavolo tecnico insediato a inizio settimana dal presidente della Regione è diventata una questione ineludibile. Tutta interna al centrodestra, e con il risanamento ambientale ostaggio di logiche estranee alle reali esigenze delle popolazioni.

“Con Augusta e Siracusa da vasche priolesi 10 milioni di metri cubi da impiegare per crisi idrica”.

“Sull’altare degli interessi del suo partito adesso Di Mare cambia idea con la solita buone dose di bugie”, scrive Triberio nel comunicato, accusandolo di “ripetere a pappagallo che i progetti sono pronti” ogni qualvolta si tira fuori l’argomento depurazione. Si tratta però della “solita coltre di fumo, in quanto a oggi non si hanno notizie certe e nemmeno tempistiche verificabili sul bando e i tempi di realizzazione”. Il capogruppo d’opposizione afferma che il sindaco “mente sapendo di mentire, quando dichiara che sono state dichiarate problematiche tecniche. Infatti che il depuratore può solo lavorare con l’ausilio dei reflui industriali, é smentito dalla documentazione della Procura“. Così come l’impossibilità di conferire le acque nere del Comune, “per problemi legati alla capacità delle tubazioni e di pressione soprattutto durante la stagione piovosa, é smentita dall’ultimo commissario anche in virtù della futura mancanza dei reflui industriali che utilizzano la stessa condotta”. L’esponente Pd conclude che, “così come descritto nel Piano d’ambito, le acque depurate dall’Ias tramite i reflui di Siracusa con l’aggiunta di Augusta potrebbero diventare una risorsa idrica preziosa sia per gli usi industriali che per l’agricoltura“. Originando “un volume di almeno 10 milioni di metri cubi annuì, salvaguarderanno il territorio e l’economia in una crisi idrica che é sempre più evidente”.

Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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