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Muscatello ospedale Covid, Augusta trema: cancellata pure Oncologia?

AUGUSTA – Muscatello nella bufera, dopo lo scippo della Chirurgia mascherato dall’emergenza Covid-19. Con le voci sull’arrivo dei primi 6 pazienti portati da fuori, sono esplosi i timori di una sospensione per gli ambulatori di oncologia ed emopatologia. Ad alimentarli sono state alcune “discrete” domande dei dirigenti rivolte al personale in servizio, circa la funzionalità sanitaria del piano dove sono allocati. Qualche post di un paziente che si è vista la visita rimandata, ha poi fatto il resto. La richiesta di chiarimenti all’Azienda sanitaria provinciale è rimasta senza alcuna risposta, fino al momento della pubblicazione. Per dovere di cronaca, bisogna precisare che l’eventuale sospensione delle attività ambulatoriali potrebbe essere ricondotta alla razionalizzazione del personale in un momento di crisi. O alla necessità di garantire il massimo dell‘isolamento dei contagi. Quello che invece lascia tutti perplessi al nosocomio, è il percorso sicuro che gli isolati dovrebbero percorrere per le radiografie ai polmoni.

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Infetti e non useranno lo stesso laboratorio raggi.

Ambulatorio di base, protezioni
da ferramenta per carenza di Dpi

I raggi sono un esame essenziale per verificare il decorso delle complicazioni polmonari tipiche del Coronavirus, e poter intervenire in tempo col trasferimento in Terapia intensiva. Ma il laboratorio radiologico va condiviso con quanto è ancora in funzione al Muscatello. Qualsiasi medico consultato per un parere, afferma che pur con tutte le “sanificazioni” possibili, la condivisione di quello spazio renderebbe altissimo il rischio di diffondere l’epidemia agli altri degenti. La soluzione più semplice, e più sanitariamente sensata, è quella di usarlo solo per gli infetti. Trasformando di fatto il presidio ospedaliero in un Covid hospital a tutti gli effetti. Ma nel caso sia davvero questo il piano dell’Asp, cui magari arrivare per gradi man mano che statisticamente ci si avvicina al picco, c’è un’altra questione importantissima da non sottovalutare: dove scaricano le fogne? La domanda l’ha posta da giorni il Coordinamento unico” di 5 partiti del Centrosinistra, senza ricevere risposta. Eppure il mare che bagna il centro abitato è proprio a due passi dall’ospedale, e un tempo le sue fogne finivano proprio lì. Accanto le vasche delle ex saline si vedono ancora le fosse di decantazione in disuso. Anche se adesso lo smaltimento dei reflui è più “sicuro”, lo sarebbe altrettanto per un virus ancora così sconosciuto? Quale impatto avrebbe sulla fauna marina dello Xifonio, che qualche pescatore dilettante potrebbe portare in tavola

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Canigiula cambia idea in 24 ore: reso conto catastrofe.

Enzo Canigiula
copertina, il pre-triage Covid al Muscatello

Nessuna emergenza sanitaria può giustificare l’assenza di chiarimenti su questioni così delicate. E’ troppo facile, un po’ vigliacco e molto incosciente ricondurre tutto a una questione di scontro politico, legato alla campagna elettorale per le amministrative dalla data sempre più incerta. Se ne è reso conto Enzo Canigiula. In una dichiarazione fatta arrivare il 21 marzo anche alla stampa, dice di aver “avuto modo di riflettere, interfacciandomi anche con operatori del settore“. E poiché “solo gli idioti non cambiano mai idea, al contrario di quanto ho affermato ieri con un post su Facebook, sono giunto alla conclusione che qualcuno ha il dovere di spiegare quali sono stati i motivi per cui si è scelta questa strada, che è la peggiore che si potesse intraprendere“. Ilconsigliere di Augusta2020 nota che “esistono fabbricati in disuso che sarebbero potuti servire allo scopo”, come l’ex clinica Villa Salus e l’ex ospedale della Marina ad Augusta. E chiede alla “amministrazione Cettina Di Pietro di intervenire, per far rivedere un piano catastrofico che ucciderà definitivamente il nostro ospedale”.

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Schermi: ascoltate gli infettivologi, non la politica.

Giuseppe Schermi

E’ stato morbido l’ex forzista finito nel civismo, di una colorazione così incerta che finora è l’unico partito con “ambizioni” rimasto muto. Insolitamente delicato è stato l’ex vicesindaco Giuseppe Schermi, “cacciato” dai 5 Stelle quando ancora decimavano per dare l’esempio alle truppe, e ora finito all’opposizione consiliare.“Trasportare i malati covid su vari ospedali generalistici, aumenta i potenziali focolai di contagio, tanto più se mancano adeguati dispositivi di protezione. Il sindaco deve opporsi a tale scelta, non avvalorarla. La soluzione é davanti i nostri occhi, si tratta di fare un ospedale covid vero e proprio per tutta la provincia, specializzato e isolato, dove tutti coloro che entrano ed escono, incluso i pulizieri, siano sottoposti a tamponi, dotati di tute monouso e formati per le procedure da tenere. Non ascoltate la politica, ascoltare i medici infettivologi, vi prego”. Il consigliere di minoranza “prega” l’autrice di post e interviste talmente assurdi, che si preferisce omettere persino la sintesi, onde evitare una trattazione giornalistica che sarebbe deleteria.

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Coordinamento centrosinistra: più verità e meno post.

Giancarlo Triberio

Chi invece invece non è affatto delicato è Giancarlo Triberio, capogruppo del Centrosinistra che si fa portavoce di Art1, Azione, Italia viva, Augusta democratica e Diem25. A Di Pietro ha mandato una pec che inizia parlando di emergenza che ad Augusta bisogna governare“, e finisce dicendo che “tutti, nessuno escluso, abbiamo bisogno di più concretezza e meno post“. Nel mezzo sembra metterci pure qualcuno della minoranza “collaborativo” in modo un filino sospetto, considerata l’importanza della questione Muscatello. Ma è la sindaca che si prende di petto, richiamandola bruscamente alle sue responsabilità. “Chi ha responsabilità di un’intera comunità, la deve ancor di più dimostrare in questi momenti. Se il cittadino capisce che qualcosa viene taciuto proprio da chi dovrebbe informarlo, si sente insicuro, teme di non essere aiutato come avrebbe diritto: è questo silenzio omissivo che provoca allarme e scatena più paure del necessario. Chi amministra una città lo deve fare come il capitano di una nave, prendere esempio dal comandante Arma ultimo a scendere dalla Diamond Princess, e non comportarsi come Schettino della Costa Concordia. Lo devono vedere e toccare con mano, soprattutto quanti sono stati comandati a stare in prima linea come i vigili urbani, gli impiegati dei servizi essenziali, la Protezione civile“.

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Triberio: Di Pietro 3 giorni a casa, non faccia Schettino.

Cettina Di Pietro

E’ un vero e proprio richiamo ai suoi doveri, per quanto “garbato”, quello che rivolge a Di Pietro. “La sindaca ha sicuramente avuto motivi importanti per rimanere a casa 3 giorni, lasciando vuoto fisicamente il ponte di comando“. Il riferimento è alle dichiarazioni fatte da Di Pietro il 19 marzo, durante una trasmissione tv. Un’ammissione sconvolgente, se fatta da chi ha in mano la macchina Comune in piena emergenza. Al sindaco di una delle famose “amministrazioni precedenti”, Carmelo Tringali, non è mai passato per la testa di rifugiarsi in villa durante il terremoto del 1990. Stava ai Lavori pubblici attrezzato come Centro operativo comunale, sempre con lo stesso dolcevita bianco e la barba lunga di giorni. In ogni caso, oggi, “con una cabina di regia insieme alla minoranza, tutti gli altri potevamo dare manforte e assicurare con la nostra presenza la vicinanza dell’Istituzione, a quanti sono comandati a stare fuori e a quelli chiusi in casa”. La lunga pec-comunicato di Triberio tocca soprattutto la questione ospedale. “Sarebbe stato necessario, facendosi aiutare dal senatore di questa città (Pino Pisani, ndr), utilizzare i decreti le risorse che arrivano per attrezzare altri siti e non continuare a sacrificare quel poco che ci è rimasto. Perché se l’emergenza è di tutti allora tutti devono contribuire, e non solo pochi a sacrificarsi e per giunta sempre gli stessi“.

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A un passo dal precipizio

EDITORIALE: Ora basta. E bisogna dirlo adesso, nonostante il momento. Perché altrimenti non ci sarà più alcun momento. Occorre dire chiaro che così stanno portando tutti a sbattere, e non lo possiamo permettere. A nessuno. Il tacito patto di collaborazione con le “autorità”, ha fatto abbassare il volume fino al limite del muto. Perché noi giornalisti di cronaca, il senso di responsabilità ce l’abbiamo. E da sempre. In casi estremi come questo lo estendiamo ben oltre il limite richiesto da legge e deontologia, senza bisogno che ce lo venga a dire nessuno. Però adesso dobbiamo alzare la voce, tornare a fare ciò che sappiamo e dobbiamo fare. Prima che sia troppo tardi

Le notizie sul Muscatello sono devastanti, e tutti devono averlo ben chiaro. Anche i difensori dell’indifendibile. Pure loro, insieme a tutti, non avranno la stessa corsia privilegiata di altri, se le cose dovessero mettersi malissimo. Perché male lo sono già. Lo affermo a muso duro. Chi mette in fila i pezzi di questi giorni, apparsi qui e altrove, con un po’ di arguzia ci arriva. Ebbene, è anche peggio. L’ospedale in questo momento ci serve più del pane, e doveva restare così com’era. Lo ripeto, così come era. Anche se non ci fossero state le alternative che ci sono, e pure in abbondanza. La sicurezza sanitaria di una popolazione ruota intorno la sua struttura ospedaliera di prossimità. La nostra era già fragile. Il lazzaretto in cui la stanno trasformando a scapito di tutti gli altri reparti, la farà diventa inutile

Non tutti muoiono “di” Covid, la maggioranza si spegne “col” Coronavirus. Puntellare la salute a 360 gradi serve a vincere la battaglia, almeno tanto quanto le altre misure. E’ il momento di chiamare alle loro responsabilità tutti quelli che hanno il potere – che gli abbiamo dato – di impedirlo. Scrivere nomi e indicare cariche è superfluo. Chi ha la possibilità di farsi ascoltare, glielo urli nelle orecchie: fate qualcosa e fatelo subito. A tutti gli altri, per ora, posso solo avvertire: restata in casa come non mai. Fidatevi, ne va della vita più di quanto si possa immaginare. E non state su Facebook per la caccia al pedone della spesa, che serve solo a guardare la pellicina del dito invece della luna. Piuttosto usate i social per chiedere, a chi deve rispondere per dovere morale e istituzionale. Pretendetelo, alla stampa viene sempre più difficile trovarvi le risposte che non danno. Se tacciono, non usate i balconi solo per cantare a comando.

Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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