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Lega Sicilia, Cafeo: stop boicottaggio a Lukoil, rischia Petrolchimico Priolo

Ultimo aggiornamento domenica, 27 Marzo, 2022   20:41

SIRACUSA – Fermare subito il “boicottaggio” alla Lukoil di Priolo. Che magari compra petrolio direttamente nella Russia di Putin, però rifornisce di benzina quasi mezza Sicilia, e nel Siracusano paga 3 mila stipendi fra diretto e indotto. A chiederlo con vigore è il deputato regionale della Lega, Giovanni Cafeo. Che il 17 marzo ha diffuso un comunicato a sostegno della raffineria siciliana, tassello di un gruppo russo terzo per grandezza nel suo Paese, e che possiede le seconde riserve petrolifere al mondo. La nota afferma che “l’ostruzionismo nei suoi confronti va condannato”. E lancia un “appello al governo e al capo dello Stato, perché si faccia chiarezza e si consenta all’azienda di poter lavorare, non essendo interessata alle sanzioni dell’Unione europea“. O in alternativa, spiega a chiarimento del suo documento dalle molte implicazioni, “si faccia fare una proposta da Eni“. Visto che la nostra multinazionale “non investe nel Petrolchimico da anni, e non possiamo far pagare al territorio” gli effetti della guerra in Ucraina. Il segretario della commissione Attività produttive all’Assemblea siciliana, che Matteo Salvini ha personalmente strappato a Italia viva dopo che questa lo aveva sfilato al Pd, vuole “scongiurare una fuga devastante per l’economia isolana”. Determinata dalle “difficoltà incontrate coi fornitori”, che “stanno negando servizi e ricambi, col rischio di incidere sulla sicurezza“.

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Il deputato regionale di Salvini: non ci sono sanzioni e la società è giuridicamente italiana.

Sui proprietari dell’ex Isab non ci sono restrizioni internazionali, visto che sulle forniture energetiche Nato e Ue stanno andando coi piedi di piombo. Anche se Lukoil è già stata colpita dalle sanzioni Usa nel 2014, nonostante possedesse negli Stati Uniti quasi 800 pompe di benzina rilevate dalla Esso. Ma nell’ultimo elenco di Bruxelles la società non c’è, e nemmeno i suoi dirigenti in quello degli oligarchi sanzionati. Nonostante il presidente Vagit Jusufovi? Alekperov, ex manager statale dell’Unione sovietica, sia indicato da Forbes come il quarto uomo più ricco della Russia e il numero 69 al mondo. “E poi – puntualizza Cafeolo stabilimento di Priolo è una società registrata in Italia, quindi italiana a tutti gli effetti, posseduta da una società con sede in Lussemburgo“. Il petrolio che lavora però è solo quello russo, e tanto è bastato per farla finire nella black list dei fornitori occidentali. Specialmente di quelli che operano in settori strategici.

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Stop ai contratti su fornitura strategiche da Leonardo, Siemens, Basf, Suez e Honeywell.

Giovanni Cafeo.
copertina, la raffineria di Priolo.

L’italiana Leonardo avrebbe frenato sul trasferimento di software per la gestione delle forniture elettriche. Ma fra quelle che secondo Cafeo “non stanno rispettando i contratti“, ci sarebbero pure multinazionali americane, inglesi, francesi, tedesche e giapponesi. Un embargo non dichiarato, contro il quale il leghista si appella a un precedente:“Erano i tempi della crisi in Libia nel 2011, e la Tamoil subì gli stessi ostacoli adesso perpetrati ai danni di Lukoil; ma in quell’occasione fu determinante la presa di posizione del governo, che ne determinò la sospensione”. All’epoca il ministero delle Finanze emise un’apposita “comunicazione agli operatori”, per assicurare che “non sussistono ostacoli all’usuale operatività con i partner“, poiché “nessuna misura di congelamento è stata adottata”. Precisando però che “resta ovviamente fermo il divieto, di mettere fondi e risorse economiche a disposizione delle persone fisiche e giuridiche, delle entità o degli organismi inseriti negli elenchi Ue“. Aziende come Honeywell, Suez, Basf, Siemens, temono un ulteriore giro di vite che si ripercuota sui loro bilanci. Oppure, essendo fortemente coinvolte coi rispettivi governi, lo anticipano. Il che aprirebbe un grosso buco nell’operatività del Petrolchimico.

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Interconnessioni industriali: effetto domino su Petrolchimico da stop della raffineria russa.

La Lukoil di Priolo è infatti integrata con i vicini impianti di Air liquide, Erg e Versalis. “Ostacolare l’attività significherebbe mettere in condizioni il gruppo di lasciare il territorio, con ricadute drammatiche sul piano economico e occupazionale”, afferma Cafeo. Guardando a quei 600 milioni l’anno di volume finanziario, generato dallo stabilimento siracusano. “Le raffinerie sono il cuore pulsante del Petrolchimico e un pezzo di Pil importante per la Sicilia. A questo punto, se si è deciso di avallare questi ostacoli immotivati, per salvare il territorio lo Stato corra ai ripari e rilevi le raffinerie”. La statalizzazione però, più che una soluzione, è definita come “una provocazione” dallo stesso esponente leghista. In realtà, vuole intervenire contro quelli che chiama ostruzionismi illegittimi“. Per farli cessare si appella anche “al titolare del Mef, Daniele Franco, e al presidente della Regione Nello Musumeci“. Un’iniziativa che alle vigilia delle regionali si tuttavia carica di significati politici più ampi.

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Quella volta che “l’azienda italiana” mobilitò l’ambasciata russa per impedire gli scioperi.

Cafeo scrive che “le nostre massime istituzioni devono intervenire immediatamente, e chiarire che le raffinerie Isab sono gestite da un’azienda italiana“. Precisando al telefono che quella russa è solo una “partecipazione privata”, estranea all’apparato del governo Putin. Eppure, nel marzo 2019, intervenne direttamente l’ambasciatore della Russia per far cessare gli scioperi che danneggiavano la raffineria. “Egregio vicepresidente, caro Matteo“, scriveva familiarmente Sergey Razov a Salvini. La missiva all’allora vicepremier e ministro degli Interni, voleva “attirare la sua attenzione al problema degli episodi di interruzione delle attività delle raffinerie Isab in Sicilia, che appartengono al gruppo petrolifero russo Lukoil”. Il diplomatico lamentava che “negli ultimi dieci anni, delle azioni di blocco illecito delle attività delle suddette raffinerie da parte delle organizzazioni estranee, ha portato alle perdite finanziarie per l’ammontare di alcuni milioni di euro nonché ha arrecato danni per la reputazione del gruppo Lukoil”. Il documento è saltato fuori dagli atti del ricorso intentato dalla Cgil, contro una successiva ordinanza prefettizia che vietava le manifestazioni sindacali nella zona industriale.

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Lega, Cafeo: partito non coinvolto, rappresento il territorio e l’avrei fatto anche se ero Pd.

Con quel precedente, il clima pre-elettorale per l’Ars tinge l’intervento di Cafeo con molte sfumatura. “Non ho assolutamente coinvolto Salvini, perché ho preso posizione esclusivamente come rappresentante del territorio”, sostiene il deputato regionale. Mettendo le mani avanti sulle intuibili speculazioni che il “caro Matteo” si facesse ancora paladino del gruppo russo, ma con le mani altrui. Eppure lo smaliziato referente salviniano sa che, in genere, un comunicato è solo l’ultima risorsa per chi è parte integrante di un partito al governo. Sempre che, ovviamente, l’intervento a mezzo stampa non sia finalizzato alla visibilità. Magari ricorrendo al vecchio stratagemma di intestarsi il risultato sul punto di arrivare, anticipandolo con una pubblica richiesta. “Non ho investito nemmeno il partito a livello nazionale, perché in questo momento non ci sono le condizioni – conclude il segretario della commissione regionale Attività produttive -. L’avrei fatto anche se ero nel Pd”.

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Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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