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Il senatore, “la Faraona” e l’harakiri 5S sul divieto di scioperi targato russi

AUGUSTA – “Faraone, la Faraona e l’harakiri prefettizio alla faccia dei lavoratori”. “Ora pensano perfino di criminalizzare la protesta contro gli stranieri, che stanno abbondantemente ‘lukrando’ sul nostro territorio e sulla nostra salute”. Sono due post che non si possono tacitare neanche coi troll professionisti, quelli pubblicati il 28 luglio da Massimiliano Fargione, ex responsabile cittadino della Comunicazione M5s, e dall’arciprete Palmiro Prisutto. Perché entrambi rappresentano il cuore profondo del “mondo” 5 Stelle ad Augusta. Quello che ora si ribella all’ordine di scuderia, contestando l’ordinanza governativa che vieta le proteste sindacali nella zona industriale. E si scandalizza del pubblico sostegno a quel provvedimento “liberticida”, arrivato dal senatore Pino Pisani e dalla sindaca Cettina Di Pietro. Sempre meno percepiti come “portavoce” degli attivisti, e sempre più come opportunisti di potere.

Dure critiche dall’ex capo locale Comunicazione 5 Stelle.

Fargione è stato regista organizzativo della trionfale vittoria elettorale alle comunali 2015. Nonché autore della narrazione social che ha fatto diventare una star del #cambiamento anti-casta, l’anonima penalista bazzicante i corridoi del Pdl berlusconiano. Oggi siederebbe all’Assemblea siciliana al posto di Giorgio Pasqua, se non avesse rinunciato alla candidatura conquistata con le “regionarie“. Un seggio sicuro secondo tutti i sondaggi poi confermati dalle urne, gettato al vento dopo la traumatica rottura del matrimonio con la prima donna alla guida del Comune. Per questo le sue parole sono come un pugno nello stomaco, a un Movimento che si è smarrito nei salotti buoni.

Luigi Di Maio e Massimiliano Fargione (foto tratta dal profilo Facebook).
Copertina, don Palmiro Prisutto alla messa del 28 luglio.

Fargione: amministrazione non rappresenta più M5s.

“L’amministrazione di Augusta non rappresenta più il M5S”, scrive Fargione. La sottolineatura “questa è la mia opinione personalissima” vuole sgomberare il campo dalle dietrologie dei giornalisti, così poco stimati da intuirne e prevenirne la “speculazioni”. Ma non riesce a nascondere il fatto che l’ex queen-maker è considerato molto vicino a Ignazio Corrao. L’eurodeputato grillino che, secondo fonti interne, lo voleva fra i collaboratori a Bruxelles.

Trauma dal si Pisani-Di Pietro al divieto voluto dai russi.

Semi-ufficiosa espressione della dissidenza al vicepremier del governare a ogni costo, o meramente “personalissima” che siadietro questa “opinione” di rottura c’è tutto il trauma che vive la base. Almeno quella frastornata dal sostegno all’ordinanza “anti-sindacale” arrivato da Pisani e Di Pietro. Perché quel provvedimento, si è scoperto dagli atti depositati al Tar dalla prefettura di Siracusa, era stato proposto dal ministro Salvini dopo una lettera di sollecito arrivatagli dall’ambasciatore russo. Che scriveva al “Caro Matteo” chiedendogli di tutelare gli interessi economici della Lukoil, la cui politica aziendale di subappalti al ribasso ha scatenato le frequenti proteste dei numerosi licenziati.

“Si mettono contro tanti padri di famiglia senza lavoro”

“La trasformazione da forza di popolo, fatta da cittadini per i cittadini, si è conclusa con questo comunicato in cui l’amministrazione si genuflette alle scelte prefettizie, senza nemmeno la decenza di stare in silenzio o mettersi nei panni dei lavoratori”,accusa l’ex capo della Comunicazione M5s ad Augusta. Fargione la mette giù molto dura. “Sia la sindaca che il senatore hanno fatto un autogol clamoroso. Di fatto si mettono contro tanti padri di famiglia che si vedono togliere il lavoro per le stesse logiche che hanno portato prima il territorio a essere devastato, e poi i cittadini a subirne i miasmi con conseguenti malattie e migliaia di morti”.

Critico don Prisutto: istituzioni non ci vogliono ascoltare.

Appena poche ore prima, nella prima mattinata, la stessa amara considerazione l’aveva fatta don Prisutto. Nel suo post, l’arciprete aveva scritto che “nessuna istituzione ci vuole ascoltare e nessuna personalità rappresentativa dello Stato vuol venire ad Augusta. La loro tecnica di difesa è stata quella di ignorare deliberatamente i cittadini, imporre il ricatto occupazionale“. Una critica estesa anche a quel ministro Sergio Costa, che Pisani aveva imprudentemente promesso in imminente ricognizione nella zona. Ma quando il pentastellato titolare dell’Ambiente è calato in Sicilia, dal Petrolchimico si è tenuto alla larga.

La commemorazione di fine mese per i “martiri del cancro” alla Matrice.

“Cosa deve fare il cittadino per far sentire la sua voce?”.

Al termine della messa serale, che ogni fine mese celebra tenacemente per commemorare i “martiri del cancro“, padre Palmiro è tornato sulla questione delle proteste vietate per compiacere i petrolieri“E’ un’ordinanza contro la Costituzione perché, se non può più manifestare, cosa deve fare un cittadino per far sentire la sua voce?”. Dal suo pulpito, l’arciprete non la manda a dire. Accennando all’inchiesta sulla presunta compravendita di giudici e pm orchestrata proprio da un avvocato augustano, è molto netto. “Lo Stato deve fare da mediatore, ma ha altri interessi da difendere in questo territorio. Il Sistema Siracusa ha fatto scoprire perché la magistratura si muoveva sempre dopo: c’erano magistrati pagati dagli industriali”. 

Il prete: strategia per ridurre l’importanza di Augusta.

Secondo il battagliero sacerdote, ci sarebbe anche una strategia per “ridurre l’importanza di Augusta privandola dei servizi (ospedale, tribunale, agenzia delle entrate, Inps, ecc)”. Un “depotenziamento” della città voluto per ridurne il peso contrattuale quando c’è da rivendicare maggiore tutela ambientale? Potrebbe sembrare un po’ azzardata, se non fosse per il precedente del terremoto dei “silenzi”. I dispacci ministeriali del 1990 parlavano di “sisma con epicentro a 50 chilometri da Noto”,per occultare che la scossa si era scatenata davanti la costa fra Brucoli e Sant’Elena; la corretta localizzazione avrebbe fatto crollare in borsa le multinazionali che raffinavano sopra una pericolosa faglia instabile.

Sacerdote si sgancia da real-politik di sindaca e senatore.

Don Prisutto scendeva in strada fresco di seminario per squarciare quella coltre di silenzio, e continua a farlo adesso come arciprete. Per la festa del patrono, a 48 ore dalle europee, ha introdotto l’innovazione di un discorso insieme alla sindaca dal balcone nobile del Municipio. La benevolenza verso l’amministrazione 5 Stelle è stata sempre salda, ma questo prete di battaglia ne ha viste troppe per farsi incantare anche sull’endorsement Pisani-Di Pietro a favore degli interessi politici del governo gialloverde. “Il polo petrolchimico augustano è difeso strenuamente dallo Stato italiano per il notevole introito economico, costante e sicuro”.

Matteo Salvini in Chiesa Madre a sorpresa durante il tour regionali 2017.
L’arciprete lo accoglie, spiega la sua battaglia, ma non si incanta del Capitano.

“Carmine senza più carabinieri, ora c’è spazio per Inps”.

L’arciprete che si fece un’intera trasmissione in diretta su La7 accanto Alessandro Di Battista, adesso “sfida” quella sindaca cui prestò il sagrato della Matrice per comiziare. Chiede infatti agli amministratori di adoperarsi affinché l’ex convento del Carmine, liberato dalla caserma dei carabinieri, ospiti quegli uffici che ad Augusta sono stati soppressi per “mancanza di locali” da mettere a disposizione. “Servivano spazi adatti per l’Inps, per l’Agenzia delle entrate? Adesso ci sono“.Basta che il Comune si faccia parte attiva e li chieda all’ex Provincia, o a chiunque altro abbia competenza. E non soltanto con una semplice lettera per salvare le apparenze (e la comodità delle poltrone occupate).

Fargione boccia i “portavoce”: cercano amici per dopo.

“Come in una perversa corsa all’autodistruzione, si sono voluti rinnegare valori fondamentali per poter stare tranquilli nelle stanze ovattate della prefettura, o alle prime al Teatro in compagnia dei nuovi ‘amici‘ altolocati, forse utili alla fine del mandato”. Fargione è durissimo nel suo post, scritto come chi resiste finché può e poi scoppia. “Questo non è il M5S che ho contribuito a costruire e far vincere ad Augusta, non è questo lo spirito, non sono i valori profondi a cui continuo a credere”.

Il senatore Pino Pisani e la sindaca Cettina Di Pietro.
(foto tratta dal profilo Facebook).

“Il bilancio di 4 anni al Comune: epurazioni e nepotismi”.

Il bilancio politico dell’ex comunicatore è impietosa. “In questi 4 anni si è preferito tacere su atteggiamenti da bulli in consiglio comunale scegliendo di espellere me dal Meetup – mentre c’erano consiglieri che minacciavano quelli di opposizione durante i consigli – espulsione di cui ancora attendo le motivazioni dopo quasi 2 anni. Si sono accompagnati alla porta alcuni consiglieri, portandoli allo sfinimento, mentre altri minacciavano dimissioni se il marito non fosse stato cooptato come attivista. Dopo 4 anni ci troviamo con un Meetup morto, dove i gazebo mensili sono un pallido ricordo, le assemblee settimanali si fanno tra 4 amici, e dove se non sei parente di questo consigliere o di quel assessore non hai diritto di parola”.

Mea culpa da chi orchestrava campagne anti-dissidenza.

Nel mea culpa di Fargione c’è la rivincita dell’ex consigliere grillino Nilo Settipani e dell’ex vicesindaco M5s Giuseppe Schermi, sbrigativamente liquidati dal capogruppo Ars Giancarlo Cancelleri come “venditori di pentole”, quando avevano ingenuamente fondato il meet up Augusta 2.0 per “tornare all’uno vale uno”. All’epoca, il capo della Comunicazione locale aveva guidato sui social la demonizzazione dei dissidenti, e dei giornalisti che gli davano voce. Ora che è toccato a lui, constata come “le regole, anche le più basilari sono state stravolte in una continua caccia all’oppositore e la dissidenza interna è vista come fumo negli occhi”.

“Addio M5s Augusta, possa tu ritrovare barlume dignità”.

“Del programma meglio non parlarne, punti semplici, anche a costo zero, neanche toccati ma giravolte su giravolte, anche se dettate da difficoltà economiche, nemmeno giustificate chiaramente. Si è preferito tenere assessori, anche se evidentemente inadeguati, solo perché amici fraterni e lasciarne andare via di validi solo perché avevano idee diverse di come procedere. Addio M5s Augusta, che tu possa ancora guardati allo specchio la mattina e trovare un barlume di dignità“. Si chiude così lo sfogo Facebook di Massimiliano Fargione, per sua scelta mancato deputato regionale a 15 mila euro mensili.

L’ultrà grillino e il prete amico, i post chiudono un’era.

Il post dell’ex capo locale della Comunicazione 5 Stelle insieme a quello di don Prisutto, autore dei mensili pro-memoria a una città che sembra preferire il “meglio morire di cancro che di fame”,traccia l’ultima linea che i “portavoce” 5 Stelle non dovevano oltrepassare: calpestare i diritti dei lavoratori licenziati, per difendere le convenienze politiche dei capi che governano con la Lega. Due interventi che raccontano come chi è salito in vetta grazie ai post, coi post sta inesorabilmente precipitando.

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Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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