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Stop al memoriale, il barcone dato all’artista-scandalo della Biennale

Ultimo aggiornamento Thursday, 2 May, 2019   00:48

AUGUSTA – Doveva diventare un memoriale per i morti nelle traversate della disperazione. Il ricordo tremendo di un naufragio in cui sono affogati 700 migranti. Il cenotafio dove molti italiani di domani avrebbero pianto, pensando ai nonni sopravvissuti al viaggio e a quelli che non ce l’avevano fatta. Quel relitto che il consiglio comunale di Augusta voleva destinare al “Giardino della Memoria“, è stato invece ceduto “in comodato d’uso gratuito e temporaneo”a un artista. Ma non uno qualunque. A Cristoph Jules Büchel, lo svizzero che 4 anni fa sconvolse la Biennale di Venezia, installando a sorpresa una moschea dentro la chiesa concessa per tutt’altro scopo.

Quella “bara” era stata definitivamente acquisita dalla Marina il 23 aprile.“Si potrà così iniziare, con la collaborazione di tutti, a creare un luogo dove conservare e fare memoria”, aveva scritto la sindaca Cettina Di Pietro, nel comunicato congiunto col portavoce del Comitato 18 Aprile, Enzo Parisi. Ma il giorno dopo l’amministrazione si è “sbarazzata” del relitto, affidandolo al “concettualista” di Basilea.

“La sua pratica comprende installazioni complesse e azioni, spesso non autorizzate e non dichiarate”, recita il curriculum di Cristoph Jules Büchel, pubblicato dalla fondazione Palazzo Grassi. E’ a questo imprevedibile“hyperrealistic artist” calato da Basilea che quel bene monumentale, ormai proprietà comunale a tutti gli effetti, viene affidato per un anno. E visti i precedenti, ne farà quello che vuole.

“L’artista occupa spazi preesistenti e, utilizzandoli per scopi diversi da quelli per cui sono stati progettati, ne ridefinisce non solo l’architettura, ma anche il significato e la storia, sovrapponendoli a quelli d’origine”, riporta ancora il sito della fondazione. Cosa diventerà questo barcone-simbolo, nessuno lo può sapere. L’unica notizia trapelata da uno stranissimo muro di riserbo, è che lo porterà in giro per “mostre”. Quali, non è rivelato per un “vincolo di riservatezza”, che lo stesso artista ha sottoscritto e imposto pure al Comune.

Probabilmente Büchel comincerà proprio dalla Biennale di Venezia, che aprirà i battenti l’11 maggio e li chiuderà il 24 novembre. Nell’edizione 2019, “May you live in interesting times”, figura fra i 79 partecipanti. Sempre se riuscirà ad arrivare in fondo. Perché nel 2014, quando il terrorismo islamico prendeva di mira mezza Europa, aveva rischiato di attirarlo nelle calli veneziane.Con una “provocazione”che forniva un ottimo pretesto ai fanatici di mezzo mondo.

Con la scusa di allestire il padiglione dell’Islanda, si era fatto dare la chiesa di Santa Maria della Misericordia. Il Patriarcato l’aveva concessa perché ufficialmente era chiesta per esporre“Immigrant guided tours” e“Blind guided tours”. Le installazioni dal titolo rassicurante erano state presentate come “reali servizi di mediazione, che Büchel progetta per la sua partecipazione alla 54ma Biennale d’Arte di Venezia”.

Invece il concettualista che “mette in crisi il consueto rapporto tra lo spettatore e le sue opere”, ha messo in crisi tanto il Comune veneziano che i servizi di sicurezza. Installando in quel tempio cristiano nel sestiere di Cannaregio, una moschea in piena regola. Con tanto di lampadari a bulbo, tappeti da preghiera, mirhab che indica la Mecca, e Corano sul minbar da predica. Mancava solo il muezzin, ma la “provocazione” c’era tutta. Specialmente per il fondamentalismo islamico, poco portato verso l’arte moderna dell’Occidente e più incline a considerarla una profanazione sacrilega.

foto tratta da Famiglia Cristiana.it

La “mostra” venne chiusa in pochi giorni. Le mise una pietra sopra pure il Tar, al quale si erano rivolti i suoi sponsor. Se siano gli stessi che vogliono rilanciarlo nel mercato dell’arte internazionale, attizzando un ciclone di polemiche per aver usato il barcone dei migranti, non è dato sapere. Nelle trattative preliminari, lo svizzero avrebbe assicurato che l’avrebbe custodito integro, e poi restituito ben restaurato.

Sempre che non ne tiri fuori una di quelle opere che“per la loro natura mimetica, si confondono con la realtà e lo spettatore si trova a fruirle inconsapevolmente”. Come per esempio quel Boing 727 seppellito 10 metri sotto terra nel deserto della California, nell’area naturalistica del Mojave. Da visitare a numero chiuso, attraverso un cunicolo che portava nelle viscere dell’aeroplano.

Gli è andata peggio col progetto di esporre come opere, i prototipi del muro che Trump vuole costruire al confine col Messico. Stavolta sono stati 25 artisti statunitensi, supportati da altri 500 firmatari, a “ripudiare” pubblicamente l’opera del collega svizzero. Che voleva spacciare per “Arte” il prototipo di un “Border Wall” ritenuto simbolo dei suprematisti bianchi. Questo accadeva nel febbraio dello scorso anno.

Dopo quel “no” così bruciante, come hanno già fatto nel secolo scorso i petrolieri con le raffinerie smantellate dove non le volevano più, ha volto il suo artistico sguardo alla baia di Augusta. E e quel barcone-memoriale che conservava. Per salvarlo dallo smantellamento e farne un monumento per le generazioni future, il consiglio comunale si era pronunciato all’unanimità. Sposando la battaglia di quel Comitato, che ora ha avallato un’operazione “culturale” decisamente lontana dallo scopo per cui si erano messi insieme ambientalisti, sindacati, associazioni di volontariato e parrocchie.

Anzi, proprio il parroco che dovrebbe ospitare il Giardino della Memoria, è caduto dalle nuvole quando la delibera di giunta è diventata di pubblico dominio. “Affidato a un artista? Chi è? Io non ne so nulla, comunque mi fido assolutamente del Comitato”, dice evangelicamente don Giuseppe Mazzotta. A fidarsi molto meno dell’amministrazione comunale è Peppe Di Mare. Per il capogruppo del Misto “non si riesce a capire questa celerità nei tempi della concessione in comodato”. Così come “non si riesce a comprendere perché la giunta si sia discostata così tanto dall’indirizzo dato dal Consiglio”.

Quella mozione votata all’unanimità era stata presentata da Giancarlo Triberio. Oggi il capogruppo Centrosinistra sembra pure lui colto di sorpresa.“Apprendo dall’albo pretorio di questa delibera all’artista svizzero; mi batterò affinché questo barcone venga destinato al Giardino della Memoria, così come recita la mozione e come è volere del Comitato”.Quelle donne e quegli uomini di buona volontà avevano convinto i consiglieri interessati ad altro. Compresi i grillini, che avevano sfidato la linea nazionale del M5s per valorizzare quel relitto simbolo delle migrazioni.

Uno dei rari miracoli di unanimità d’intenti, grazie a un riconosciuto “alto valore didattico per le nuove generazioni che si troveranno a crescere nel multiculturalismo”. Ma anche perché era “presidio e testimonianza delle tragedie delle persone migranti”. E, soprattutto, perché quel barcone andava conservato integro come “segno di rispetto per le vittime”. Intento che sembra passato in secondo piano, quando dal paese della cioccolata si è presentato un “concettualista iperrealista”. La cui“matrice artistica rimane invisibile, poiché si innesta nella vita di una comunità sotto le mentite spoglie di un servizio“. Appunto.

foto tratta da Corriere della Sera.it

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Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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