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Augusta, Di Pietro e il “pozzo manomesso”: giallo che si allunga fin a Sai8

AUGUSTA – “Verosimilmente manomesso”. Si intorbida sempre di più la crisi idrica nel centro storico di Augusta, dopo la denuncia dell’amministrazione comunale su un sospetto sabotaggio al pozzo della Villa. La sindaca Cettina Di Pietro e l’assessora ai Lavori pubblici, Roberta Suppo, nel pomeriggio del 20 febbraio hanno presentato una denuncia contro ignoti al locale commissariato. Le due grilline ne hanno dato notizia il 21, nel corso di una conferenza stampa a Palazzo di città diffusa in diretta Facebook. Nell’esposto segnalano che, nella notte fra il 18 e il 19, la pompa della trivella ha smesso di funzionare per un’interruzione dell’energia elettrica non imputabile a un distacco dell’Enel. L’addetto alla manutenzione dell’impianto, arrivato sul posto nelle prime ore del mattino, ha trovato infatti l’interruttore sulla posizione di spento. Nessun segno di effrazione è stato riscontrato nel lucchetto di accesso alla stazione di pompaggio. E’ stata trovata intatta anche la serratura che chiude il quadro comandi.

La sindaca 5S: preoccupata da clima elettorale.

“E’ un fatto veramente grave”, ha detto Di Pietro. Ipotizzando sulla vicenda una possibile matrice politica. “Se questo è il clima che si sta profilando per la campagna elettorale, io sinceramente sono veramente preoccupata”, ha aggiunto la sindaca. Sollevando inoltre obiezioni sulla natura dell’iniziativa di protesta in programma per il 22 mattina, in piazza Duomo, organizzata da Manuel Mangano (nella foto di copertina, durante il faccia a faccia del 13 dicembre coi manifestanti) “Vorrei capire su cosa sta manifestando: magari manifesterà contro chi ha fatto l’atto vandalico, ce lo auguriamo”, ha ironizzato la pentastellata, riferendosi al giovane esponente di Italia viva. L’amministrazione ha inoltre confermato le criticità del pozzo alla Villa, dal quale continua a uscire fango a fasi alterne nonostante i lavori re-incamiciatura della conduttura fessurata, che si sono fermati a quota 178 metri dei 220 previsti. Confermato pure il progetto di realizzare una nuova trivella, dal costo stimato intorno i 700 mila euro. La novità è che non sarà più perforato accanto la stazione esistente, ma in un altro punto dei Giardini pubblici distante 40 metri.

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LA NOTA: Se un ufficiale di governo nell’esercizio delle sue funzioni – qual è una sindaca che nella sede istituzionale tiene una conferenza stampa, davanti a un gruppo selezionato di giornalisti accreditati direttamente dal Palazzo – denuncia una “manomissione” nell’impianto che fornisce acqua potabile a oltre 9 mila residenti dell’Isola, allora bisogna crederci senza se e senza ma. Per questo è arrivato il momento che la Procura della Repubblica accenda tutti i suoi riflettori su quanto accade in questo Comune che andrà al voto il 24 maggio, e vada fino in fondo alla vicenda nei tempi più rapidi possibile. Quanto Di Pietro ha pubblicamente denunciato è inquietante, sia per le dinamiche che per il contesto in cui lo ha inquadrato, e solo la magistratura può trovare le risposte ai molti interrogativi che la vicenda si trascina dietro dal 25 ottobre 2019.

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Troppe sono le domande che richiedono indagini approfondite, sia sul sospetto sabotaggio che negli iter amministrativi. Quel pozzo è un “obiettivo sensibile“, come mai non è stato fatto cenno all’esistenza di qualche sistema di videosorveglianza? Specialmente dopo che i social – come ha dichiarato Di Pietro – sono stati invasi da immagini dettagliate dell’impianto? Anche se “è facile scavalcare”, come ha fatto notare l’assessora Suppo, le fermature trovate intatte non possono fare escludere che il sabotatore avesse le chiavi: fra quanti potrebbero procurarsene una copia, chi e perché può aver avuto interesse a esasperare una popolazione già provata da 4 mesi di crisi idrica?

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Trovare chi è stato ha un’importanza di gran lunga maggiore, del capire chi vorrebbe avvelenare il “clima elettorale”. Si può escludere che l’intruso si sia solo limitato a staccare la luce? Sono state fatte indagini e analisi specifiche, in grado di escludere qualsiasi altro tipo di “manomissione”? Quando è stato informato l’Ufficio sanitario della intrusione nella stazione di pompaggio, in modo che potesse valutare eventuali misure di emergenza? Se il sabotaggio è stato scoperto alle 7 del 19 febbraio, perché gli investigatori sono stati messi in moto solo dopo un giorno e mezzo? Se ci vuole davvero così tanto per verificare con l’Enel e l’Ufficio tecnico la regolarità di un distacco, un eventuale intervento della Protezione civile quando inizierebbe? E con quali risultati?

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La denuncia presentata dall’amministrazione comunale merita un serio approfondimento anche sotto il profilo amministrativo. Di Pietro e Suppo hanno detto di aver fatto tutto quanto era in loro potere in base alle leggi vigenti, sin dal giorno in cui venne emesso il divieto di potabilità. Ma hanno anche rivelato di aver operato “alla cieca” sul pozzo fessurato, perché negli archivi comunali non hanno trovato documentazioni sulla messa in sicurezza della vicina trivella abbandonata. La vecchia conduttura potrebbe essere collassata contaminando la falda con argilla, in modo tale da vanificare le riparazioni effettuate in quello superstite.

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Sono affermazioni che meritano il riscontro di un’inchiesta giudiziaria, perché magari potrebbero rivelarsi la pista giusta per chiarire la vicenda della manomissione. Se “clima elettorale” c’è dietro questa vicenda denunciata dagli amministratori grillini, forse lo si può comprendere solo ricostruendo giorno dopo giorno tutti gli atti amministrativi, che dal 20 febbraio 2020 risalgano come un fiume carsico fino all’epoca di Sai 8. Società la cui gestione delle acque pubbliche, ad Augusta e non solo, ha lasciato molta più torbidità di quella che spurga dal pozzo alla Villa.

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Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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