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“Via il Sin, ostacola investitori”: Di Mare svela il suo +5 per Augusta

AUGUSTA – “Se non si può bonificare, allora togliamo l’area Sin, perché ci sono tante aziende che vogliono investire e non possono”. Nella lussuosa cornice del Mangia’s di Brucoli, il 19 ottobre Peppe Di Mare mette le carte in tavola sugli obiettivi della sua prossima sindacatura. Le comunali sono solo il prossimo anno, ma per la sua amministrazione di centrodestra è il momento di far partire la campagna elettorale. Facendo subito capire che questi primi cinque anni da primo cittadino di Augusta, segnati da consumo di suolo record e stretta collaborazione con gli industriali, in pratica sono stati solo la prova generale. Nel suo prevedibile quinquennio ulteriore alla guida della città, punterà a far cancellare i vincoli ambientali del Sito d’interesse nazionale, a causa dei quali “oggi non si può toccare nulla”. Dal partito di governo ormai “suo” a tutti gli effetti – “sono il sindaco di Fratelli d’italia, sottolinea quindi non continueranno ad arrivare solo finanziamenti a pioggia per spettacoli di grido e costose riqualificazione urbane. Ma in questa domenica in cui ha riunito tutti nella sala convegni dall’architettura simil raffineria, lo stesso dove ogni anno si ritrova il gotha nazionale Fdi, fa intravedere la futura capacità di influenzare le stesse scelte legislative. Esagerazioni a beneficio del plaudente popolo di supporter, di ogni età e condizione sociale, accorso in migliaia ad ascoltarlo? Forse. Ma quando il deputato Manlio Messina, in collegamento telefonico lo qualifica come “il migliore amministratore in Italia”, è evidente che l’augustano un certo nome a Roma deve averselo fatto. Tanto che non teme di vantare il rinnovo di piazza Mattarella, “nonostante le numerose denunce”, sulla quale c’è un’inchiesta ancora aperta.

Il sindaco lancia la ricandidatura sotto l’ombrello di Carta, Italia sponsor ma è gelo da Cannata.

sopra e copertina, momenti della convention elettorale del sindaco Giuseppe Di Mare.

Certo, l’onorevole Messina ha lasciato il gruppo parlamentare meloniano, e questa sponda romana si trova in piena eclissi. Non va meglio col vecchio sponsor Luca Cannata. Che alla grande convention in stile primarie americane, comprensiva di braccialetti gadget distribuiti gratuitamente, non si è fatto vedere. Il reggente di Fdi in provincia, infatti, ha preferito affidarsi a un messaggio di circostanza. E’ toccato così a Peppe Carta mettere peso specifico all’affollata kermesse. Un ruolo che deve aver colto di sorpresa lo stesso deputato regionale di Grande sicilia, se esordisce al microfono rivelando che “non sapevo di dover parlare”. Giovanni Cafeo preferisce restare nel parterre, lasciando che a parlare per la Lega sia il segretario cittadino Rosario Salmeri. La sorpresa sono Francesco Italia, sindaco di Siracusa, e il presidente della provincia Michelangelo Giansiracusa. E’ stato proprio l’elezione di quest’ultimo, con l’appoggio determinante del voto ponderato del gruppo Di Mare, ad aprire la crepa con Cannata. Perciò resta da vedere se i due danno valore aggiunto, oppure un altro grattacapo nel partito. Anche se questa appartenenza può essere momentanea, perché il sindaco sembra più organico alla Dc sicilia di Totò Cuffaro, che ai meloniani. Carlo Auteri, deputato regionale ripiegato sui cuffariani dopo la rottura con Fdi, è l’unico ospite esterno che resta fino alla fine. E il coordinatore cittadino dei neo democristiani, Marco Stella, viene accolto sul palco con un’ovazione che si presta a molte letture.

A Forza italia uno sgarbo di troppo: Gennuso e Amato non si fanno né vedere né sentire.

Nel coro ascoltato da intere famiglie vestite a festa, nonni compresi, ai più probabilmente è sfuggita la nota stonata di Forza italia. Il deputato regionale Riccardo Gennuso non si è fatto né vedere, né sentire. Stesso profilo bassissimo per il coordinatore cittadino, Paolo Amato. Pare infatti che l’invito non fosse stato caldeggiato più di tanto, dando l’impressione che fosse più per forma che per sostanza. A salvare le apparenze c’è comunque il consigliere Corrado Amato, che porta i saluti dei due assenti e – per abbondare – anche quelli del presidente della Regione, Renato Schifani. Nel resto degli interventi “locali” non ci sono sorprese, compreso l’inevitabile sfottò all’opposizione, incapace di mettere in piedi una sindacatura concorrente.  Per il resto è tutto come da copione “americano”. Soffitto costellato con cartelli dove c’é un “cinque+cinque” per tutto, animalisti compresi. Telecamere ovunque, anche se manca un’area riservata alla stampa non accreditata dal Palazzo. Però c’è uno studio video allestito ad hoc per registrare interviste. Viene proiettato un documentario sulle opere pubbliche realizzate, seguito con attenzione da alunni al primo giorno di scuola. Poi Di Mare sale sul palco col modellino Lego della porta spagnola, sul quale alla fine chiederà agli elettori di mettere l’ultimo mattoncino. Ma prima di iniziare con l’apoteosi del discorso finale, fa cantare l’inno nazionale pure ai sordomuti, grazie ad un’interprete del linguaggio dei segni. La platea si è sobbarcata un’ora di coda per essere presente allo sfarzoso evento, anni luce distante dall’esordio 2020 nel modesto auditorium di palazzo San Biagio. Tantissima facce di allora non ci sono più, così come non si percepisce più lo stesso entusiasmo elettrizzante. D’altronde “Augusta è cambiata”, come ricorda il sindaco. E i nuovi sostenitori hanno piuttosto quel tipo di entusiasmo di chi riesce a essere in lista al Billionaire, club esclusivo che certifica uno status raggiunto, piuttosto che un obiettivo da raggiungere.

Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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