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Augusta, fango senza fine: il Comune decide un nuovo pozzo

AUGUSTA – E alla fine l’amministrazione comunale si decise a costruire un pozzo nuovo, per risolvere il problema dell’acqua nell’isola di Augusta. Quando la crisi idrica sta per tagliare il traguardo dei 4 mesi consecutivi, l’assessorato Lavori pubblici ha finalmente avviato i contatti preliminari col Genio civile per installare una trivella di riserva accanto quella ormai usurata dal tempo. La notizia è circolata all’Ufficio tecnico il 7 febbraio, dopo che gli addetti al servizio sono stati nuovamente presi d’assalto dalle richieste di chiarimenti da parte degli utenti. Che nella parte alta del centro storico si sono ritrovati, per l’ennesima volta, con i rubinetti che erogavano liquido torbido.

La trivella di riserva a 5 metri da quella attuale.

Secondo quanto si è appreso in via informale, il Comune potrebbe beneficiare delle procedure semplificate per il pozzo di riserva solo scavando a una distanza massima di 5 metri, rispetto l’impianto attuale ai Giardini pubblici. D’altronde, la stessa trivella attualmente in funzione alla Villa è a sua volta un “impianto di riserva”. Che venne messo in esercizio molti anni addietro, quando il condotto numero uno venne abbandonato proprio per problemi nella camicia. Dopo i lavori di inserimento delle nuove tubazioni all’interno di quelle già esistenti, per sigillare velocemente le fessurazioni dove si infiltrava l’argilla del sottosuolo, il problema acqua potabile sembrava prossimo a soluzione. E in effetti il liquido pompato era tornato trasparente.

Da giovedì ancora fango nei rubinetti del Centro.

Ma quando l’ordinanza con il divieto di potabilità sembrava sul punto di essere revocata, mettendo la parola fine a un’incredibile vicenda, giovedì e venerdì il fango è tornato a scorrere nelle case. A due settimane dalla conclusione delle operazioni di re-incamiciatura, almeno una parte del Centro storico si è ritrovato punto e a capo. Secondo le spiegazioni dei tecnici, la causa ricadrebbe nel recente black-out dell’Enel. Perché ogni volta che le pompe si staccano e riattaccano, torna in circolazione la fanghiglia che si è depositata nella falda durante i 3 mesi di mancanza di interventi nella conduttura. 

Per spurgare la falda possono occorrere anche 2 mesi.

In base alle previsioni degli esperti basate sull’esperienza in casi simili, che però nessuno si sente di confermare ufficialmente per non smentire apertamente le rassicuranti comunicazioni ufficiali diramate da Palazzo, le operazioni di spurgo della falda potrebbero richiedere da uno a due mesi. Se non addirittura di più. Perché resta un punto interrogativo sulla completezza del lavoro di re-incamiciatura effettuato. La ditta specializzata arrivata dalla Puglia si era fatta mandare da Milano condutture prefabbricate per 220 metri. A tanto, infatti, ammontava lo strato di argilla attraversato da una trivella che pesca a oltre 400 metri. Almeno, questo indicava una indagine geologica condotta sul pozzo ammalorato.

Re-incamiciatura fermatasi 50 metri sopra il previsto.

Il fatto è che la telecamera calata per verificare le fessurazioni, non è stata in grado di leggere oltre una certa profondità. Poiché, trattandosi di un obsoleto strumento a lettura ottica, il fango disciolto nell’acqua non ha consentito di vedere le pareti della tubazione. Quando i macchinari hanno iniziato a far scendere le sezioni di tubo prefabbricato nella conduttura, si sono dovuti bloccare giunti alla quota di 170 metri. Oltre non sono riusciti ad andare, perché la nuova tubatura ha “toccato duro”. Una serie di prove empiriche per vedere se si trattasse di una semplice ostruzione, hanno dato esito negativo. Secondo quanto ha comunicato la direzione lavori all’Ufficio tecnico comunale, l’unica conclusione possibile era che si fosse arrivati allo strato di roccia solida.

Ispezione impossibile con la telecamera obsoleta.

Una sorpresa inaspettata, questa di trovare granito 50 metri sopra quanto fosse riportato nelle vecchie perizie, effettuate al tempo dello scavo originario. Il problema è che le nuove misurazioni degli strati geologici possono essere solo presunti, per quanto con solide argomentazioni a supporto delle deduzioni. Perché neanche stavolta la telecamera ottica è riuscita a “bucare” il fango per vedere se effettivamente la re-incamiciatura aveva raggiunta la roccia solida. O se invece ci fossero ancora diverse decine di metri di vecchio tubo fessurato, liberi di contaminare a fasi alterne e senza preavviso l’acqua pompata dal sottosuolo.

Lunedì nuovi prelievi della Asp, risultati nel week-end.

Per quanto sia solo accademica l’ipotesi di un lavoro di riparazione rimasto incompleto per cause di forza maggiore, resta il problema di fondo: perché il Comune non ha provveduto a reperire una telecamera più moderna, come quelle che usano tutte la raffinerie della zona, in grado di leggere attraverso la torbidità con tecnologie elettroniche? E’ una delle tante domande che si lascia dietro una crisi idrica di proporzioni mai raggiunte prima, a memoria d’uomo. Ora si attende che lunedì la Asp faccia i nuovi prelievi, i cui risultati arriveranno solo a metà della prossima settimana, per capire se ci siano spiragli verso un definitivo ritorno alla potabilità. Ma anche in quel caso, l’approvvigionamento del Centro storico resterà sempre in uno stato precario.

Il by-pass “volante” con la Borgata diventa definitivo.

Sopra e copertina, repertorio: il by-pass volante dalla Borgata.
In primo piano, le nuove camicie prefabbricate prima del posizionamento.

Quando hanno finito di re-incamiciare il pozzo ai Giardini, si sono accorti che la nuova pompa installata non riusciva ad assicurare la portata di 60 litri al secondo necessari a rifornire l’Isola. Mancavano giusto un paio di litri, ma sufficienti per lasciare a secco la parte alta nelle ore diurne. Per assicurare continuità nella fornitura, hanno dovuto ricorrere all’allaccio provvisorio con la Borgata. Solo che questo collegamento è stato realizzato in gran fretta, con tubazioni rimaste volanti. In nome dell’emergenza, tutti hanno chiuso un occhio sul fatto che secondo le normative e il buonsenso l’acquedotto deve necessariamente essere interrato. Se non altro per intuibili ragioni di sicurezza sul liquido che viene distribuito nelle case. 

Il Palazzo vuole il pozzo per l’estate o “sistema le carte”?

Il fatto che dalla Villa non arriva più un’erogazione sufficiente quando i lavori sono stati ampiamente conclusi, rende di fatto “definitivo” quel by-pass con la Borgata. L’amministrazione ha già avviato le procedure per mettere in regola quella conduttura, che a questo punto deve funzionare ordinariamente e non solo nell’emergenza? La soluzione pozzo di riserva è ciò che risolve alla radice ogni problematica, e finalmente a Palazzo sembrano averne preso atto. Ora però, prima che arrivi l’estate con tutte le problematiche di approvvigionamento che porta con sé, resta da vedere quali atti conseguenti verranno adottati per scavare velocemente la nuova trivella. Diversamente resterebbe il sospetto che sia stato solo un modo per “sistemarsi le carte“, prima di passare la patata bollente a chi succederà dopo elezioni comunali del 24 maggio

Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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