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Augusta, Rolle e il “finto” depuratore rifilato alla Commissione d’inchiesta

AUGUSTA – La depurazione di Augusta e il “bidone” rifilato alla Commissione parlamentare d’inchiesta. Che l’8 ottobre, a palazzo San Macuto, dove si riuniva per andare in fondo alle “attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti”, si è sentita dire come il problema verrà risolto attraverso “l’impianto di depurazione sito in contrada Punta Cugno“. Peccato che quanto viene descritto come un depuratore “che sarà ristrutturato e potenziato“, in realtà sono soltanto metri cubi di cemento armato ammalorato. Dove le vasche e tutto ciò che serve al trattamento non sono mai stati completati. E adesso sono in una condizione di fatiscenza tale, che “ristrutturazione e potenziamento” costerebbero più che rifarli da zero. Anche perché, ed è l’altra singolarità di quanto comunicato a senatori e deputati, i vecchi invasi sarebbero insufficienti dato che ora ci vorrebbero mettere pure i reflui di Agnone Bagni. Dove in origine era previsto un mini-impianto per il trattamento in loco, del quale è già stato dato incarico per la progettazione. Considerati anche i 15 chilometri di rilievi montuosi, che separano dalla rada portuale le mille utenze di questa contrada.

Lettera di Rolle: Punta Cugno è solo da ristrutturare.

A fare il “gioco di prestigio” con la depurazione augustana è stata una lettera del commissario governativo Enrico Rolle, nominato nel 2017, che è stata letta ai parlamentari dal comandante del porto, Antonio Catino. Questo capitano di vascello guida la Capitaneria solo dal 2 settembre. Quando perciò la senatrice Paola Nugnes gli ha chiesto notizie dettagliate sullo stato dell’arte, illustrate precedentemente durante la parte secretata, l’ufficiale non ha potuto fare altro che attingere alla documentazione d’archivio. La “nota abbastanza generica ricevuta a seguito della nostra segnalazione alla Procura“, è stata riportata pari pari:“Per il comune di Augusta sono previsti degli interventi che assicureranno la raccolta di tutti i reflui del centro urbano e delle località Isola, Borgata, Monte Tauro, Brucoli e Agnone, e il collettamento presso l’impianto di depurazione sito in contrada Punta Cugno che sarà ristrutturato e potenziato“.

L’audizione del comandante Catino alla Commissione parlamentare d’inchiesta.
Copertina, sopralluogo dell’assessora Suppo al depuratore fantasma (foto Facebook).

Parlamentari all’oscuro della soluzione allaccio Ias.

Nessuna informazione è invece arrivata ai parlamentari sulla “soluzione B” al problema depurazione, sulla quale gli ambientalisti si battono da anni. A circa 800 metri da quel depuratore fantasma, all’altezza del ponte Marcellino, inizia il collettore dello stabilimento Sasol che porta i reflui industriali verso l’impianto consortile Ias di Priolo. Un depuratore che raccogli i reflui urbani di quel comune, insieme a quelli di Melilli e dei quartieri nord di Siracusa. Liquami che sono essenziali al processo di chiarificazione degli scarichi industriali, perché la loro carica batterica viene utilizzata per “digerire” le molecole di idrocarburi provenienti dalle raffinerie. Le fognature di Augusta andrebbero perciò a fornire altra “materia prima” a una struttura già collaudata. E peraltro sottoutilizzata, considerato che attualmente lavora al 40 per cento della capacità.

Agnone si, Priolo no: gli strani conteggi del commissario.

Durante il consiglio comunale monotematico del 29 gennaio scorso, il commissario Rolle e il suo staff tecnico avevano escluso la convenienza economica di questa soluzione. Spiegando che i condotti industriali, oltre a non essere dimensionati per sopportare un carico che sostanzialmente raddoppiava, non potevano essere utilizzati per mischiare due tipi di reflui così diversi. Sostenendo inoltre che la posa di una condotta dedicata ad Augusta incontrava grossi problemi tecnici, al punto da renderla molto più costosa di un depuratore cittadino. Valutazione che da più parti era stata contestata, trovando diverse “forzature” sulla impossibilità di affiancare la nuova tubazione a quella industriale, sfruttandone lo stesso tracciato. Il quale fra l’altro sarebbe stato decisamente inferiore a quello necessario per allacciare Agnone con Punta Cugno, essendo lungo meno di 10 chilometri. Considerato infatti che a Priolo già inizia lo snodo dei reflui urbani. Nel computo dei costi, inoltre, non si sarebbe tenuto conto delle spese di esercizio relative a un piccolo impianto cittadino. Di gran lunga superiori alle vantaggiose tariffe praticate ai comuni che si allacciano all’Ias.

Google map per evidenzia le distanze di Punta Cugno da Agnone a nord e da Priolo a sud,

Informazioni vaghe anche sullo stop alle bonifiche.

“Ma non è stata l’unica imprecisione a essere stata riportata ai parlamentari”, commenta Enzo Parisi, dirigente di Legambiente Sicilia. Qualche altra “approssimazione” è stata rifilata alla commissione quando il senatore Pietro Lorefice, gelese con un passato proprio in questa associazione ambientalista, ha chiesto notizie più dettagliate sulle bonifiche. Una questione troppo intrica e complessa, perché un comandante del porto fresco di nomina potesse averne una conoscenza storica approfondita. Chi gli ha preparato il dossier ha inserito la sentenza del Tar nel 2012, confermata nel 2018 dal Consiglio di Stato, in cui si annullava il decreto del ministero dell’Ambiente circa la responsabilità degli stabilimenti a ripulire le zone contaminate ricadenti nelle aree Sin. Ma non lo ha preparato al punto di spiegare anche il dispositivo di quella sentenza di rigetto.

Legambiente, Parisi: restano le responsabilità penali.

“Quel decreto è stato bocciato dai giudici amministrativi perché non distingueva le singole responsabilità fra le varie aziende”, spiega ParisiIn pratica le accomunava in un obbligo collettivo difficile da armonizzare con l’ordinamento giuridico. Le nuove società avevano fra l’altro contestato la differente ragione sociale dei vecchi proprietari, presunti inquinatori. “Esclusa l’Unicem, che è stata ritenuta estranea, è però rimasta in piedi la responsabilità penale“.Anche se le Spa della raffinazione hanno persino contestato un obbligo a ripulire le aree fuori dal perimetro degli stabilimenti, considerato che gli autori materiali sarebbero comunque state altre “società anonime“, secondo Legambiente poco possono fare contro le stringenti normative relative ai reati ambientali. Sui quali la Procura ha aperto più di un fascicolo, non tutti “emersi” sui giornali.

Enzo Parisi perplesso durante il consiglio comunale col commissario alla depurazione Rolle.

Audizione secretata sulle ispezioni negli scarichi a mare.

Catino, infatti, ha informato la Commissione parlamentare che la sua Capitaneria ha effettuato una ricognizione sugli scarichi. E sulle risultanze di questa ispezione ha chiesto e ottenuto la riservatezza, facoltà in genere accordata quando ci sono indagini giudiziarie in corso. Non è stato perciò possibile trovare conferma alle voci, circolate in ambiente portuale, che sarebbero stati trovati più sbocchi a mare dei 19 censiti. E che qualcosa non avrebbe convinto nemmeno in qualche bocca di scolo riconducibile ad attività industriali. Il comandante del porto si è trovato spiazzato anche sul “Tavolo tecnico” per la bonifiche, che a giugno ha ripreso le riunioni. Dove peraltro la Marina non è stata invitata, nonostante il nuovo pontile militare progettato davanti l’Arsenale andrebbe a finire proprio in piena “zona rossa“. Neanche l’onorevole che presiedeva all’audizione, Stefano Vignaroli, è apparso molto convinto delle risposte ricevute. E ha fatto capire che quanto prima ci sarà una visita ufficiale ad Augusta. Dove Parisi si è già candidato “a fare da guida per trovare il depuratore fantasma di Punta Cugno, altrimenti impossibile da scovare”.

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Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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