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Covid, il paradosso Augusta: non ci sono contagi eppure si muore di più

AUGUSTA – Augusta, un’isola nel mare del contagio. Siracusa, provincia ignorata dalla pandemia. Secondo i dati Asp, è questo il quadro attuale dell’emergenza Coronavirus nel Siracusano. Il resto sono “polemiche dannose che non trovano riscontro nei numeri e nei fatti”. Ma sono proprio i “fatti” che sembrano non accordarsi molto, rispetto i “numeri” diffusi dall’Azienda. Perché nel comunicato datato 8 aprile e integrato con i grafici, “la nostra curva di crescita è molto piatta mentre la Sicilia aumenta“. Ma poi si scopre, ad esempio, che alla Soprintendenza ancora aspettano di avere effettuati tutti i tamponi. Che nei social si moltiplicano i video di fuorisede che devono rientrare al lavoro, ma non possono lasciare la quarantena lontano dalle famiglie perché non vengono esaminati. E che le pompe funebri augustane, negli ultimi dieci giorni di marzo, hanno registrato un boom di funerali. Proprio dopo che il Muscatello ha ospitato il Covid, i decessi sono stati ben 21, su un totale di 38 censiti dalle onoranze durante l’intero mese. Una rilevazione che fra l’altro potrebbe essere incompleta. Però già così è il dato mensile più alto negli ultimi 10 anni.

Grafici e istogrammi seguenti da fonte Asp Siracusa 8-4-2020

Solo accurati studi epidemiologici, se mai ad Augusta se ne faranno, potranno accertare se l’aumento della mortalità è un solo un normale picco statistico. O se invece ci sia stato un “effetto Coronavirus“, legato a un contagio che ha indebolito le difese immunitarie rendendo mortali le patologie pregresse. O se invece sia frutto del quasi azzeramento nella prevenzione, considerata la “fuga” dei pazienti da ogni prestazione effettuata nei presidi ospedalieri. Specialmente in quelli, come il Muscatello e l’Umberto Primo di Siracusa, che ospitano reparti Covid. Senza tamponi che lo certifichino legalmente, nessun medico può attribuire i decessi all’epidemia. E di tamponi sembra se ne facciano molti meno di quanti ne siano richiesti dai pazienti. Come è accaduto e sta accadendo tuttora alla Soprintendenza. La puntata di Report andata in onda il 6 aprile, ha potuto raccontare la vicenda solo fino a quella data. Perché poi c’è stata una coda.

Calogero Rizzuto, direttore del Parco archeologico di Siracusa.
Copertina, un solenne commiato come quello a Giordani oggi sarebbe impossibile.

Calogero Rizzuto, direttore del Parco archeologico di Siracusa, il 23 marzo è stato ucciso dal Covid-19. Per settimane, secondo la denuncia della famiglia, ha tentato di avere una diagnosi certa sul contagio da Coronavirus. Ma solo quando si è aggravato, l’Asp ha disposto la chiusura dei suoi uffici. Lo ha fatto con una nota del 18 marzo, dove il dipartimento di prevenzione spiega di aver accertato la positività di 3 dipendenti e la sintomatologia tipica “in almeno 10“. Per tutti scatta la quarantena. Nel frattempo, due giorni dopo il responsabile del teatro greco, muore pure la sua assistente. Si arriva ad aprile e quei collaboratori “con sintomatologia riconducibile all’infezione”, di tamponi ne hanno visti pochi. O addirittura nessuno. Qualcuno si espone con l’inviata Claudia De Pasquale, qualcun altro le spiega carte alla mano. Quando il servizio va in onda su Rai3, scoppia il putiferio. Sulla direzione generale Asp si scatena una tempesta, che almeno per quanto riguarda la Soprintendenza ha un esito singolare. Anziché tamponi risolutivi, il giorno dopo la trasmissione si vedono recapitare un’ulteriore proroga della chiusura. E’ la seconda, dopo quella del 31 marzo. Sostanzialmente gli dicono che se si sentono bene, allora stanno bene. Ma a ogni buon conto restano chiusi fino al 13 aprile, e i potenziali contagiati si vedono raddoppiato l’isolamento.

Senza contare i custodi, chi sta nei vari uffici delle Belle arti sono più di una ventina. Di questi, quelli a essere sottoposti al tampone si contano sulle dita di una mano. Se la Soprintendenza non è un caso isolato, i dati della Regione allora non appaiono molto utili a capire come procede la pandemia. In base a quelle tabelle del 6 aprile, a Siracusa ci sono quasi la metà dei casi rispetto la media siciliana. Registrando circa il 20 per cento in meno di ricoverati, il triplo di guariti e il 30 per cento in meno dei deceduti. Eppure nonostante questi numeri “confortanti”, i sindacati continuano a insistere che qualcosa non va nella gestione dell’emergenza. “Trovino le soluzioni immediatamente, sono pagati per questo, sono pagati con i soldi dei contribuenti”, scrivono congiuntamente Cgil, Cisl e Uil. Il loro comunicato racconta che il bollettino 8 aprile dei contagi all’Umberto Primo segna “5 positivi in Medicina, una infermiera del gruppo parto e il marito rientrati in servizio dopo febbre alta e tosse senza aver effettuato i tamponi”. Si aggiungono “6 tra infermieri e operatori socio-sanitari in malattia con sintomi evidenti e con relativi tamponi non ancora processati. In Ostetricia e Ginecologia 2 infermiere con sintomatologia eclatante e febbre a 39, tosse e nessun tampone praticato. Due casi tra i parenti stretti di altrettanti operatori”.

Il primario Antonino Bucolo però smentisce i sindacati. Nessun contagio nel gruppo parto dell’ospedale di Siracusa“, scrive in un comunicato. Il direttore di Ginecologia e Ostetricia nega “categoricamente alcuna positività ad oggi dei dipendenti del reparto, sia medici che personale ostetrico e infermieristico”. La precisazione è l’ultimo atto di una campagna di comunicazione, dove l’Asp interviene subito a dire la sua per evitare “allarmismi“. Ma poi, come nel caso del video dentro il pre-triage siracusano postato da un operatore interno, trovarsi nella posizione imbarazzante di essere smentita della smentita. Col risultato che quando Salvatore Ficarra ha gigioneggiato sulle pesanti domande rivoltegli dalla giornalista di Report, si è subito trovato sul collo persino una petizione online che ne pretende la testa insieme ad Anselmo Madeddu. “Chiediamo che vengano rimossi immediatamente il direttore generale e il direttore sanitario dell’Azienda sanitaria di Siracusa”, dice il testo. Messo su Change.org subito dopo la messa in onda, in 48 ore ha ricevuto oltre 8.500 firme. Entrando nella lista delle petizioni di tendenza“.

Giuseppe Patti

A mobilitare il popolo della rete è stato Giuseppe Patti, ambientalista siracusano fra i più tenaci e già candidato alla Camera coi Verdi. Spiega che “da settimane la stampa locale aveva alzato la testa dalla cappa di silenzio fatta calare sulle vicende legate all’epidemia, denunciando che qualcosa non andava. Ma c’è voluta la ‘vergogna’ di una trasmissione nazionale, per far esplodere l’indignazione“. La petizione evidenzia che “molti cittadini non si sentono tranquilli, e chiedono un sistema sanitario adeguato a contrastare questa epidemia”. In un successivo aggiornamento del testo, si rivolge anche al governatore Nello Musumeci e all’assessore alla Salute, Ruggero Razza. Chiedendo “di spiegare perché non è stata fatta alcuna ispezione nei principali ospedali dell’isola quando è nata l’emergenza, allo scopo di verificare l’adeguatezza dell’organizzazione e delle misure di sicurezza per la salute di medici, infermieri, operatori sanitari e pazienti”. Invece, e per giunta solo in parte, “si è provveduto solo dopo che è emerso il caso drammatico di Rizzuto“. Sono considerazioni che si pone anche la politica d’opposizione.

“Il dirigente generale deve dimettersi”, scrive un pezzo di Pd siracusano con tanto di punto esclamativo. Il documento è firmato da 19 esponenti di tutta la provincia: Siracusa, Avola, Noto, Rosolini, Lentini, Carlentini, Augusta, Priolo e Melilli. “Sappiamo che la Procura ha aperto un’inchiesta, ci auguriamo che faccia luce in fretta. Esiste, tuttavia, una responsabilità politica e morale alla quale il dirigente generale e l’assessore regionale non possono sottrarsi. E’ venuta meno la fiducia dei cittadini nella gestione di un presidio che deve rappresentare un baluardo di sicurezza e tutela per la salute. Non deve essere consentito a nessuno di usare lo scaricabarile per fare in modo che il tempo trascorra e annebbi le memorie. Nuovi morti e nuovi casi di malasanità peserebbero gravemente sulla coscienza di tutti coloro che oggi hanno omesso di parlare e di agire”. In questo comunicato dove cui figurano la firma del lentinese Enzo Pupillo e dell’augustano Alessandro Tripoli, si chiede a Razza di intervenire se Ficarra non ci pensa da solo a farsi da parte. “Si abbassino i toni e si lavori uniti per il bene comune“, replica l’interessato, in un documento firmato insieme ai direttori di dipartimento. Questa difesa collettiva si trincera dietro i bassi indici e mette le mani avanti .Si potrebbe obiettare che i dati potrebbero essere sottostimati per la carenza dei tamponi. Ma questo vale per tutta la Sicilia e dunque i rapporti non cambiano”. E quanto accade all’Assemblea siciliana sembra dargli ragione.

“L’assessore alla Salute continua a omettere i dati sulle richieste di tampone inevase, e sul numero di medici del servizio sanitario sottoposti all’esame per accertare l’eventuale contagio“, scrive il deputato regionale Anthony Barbagallo. Il comunicato dell’esponente Pd all’Ars parla di “una mancanza di chiarezza estremamente grave, che non può farci dormire sonni tranquilli sulla effettiva portata dell’epidemia nell’Isola”. Evidenziando, come sta accadendo a Siracusa, che “da settimane centinaia di siciliani sintomatici chiedono invano di essere sottoposti al tampone“. Il documento conclude dicendo che “la Sicilia ha bisogno di chiarezza, ma nonostante le sollecitazioni e l’aumento dei laboratori autorizzati, continuiamo a fare i conti con ritardi e mancanza di trasparenza sulla reale portata dell’emergenza nell’Isola. Più o meno allo stesso modo la pensano i 5 Stelle. “Inefficienze dell’Asp di Siracusa? Certo, ma le vere colpe sono del governo Musumeci e di quelli che lo hanno preceduto”, scrivono il capogruppo pentastellato Giorgio Pasqua e il deputato regionale Stefano Zito.

Il comunicato dei due grillini siracusani all’Ars ricorda che “da anni segnalano al governo in carica e a quello Crocetta le numerose inefficienze dell’Asp aretusea, senza che cambiasse mai qualcosa”. E che “non bisognava certo attendere l’arrivo di una troupe nazionale o del Covid-19 per scoprire tutte le inefficienze dell’Asp di Siracusa, che denunciamo da anni“. Nel documento ricordano tutte le inefficienze che vanno imputate ai governi che hanno amministrato la Sicilia oggi e nel passato“. Concludono che cambiare solo il direttore generale non servirà a nulla, se tutto quello che sta sotto questa figura rimarrà al suo posto“. Sull’opportunità o meno di cacciare Ficarra, Pasqua e Zito sostanzialmente non si pronunciano. In un certo senso ne annacquano le responsabilità dentro il grande calderone di quelle regionali. Magari Razza e Musumeci avranno pure loro qualcosa da ridire, sulla politica sanitaria dei governi precedenti e di quello attuale. E nell’attesa che da Roma tirino a loro volta in ballo lo spread e i vincoli Ue, in Sicilia resta una curiosa statistica sulla quale riflettere. E’ quella del rapporto fra Covid-19 e popolazione. Dopo la verde Ragusa, è l’industrializzata Siracusa quella col più basso indice di ammalati. E si tratta proprio delle due Asp che negli ultimi 3 anni hanno avuto lo stesso dirigente generale, bi-laureato in giurisprudenza e in economia aziendale ma senza titoli accademici in medicina. Non sarà che stanno sbagliando tutto ad affidarsi ai virologi?

Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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