Tu sei qui
Home > ERROR404.ONLINE > Augusta porto dei rifiuti pericolosi: business della holding di Paternò

Augusta porto dei rifiuti pericolosi: business della holding di Paternò

AUGUSTA –  Fra un cantiere al giorno e un altro, ci si infila nel mezzo anche quello per l’ennesimo deposito di rifiuti pericolosi a due passi da Augusta. Nel “silenzio assenso” dell’amministrazione comunale, la Regione Siciliana ha dato via libera allo stoccaggio di 66 tipologie di scarti nei piazzali di Punta Cugno, fra cui plastica e scorie industriali. Una sorta di discarica all’aperto nel cuore del porto commerciale, che un comunicato di Natura sicula del 4 agosto denuncia essere un “nuovo impianto più grande di Ecomac”. Mentre le popolazioni del Petrolchimico restano ancora col fiato sospeso sulla reale portata della contaminazione da diossina, seguita al disastroso incendio in questo vicino deposito di riciclo delle plastiche, scoppia il caso delle banchine mercantili trasformate in un pericoloso immondezzaio. Dove far stazionare per mesi decine di tonnellate di inquinanti dannosi, in attesa di essere imbarcati e trasferiti altrove, a opera di un’azienda debuttante in questo genere di movimentazione come la “Hub Cem Spa”. Infatti, la consociata “Hubcem” (tutto unito) fino a questo momento si è ufficialmente occupata solo di commercializzare cemento. Rilevando nel 2019 i silos portuali della Imprimet srl, insieme all’area data in concessione dalla Adsp per il traffico di materiali ferrosi non pericolosi. L’allargamento del business nella spedizione di ceneri pesanti, catalizzatori esauriti e polveri di metallo, è stato autorizzato dall’assessorato regionale Energia il 12 giugno scorso. Con un decreto che sorvola sull’assenza dei necessari pareri ambientali di Asp, Arpa e Comune, per il quale l’associazione ecologista ha invocato l’annullamento in autotutela. 

Stoccaggio di scorie industriali: via libera dalla Regione senza il parere di Asp, Arpa e Comune.

La richiesta a Palermo di fare subito marcia indietro, sostenuta dal coordinamento ambientalista “Salvare Augusta“, il 30 luglio è stata inoltrata anche alla procura di Siracusa. L’esposto, inviato pure alla prefettura, accende i riflettori sull’aggiramento delle norme riguardanti gli impianti per i rifiuti speciali e pericolosi. “L’area destinata dista circa 600 dal perimetro urbano”, fa rilevare la denuncia. Eppure lo stesso Nuovo piano regionale di gestione, adottato nel marzo dello scorso anno, prevede “una distanza minima di 3 chilometri indipendentemente dalla presenza di eventuali opere di mitigazione”. E’ esattamente il doppio della distanza dalla Borgata segnata da Google maps. Non solo, “il progetto d’impianto in esame non risulta essere stato preventivamente sottoposto alle obbligatorie procedure di Valutazione d’incidenza rispetto al sito Natura 2000, distante appena 500 metri. “Né tanto meno appare documentato l’avvenuto espletamento di una Verifica di assoggettabilità o di Valutazione d’impatto ambientale“, prevista dal Testo unico del 2006. Anche i vincoli del Piano paesaggistico sono stati ignorati dal decreto regionale, risultato monco del parere della Soprintendenza.  Ma ciò che maggiormente colpisce è che “viene acquisito l’assenso di Arpa Sicilia, Asp 8 di Siracusa, Dipartimento ambiente e Comune di Augusta, omissive dell’espressione del parere finale”.

Salvare Augusta: decreto regionale applica silenzio assenso ma legge lo esclude sull’ambiente.

sopra, la distanza dal centro abitato secondo Google maps.
copertina,la localizzazione della Hub Cem a Punta Cugno (foto tratta dal sito societario).

Un silenzio dagli enti territoriali e sanitari che il Dipartimento regionale energia equipara ad “assenso”, con una forzatura della normativa vigente fortemente contestata da Salvare Augusta. Il coordinamento, infatti, ricorda che “l’operatività dell’istituto del silenzio-assenso è categoricamente esclusa per tutti gli ‘atti e procedimenti riguardanti l’ambiente, la salute e la pubblica incolumità‘”. Per gli ambientalisti non serve solo far riferimento “ai casi in cui la normativa dell’Unione europea impone l’adozione di provvedimenti amministrativi espressi”, “ai casi in cui la legge qualifica il silenzio dell’amministrazione come rigetto dell’istanza”. A indurre maggiore accortezza negli uffici della Regione sarebbero bastate le cronache. Ad agosto 2022, nella vicina contrada San Cusmano, un fulmine aveva mandato in fiamme le plastiche del deposito Ecomac. Nonostante le abbondanti diossine depositate dell’incendio, 12 mesi dopo l’azienda di riciclo viene autorizzata a incrementare gli stoccaggi temporanei a 1.840 tonnellate, portando la soglia annua a 160 mila tonnellate. Ignorando la lezione, la Regione di fatto pone le basi del disastro ambientale di due anni dopo, quando a inizio luglio 2025 le fiamme divorano nuovamente l’impianto. Ci vorranno dieci giorni per spegnerle e i campionatori di Arpa, piazzati nella vicina discarica di Regenia solo alcuni giorni dopo l’inizio del rogo, rileveranno valori di diossina 178 volte superiori il limite massimo fissato dall’Oms. Poi arrivate a 600 volte il limite urbano.

Hub Cem Import Export autorizzata per 500 mila tonnellate di rifiuti, il triplo di Ecomac.

Nonostante la vicinanza di Regenia a Ecomac, e la richiesta pendente per la discarica di ceneri industriali Log service nella stessa area, Palermo autorizza il nuovo stoccaggio di rifiuti pericolosi nel porto commerciale. Con quantità per giunta notevolmente superiori di quelle ammesse per il deposito andato a fuoco. Alla “Hub Cem Augusta” accorda una potenzialità annua di 500 mila tonnellate di rifiuti non pericolosi, e di 9 mila per quelli pericolosi, permettendone la presenza contemporanea in banchina di 60 tonnellate. Nella lista con 66 voci c’è di tutto: rifiuti plastici, polveri di caldaia, ceneri di carbone, particolato di metalli, imballaggi, piombo, zinco, “materiale di dragaggio contenente sostanze pericolose”, gomma. Ma soprattutto ci sono potenziali inneschi per incendi devastanti come legno, “scarti di corteccia e sughero”, segatura, trucioli, prodotti tessili. Possono sostare nei piazzali fino a sei mesi e “devono essere stoccati all’interno di aree confinate”. Inoltre “tali rifiuti devono essere protetti dalle acque meteoriche e dall’azione del vento a mezzo di appositi sistemi di copertura, anche mobili”. Prescrizioni simili riguardavano anche Ecomac, ed è finita che dall’inchiesta giudiziaria non sono ancora emerse responsabilità definite sul loro rispetto, né su chi doveva vigilare per l’attuazione. Se ne parlerà il 6 agosto in un consiglio comunale straordinario chiesto dall’opposizione, ma dopo l’inconcludenza autoassolutoria della commissione d’inchiesta avviata dall’Assemblea regionale siciliana, Salvare Augusta ha poche speranze che a San Biagio si faccia luce. Né che, fra un concerto e un cabaret offerti da Regione e Comune come “compensazione” ambientale, nel frattempo “questa zona diventi una pattumiera di Sicilia ancor più grande di quanto già sia”.

I dubbi di Arpa sulla collocazione dei carichi che superano i livelli di radioattività ammessi.

planimetria allegata all’esposto di salvare Augusta.

Fra l’altro questo nuovo “stoccaggio” portuale tratterà materiale ancora più delicato di cartone e plastica riciclati da Ecomac. Tanto che Arpa, nel 2022, alla Hub Cem Augusta “chiede di integrare la planimetria con indicazione dell’area dove è previsto lo stazionamento temporaneo dei mezzi i cui carichi dovessero eccedere i livelli di radioattività“. E’ una puntualizzazione necessaria. Sotto la classificazione minimalista di “rottami ferrosi” si trovano spesso impianti industriali smantellati, dove si sono svolti processi produttivi che li hanno lasciati fortemente contaminati. Nell’aprile 2016, la Fiom e la Cgil di Catania avevano lanciato l’allarme sui controlli nella filiera di questo smaltimento delicatissimo, che aveva proprio Punta Cugno come hub logistico. Fra l’altro, proprio l’1 agosto scorso, dal ferrovecchio accatastato in banchina si è alzato il fumo di una combustione che teoricamente non sarebbe possibile. I mezzi nautici antincendio, temprati su ben altre emergenze nel porto petrolifero, hanno rapidamente risolto l’enigmatico evento. Che resta però come un campanello d’allarme. Anche perché la “Hub Cem Augusta” è di fatto esordiente nel settore, nonostante le contiguità del gruppo imprenditoriale con la Srl di Rigenia, messe in luce da un dettagliato reportage di Laura Santangelo su La Sicilia del 3 agosto. La Spa autorizzata dalla Regione ha sede legale nella Etna valley catanese di Pantano d’Arci, ma il suo cuore manageriale è a Paternò. Infatti è nel paese etneo di Gaetano Galvagno, presidente dell’Ars e riferimento in Sicilia della seconda carica dello Stato, Ignazio La Russa, che affonda le radici un gruppo imprenditoriale-familiare in forte espansione proprio negli ultimi anni.

Gruppo Caruso di Paternò: dai supermercati Eurospin chiavi in mano al traffico navale dei rifiuti.

Del paternese Gaetano Caruso è la “Hub Service“, nata società a responsabilità limitata e presto diventata spa, che secondo l’Ateco dell’ufficio camerale si dedica alla “locazione immobiliare di beni propri o in leasing”. Poi c’è la “Hubcem“, società per azioni iniziata come srl, che secondo il sito societario “si occupa di importazione e commercializzazione di cemento sfuso”, la cui “base logistica è il terminal” a Punta Cugno “costituito da 8 silos di capacità pari a 12 mila tonnellate”. Il codice Ateco della “Hub Cem Augusta Import & Export” parla invece di commercio all’ingrosso di altri materiali da costruzione“. Ma nella ragione sociale riportata dal sito Cerved specializzato in imprese, figura pure “il trattamento di rifiuti anche speciali, pericolosi o non”. Tuttavia punta di diamante della holding è la Ecoin Spa”, impresa di costruzioni partita srl e ora con 250 dipendenti, esplosa dopo essere uscita immacolata da un’inchiesta sugli affari clan Santapaola-Ercolano. Secondo quanto riporta il già citato reportage del quotidiano catanese, i giudici avrebbero poi appurato che i titolari erano stati invece vittime della cosca:“A imporre loro il pizzo era stato persino lo zio, Pippo Mirenna”. Il sito specializzato “Aziende24“, in quello che sembra un redazionale, parla della società in termini entusiasti:“Il modello aziendale risulta innovativo, in quanto la quasi totalità delle attività per la costruzione di capannoni destinati alla Gdo (grande distribuzione organizzata, cioé supermercati e centri commerciali, ndr) e alla logistica vengono fatte in house e precisamente: ricerca ed acquisto delle aree edificabili; le varie fasi della progettazione; la costruzione delle strutture utilizzando i prefabbricati in cemento armato e propri mezzi per l’installazione; l’attività commerciale di vendita a terzi”. Uno schema di successo, visto che “in questi ultimi anni il Gruppo ha intrattenuto significativi rapporti con clienti primari, fra cui l’Eurospin Sicilia”

Autore

Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

Lascia un commento:

Top