Tu sei qui
Home > ERROR404.ONLINE > Augusta, 25 Aprile: nella “resistenza” dei Totis il valore attuale della libertà

Augusta, 25 Aprile: nella “resistenza” dei Totis il valore attuale della libertà

Ultimo aggiornamento Saturday, 20 June, 2020   13:28

AUGUSTA“Questo è il tempo della nuova Resistenza, la resistenza contro l’intolleranza”. E’ un 25 Aprile particolare, quello di Giambattista Totis. Perché il ricordo di una data che ha “mancato” solo per una manciata di anni, si intreccia profondamente coi ricordi familiari. Con la storia di una madre, maestra elementare e prima donna di Augusta iscritta al Partito comunista degli “scomunicati”. E di un padre friulano di nascita, anarchico di indole e giramondo per vocazione, con una biografia uscita da un romanzo che condensa tutte le irrequietudini del Novecento. La cui eredità, oltre al cognome nordico, è stata una fortissima idea di libertà come valore assoluto“. E’ certamente un po’ strana questa festa 2020 della Liberazione, quando tutti sperimentano il “confino” del #iorestoacasa. Celebrarla senza cortei e senza convegni sembra quasi un esercizio accademico di storia contemporanea. E invece è tremendamente attuale per questo ex preside ed ex candidato sindaco nel 2015, nonché ex assessore ed ex di qualsiasi altra cosa abbia avuto a che fare con la politica dell’ultimo mezzo secolo. “E’ molto di più di una ricorrenza: è fondamentale per mantenere la memoria su cosa si rischia quando viene a mancare la libertà“. Oggi che a minacciarla sembra essere solo il coronavirus, in realtà “il vero pericolo è la persecuzione del diverso“. Che in un mondo chiuso in sé stesso per la paura del Covid-19, prende forme più insidiose. In grado di far dimenticare che tollerare è il fondamento del vivere civile“.

PER APPROFONDIRE: 25 Aprile, Augusta si scorda Bella ciao e la cittadinanza onoraria al Duce

I 7 augustani partigiani al Nord e il bracciante tornato.

La generazione protagonista di quel 25 aprile del 1945 era già quasi scomparsa, prima che la pandemia facesse il resto. Erano in 7 gli augustani che salutarono quel giorno imbracciando un fucile nelle formazioni della resistenza. Tanti almeno ne ha censiti la banca dati della “Commissione regionale piemontese per il riconoscimento delle qualifiche partigiane”. Ma altri saranno sfuggiti a quel censimento degli anni a venire, su base volontaria, stanchi di tutto ciò che sapeva di guerra. Desiderosi solo di vivere in santa pace, godendosi quella libertà pagata a caro prezzo. I partigiani “ufficiali” che erano nati ad Augusta, sono poi rimasti nei luoghi dove avevano combattuto il nazifascismo. Tranne uno, un bracciante. Per Carmelo Amenta la sua terra non era un concetto sentimentale o anagrafico, significava il pane quotidiano. L’archivio storico racconta di una residenza in via Epicarmo, e di una data di nascita risalente a cento anni fa tondi tondi. Era partito in guerra come artigliere, l’aveva finita due mesi dopo la Liberazione fra i comunisti della leggendaria 113.ma brigata Garibaldi. Dalla resistenza in Val di Susa si era portato dietro una ferita e una storia che oggi nessuno sembra più ricordare. Nemmeno fra i vecchi “compagni” di un partito che ormai esiste sono nei loro ricordi di gioventù.

PER APPROFONDIRE Di Pietro antifascista? Art1 e Diem25: cittadinanza a Segre e non al Duce

Guerrino, l’anarchico che guardò nascere l’Europa unita.

Guerrino Totis.
(foto tratta dalla brochure celebrativa)

Pure l’avventurosa vita di Guerrino Totis è venuta fuori solo per caso, nonostante il figlio siciliano sia poi diventato “qualcuno”. A Treppo Ligosullo, invece, non l’hanno affatto dimenticato. L’anno scorso gli hanno dedicato un convegno e una targa nella casa dov’era nato nel 1918, mentre il fratello Giambattista stava ancora in trincea. Prima di approdare ad Augusta nel 1942 con la divisa del regio esercito, aveva indossato quella repubblicana dei volontari antifascisti in Spagna. A combattere i franchisti era andato ancora minorenne, ma lo avevano fermato al confine con la Francia perché ricercato dopo aver sfregiato un ritratto del Duce. Poi ci ha riprovato, e a 19 anni è uno dei pochi della brigata Garibaldi a essere arrivato direttamente dall’Italia. Fa la sua parte e viene ferito, ma è uno spirito troppo libero persino per la guerra degli anarchici. Diserta con altri due italiani che in terra iberica erano approdati anch’essi volontari, ma con la camicia nera. Preso e incarcerato in Catalogna, quando è liberato vi resta come guardia. Fino a quando la vittoria del generale Franco non lo riporta in patria, dove è subito arrestato e spedito al confino. Il padre Giobatta c’era finito durante la Grande guerra per le sue posizioni antimilitariste e pacifiste, morendoci. A Guerrino va meglio, perché a Ventotene trova gli intellettuali che ispireranno i principi dell’attuale Costituzione. E’ in quell’isoletta laziale quando Altiero Spinelli redige con altri il “Manifesto per un’Europa libera e unita”, che getta le basi ideali della futura Unione europea. Dopo 2 anni la deve lasciare perché va sotto le armi e lo spediscono in un isolotto siciliano trasformato in fortezza navale.

PER APPROFONDIRE: “Pronto, forse ho il Coronavirus”. Ma ad Augusta nessuno gli dà retta

Un libro dell’inquietudine che racchiude il secolo breve.

Ad Augusta conosce la maestra Lidia Pasqua, figlia anticonformista d’un sottufficiale di Marina. Ne farà una moglie e una madre, ma Guerrino non è tipo che si può tenere. Appena sbarcano, i servizi segreti inglesi lo contattano per farne un sabotatore. Poi lo lasciano perdere, forse perché non vi è portato oppure non si fidano della sua “indipendenza”. E ci vedono giusto, perché diventa un convinto militante del Pci. Quando si rende conto che il partito è troppo stalinista, se ne va coi comunisti dissidenti. Infine approda al Partito socialista, che abbandonerà polemicamente appena se ne impossessa Bettino Craxi. Dalla Sicilia se ne era già andato quando Giambattista andava ancora all’asilo. Fa avere notizie dai posti più disparati. Direttore Inail a Livorno, una laurea alla Sorbona in filosofia, direttore di una rivista dell’ambasciata italiana in Messico, docente di storia del giornalismo all’università di Roma, documentarista, attore. Quando la dolce vita romana con le frequentazioni di Vittorio Gassman, Ignazio Silone, Marco Ferreri, tramonta per sempre lasciando il posto agli anni di piombo, se ne va Puerto Rico. A San Juan tiene corsi di lingue all’Università interamericana e lezioni private fino al 1990, quando arriva alla parola fine di questo personale libro dell’inquietudine. Nel diario della sua vita c’è il riassunto di un secolo breve, iniziato col filo spinato steso sul Carso durante la Prima guerra mondiale, e finito quando il crollo del muro di Berlino si porta dietro l’ultimo pezzo di filo spinato nella Cortina di ferro.

PER APPROFONDIRE: La libertà di stampa sui social: minacce, insulti e sentenze ribaltate

Il figlio Giambattista: mi ha insegnato cos’è la libertà.

Giambattista Totis

Le ceneri di Guerrino Totis, cittadino del mondo incapace di stare a lungo in un posto, fisico o mentale che fosse, sono tornate in Carnia. Adesso che il figlio Giambattista ha quasi raggiunto l’età del padre, pur non avendo mai lasciato Augusta e restando sempre nello stesso partito nonostante i suoi tanti mutamenti, oggi dice che il 25 Aprile non è la festa di una parte, né una ricorrenza di parte: è l’affermazione della libertà come un valore assoluto“. Per chi questa libertà se l’è trovata, forse ricordi lontani e filmati in bianconero dicono poco. Qualcosa in più sicuramente dicono alla Società augustana di storia patria, che stava per celebrare il centenario di Max Corvo quando il “lockdown” ha fatto chiudere tutto. Anche questo concittadino italo-americano avrebbe avuto da raccontarne sulla Liberazione. E visto che operava in zona con l’Oss, in seguito riorganizzata e denominata Cia, magari quel friulano fuori dal comune l’ha incrociato. O almeno, ne avrà avuto il fascicolo fra le mani. Forse dal convegno che il presidente Pino Carrabino assicura solo rinviato, verrà fuori questo. O altri tasselli di storie minime dentro la Storia più grande, la cui celebrazione quest’anno ha una sfumatura particolare.

PER APPROFONDIRE: La Tromba negata diventa concerti e lumi, Augusta non si fa zittire l’anima

Triberio, Art1: con l’Anpi per #Augustaliberaresistenza.

La Sasp, per quanto si occupi statutariamente di vicende storiche locali, stavolta “partecipa alla campagna social promossa dal Mibact. Si ritiene, infatti, di fondamentale importanza per la memoria del nostro Paese commemorare tale data, simbolo della Liberazione dell’Italia, anche in questo periodo di gravissima Emergenza Covid-19, per non dimenticare il dramma della seconda guerra mondiale, per ripudiare i crimini perpetrati dalla ideologia nazi-fascista, per onorare gli eroi (uomini e donne della Resistenza), per affermare gli ideali di pace, giustizia, libertà e democrazia“. I nipotini ideologici dei resistenti hanno invece lanciato #Augustaliberaresistenza, che iscrive la città al corteo virtuale dell’Italia che resiste“. Alle 15 di sabato vogliono far suonare o intonare il canto simbolo delle lotte partigiane, poi da postare con l’hashtag #bellaciaoinognicasa, anche solo esponendo una bandiera. Giancarlo Triberio, capogruppo consiliare del Centrosinistra, spiega che “aderendo alla manifestazione indetta dall’Associazione nazionale partigiani d’Italia, pubblichiamo sui nostri profili facebook, una nostra foto con un cartello e una frase che secondo noi rappresenta la festa della Liberazione“. 

PER APPRONFONDIRE: Augusta, in Consiglio porte chiuse e niente stampa: ma l’aula fa “fetere”

“La Costituzione è nata dove si è morto per la libertà”.

Nell’appello per la festa social, definita come un’invasione di memoria“, c’è pure il motto “resistenza sempre e comunque“. Uno slogan che in tempi di campagna elettorale permanente e di revisionismo non sempre in buona fede, si presterebbe facilmente a derubricare tutto come una sorta di festa del perduto orgoglio sinistrorso. Invece è qualcosa che riguarda anche i revisionisti da tastiera, più di quanto possano immaginare. Perché senza quel momento memorabile, con tutte le luci e le ombre che ogni svolta della Storia si porta dietro, oggi la libertà di espressione bisognerebbe concepirla in modo diverso. Pure su facebook, come Cina e Turchia insegnano. O sulla stampa senza censure, che quella libertà la rendonovera” perché sottratta ai pavloviani convincimenti indotti dalla propaganda delle fonti ufficiali“. Lo spiegò bene a suo tempo Piero Calamandrei, cosa significa per tutti il 25 Aprile“Se volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate sulle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei lager dove furono sterminati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione“. 

PER APPROFONDIRE: “Cronaca ansiogena”, Diem25 e Comitato Rodotà: no alla Covid-censura
Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

Lascia un commento:

Top