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Augusta a rischio Beirut, Legambiente: perché Maxcom amplia il pontile?

AUGUSTA – Cosa ci deve fare con un pontile più grande questo deposito di carburanti Maxcom, quando dalla Borgata di Augusta avrebbe dovuto traslocare già da un bel pezzo? E soprattutto, perché l’adiacente Zona speciale di conservazione delle ex saline Migneco-Lavaggi continua a restare nella cartografia di perimetrazione della Zona economica speciale? Se lo chiede Legambiente, che in questa estate condizionata dal Covid non si fa distrarre da furbi slogan come “semplificazione”. Con un comunicato diffuso il 5 agosto, l’associazione ecologista fa sapere di aver presentato le sue osservazioni negative “al procedimento di Valutazione d’impatto ambientale del progetto di rifacimento e allungamento” della banchina, a servizio dei serbatoi costieri di combustibile. L’opera a mare di fatto andrà a potenziare l’attività a terra di un insediamento ad alto rischio, proprio nel momento in cui le immagini di Beirut stanno mostrando gli effetti devastanti degli stoccaggi pericolosi nelle zone portuali a ridosso dei centri abitati.

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Dal 1995 il Piano risanamento impone delocalizzazione.

Che la Maxcom fosse un insediamento ad alto rischio si sapeva sin dall’inizio, e infatti era stato piazzato in aperta campagna. Ma poi è finito fagocitato nel quartiere a più alta densità abitativa di Augusta, durante l’urbanizzazione selvaggia degli anni Settanta. Una bomba in mezzo alle case “che secondo il Piano di risanamento, approvato con decreto del Presidente della Repubblica del 17 gennaio 1995, deve essere delocalizzata in altra area portuale che viene individuata in quella di Punta Cugno“, ricorda Legambiente nel suo comunicato. “Non entriamo in merito alle ragioni per cui tale delocalizzazione non è stata finora attuata, ma rimane fermo che non può essere accettata nessuna ipotesi di modifica delle sue strutture che sia funzionale a far permanere il deposito nell’attuale collocazione urbana”, osservano gli ambientalisti. Anche perché quell’attracco ristrutturato per accogliere navi cisterna più grandi, è un progetto che cozzerebbe con una serie di normative ambientali.

La nuova banchina sui fondali “zona rossa” del Sin.

Il deposito costiero fra i palazzi della Borgata.
copertina, il pontile Maxcom (foto Legambiente)

“Abbiamo evidenziato che il pontile di cui si chiede il rifacimento e allungamento è collocato nella parte nord del porto Megarese e ricade all’interno del Sin Priolo. Esso è posizionato su fondali che secondo le indagini effettuate da Ispra e Cnr sono fortemente contaminati. Pertanto qualunque operazione – fosse anche la sola infissione di palancole – che determini un pur minimo sommovimento del sedimento marino, deve essere preliminarmente esaminata ed approvata dalla apposita direzione del Ministero dell’ambiente“. Ma il ricorso di Legambiente non si ferma alle prescrizioni indicate per la “zona rossa” del Sito d’interesse nazionale. “Il Piano regolatore portuale citato nel progetto Maxcom è antiquato mentre è attualmente in corso di elaborazione il nuovo Prp e, in ogni caso, manca il parere dell’Autorità di sistema (e quest’ultima non può esimersi dal tenere presente ciò che prevede il Piano di risanamento“. Tuttavia, aldilà degli aspetti tecnico-burocratici sulla pratica impugnata, ciò che veramente turba l’associazione ecologista è la mancata spiegazione sulla esigenza di ampliamento.

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“Navi di maggiore portata per altri serbatoi a terra?”.

“Nella proposta progettuale manca la motivazione della necessità di incrementare la portata delle navi che accostano al pontile. Se ciò fosse propedeutico a un contestuale o successivo aumento dello stoccaggio a terra con ulteriori serbatoi, per le intuibili refluenze sul piano ambientale e della sicurezza, appare evidente che sarebbe necessario sottoporre a Valutazione di impatto ambientale anche l’ampliamento del parco serbatoi”. Legambiente fa notare “che il deposito, con capacità complessiva di stoccaggio idrocarburi superiore a 40.000 metri cubi, ha una semplice Autorizzazione unica ambientale rilasciata dalla Provincia, mentre a parer nostro la legge prevederebbe il possesso della Autorizzazione integrata ambientale di competenza statale”. Fra l’altro, “la scheda del Piano di risanamento dice che la delocalizzazione del deposito permetterebbe di conseguire I’obiettivo fondamentale della riqualificazione urbanistica per la formazione di aree verdi, con obiettivi di decongestionamento del traffico e in particolare per la riduzione di quello pesante. Potrà assumere la funzione di ‘polmone verde’ in una zona che oggi si presenta carente”.

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L’adiacente Zona di conservazione rimasta nella Zes.

Enzo Parisi

Il comunicato degli ecologisti prosegue dicendo che “mancano altresì tutte le ulteriori valutazioni sulle interferenze con la prevista realizzazione dei viciniori pontili della Marina militare, sul ricambio delle acque portuali attraverso il Rivellino, sul rischio collisioni, sulle emissioni delle navi ormeggiate e le ricadute sulla popolazione del quartiere”. Ma soprattutto manca “l’indispensabile Valutazione d’incidenza sulle vicine aree umide“. E sono proprio gli stessi invasi delle vecchie saline, che si trovano al centro di un “giallo” legato alle Zes. Una prima stesura della Zona dove incentivare l’insediamento di attività produttive le ricomprendeva insieme a quelle superstiti del porto commerciale, come fossero semplici terreni incolti. La revisione della perimetrazione “ha scorporato quelle di Punta Cugno, ma non le Migneco-Lavaggi“, ha rivelato Enzo Parisi, durante il consiglio comunale del 31 luglio. 

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Parisi: troppe anomalie, nessuno finga di non sapere.

Il portavoce di Legambiente era intervenuto alla seduta sul Piano qualità dell’aria, parzialmente bocciato dal Tar. Ma si era allargato alla questione delle Zes che erano state disegnate a capocchia”, le cui cartografie tuttora “non sono pubblicate sul sito della Regione ma su Euroinfosicilia“. Una anomalia, come le particelle catastali che appaiono e scompaiono, manco a Palermo fossero incapaci di una visura sui registri informatizzati del Catasto. Una doppia “svista” che inquieta gli ecologisti, perché l’incorporazione delle aree nelle Zone economiche speciali le sottrae alla normale trafila delle autorizzazioni. Il che significa corsia preferenziale in deroga“, con permessi di nuovi insediamenti produttivi rilasciati velocemente e da pochissimi soggetti. Insomma, senza mettere precisi paletti si creano le possibilità di un colpo di mano sulle Zsc attaccate alla Borgata, e confinanti con la Maxcom. Per questo Parisi ha chiesto al microfono del verbale consiliare:“Ma queste cose chi li controlla?”. E per questo il comunicato ambientalista sul nuovo pontile di un deposito carburanti che doveva sloggiare da un pezzo, conclude dicendo che “chi deve pronunciarsi sul progetto in questione tenga in debito conto quanto sopra. E nessuno finga di non sapere”.

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Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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