Ecomac, diossine 178 volte il limite ma Arpa toglie Augusta dal report ERROR404.ONLINE di Massimo Ciccarello Scritto sabato, 19 Luglio, 2025 16:44 AUGUSTA – L’abitato di Augusta sparisce dal report dell’Arpa, datato 17 luglio, sulla dispersione di diossine seguite all’incendio Ecomac. Proprio quando compaiono valori 178 volte superiori al limite dell’Oms per i centri abitati, nei terreni circostanti l’impianto di riciclo delle plastiche. Nonostante i ritardi sconcertanti nelle analisi dei campioni prelevati nell’Area a elevato rischio di crisi ambientale, il disastro di contrada San Cusmano inizia a prendere forma anche sulle carte dei laboratori. Con il peso maggiore dell’inquinamento sopportato dalla popolazione più sottovento, Melilli e Villasmundo, mentre per quella augustana resta ancora da capire con cosa dovrà convivere. Perché la nube tossica che il 7 luglio ha fatto bruciare la gola e irritare gli occhi a molti, è stata si regolarmente investigata dal campionatore inviato dall’Agenzia regionale. Ma dal rilevatore di “aria ambiente” posizionato nel porto commerciale, “i risultati analitici non evidenziano significativi livelli dei parametri riconducibili all’evento”. Cosa sia rimasto di tetradiossina e furani nel suolo urbano della Borgata, ed extraurbano del Monte, ancora una volta nessuno sembra intenzionato a cercarlo. A differenza di quanto annunciato dall’amministrazione melillese, che si è rivolta a un laboratorio di fiducia per investigare su suolo e acqua al fine di “confrontare i dati” con quelli ufficiali. Almeno secondo quanto dichiara sui social il sindaco Peppe Carta, durante l’annuncio dell’ordinanza sul divieto di consumare ortaggi coltivati in zona. Eppure, da presidente della commissione Territorio all’Assemblea siciliana, dovrebbe essere il primo a confidare nelle strutture della Regione. PER APPROFONDIRE: Petrolchimico, brucia di nuovo plastica Ecomac: tarda allarme nube Goletta verde in città per chiedere “ecogiustizia subito”, l’Agenzia regionale ammette i ritardi. Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, a Palazzo San Biagio per la campagna di Goletta verde. Il deputato regionale però fa bene a volerci vedere chiaro autonomamente, visto che la stessa Agenzia regionale protezione ambiente non riesce a nascondere i buchi neri. “Purtroppo i risultati sono arrivati con estremo ritardo. Per potere fare le misurazioni abbiamo dovuto aspettare che ci arrivasse lo strumento da Catania e da Ragusa, perché qua non ce l’avevamo”. Lo ammette Marcello Farina, dirigente Arpa per l’Aerca di Siracusa intervenuto al forum di Goletta verde su “Giustizia ambientale e giustizia sociale”. Evidenziando fra l’altro che “questo è il Sito d’interesse nazionale più grande d’Italia“, ed è quindi davvero singolare che ogni volta si trovi sfornito. La due giorni di Legambiente per presentare il “Patto di comunità“ recapitato alle istituzioni e alla prefettura, che il 17 e 18 luglio ha concluso proprio ad Augusta la campagna nazionale “ecogiustizia subito“,era già programmata quando il 5 luglio l’Ecomac è andata a fuoco. L’iniziativa diventa così la prima occasione per un confronto pubblico sui tanti interrogativi rimasti in sospeso, visto l’orientamento della Protezione civile a evitare le conferenze stampa durante le emergenze. Anche perchè le comunicazioni a mezzo social hanno il vantaggio di essere unidirezionali, senza necessità di rispondere a domande scomode, che possano inchiodare alle sue responsabilità la sedicente “politica del fare”. Infatti è bastato che potesse farne una il giornalista moderatore, Carmelo Maiorca, e la realtà descritta dal funzionario della Regione ha cancellato la propaganda dei Palazzi. “Fatte le misurazioni abbiamo dovuto portare i campioni a Palermo, già questo dà un’idea dei ritardi. Purtroppo i report sono usciti dopo 5 giorni quando invece in altre aree, come quello che è successo a Roma, dopo 24 ore si avevano i risultati”. PER APPROFONDIRE: Incendio Ecomac, diossine 4 volte il limite ma l’Arpa ignora Augusta Sequestro solo su capannone incendiato: ipotesi errore umano, l’azienda riprende a riciclare. le prime fasi dell’incendio riprese dagli operai Ecomac (foto Facebook). Che nel Sin più esteso della nazione manchino proprio le apparecchiature essenziali per il monitoraggio delle diossine, in una Regione Siciliana dove si largheggia in “promozione turistica” a mezzo concerti e sagre mentre si risparmia tagliando i posti letto oncologici dove più servono, oggi sorprende perché è già drammaticamente emerso 3 anni fa. Quando lo stesso impianto di riciclo per carta e plastica è andato a fuoco durante un temporale, depositando diossine nell’hinterland. Anche allora i campionatori hanno messo tempo ad arrivare, limitandosi a Melilli e Priolo, certificando il pericolo per la salute solo diversi giorni dopo. In quell’occasione la colpa delle fiamme venne data alla caduta di un fulmine, adesso sembra che le indagini si orientino sull’errore umano nella gestione dell’impianto fotovoltaico. Riguardo invece i sistemi di sicurezza antincendio nuovamente dimostratisi inadeguati, oggi come ieri, le responsabilità sono avvolte nella nebbia stesa sulle inchieste giudiziarie dalla riforma Cartabia. La quale, in questa fase, non consente di rivelare nemmeno il nome del pm che le conduce. Anche se formalmente il fascicolo alla procura di Siracusa è “contro ignoti”. Una discrezione che la legge – ancora – non può estendere al comunicato stampa di Natura sicula. “Ci auguriamo che faccia chiarezza sul rispetto delle prescrizioni, ma anche sui controlli e sui responsabili di questo evento che ha avvelenato l’aria, l’acqua e il suolo di 9 centri abitati”. Il documento firmato da Fabio Morreale è un promemoria per le tante teste che si sono voltate dall’altra parte, quando hanno erogato quasi 3 milioni di fondi pubblici per la ricostruzione dell’impianto, in una zona Asi che si era già dimostrata altamente pericolosa per le popolazioni in caso di nube tossica. PER APPROFONDIRE: Augusta: puzze, diossina e Arpa senza fondi per riparare rete aria Natura sicula: come tre anni fa chiediamo di nuovo se erano rispettate le prescrizioni antincendio. l’incendio Ecomac nel 2022. “Ci chiediamo – scrive Natura sicula – se siano state rispettate le 45 prescrizioni che il Dipartimento regionale aveva imposto alla Ecomac. Lo chiedemmo 3 anni fa, lo ribadiamo adesso. Sul rispetto delle norme avrebbe dovuto vigilare il Libero consorzio di Siracusa. Tra i rifiuti che stoccava figurano anche rifiuti pericolosi come toner, elettroliti di batterie e accumulatori apparecchiature fuori uso contenenti clorofluorocarburi, tubi fluorescenti e altri componenti contenenti mercurio. Tutti materiali altamente infiammabili, che imponevano l’attuazione di una serie di accorgimenti volti a scongiurare il pericolo incendio. Un dettagliato elenco misure di sicurezza era imposto per ridurre al minimo il rischio: divisione in settori e rigide distanze di sicurezza. Pertanto era stato imposto di dotare di copertura con tettoia e di setti divisori le aree esterne destinate allo stoccaggio dei rifiuti, limitando a 3 metri l’altezza dei cumuli”. Verifiche che tuttavia non hanno richiesto il sequestro giudiziario dell’impianto, peraltro finanziato con 1 milione e 800 mila euro da quel Pnrr dai rigidi precetti ambientali, ma solo del capannone coinvolto. Lasciando così all’azienda la possibilità di tornare a fatturare, visto che non sembra fosse coperta da assicurazione. Ora l’onorevole Carta dichiara necessario “ripensare su nuovi insediamenti a rischio ambientale“, senza farsi abbagliare dai posti di lavoro che tanto “consenso” assicurano ai politici. Impieghi che peraltro non sempre si rivelano essere l’oro fatto luccicare nelle campagne elettorali. Nel 2020 l’Ecomac è finita nell’inchiesta “Black trash“, con due imprenditori arrestati e accusati di gravi irregolarità nelle buste paga. Secondo la guardia di finanza, l’importo riportato era notevolmente maggiore di quanto realmente percepito dai dipendenti. Un caso di risonanza nazionale, che aveva portato all’arresto anche del funzionario responsabile dei controlli ambientali per il Libero consorzio. Vicenda che però non le ha impedito poi alla Srl di ricevere 1 milione e 100 mila euro di “altro finanziamento pubblico“, per ripartire dopo il primo incendio. PER APPROFONDIRE: Incendio Ecomac Augusta: finisce in Procura il disastro annunciato Schermi, imprenditore agrumicolo e ex vicesindaco: agricoltori di ortaggi non raccolgono più. sopra e sotto il report Arpa sui rilevamenti nell’atmosfera. Quegli stipendi creati con denaro pubblico oggi “gravano” direttamente sulle aziende agricole e zootecniche della zona, ma anche sui piccoli commercianti di ortofrutta. Giuseppe Schermi, ex vicesindaco augustano e imprenditore agrumicolo nella contrada melillese di Santa Catrini, può fare un calcolo sui costi diossina più rapidamente dell’Istat: “L’agricoltore che nel terreno confinante al mio ha il suo campo piantato a ortaggi, già nei primi giorni della nube ha accusato un calo del 66 per cento di vendita. Ora ha rinunciato persino a raccogliere, nonostante i costi affrontati durante l’anno per la coltivazione”. Porta la data del 4 marzo la pec dell’avvocato ambientalista Paolo Tuttoilmondo, inviata a Regione e Comuni “in nome del popolo inquinato”, e sottoscritta da Acli, Libera, Legambiente, Agesci, Azione Cattolica, Arci, Stop veleni e Piano terra. Chiedeva “una speciale seduta aperta della commissione Ambiente dell’Ars, presso una sede pubblica nell’area del Sin Priolo“, proprio per parlare delle bonifiche che non partono. Alle quali ora si è aggiunta quella urgente dei terreni impregnati di diossina, prima che entri nella catena alimentare. Le circostanze hanno indotto Carta a dare seguito, convocando il 24 luglio ad Augusta una “commissione d’inchiesta, per verificare tutti gli atti autorizzativi all’Ecomac”, dove è prevista l’audizione degli ambientalisti. E’ infatti in questo Comune che ricade San Cusmano, e da questo Comune è partito il primo esposto di un’amministrazione come parte civile, anticipando la class action promossa da un’aggregazione spontanea di cittadinanza attiva. PER APPROFONDIRE: Augusta, l’Arpa: nube di Pasquetta non è industriale, diossine non cercate Nube incendio investe Isola e Monte: picco di polveri sottili ma non si cercano diossine collegate. Augusta è però lo stesso Comune che non sta cercando inquinanti nei suoli ignorati dall’Arpa, nonostante il sindaco Pippo Gianni a Priolo lo faccia “fare ogni mese e da tempo”. Eppure il report dell’Agenzia sottolinea che il 7 luglio “si è verificata una combinazione di fattori atmosferici”, che “hanno favorito l’accumulo del plume nei pressi del suolo”, proprio quando i venti spiravano verso l’abitato augustano e gli abitanti venivano allertati per restare al chiuso. Infatti la centralina nel centro storico, oltre a registrare sforamenti degli idrocarburi non metanici anche tre volte la soglia limite, ha evidenziato marcati superamenti delle pm 2,5 pure al Monte. Dove ci sono state ricadute di polveri sottili legate all’incendio, potenzialmente potrebbero esserci le relative diossine. Nel futuro sarà difficile correlarle all’emersione di patologie cancerogene, anche quando con picchi di mortalità abnormi persino per una città dove il cancro è endemico. Come accaduto nell’autunno di due anni fa, con uno o due morti al giorno negli annunci funebri, facendo scendere in strada comitati ambientalisti e amministratori comunali. Una protesta verso una causa inquinante rimasta ignota. Ma ciò che non si cerca non diventa un problema da gestire, specie se contraddice la narrazione dei redazionali comprati su riviste patinate. Una scelta che è suonata beffarda quando l’amministrazione Giuseppe Di Mare l’ha propagandata sui social. Compreso in quel canale Telegram dove arrivano in tempo reale gli allarmi della protezione civile. Quando tutti aspettavano col fiato sospeso gli ultimi aggiornamenti sugli inquinanti, il 17 luglio si sono visti notificare che “la Città di Augusta è presente sul nuovo numero del magazine, ora in distribuzione nei migliori hotel di lusso e ristoranti stellati della Sicilia orientale”. PER APPROFONDIRE: Augusta, mozione per meno fondi a lustrini e più a screening tumori Augusta al voto: Fi chiude alla Lega e Gulino tentato dalla rivincitasabato, 10 Gennaio, 2026AUGUSTA – Forza italia chiude la porta in faccia alla Lega, mentre prendono sostanza le voci su Pippo Gulino che prepara la rivincita per la sindacatura. Con l’arrivo del 2026, le manovre per… Costituzione non si tocca: Augusta, nasce comitato per No a Nordiolunedì, 29 Dicembre, 2025Referendum costituzionale: intellettuali e società civile mobilitati contro la riforma che indebolisce la magistratura. Augusta, Niciforo assessore Libero consorzio: sfuma Lavori pubblicidomenica, 14 Dicembre, 2025AUGUSTA – Sfumano i Lavori pubblici per Marco Niciforo in Provincia. 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