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Augusta di mare: divieti spariti e “valorizzazione” privata della costa

AUGUSTA – Si accendono le luci, sparisce il divieto, appare la pubblicità progresso. Che però non riguarda la eventuale presenza di diossine della Ecomac nelle acque marine, perché nessuno ad Augusta sembra avere la stessa curiosità del sindaco Peppe Carta, che per il litorale della sua Melilli ha commissionato apposite analisi a un laboratorio di fiducia. Nella costa augustana del Faro, dall’11 luglio ancora più illuminata dal sindaco Giuseppe Di Mare, invece parte la più ambiziosa soluzione alla questione coste negate: niente più vecchi avvisi in bianconero di interdizione alla balneazione, che avrebbero scoraggiato i turisti, attuali e futuri. Al loro posto hanno debuttato accattivanti cartelli colorati, con l’invito a rispettare la zona balneare, l’unica senza scarichi fognari rimasta facilmente fruibile da tutti. E pazienza se proprio la tabella con l’imperativo “lascia pulito!”, per un po’ non è stata pulpito di buon esempio. Visto che ai suoi piedi la vecchia insegna plurilingue del Comune è rimasta a ricordare l’instabilità della falesia. Prima che una mano riciclona la smaltisse chissà dove, ha fatto pendant sotto il fumetto del polpo testimonial, che chiede ai bagnanti:“Hai portato via i tuoi rifiuti? Il mare ti ringrazia”. Chi ha scelto il mollusco dai molti tentacoli come simbolo dei problemi di Sant’Elena, comunque ci ha preso. Perché solo in extremis l’area demaniale non ha subito un’altra privatizzazione, sotto forma di “lido-solarium” attrezzato per chi vuole portarsi dietro il cane. La scogliera più frequentata, quindi, resta ancora in gran parte pubblica. Almeno per questa stagione, l’ultima prima delle comunali 2026, “un cantiere al giorno” beneficia principalmente tutti i comuni cittadini. Perché il Pd teme che Palazzo di città, riscopertosi ambientalista “di mare” dopo l’ecatombe di spiagge libere operata dal Pudm, in realtà stia solo aggiustando le carte per gli imprenditori a venire.

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Il Pd attacca l’amministrazione sul bando propedeutico ai nuovi lidi sulla scogliera di Sant’Elena.

“Già nel consiglio comunale del 30 marzo 2023, il Partito democratico si oppose a una scelta che privilegiava gli interessi di chi, evidentemente informato di ciò che sarebbe stato fatto dopo qualche mese, si è affrettato a presentare istanze di concessione che successivamente sono state tutte inserite nel Piano utilizzo demanio marittimo“. Lo ha ricordato un comunicato della segreteria cittadina, diffuso il 2 luglio, dove ha riproposto le critiche a suo tempo partite pure dagli ambientalisti. Un documento che è stato lo stesso primo cittadino a far tornare d’attualità, quando con nonchalance si è presentato sui social per magnificare i nuovi lampioni a led del Faro, mentre i concittadini sono in angosciosa attesa di sapere quanti inquinanti pericolosi ha depositato l’incendio nell’impianto di riciclo della plastica. A far partire la polemica del Pd era stato paradossalmente proprio un diniego, dato dall’amministrazione per un nuovo solarium a ridosso della lanterna, ormai pronta a diventare un resort di lusso. La determinazione emessa il 26 giugno dal settore Urbanistica, aveva infatti negata la concessione per “uno stabilimento balneare con area dedicata agli animali d’affezione“. A presentarla era stata una familiare del consulente per la Zes, il forzista Alessandro Ambrosio, già in odore di dimissioni dall’incarico gratuito (per scarsa considerazione sulle tematiche delle Zone economiche speciali, ovviamente). In apparenza, quindi, l’atto dell’ufficio tecnico sembrava ineccepibile nei fini e nelle motivazioni. Nella realtà della prassi burocratica, tuttavia, quel “no” è stato un atto dovuto per ottemperare al via libera della Regione sulle aree demaniali. Che ha permesso la privatizzazione dei litorali anche per i Pdum in attesa di approvazione conclusiva a Palermo, purché adottati dai consigli comunali e previo bando pubblico, per sondare l’interesse di altri concorrenti sull’area chiesta in concessione. Un iter che li avvicina ai project financing, quasi sempre disertati perché il proponente ha un incolmabile vantaggio oggettivo.

La replica stile Trump dell’assessora Patania:”Avanti con Trasparenza e Concorrenza”.

Così l’assessora Tania Patania aveva potuto rintuzzare il j’accuse del Pd, firmato dal segretario Fiorindo Passanisi. La sua nota di risposta del 3 luglio era imbottita di maiuscole, come i post di Trump dalla Casa Bianca:“Basta False Accuse di ‘Privatizzazione Selvaggia’: Avanti con Trasparenza e Concorrenza! L’Amministrazione agisce per valorizzare il nostro litorale e potenziare l’offerta turistica, ma ciò avverrà esclusivamente attraverso procedure di evidenza pubblica e bandi comunali, come imposto dalla legge. Chi grida allo scandalo, ignorando o fingendo di ignorare, la realtà dei nostri provvedimenti, dovrebbe sapere che ogni nuova concessione sarà assegnata tramite procedure aperte, competitive e trasparenti, garantendo imparzialità e concorrenza per il massimo beneficio della collettività”. In pratica era una risposta che confermava negando. Perché ammetteva la linea politica di trasformare in attività imprenditoriali le poche spiagge ancora libere dai cancelli, ed esenti dai divieti messi quasi ovunque per assenza di depurazione. “Il Diniego alla Concessione Faro Santa Croce: Un Atto di Coraggio a Tutela del Diritto Collettivo! La Nostra Visione per Augusta è chiara e inequivocabile: un litorale valorizzato, accessibile, sicuro e a completa disposizione di tutti i cittadini, senza compromessi sull’interesse pubblico. Il mare di Augusta è un patrimonio di tutti, e la nostra missione è renderlo sempre più accessibile, sicuro e valorizzato”.

Fdi difende il Pudm contestato, Sicari: offre possibilità di sviluppo turistico e occupazionale.

Nel documento dell’assessora al Territorio, la parola chiave era “valorizzato”. Perché il mare sarà anche “patrimonio di tutti”, ma secondo quella visione si tratta di una nuda proprietà, visto che usufruttuari saranno gli investitori che poi fanno pagare ai bagnanti la “valorizzazione”. Che sostanzialmente era proprio la questione sollevata dal Pd. Quando aveva definito il Pudm, “oltre che viziato da ‘gravi’ profili di illegittimità, segnato dal disprezzo per i bisogni della collettività, a cui saranno riservati per la gratuita fruizione aree e tratti di costa di fatto inaccessibili”. Il consigliere e segretario cittadino Fdi, Rosario Sicari, era intervenuto a sua volta con un post a difesa dell’amministrazione, dove è stato anche assessore.  “È curioso vedere chi ha ignorato per anni la pianificazione costiera, ora lamentarsi dell’assenza di programmazione. Preme sottolineare che non si tratta di un bando, bensì di uno schema di bando, da applicare eventualmente qualora pervengano richieste da parte di operatori interessati. Lo scopo è quello di valorizzare il patrimonio costiero in modo conforme alle regole sulla concorrenza, offrendo possibilità di sviluppo turistico e occupazionale nel rispetto della normativa vigente. Fratelli d’Italia sostiene da sempre la tutela delle spiagge libere, la rimozione delle barriere abusive e la piena fruibilità del mare per tutti”. Strano che all’architetta e all’ingegnere meloniani fosse sfuggita la contraddizione fra pieno uso collettivo e attività imprenditoriali sulla costa. Magari, informalmente, sapevano di progetti privati che riescono a conciliare i due opposti. Ma queste eventuali “valorizzazioni”, tuttavia, dovranno tenere conto dei corposi rilievi avanzati dall’ufficio tecnico, nel dire no al nuovo lido di Sant’Elena.

Il no del Comune a un altro stabilimento al Faro ci sono le stesse contestazioni degli ambientalisti.

Quanto è stato scritto contro il progetto Ambrosio dal responsabile del settore Urbanistica, Massimo Sulano, peserà infatti come un precedente per le future “valorizzazioni”. Argomentazioni ineludibili, almeno al Faro, anche a fronte delle più garantite promesse elettorali. “Il Pudm comunale, in coerenza con le linee guida regionali, tutela il tratto di Monte Sant’Elena quale litorale costiero di libera fruizione. In definitiva, non contempla alcuna privatizzazione esclusiva dell’unico tratto di costa fruibile del territorio. L’area in esame è interessata da fenomeni di dissesto potenziale legati al pendio retrostante. Di conseguenza, resta fermo il divieto di realizzare opere che aggravino il rischio o implichino permanenza di persone in aree potenzialmente esposte a crolli. Da ultimo, rappresenta allo stato l’unico tratto costiero liberamente accessibile nel territorio di Augusta, costituendo una risorsa di pubblico utilizzo per la collettività. In base alla normativa vigente, l’uso pubblico del lido costituisce la regola, mentre la concessione a privati è un’eccezione da valutare caso per caso, compatibilmente con l’interesse generale. Nel caso in esame, comporterebbe un’evidente compressione dello spazio liberamente fruibile dai cittadini e dai turisti, su un litorale già di per sé esiguo. Comprometterebbe la riserva di uso pubblico di un bene demaniale di particolare rilevanza sociale, senza che ricorrano ragioni cogenti per sottrarlo alla pubblica fruizione”. Parole che sembrano prese copia-incolla dal ricorso contro il Pudm presentato dal coordinamento ambientalista Salvare Augusta.

Autore

Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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