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Muscatello fase 2, spiragli Asp ai sindacati: ma ora dipende dai “catanesi”

Ultimo aggiornamento Saturday, 20 June, 2020   13:22

AUGUSTA – Una sola ricoverata per 32 posti letto. E parte il dibattito sulla utilità di mantenere ancora un Covid-center al Muscatello, quando le statistiche ufficiali sull’epidemia vanno in picchiata verso il basso. Un argomento tabù fino a qualche giorno fa, che ora sembra finalmente entrato nell’agenda dell’Asp. La direzione generale ne ha parlato il 13 maggio, durante l’incontro con i sindacati dei medici. Una riunione dove l’ordine del giorno era su altro, ma che giocoforza ha toccato pure le sorti del nosocomio. L’Azienda non ha escluso la possibilità di riportare l’ospedale di Augusta alla normalità. Ripristinando al più presto i reparti di Medicina e Chirurgia, che erano stati sfrattati per far posto ai contagiati dal Coronavirus. Prima di iniziare a riprogrammare la normale attività ospedaliera, tuttavia, si aspettano direttive da Palermo. E lì la questione diventa più sfuggente. Perché in mattinata l’assessore Ruggero Razza si è incontrato con la commissione Sanità all’Assemblea siciliana, ma ha solo rimandato al 18 maggio ogni eventuale revisione dei piani sanitari. Ufficialmente la Regione vuole capire la piega che prende la pandemia, quando tutto viene rimesso in funzione. Però la sensazione è che, in realtà, sia più la politica che la scienza a dettare i passaggi successivi alla fine del lockdown.

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Siracusa, contagi in calo: Augusta ha un solo ricoverato.

Dati Asp del 12 maggio.
copertina, il Covid al Muscatello

Da giorni l’Asp di Siracusa pubblica statistiche incoraggianti sull’andamento dei contagi. Al netto di tutte le perplessità sul rilevamento, resta il fatto che la provincia è ancora fra le meno colpite dell’isola. Il Muscatello ha registrato un solo ricovero negli ultimi 2 giorni, mentre nei precedenti erano appena un paio. In compenso sta creando sempre più disagi l’amputazione dei reparti “ordinari”. Un positivo di Augusta è stato ricoverato a Catania, perché affetto da un’altra patologia, che richiede interventi immediati in caso di peggioramento. Così come l’assenza di Chirurgia in loco sta creando complicazioni, nei protocolli per il trattamento di analisi diagnostiche infauste. Il reparto Covid praticamente deserto, col personale in “ferie d’ufficio”, potrebbe consentire di rimettere in funzione la sala operatoria almeno per le emergenze. Fra l’altro, nel resto della regione si stanno avviando verso un unico ospedale Coronavirus.

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Nelle piccole province c’è già un solo Covid-hospital.

Ragusa, provincia record per il basso indice di contagio, per esempio ha sempre avuto solo quello di Modica come Covid-hospital. Lo stesso a Trapani, altra provincia appena sfiorata dall’epidemia, dove è rimasto l’unico di Marsala. Nelle popolosa provincia di Palermo è stato attrezzato Partinico, più i due reparti Infettivi che già c’erano in città e restano comunque destinati a qualunque patologia altamente contagiosa. Ma è alla confinante Catania che guardano con maggiore quanti si spendono per far tornare il Muscatello ante-Coronavirus. Nel Catanese è stato attrezzato Caltagirone, oltre al Garibaldi nell’area urbana. Ma di fatto è solo il nuovo edificio dotato di Terapia intensiva, che ricovera i pazienti Covid. I 40 posti letto nel vecchio plesso sono invece vuoti, tenuti pronti in caso di necessità. Insomma, a meno di non prevedere una recrudescenza improvvisa della pandemia proprio a inizio estate, già ora il sistema sanitario regionale sembra pronto per gestire ogni situazione. Eppure su Augusta si continua a ventilare la necessità di lasciarlo a disposizione, anche se vuoto, perché poi sarebbe complicato ricominciare tutta la trafila. Una “precauzione” che non solo appare leggermente sospetta, considerato che comunque c’è già Noto per ogni malaugurata evenienza. Ma che fa “allarmare” oltre il necessario.

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Fazio e Canigiula: si aspetta forse un picco e non si dice?

“Attendiamo forse una riapparizione massiccia del virus, e nessuno può esserne messo a conoscenza?”. Quanto scrivono Enzo Canigiula e Vanessa Fazio in una lettera aperta a Cettina Di Pietro, ha una sfumatura retoricamente “provocatoria”. Ma la domanda rivolta alla sindaca dai due consiglieri d’opposizione, molti se la pongono seriamente. Le precedenti ambiguità e le omissioni delle fonti ufficiali” hanno avuto come risultato una diffidenza di fondo, che rischia di alimentare sospetti e congetture anche quando non ce ne sarebbe ragione. Sempre che, ovviamente, non gliene forniscano i motivi. Come può accadere con questo “irragionevole” limbo sul Muscatello. Le pagine palermitane di Repubblica riportavano il 7 maggio che i tecnici regionali “suggeriscono un massimo di 6 Covid-hospital, 2 nei bacini di Palermo e Catania, e uno ciascuno negli altri 4“. Per tenersi pronti a ogni evenienza, “il piano individua Covid-center attivabili entro 48 ore e ospedali non-Covid che dovranno riservare almeno il 25 per cento dei posti letto, per essere riconvertiti nell’arco di 5-7 giorni in caso di nuova impennata”.

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Il labile confine fra scelte sanitarie e ragioni politiche.

La “raggelante” conferenza stampa di Cristoforo Pomara, risk manager del Covid-team.

Un comunicato diffuso dall’Asp lo stesso giorno, forniva notizia di una riunione coi sindacati per preparare la fase 2. Per quanto riguarda il capoluogo, il documento prevedeva “la riattivazione dei reparti di Medicina, Geriatria, Stroke Unit e Pediatria dell’Umberto Primo“. Ma “per quanto attiene agli altri ospedali della provincia”, aggiungeva il direttore sanitario Anselmo Madeddu“la prossima settimana verrà elaborata apposita proposta di ripresa della normalità dell’assistenza ospedaliera, tenuto conto dell’evoluzione della pandemia“. La quale è iniziata a scendere, secondo quanto dicono le statistiche ufficiali sia sui positivi che sui ricoveri. Eppure questa annunciata “proposta di ripresa”, trascorsi i 7 giorni indicati, non si è sostanziata in alcuno piano operativo. D’altronde, “la direzione aziendale procederà alla concreta attuazione in conformità alle direttive assessoriali, e tenuto conto delle indicazioni del Covid-team“. Il nodo quindi è a Palermo. Anzi, come fa opportunamente notare una qualificata fonte interna al Muscatello“sta a Catania“. Dove l’assessore Razza e il governatore Nello Musumeci hanno residenza e roccaforte elettorale. Piuttosto che nei microscopi dei virologi, quindi, è nei laboratori della politica che bisogna guardare per decifrare il futuro augustano. E qui entrano in gioco le capacità manovriere dell’amministrazione comunale.

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“Niente Chirurgia, piano protezione civile è aggiornato?”

“La sindaca sta ‘compulsando’ questi signori?”. Stavolta non c’è retorica nella domanda di Fazio e Canigiula. Tanto che la stanno formalizzando in un’interrogazione consiliare a risposta scritta. Di Pietro e Musumeci si conoscono dai tempi della comune militanza post-missina. E la grillina non ha esitato a sfruttare quel filo diretto, quando ha voluto smuovere il governatore per rimproverare la Consigliera di parità, che aveva “osato” riprenderla sul femminile nelle cariche istituzionali. Ottenere qualcosa per il Muscatello sarà certamente più difficile, rispetto un comunicato che non si nega a nessuno. Specie se dovesse interferire con più ampi progetti “catanesi“. Ma la fascia sindacale che sfoggia in ogni occasione utile per i selfie, le permette/impone di provarci comunque. Se non altro per tutelarsi. Quando il danno nel pozzo alla Villa si è rivelato irreparabile, si lamentò che “la sfortuna ci vede benissimo”. Specialmente se è “aiutata” da carenze nella programmazione. Ora non ci vogliono certo i consiglieri d’opposizione, per far capire le implicazioni nella domanda su “cosa aspettano per restituire al Muscatello l’uso legittimo, e cioè quello di ospedale ricadente in area ad alto rischio industriale?”. Il Petrolchimico sta in una zona altamente sismica, e non è stato immune da incidenti. I quali, in quanto tali, non sono certamente prevedibili. Sono invece ampiamente “prevedibili” le misure in caso di emergenza. Infatti si fanno dei piani, non a caso chiamati di Protezione civile. Quello riguardante Augusta prevede la presenza di un presidio ospedaliero, dotato di un reparto di Chirurgia e di una sala operatoria“Questo piano territoriale, a proposito, è stato aggiornato?“, ha chiesto più volte la minoranza. Un silenzio inquietante ha finora accompagnato l’interrogativo. Lasciando tutti con la speranza di non toccare mai con mano l’amara risposta.

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Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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