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Primo maggio deserto, l’informazione diventa occhi e orecchie per tutti

EDITORIALE – “Mai come in questo momento c’è bisogno dell’informazione, quella vera, che arriva dai giornali e dalle televisioni indipendenti”. Irene Casino è uno di questi presidi della democrazia, con la sua edicola ad Augusta sempre aperta domenica e festivi. In un Primo maggio pieno di “eroi” di ogni tipo, che restano a lavorare quando gli altri “festeggiano”, ci sono anche loro: gli edicolanti. E i giornalisti che quelle prime pagine da esporre fuori dalla porta, come un bene essenziale anche quando gli alimentari sono chiusi, le riempiono con le cronache ai tempi dei Coronavirus. Articoli scritti di chi resta sul pezzo “oggi più che mai, perché siamo gli occhi e le orecchie di chi è confinato in casa”, come puntualizza Francesco Nania, fiduciario provinciale dei cronisti. O “servizi e lanci che devono restituire più di prima le emozioni di una ricorrenza senza manifestazioni pubbliche”, come racconta Giuseppe Cascio, presidente dei reporter televisivi e telematici siracusani. In poche parole, “comunicazioni che assicurano informazioni responsabili, a servizio dei cittadini e non della politica che rappresenta le Istituzioni”, come spiega Franco Di Parenti, presidente regionale degli uffici stampa. Se in questi giorni si può ancora dibattere intorno il difficile equilibrio fra provvedimenti emergenziali e libertà costituzionali, fra necessità economiche della ripartenza e quelle sanitarie per il contenimento del Covid, è grazie a questi lavoratori che si sentono come un presidio in prima linea.

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L’edicolante: oggi più che mai il giornale è riferimento.

Perché tutto quello che rappresenta il Primo maggio, in questo 2020 senza cortei e concertoni, è affidato nelle sole mani del sistema informazione. Con le sue luci e le sue ombre, come ogni cosa sotto questo cielo. Ma che resta un punto fermo in tempi dove tutto sembra tornare in discussione. “Con il #iorestoacasa la clientela è ovviamente diminuita, ma quasi tutti quelli che erano attaccati al quotidiano continuano a comprarlo”, testimonia la titolare dell’edicola al lungomare Rossini (nella foto in copertina). Il perché è presto detto. “Nella babele di internet il giornale è ancora un punto di riferimento per molti”. Soprattutto alla vigilia di questa fase 2 confusa nei modi, ambigua nei fini, e densa di incognite per il lavoro che verrà. “Siamo stati un po’ più fortunati perché abbiamo comunque potuto continuare a lavorare”, dice ancora Casino. Anche se non sono i pochi euro guadagnati coi quotidiani, in un’Augusta ancora svuotata dalle pattuglie a caccia di “autocertificazioni”, a spingerla a stare aperta. Il suo collaboratore Francesco Pillera annuisce in segno di convinta conferma, quando la “principale” dichiara che “l’informazione serve pure il Primo maggio. Anzi, quest’anno ancora di più”.

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L’Unci: cronisti unici a muoversi, siamo gli occhi di tutti.

Francesco Nania
fiduciario provinciale
Unione nazionale cronisti

I primi a esserne consapevoli sono i cronisti“E’ un ruolo di grande responsabilità, perché siamo gli unici a poterci muovere liberamente”, dice Nania. Spiegando senza retorica che “per questo motivo sentiamo una spinta maggiore a essere presenti dove i fatti accadono, a perseverare nonostante le sempre maggiori difficoltà frapposte”. Se già normalmente “la cronaca non va mai in vacanza”, con il lockdown diventa qualcosa in più. “C’è una sfumatura diversa dal solito, nell’articolo dove sto per raccontare del chiosco incendiato a Siracusa, pare dolosamente, totalmente distrutto proprio alla vigilia della sua riapertura”. In questa storia “minima” seguita dal fiduciario Unci ci sono le grandi questioni del Mezzogiorno, dove sbarcare il lunario è uno slalom fra lo Stato che non distingue quando fa chiudere, e l’anti-Stato di un’illegalità che “riapre” a modo suo. Così come c’è molto altro dietro la semplice intitolazione di una via a Palazzolo Acreide, per la quale non si è voluta aspettare la possibilità di avere pubblico e fanfare. “E’ stata dedicata a Calogero Rizzuto, per anni direttore di quell’area archeologica, con una composta cerimonia insieme ai familiari e a chi ne ha preso il posto, Rita Inzolia“. Il dirigente della Soprintendenza è stato fra le prime vittime accertate del Covid-19 in provincia. Nonché vittima, in via di accertamento giudiziario, della disorganizzazione nell’emergenza Coronavirus.

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Ripartenza, il ruolo dei giornalisti nella comunicazione.

Non ci sono stati funerali solenni in grado di restituire l’emozione che ha provocato quella morte così simile a una tragedia greca. Così come non ci sono comizi e happening musicali in piazze imbandierate, in grado di restituire l’angoscia di chi il Primo maggio, più che festeggiare, si domanda che lavoro ci potrà mai essere. Nel solo settore “benessere“, dove le statistiche di Confartgianato inseriscono parrucchieri ed estetisti, il Siracusano registrava nel 2019 ben 1.257 addetti in 791 centri, pari al 8,5 per cento delle attività imprenditoriali in provincia. Oggi le contraddittorie fonti ufficiali parlano di distanze e mascherine, meno di quanta gente si dovrà re-inventare qualcosa per arrivare a fine mese. Eppure la pandemia ha le sue dure necessità, e le Istituzioni non si possono permettere il lusso di ignorarle. Così anche per i giornalisti degli Enti, questa festa dei lavoratori non è un giorno di vacanza. Anzi, tutto il contrario.

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Il Gus: uffici stampa contro il vizio della propaganda.

Francesco Di Parenti
presidente regionale
Gruppo uffici stampa

Gli addetti stampa del Comune di Siracusa sono al lavoro per “preparare” una possibile riapertura dei mercati, senza trasformarla in un pericoloso “liberi tutti”. Per chi lavora nell’informazione istituzionale, “soprattutto in quella che in questo momento non può fermarsi”, è una nuova sfida “che non viene nemmeno riconosciuta nello stipendio”, nota Di Parenti. Il presidente del Gruppo siciliano uffici stampa si sofferma sulla “versatilità” richiesta a figure professionali, che devono garantire la pubblica utilità dell’informazione ufficiale destinata ai cittadini“. L’uso disintermediato dei social, soprattutto da parte di chi occupa cariche elettive, non è affatto indice di “democrazia diretta”. Anzi, “si comincia a fare confusione fra informazione e propaganda“. Un sindaco, ad esempio, “avrà la tendenza a promuovere maggiormente la propria immagine, anziché quella dell’Istituzione che rappresenta”. I giornalisti “sono stati una risorsa in più, per le pubbliche amministrazioni che ne erano dotati”. Anche se non sempre, ammette l’esponente del Gus, qualche suo collega “ha avvertito il rischio della disintermediazione giornalistica: un ufficio stampa è una fonte ufficiale, perciò deve sempre effettuare verifiche rigorose sui contenuti dei comunicati. Specialmente se veicolati sui social, dove non passano al vaglio delle redazioni, che sono in grado di correggere il tiro”.

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L’Agirt: a stampa tv e online ridare emozioni 1 maggio.

Giuseppe Cascio
presidente Associazione giornalisti
radiotelevisivi e telematici

“E’ un fenomeno ampiamente studiato che la moltitudine di input generata dalla condivisione virale, alla fine modifica il contenuto originale“. Come esperto di comunicazione sociale, Cascio spiega che “per non far perdere il messaggio originario, occorre che l’amplificazione avvenga attraverso strumenti che usano lo stesso sistema di decodifica, quali sono appunto le redazioni giornalistiche“. Le quali non hanno la bacchetta magica, né sono esenti da propri orientamenti e imperfezioni professionali. “Tuttavia sono sorvegliate da un Ordine, ente di diritto pubblico regolamentato dalla legge, che le impegna a stare dentro i limiti dell’etica e della deontologia“. Chi ne propugna l’abolizione citando questo o quel caso limite, in realtà cerca il Far-west perché conta di essere l’unico col fucile in un una massa di “pistola”. Il Dpcm #iorestoacasa ha chiuso ogni luogo dove si può discutere liberamente, dalle parrocchie ai barbieri. Qualche amministrazione particolarmente incline al bavaglio ha persino cancellato l’attività consiliare, per oltre un mese. La festa della Liberazione è stata esiliata sui balconi, quella del Lavoro confinata in qualche pagina Facebook sperduta come un atollo nell’oceano dei post. Così, conclude il presidente dell’Agirt“ai cronisti tocca essere più incisivi, trasformare l’immediatezza permessa dalle tivù e dai giornali online, in quella piazza virtuale che non si è potuta riempire concretamente”. Mai come ora, per dirla con Carlo Levi“le parole sono pietre”.

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Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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