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La tromba della Passione suona ancora, Augusta non si arrende al Covid

AUGUSTA – A San Giuseppe sono state le campane, il Giovedì santo toccherà alla tromba. Augusta si affida ancora una volta alle note della tradizione, per tenere in vita il sentimento di una comunità segregata nel #iorestoacasa. L’epidemia del Coronavirus ha cancellato le due processioni del Venerdì santo, che hanno attraversato indenni i secoli e impastato il sentire collettivo più della stessa festa patronale. Ma questa cerimonia-simbolo di tutto ciò che è stato ereditato, e che si vuole tramandare nonostante tutto, sopravviveranno in quei suoni sgorgati dall’ottone come un tragico lamento. Nella notte fra il 9 e il 10 aprile riecheggeranno come sempre in ogni quartiere, per ricordare lo strazio della Madonna alla “Cerca” del Figlio. Un permesso speciale è stato concesso ai due maestri della banda musicale cittadina, per girare come araldi di una Passione che duemila anni fa diventò Resurrezione. E che nel calvario di oggi porta il messaggio di speranza nel futuro.

“Mai come ora responsabilità di custodire le tradizioni”.

Mai come quest’anno abbiamo sentito la responsabilità di custodire le nostre ataviche tradizioni, di riflettere e assaporare meglio il senso profondo di riti antichi“. Un appropriato “talvolta ancestrali” non c’è, in questa riflessione di Pino Carrabino. Ma la fredda lucidità dello storico locale deve fare i conti con il trasporto dell’uomo di fede, e per l’ex coordinatore delle maggiori confraternite va bene così. Al suo arrivo, il cristianesimo si appropriò di ritualità che spesso affondavano le origini nei culti delle popolazioni pre-greche. Forse la “Cerca” era una di questi, “considerato che è storicamente presente un po’ ovunque in Sicilia, sia pure con strumenti diversi”. Le feste pagane legate al ciclo della terra, scandite dallo stesso calendario lunare delle celebrazioni pasquali, probabilmente si riverberano pure nella tromba del Giovedì santo. Questo però è un interrogativo da antropologi. Per il presidente della Società augustana di Storia patria contano le fonti scritte. “La tradizione è documentata i primi decenni dell’Ottocento, anche se appare già preesistente”.

La “Cerca” fino alle 5, sola a San Giuseppe chiusa a tutti.

La stessa tradizione vuole che, almeno ad Augusta, lo strumento sia scelto dal suonatore. “Il maestro Gaetano Galofaro quest’anno ha preferito la tromba. Anche se quella breve melodia ripetuta tre volte, numero che appare carico di significati mistici, viene talvolta scandita dal flicorno. Non muta mai invece il contrappunto drammatico del tamburo, percosso dal maestro Emanuele Di GrandeLa “Cerca” muoverà come sempre alle 22,30, da “Sepolcrideserti che testimonieranno visibilmente le ombre funeree stese dalla pandemia. Ma anche la paura del Coronavirus dovrà inginocchiarsi davanti il Cristo morto di San Giuseppe, quando alle 5 del Venerdì santo si concluderà come sempre il giro notturno dei suonatori. Stavolta non ci sarà la solita folla che aspetta l’uscita della Vara, mezz’ora dopo che è squillata l’ultima nota funebre. “Anzi, le porte saranno chiuse perché le strade deserte ci impongono per la prima volta misure di sicurezza”, spiega Concetto Lombardo con un filo di tristezza. Guida una confraternita fondata nel 1637, che ha rinunciato alle sue processioni solo durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale. In curia circola l’idea di far recuperare i riti della Passione a metà settembre, per la ricorrenza dedicata all’adorazione della Croce“Ma non c’è lo stesso pathos”.

L’Immacolata destina in aiuti i fondi per la processione.

Azzerate anche le manifestazioni della sera. A piazza Grazie non ci sarà la “Scisa ‘a Cruci” all’imbrunire. E non ci sarà l’incontro con l’Addolorata, uscita da San Francesco. La scienza dei virologi ha alzato un confine che la Fede, dopo due millenni e qualche inquisizione di troppo, ha finalmente imparato a non infrangere. “Le barriere che bisogna abbattere, specie quest’anno, sono quelle dell’egoismo e delle divisioni”, dice Alfredo Beneventano. Siede in consiglio comunale col distintivo di Italia viva, ma sulla Settimana santa parla come presidente della Confraternita dell’Immacolata. La quale quest’anno smette lo spagnoleggiante saio del Nazareno, indossato durante la processione, per vestire quello più discreto da crocerossina. “Le somme che erano destinate a rendere degno onore alla tradizione, sono state tutte impiegate nella solidarietà“.

Un documentario web per la Deposizione al tramonto.

Altri dettagli sulla “beneficenza pasquale” per le famiglie che la quarantena sta riducendo alla fame, Beneventano non ne fornisce. “L’aiuto cristiano si dà in silenzio, non si esibisce”. Comunque il Cristo morto dell’Immacolata verrà ugualmente deposto dalla croce, alle 18,30 del Venerdì santo. Ma sarà in modo virtuale, “con un filmato che alcuni confrati stanno montando usando materiale degli anni precedenti. Lo metteremo in onda a quell’ora, sulla nostra pagina facebook”. Una prima volta che segna la storia, di una confraternita il cui “atto di fondazione risale al 1688“. Titolare da tempo immemore del momento clou della Settimana santa. “La processione serale della Vara è attestata da una autorizzazione richiesta nel 1696, conservata nell’archivio parrocchiale della Matrice“. Tre anni prima, il più devastante terremoto della storia moderna aveva messo in ginocchio Augusta, insieme alla Sicilia orientale. Da quella devastazione fiorì la ricostruzione barocca riconosciuta patrimonio dell’Umanità.

Carrabino in streaming “apre” le processioni virtuali.

Questa pandemia d’inizio Millennio oggi sta solo demolendo lo spirito, insieme all’economia e alla credibilità delle istituzioni. Per queste ultime bisogna ancora aspettare, prima di ricostruire. Il “genio” cittadino può invece rimboccarsi subito le maniche, per rimettere in sesto animi scossi dal Covid-19. Il 3 aprile, la Società di storia patria riprende il ciclo di conferenze. Lo farà online, alle 17,30, in diretta attraverso la sua pagina social. Il presidente Carrabino disserterà di “Aspetti rituali nella tradizione della Settimana santa”, insieme all’antropologo palermitano Cristian Pancaro e allo studioso messinese di tradizioni popolari, Marco Grassi. La domenica delle Palme, lo storico augustano racconterà le radici dei “Santuzzi“, portati in processione proprio a partire da quel giorno. “Lo streaming partirà alle 18,30, lo stesso orario in cui usciva la processione della Madonna Odigitria“. Un culto di evidente derivazione greco-bizantina, nel 1981 recuperato dall’oblio post-industrializzazione proprio grazie ai suoi studi d’archivio.

Ricordare la storia per scriverne una nuova migliore.

Augusta aspetta il picco dell’epidemia con angosciosi interrogativi sul futuro. Il Coronavirus l’ha colta in una fase di declino, le cui responsabilità saranno gli storici del futuro a individuare. Le cronache di questi giorni ce la raccontano comunque senza più mura, che nelle moderne democrazie sono quelle della politica. La competenza mortificata da una incoscienza popolana diventata unità di misura, le sta facendo pagare un prezzo più duro di altri. Tenerne in piedi la memoria storica non è perciò un colto passatempo. E’ la conservazione di un’identità che non arretra, e la resistenza di una intellettualità che l’ha costruita. Cosciente che solo dalle risorse immateriali di una collettività, possono poi rinascere quelle materiali. La Sasp non si è fermata. Ha mandato in stampa 352 pagine del suo bollettino, arrivato al numero 5. Gli ha affiancato la collana monografica Scrinium“, la cui prima uscita è dedicata ai bassorilievi futuristi delle Poste centrali. Ha aderito alla Maratona di scrittura su Wikipedia: collabora anche tu per completare le voci mancanti su Augusta”. Oggi è protagonista della strana cronistoria di una plurisecolare Passione che sopravvive smaterializzandosi sul web. E proprio per questo testimonia, come mai prima, la sua intima incarnazione nel quotidiano. Negli annali non resterà solo il racconto su una tromba del Giovedì santo che risuonerà ancora quale grido di dolore e insieme di speranza“, come scrive Carrabino. Nè di uno spirituale momento di prova che siamo chiamati ancora di più a valorizzare, pur dalle nostre abitazioni, e sentirci più uniti nella preghiera“, come annota Beneventano. Ricorderà la vera e profonda forza di una città che non si è arresa.

PER APPROFONDIRE: Augusta, per chi suona la campana a San Giuseppe

Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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