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La Tromba negata diventa concerti e lumi, Augusta non si fa zittire l’anima

AUGUSTA – La “Tromba” di Augusta non tace. Suona sui balconi, con indosso la divisa della Banda cittadina, ognuno col proprio strumento. Suona sui telefonini, rilanciata dallo streaming, nelle dirette diffuse dagli amplificatori casalinghi. Suona sui davanzali, con una candela accesa come testimonianza di una ostinata resistenza. Nessuno è riuscito a zittire la “voce” notturna che il Giovedì santo annuncia la Passione di Cristo. Quella Cerca cui sono state vietate le strade deserte, appena poche ore prima che iniziasse il suo pellegrinaggio di fede e tradizione, si è trasformata in una gigantesca “contestazione“. Assordante, proprio perché muta di parole superflue. Tonante, come solo può esserlo il secolare grido in note dell’Addolorata alla ricerca del Figlio. E’ una città stordita da una “prepotenza” travestita da carta bollata, quella che il 10 aprile si è svegliata dopo una notte trascorsa a chiedersi perchè“. A domandarsi cosa c’entra il contenimento del Coronavirus, con divieto imposto a due solitari musicisti di girare come ogni Settimana santa per suonare nei crocevia. A chiedersi la ragione per il nulla osta negato a chi vuole far arrivare dentro ogni casa, come si fa da sempre nella notte dei Sepolcri, una melodia che racchiude il cuore di una comunità. Non solo di quella parte che tiene vive le ritualità religiose, ma anche di quanti si riconoscono nel tessuto culturale degli augustani.

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Di Mare, un’interrogazione vuole “chiarimenti urgenti”.

Non finirà tanto facilmente nell’oblio, questo “oltraggio” al sentire collettivo. Tanto più offensivo, perché inferto quando le famiglie recluse fra quattro mura avevano maggiormente bisogno di aggrapparsi a quel filo di speranza. A qualcosa che restituisse la forza di resistere in un #iorestoacasache inizia a sollevare fin troppe domande inquietanti. Qualcuno dovrà rendere conto a questi augustani coi conti correnti ormai a secco, del perché di questa “espropriazione” illogica e immotivata. Chi si è preso la responsabilità di negare pure quel minimo di culto ancora possibile, un giorno dovrà spiegarlo alla Storia. Intanto però lo deve precisare almeno a Peppe Di Mare, che il 10 aprile ha presentato una interrogazione urgente e straordinaria a risposta scritta e orale”. Dove chiede chiarimenti ritiro autorizzazione rito della tromba e del tamburo”. Una tradizione “seguita dai cittadini con fede e devozione. Che oggi più che mai, per la grave emergenza che stiamo vivendo, aveva un significato ancora più importante”. Ma non ci voleva questo capogruppo consiliare d’opposizione, per illustrare cosa “sente” la città a chi la amministra.

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La Banda sui balconi, Carrabino: risposta straordinaria.

La banda musicale di Augusta (foto Facebook)
Copertina, Gaetano Garofalo (foto Fb, originale di Salvatore Conca)

“Una vicenda come questa non può passare sotto silenzio”, dice Pino Carrabino, presidente della Società augustana di Storia patria. Che spiega il perché “la città attende chiarezza”. Quando la sera del 9 aprile si è diffusa la notizia che la Cerca era stata revocata dalla Polizia municipale, “la risposta è stata inattesa”. A suonare non sono stati più soltanto tromba e tamburo, ognuno sul suo balcone e davanti lo smartphone. “A mezzanotte, i 35 componenti della Banda hanno indossato la divisa con cui sfilano, e si sono affacciati col proprio strumento per eseguire la tradizionale melodia“. E’ un suono antico, di paternità sconosciuta, che si tramanda da musicista in musicista. “L’ho imparato a 12 anni ascoltandolo dal maestro Vito Vinci“, racconta Gaetano Galofaro. Oggi di anni ne ha 39, in tasca tiene un diploma al Conservatorio di Caltanissetta, e “da oltre 10 anni” va in giro la notte del Giovedì santo per eseguire “i due la bemolle maggiore intervallati dal si bemolle minore”. Lo avrebbe fatto anche quest’anno, insieme al maestro di percussioni Emanuele Di Grande. Che quelle tre tonalità le avrebbe ripetute “a simboleggiare il cuore palpitante di Maria, che risuona dopo lo strazio della sua voce simulata dall’ottone“. In coppia hanno suonato ugualmente, sincronizzandosi online e restando ognuno con la propria famiglia. Affiancati dai loro compagni in streaming, in un concerto collettivo che alla fine passerà ugualmente alla Storia, a dispetto di chi voleva negargliela.

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Il maestro Garofalo: suono per devozione alla Madonna.

“Mi sento affranto“, racconta Garofalo. Il giorno dopo non ha ancora assorbito lo choc. “Quella Cerca notturna non è una prestazione professionale, né solo un’occasione per onorare la tradizione. E’ il mio modo di esprimere la Fede, di manifestare la mia spiccata devozione per la Madonna. Prima di iniziare il giro di Augusta, con le sue 160 tappe che si concludono a ridosso dell’alba, comincio sempre con un segno della Croce e un’Ave Maria recitata in chiesa”. Un gesto e una preghiera ripetuti anche quest’anno sul balcone di casa, prima di dare fiato alla sua tromba. Ma stavolta in quel suono è risuonato pure qualcosa di diverso, e altrettanto profondo. “Le case dei miei vicini, in via Xifonia, si sono accese di lumini. Si sono affacciati tutti per pregare insieme a me“. Il miracolo della quinta strada del centro storico è aver riunito tutti coloro che “raccontano di aver avvertito qualcosa, attraverso questa melodia“. Perché attraverso quelle tre tonalità ripetute dal tamburo, c’è qualcosa che si respira“. Qualcosa di cui si sono sentiti brutalmente defraudati. “Ho ricevuto commoventi chiamate da persone che mai mi sarei aspettato”, conclude il maestro. Che le ragioni di tutto questo vuole solo lasciarsele alle spalle, come uno sfregio da guarire al più presto anche se lascerà la cicatrice.

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La “protesta” dei lumini arriva persino dalle Americhe.

Pino Carrabino, presidente Società augustana di Storia patria

“Come accade quando si viene feriti, poi viene fuori il meglio“. Carrabino racconta dei lumini che “sono stati accesi a Boston, a Panama, in Venezuela e in Germania. Delle candele “fotografate e postate da tutta Italia come un momento di culto e di condivisione con i compaesani lontani”. Augustani che si sono virtualmente riuniti “da Monza, Milano, Bologna, Roma, Gallipoli, Lecce“. Cui si sono aggiunti, “durante la notte, anche i concittadini che la vocazione ha portato a servire la Chiesa in luoghi lontani: hanno voluto fare sentire la loro benedizione su quanto hanno fatto i ragazzi della Banda musicale“. Distanti di residenza, vicini col cuore e, nonostante l’ora fonda, svegli abbastanza “per comprendere le dinamiche che hanno turbato l’animo di questo popolo“. Il presidente della Società di storia patria si ferma qui, i suoi tempi sono quelli dello studioso. Quelli della cronaca devono invece raccontare adesso una vicenda iniziata burocraticamente il 2 aprile. Quando il comandante della polizia municipale, Angelo Carpanzano, firma il permesso per far girare tromba e tamburo durante la notte fra il 9 e il 10 aprile. La copia del permesso viene trasmessa al commissariato, per opportuna conoscenza. Ma poi accade qualcosa. Perché il 9 aprile fa marcia indietro. Il modicano che li dirige scrive che non compete ai Vigili urbani dare quel nulla osta, e pertanto lo ritira.

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Il giallo di una retromarcia e dell’esposto “invidioso”.

A far cambiare idea al Comune ha contribuito una nota arrivata dalla questura due giorni prima, che sostanzialmente dice la stessa cosa. E cioè che la Cerca non è una “manifestazione“, e quindi non c’è nulla da “autorizzare“. Sembra, ma stranamente nessuno risponde ai giornalisti in cerca di verifiche, che quella precisazione si sia resa necessaria dopo un esposto. E pare che a presentarlo sia stato un parrocchiano, particolarmente provato dal brutto momento attraversato, irritato da una disposizione restrittiva dell’arcivescovado. La quale, ovviamente, si riferiva a quanto è di competenza liturgica. La Tromba invece è solo una tradizione devozionale, senza alcuna esibizione di simboli religiosi né raccolta di offerte. Da quell’indirizzo pastorale era pertanto esclusa, ma a uno spirito semplice è suonato come “loro si e gli altri no”. Mettendo in moto un carteggio bizantino che pur senza vietare, di fatto non permetteva. Certo, per far stare tutti tranquilli, sarebbe bastato che si fosse offerto di accompagnarli qualcuno dotato dell’autorità necessaria a spiegare cosa stava accadendo. Casomai si fosse incappati in qualche pattuglia in servizio d’ordine, stranita da quei musicisti girovaghi nel cuore della notte deserta. Ma di questo non si può far colpa ad alcuno, perché la capacità di leggere l’anima di Augusta non è un dovere. Semmai un’opportunità, ma a quell’ora chi ti vede su Facebook?

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Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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