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Augusta, Pd cede: ok Pancari e Campo largo, Fi si prende il Centro

AUGUSTA – Capolinea per la corsa solitaria del Pd alle comunali di Augusta, torna l’ipotesi Campo largo per salvare il salvabile contro la valanga centrodestra, che scende travolgente su Palazzo San Biagio insieme all’attuale sindacatura Giuseppe Di Mare. La svolta è arrivata nel fine settimana, quando il tavolo regionale del centrosinistra ha cercato di incollare i cocci lasciati dalla rottura di Ismaele La Vardera, auto-candidatosi alla presidenza della Sicilia 2027 col sostegno di Alleanza verdi sinistra. Quando il pallino è passato in mani interamente palermitane per la soluzione del caso augustano, e con i conti del pallottoliere locale che comunque faticavano a tornare, il Partito democratico ha sposato la candidatura benedetta dall’alto di Salvo Pancari, anche se messa in scena da Avs con la regia dei 5 Stelle. Ignorando le bocche delle dirigenze ancora cucite strette, a fare filtrare la notizia è stato il consigliere d’opposizione Ciccio La Ferla, attraverso alcuni post dove annunciava il ritiro dall’agone per sostenere l’avvocato Stefano Amato, indicando anche la lista dem e la coalizione Pancari come prescelte. Una svolta che ricuce la sconcertante frattura di inizio febbraio, quando Sinistra italiana e pentastellati hanno chiuso tutte le porte a scelte condivise coi democratici, dettando loro tempi e condizioni. Che alla fine il maggiore partito del Campo largo ha dovuto accettare, quando è naufragato il tentativo della sua consigliera Milena Contento di proporsi sindaca attrattiva per i moderati sia in dissenso col meloniano Di Mare, che a disagio col profilo  “sinistrorso” del sindaco proposto da Alleanza progressista.

Avs e 5s con liste separate, dem al bivio su “bicicletta” con una civica per pescare fuori partiti.

Cinzia Di Modica.
in copertina, Salvo Pancari con la dirigenza di Avs e 5 Stelle..

Ogni partito del centrosinistra quindi dovrebbe competere con una propria lista e simbolo, incamerando eventuali indipendenti, a meno che il Pd non accentui l’orientamento inclusivo e accetti un logo “bicicletta” con una lista civica. Edicola libera però si è già sfilata, dopo che il tavolo del Campo largo ha tagliato fuori l’“edicolante” Domenico Tringali da ogni trattativa, e ora non va a fare da porta acqua. Concetto Cacciaguerra invece dichiara di non volere rinunciare al debutto di Coraggio e libertà sulla scheda, “da indipendente sempre e assolutamente”. Chi non vuole assolutamente esserci sui volantini elettorali è Stop veleni, per non inquinare in alcun modo la sua difficile battaglia ambientale, anche se la popolare portavoce storica Cinzia Di Modica è l’oggetto del desiderio tanto dei dem quanto di Avs, e dei 5s da sempre vicini al comitato. Una candidatura che sta a cuore soprattutto ai Verdi di sinistra, che dopo essersi impuntati su una corsa solitaria ora stanno facendo i conti con una soglia di sbarramento ancora fuori dalla loro portata. Pancari comunque ha già iniziato la sua campagna social, ma al momento solo coi loghi di Avs e 5s.

L’opposizione slitta tutta a sinistra, i forzisti diventano faro pure per moderati freddi su Di Mare.

La convention di presentazione delle liste di Forza italia.

Col Campo largo che ha sacrificato il centro per sbilanciarsi tutto a sinistra, diventando ostaggio dei populismi nella versione ripulita “woke”, e con gli autonomisti del Mpa evasivi su una proposta politica più ampia delle inaugurazioni social dei suoi assessori, è Forza italia a diventare il punto di riferimento dei moderati. Compresi quelli che Di Mare, insomma, si appoggia perché non c’è alternativa, ma senza entusiasmo e aspettando la prima occasione. I forzisti sono già in piena campagna elettorale, gli unici a presentare i santini candidato dopo candidato. E pare con l’intenzione di riempire l’album delle figurine fino alla casella 18, per tenersi strategicamente liberi gli ultimi 6 posti in lista a secondo di come si mettono le cose. Stanno già attrezzando la sede elettorale in pieno centro, a due passi dal Comune. E anticipano di aver prenotato lo stesso governatore Renato Schifani per il grande botto a ridosso delle votazioni del 24 maggio, il quale non arriverebbe a mani vuote (nel senso di un corposo intervento della Regione per rilanciare l’economia cittadina). Nel resto del centrodestra pigliatutto le cose non sembrano filare tutte così lisce. 

Lega sulla scheda sotto mentite spoglie, Augusta2020 è test per il peso del sindaco in Provincia.

Marco Niciforo.

Esclusa la Lega, costretta a mimetizzarsi dietro l’anonimo logo Insieme per raccogliere candidature riottose ad attaccarsi il marchio del partito trumpiano e filo putiniano, l’unica vera lista civica è quella di Augusta2020. Che viaggiava col vento in poppa, dopo che il leader Marco Niciforo era stato ripescato al Libero consorzio e piazzato in un assessorato con rubriche appetibili. Ma l’azzeramento delle deleghe assessoriali, deciso dal presidente Michelangelo Giansiracusa, ha gettato la Provincia di Siracusa in un clima di incertezza, proprio quando le comunali di Augusta si avvicinano. Toccherà adesso a Di Mare mettere il cappello su una delle quattro poltrone più pesanti, lasciando inalterato l’appeal elettorale dell’alleato Niciforo, e allo stesso tempo entrare lui stesso nella Champion league del Siracusano, stante la prevista retrocessione dell’onorevole supporter Carlo Auteri

Overbooking per le liste del primo cittadino, Carta teme crescita di un Polifemo che divorerà tutti.

Peppe Carta e Peppe Di Mare, seduto il vicesindaco Biagio Tribulato.

Tuttavia, al momento il problema maggiore per il primo cittadino è quello dell’overbooking. Troppi aspiranti consiglieri sulla linea ad alta velocità del sindaco, e troppi strapuntini del Tgv Di Mare già prenotati per i suoi fedelissimi. Tanto che le quattro liste “civiche” direttamente collegate a questa locomotiva Fratelli d’italia, fra le quali non manca “più Augusta” che suscita rimembranze dei comizi di Cetto Laqualunque, sembra debbano attingere ai ranghi dei dirigenti meloniani per essere rimpolpate. Al punto che già si sussurra sulla possibile assenza del logo Fdi nella scheda, e il fatto che nessuno ancora ha diffuso “santini” elettorali col simbolo di Giorgia (la premier, non la cantante) certo non aiuta a smentire le voci. Alle quali si sono sovrapposte con insistenza quelle che insinuano di un Peppe Carta attivo a bordo “Campo”, per cercare di piazzare candidati anche fuori dal listone della sua Grande sicilia, persino in liste schierate all’opposizione di un’amministrazione che l’onorevole sostiene con una robusta presenza assessoriale. Il fatto è che l’harakiri della minoranza, quando ha rinunciato all’ex sindaco Pippo Gulino per stoppare l’erosione di ceto politico dalla maggioranza e mettere definitivamente fuori gioco il Pd, comincia a preoccupare gli stessi alleati di Palazzo. I quali rischiano di trovarsi un primo cittadino trasformato in Polifemo, pronto a fagocitarli uno a uno, appena liquidata la pratica di amministrative ormai diventate pro forma. Specie se tutti gli altri elettori che un tempo si definivano d’opinione, perché non direttamente “interessati” al risultato, se ne staranno a casa coi pop corn.

Autore

Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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