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Il relitto-memoriale arriva a Venezia e si ferma al bar

AUGUSTA – Fra uno spritz e un cicchetto, rifletteranno su una tragedia dei migranti che rappresenta tutte le tragedie nel Mediterraneo. È stata “Repubblica” a anticipare come il barcone della morte sarà esposto alla Biennale di Venezia, che aprirà i battenti l’11 maggio. Nel servizio di Gabriele Romagnoli pubblicato il 6 maggio, il relitto prestato dal Comune di Augusta finirà “a 20 metri da un bar”. Il quotidiano rivela che “la posizione in laguna è stata modificata rispetto le iniziali intenzioni”. Pare che l’artista svizzero-islandese Christoph Büchel avesse concordato una posizione diversa, sulla banchina del vecchio Arsenale riconvertito in spazio espositivo. Ma che le antiche strutture non reggessero il peso di questo peschereccio da 23 metri, trasformato nell’installazione Barca Nostra.

Così il relitto dove il 18 aprile 2015 sono annegati 700 africani, alla fine è stato spostato. “Starà fra le gru”, anticipa il giornalista. Indicando la collocazione accanto questo reperto ottocentesco di archeologia industriale, fra “chiacchiericci e luci al neon”. E definendo la nuova location “forse infelice, forse più efficace”. Comunque “è un impatto con la quotidianità, la sperona”. Il cronista, con evidenti agganci nell’entourage di Büchel, scrive che “lo scopo del progetto artistico non si esaurisce con il posizionamento, vuole l’interazione, la reazione: compassione, indifferenza, ostilità”. Un comunicato circolato sulla stampa internazionale e ripreso da Artnet.com dice che la nave-bara “è la reliquia di una tragedia umana, ma anche un monumento alla migrazione contemporanea, innestando confini simbolici e reali, e la (im)possibilità di libertà di movimento di informazioni e persone”.

il barcone-bara entra in laguna, foto tratta dal Corriere del Veneto
(foto copertina, l’area del Memoriale al Monte di Augusta)

Il presidente della Biennale, Paolo Baratta, riflette che “lontana da distrazioni, lontana dal chiasso, invita solo a un grande silenzio e alla riflessione”. Ralph Rugoff, curatore di quest’edizione numero 58, ha abbracciato la proposta per smuovere le coscienze. Anche la scelta di Venezia è un simbolo, perché “ritenuta fondata da rifugiati in fuga”. Su quegli isolotti in mezzo alla laguna trovarono scampo i superstiti di Aquileia, metropoli romana devastata dalle incursioni barbariche. Augusta comunque “sbarca” alla Biennale riuscendo a cancellare d’un colpo l’immagine di terra dei veleni industriali, che le tivù hanno finora alimentato. E si propone invece come capitale mondiale dell’accoglienza. Almeno sotto il profilo artistico.

“Ci auguriamo che tanti, ora e nei mesi a venire, comprenderanno l’importanza del barcone in ragione di ciò che esso rappresenta”, esulta il Comitato 18 Aprile. Si era formato nel 2016 mettendo insieme parroci, ambientalisti, sindacalisti e volontariato, allo scopo di conservare quel relitto come pezzo forte di un Giardino della Memoria. Progetto che ora subisce uno stop, almeno per un anno. Poiché è questo il periodo di tempo che Büchel lo potrà tenere, prima di restituirlo dove il Comune gli indicherà. La Biennale dura fino al 24 novembre, poi non è dato sapere dove il barcone verrà spostato. Probabilmente finirà a Bruxelles, meta di un vecchio progetto dell’artista svizzero lanciato a Palermo lo scorso anno con una raccolta di firme.

il relitto lascia la rada di Augusta, foto tratta Repubblica.it

Oscuro resta anche il luogo dove l’eventuale memoriale dovrebbe essere realizzato. In un primo momento era stato proposto lo spiazzo dell’ex batteria contraerea al Monte, dove c’è la chiesa all’aperto. Ma questa soluzione sembra indebolirsi, per le difficoltà burocratiche di intervenire su un terreno di proprietà demaniale. Forse l’amministrazione comunale troverà un altro posto, dove può agire senza chiedere niente a nessuno. Intanto però il problema restano i soldi per allestire un Memoriale decente. Il Comitato scrive che “si realizzerà con il contributo di quanti lo vorranno”. Quindi, al momento, il progetto non sembra contare su fondi pubblici.

Fra l’altro nel protocollo d’intesa col Comune, l’artista è tenuto solo alle spese di trasporto necessarie per restituirlo. Non si è pensato di chiedere come contropartita pure un bozzetto per il memoriale, che trasformi quel relitto nella prima vera opera d’arte moderna realizzata in città. Senza la firma di Büchel sul Giardino della Memoria, la Biennale veneziana e le esposizioni successive saranno solo delle parentesi con cui alimentare il narcisismo cittadino. Poi questo relitto-bara, al quale la tournée artistica ha tolto quell’aura di sacralità che avvolge luoghi e oggetti protagonisti di grandi tragedie, per molti tornerà in città come un ammasso di ferraglia. Ammaccata. arrugginita, ma con molte recensioni d’arte.

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Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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