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Augusta, crisi idrica: il Comune rimborsa aumentando le bollette agli altri?

AUGUSTA – Il Comune di Augusta predisporrà uno stampato per agevolare le richieste di risarcimento, da parte degli utenti rimasti senz’acqua potabile da 3 mesi e mezzo. Quanto potrebbero poi concretamente rimborsare le casse municipali, quando teoricamente inizierebbero a farlo, e quale procedura burocratica dovranno seguire gli aventi diritto, è invece un grosso punto interrogativo. Perché dalla seduta consiliare convocata nella mattinata del 31 gennaio, per discutere la mozione “rimborsi” avanzata da Peppe Di Mare, non è emersa una cifra né tantomeno una data. Dall’amministrazione Cettina Di Pietro è arrivata soltanto “l’assoluta volontà per forme di ristoro, ma per entrare nel merito ci sono gli uffici”. Alla maggioranza 5 Stelle è bastata questa assicurazione, per votare insieme alla sparuta pattuglia d’opposizione il documento presentato dal consigliere di #perAugusta.

Schermi deriso per aver chiesto lumi sui fondi stanziati.

Ha invece lasciato l’aula prima del voto unanime Giuseppe Schermi, che si era aggregato all’ultimo momento all’iniziativa del suo capogruppo nel Misto. L’ex assessore M5s alle Finanze, ora fra i banchi della minoranza con Diem25, aveva sollevato la questione dei fondi in bilancio che la giunta avrebbe dovuto preventivare, per concretizzare effettivamente quei rimborsi. La replica ha opportunamente evitato l’indicazione di qualsiasi cifra, per virare verso una sequela di “insulti” su come interpreta il suo ruolo di consigliere passato nelle fila avversarie. Una reazione viscerale, che ha fatto sospettare di aver toccato un nervo scoperto. Perché, quando dai banchi della giunta hanno risposto di non essere in grado di allocare somme “senza sapere ancora quante saranno le richieste di risarcimento”, di fatto si aggirava il problema sul pagamento dei danni.

Senza capitolo in bilancio, il rischio aumento bollette.

La creazione di un apposito capitolo di bilancio con una stima di massima, infatti, avrebbe cristallizzato nello strumento contabile l’effettiva intenzione dell’amministrazione di risarcire. Salvo poi, eventualmente, fare i necessari aggiustamenti quando le cifre da sborsare sarebbero differite da quelle immaginate su due piedi. Con la questione risarcimenti lasciata in balia dei futuri conteggi da parte degli uffici, c’è invece il serio rischio che i fondi necessari siano reperiti aumentando le bollette idriche. Cioè, quei danni causati dalla mancata manutenzione del Comune sul pozzo alla Villa, saranno pagati dagli utenti degli altri quartieri rimasti immuni all’ordinanza di non potabilità.

Di Pietro: volontà assoluta su forme di ristoro.

Fra l’altro l’amministrazione uscente non pagherebbe nemmeno il prezzo politico di una scelta così “beffarda”. Considerati i tempi tecnici perché tutto si metta in moto, sarebbe quella che le succederà dopo le elezioni di maggio a trovarsi “incastrata” su una strada così impopolare. Ovviamente si tratta di timori dell’opposizione “prevenuta”. Perché magari quella girandola di disquisizioni su “rimborsi, ristori, risarcimenti”, nonostante la poca chiarezza su tempi e cifre si tradurrà davvero in fatti. Ma il dubbio resta. Un dubbio che c’era già quando in sede di preventivo 2019-2021, approvato a San Silvestro, il preventivo delle somme da incassare con le bollette non ha subito alcuna variazione. Eppure avrebbe dovuto, considerato che secondo la Carta dei servizi i residenti nell’Isola hanno diritto a uno sconto del 50 per cento sulla tariffa. Se quella cifra in bilancio non è stata cambiata, le riduzioni applicate nel Centro storico dovranno necessariamente essere pareggiate, aumentando le fatture agli altri.

Intanto altri 76 utenti chiedono danni per 266 mila euro.

Giuseppe Schermi parla mentre Peppe Di Mare raggiunge il suo posto.
Copertina, l’assessora al Contenzioso Rosanna Spinitta.

E poi c’è la questione dei danni esistenziali. La sindaca ha rivelato in aula di aver ricevuto un’altra richiesta, dopo quella arrivata a metà dicembre da 42 utenti per complessivi 87 mila euro. Adesso altri 76 residenti nell’Isola si sono rivolti a uno studio legale, per diffidare il Comune a pagare 266 mila euro di risarcimento per la privazione patita. “E negli uffici mi hanno confermato che ci sono intimazioni anche da altri avvocati“, racconta all’aula il consigliere Biagio Tribulato. Al municipio, perciò, sanno già da ora che dovranno far fronte a richieste di almeno 400 mila euro per danno non patrimoniale, scaturito per l’incontestabile disagio sopportato a causa della non potabilità dell’acqua. Come sanno anche che cifre più consistenti saranno avanzate a fine crisi, dalle attività commerciali e dalla famiglie con gli elettrodomestici messi fuori uso dal liquido fangoso distribuito dall’acquedotto.

Approvata mozione Di Mare per risarcimenti lampo.

Per evitare che i conti comunali siano messi in crisi dalle spese legali, Di Mare aveva chiesto che il Palazzo chiudesse subito la partita. Offrendo un forfait per i danni materiali di più modesta entità, senza necessità per l’utente di esibire gli scontrini delle casse di minerale. Restringendo in questo modo le potenziali controversie giudiziarie a chi ha affrontato spese di una consistenza tale, da rendere conveniente accollarsene di ulteriori per impelagarsi in una lunga causa civile. L’assessora al Contenzioso, Rosanna Spinitta, durante il dibattito ha fatto capire che l’intenzione era proprio quella. Anche se, ovviamente, per quanto riguarda i dettagli bisognava aspettare “il lavoro degli uffici”. Ma quali “uffici” del Comune devono districarsi in una materia così delicata, considerato che ancora non c’è un apposito capitolo di bilancio dove attingere?

Le pec da “indirizzare all’ufficio Tributi”: cosa c’entra?

Parlando dei ricorsi per danno esistenziale già sul suo tavolo, Di Pietro ha detto che dovevano “essere indirizzati all’ufficio Tributi“. Scaricando sul protocollo un disguido nella distribuzione della posta elettronica, che ha messo l’amministrazione in condizione non poter agire come avrebbe voluto. “E’ gravissimo ciò che è successo”, ha subito commentato la grillina Lucia Fichera, nel suo intervento. Chiedendo anche “quante istanze sono arrivate, e dove sono finite”. La domanda è rimasta senza risposta, almeno riguardo ai numeri. Il punto centrale della questione, però, è cosa c’entri il settore Tributario con le richieste di risarcimento dei danni. Le quali riguardano invece il Contenzioso, dove in effetti quelle pec sono state regolarmente smistate. Perché tirare in ballo come competente al conteggio degli indennizzi, proprio chi si occupa di pareggiare i costi del servizio idrico con gli importi caricati nelle bollette dell’acqua?

Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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