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Fi & Co, il miagolio dei gattopardi: sindaco terzo per stare con Fdi e Lega

AUGUSTA – Boccia il cosiddetto civismo dalla livrea camaleontica,rilancia la necessità del simbolo come marchio di fabbrica, e si tiene ben stretta alle vecchie alleanze che fecero gli splendori elettorali del centrodestra. Stefania Prestigiacomo mette i paletti di Forza italia per le amministrative di maggio ad Augusta. Lo fa il 22 febbraio nell’hotel Villa dei Cesari, nel corso di un convegno con l’assessore regionale Marco Falcone. Un’iniziativa organizzata dal plenipotenziario locale Paolo Amato, e pensata per rimettere in gioco un partito berlusconiano ormai risucchiato nel cono d’ombra del sovranismo. Proprio la ricerca di un’intesa con Lega e Fratelli d’italia, è ritenuta dall’ex ministra come condizione politica imprescindibile. Così come la presenza del logo nella scheda delle comunali, accanto a un candidato sindaco condiviso che esca da questo tavolo a 3. Porte chiuse a qualsiasi altra soluzione che metta Fi insieme alle frattaglie di movimenti e liste civiche rimaste fuori dai grandi giochi, in quella che si rivelerebbe solo una macedonia all’insegna del tanto meglio tanto peggio.

Prestigiacomo: sindaco condiviso per centrodestra unito.

“I referenti locali di Forza Italia hanno delega piena, non ci sarà nessun nome calato dall’alto”, premette Prestigiacomo, intervistata a fine lavori. Aggiungendo subito che il partito non si rassegna a fare la cenerentola della Destra“ma presenterà agli alleati il proprio candidato”. Il tridente elettorale con Matteo Salvini e Giorgia Meloni, così come a Roma deve essere replicato ad Augusta. Però senza che gli alleati pensino di farli accomodare a un tavolo già apparecchiato, “perché Lega e Fdi devono tenere conto di Fi. La deputata di Silvio Berlusconi li “invita a trovare una soluzione condivisa per la città”, senza arroccarsi su candidature di bandiera. Anche se sembrano irrinunciabili, tanto per i salviniani che per i meloniani. La berlusconiana vuole essere ago della bilancia, facendo intendere che i suoi tireranno fuori un nome “terzo” dal cilindro. Avendo però chiaro che dall’intesa non si può prescindere, poiché “solo partendo da lì è possibile aprire a settori moderati“.

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Amato: pronto un nome che mette d’accordo tutti.

Le dichiarazioni dell’esperta ex ministra potrebbero essere tatticismi, da leggere nel contesto regionale e nazionale. Salvo poi, Forza italia, prendere ad Augusta una strada tutta sua. Contando sul patto di ferro già stipulato con l’Udc di Mimmo Morello, dall’incerta consistenza. E stretto pure con gli ex leghisti di Saro Salmeri, più robustamente organizzati con la sigla di comodo Noi per Augusta. Invece Amato sembra convinto che pure in loco l’accordo coi sovranisti sia la strada da seguire. Entro una settimana promette “un nome che metterà d’accordo tutti”, senza aggiungere altro ma assicurando che “non sarà nessuno di quelli già in corsa”.E giusto per fare nomi e cognomi, la sua mini-coalizione esclude che il nominativo sia quello di Pippo Gulino.“Che c’entra l’ex sindaco col centrodestra?”, taglia corto il plenipotenziario forzista.

Fi-Udc-ex Lega: Pippo Gulino non è la nostra opzione.

Il comunicato apocrifo attribuito a Gulino.
Copertina, Amato e Prestigiacomo

Il nome del primo cittadino che ha segnato un’epoca controversa a cavallo degli anni Novanta, circolava da settimane fra pezzi del ceto politico in auge nel secolo scorso. Senza grande fortuna, evidentemente. Visto che, appena 24 ore prima della kermesse forzista nell’hotel di casa, è stata fatta filtrare ai giornalisti la notizia della sua presenza elettorale certa. Attraverso una dichiarazione a lui attribuita, ripresa senza smentita da alcune testate, dove dice che “ho sciolto la riserva”. Spiegando inoltre che“farò riferimento a movimenti popolari e liste civiche“. La lista d’appoggio dovrebbe essere quella storica del Patto per Augusta, che nel 1994 lo portò al successo nella prima elezione diretta del sindaco. Sostanzialmente mantenendo una fascia già indossata nel 1993, in quella che sarebbe stata l’ultima amministrazione comunale creata dalla Democrazia cristiana, prima di essere spazzata via dal ciclone di Tangentopoli.

Con l’ex sindaco anni ’90 solo Augusta2020 e Santanello.

La prima sindacatura scelta direttamente dagli elettori, e non dai giochi delle segreterie in consiglio comunale, è stata anche la prima – nel 2002 – a inaugurare i mandati interrotti anzitempo per vicende giudiziarie. Però solo questa si è poi conclusa con una condanna – modesta – confermata fino in Cassazione. La pena avrebbe esaurito gli effetti d’interdizione per i pubblici uffici, giusto in tempo per poter partecipare al revival di primavera. In una auto-intervista apocrifa, il riabilitato Gulino scrive che “in tanti mi hanno sollecitato”. E che il suo è “un progetto per gli anni avvenire (testuale)“. Al suo“disegno di riqualificazione di questa città”, finora solo Augusta2020 sembra aver dato credito. Oltre a qualche spezzone di notabilato Pd, sintetizzabile nella figura dell’ex segretario Giovanni Santanello. Un po’ poco, per salire nuovamente a Palazzo. Non a caso il suo delfino, Marco Niciforo, nei mesi scorsi ha flirtato con la mini-coalizione Amato-Morello-Salmeri. Ma proprio quando il re detronizzato ha scritto di “volersi spendere una volta di più per questa città”, presentandosi come il piano B per tutti quelli rimasti fuori dagli altri giochi, i più consistenti dei potenziali alleati lo hanno bocciato per interposta deputata.

L’ex ministra boccia il civismo: è per i paesini.

“Il civismo é per i paesi di poche anime, Augusta è un Comune con le dinamiche e l’importanza di un piccolo capoluogo di provincia: perciò Forza Italia non può non essere presente con il suo simbolo sulla lista elettorale”. Prestigiacomo su questo è perentoria, bocciando quel minestrone senza sigle e senza identità cui Niciforo stava lavorando da tempo. Amato tiene dietro alla deputata forzista, senza tentennamenti apparenti. Quella parte di centrodestra tagliato fuori dalla competizione fra il meloniano Pietro Forestiere e il salvianino Massimo Casertano, per la nomination alla sindacatura, non vede in Gulino la soluzione per rivendicare pari dignità con gli alleati naturali. Gli effetti sono percepibili già fuori la sala dell’albergo, dove staziona Nicky Paci. Il candidato sconfitto nel ballottaggio 2015 con la grillina Cettina Di Pietro, e mancato deputato regionale per un soffio nel 2017, considera l’ex sindaco d’ante-secolo uno di centro“. Mentre lui sta “spendendo per il centrodestra“.

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L’ombra “messinese” di un’intesa sotterranea Fi-Lega.

Una cravatta per due, Casertano e Forestiere già in look da candidato sindaco.

Con l’investitura ricevuta il 17 febbraio dal coordinatore regionale per la Sicilia orientale, Salvo Pogliese, sembrava che Forestiere avesse chiuso la partita nei sovranisti. Facendo da polo di attrazione per il resto del centrodestra, che in Casertano vedono una candidatura che fa perdere più voti agli alleati di quanti gliene porterebbe in dote. E la scomposta reazione social del reggente leghista contro il candidato meloniano, è apparsa una prova del 9 per quella valutazione. Poi Forza italia sembra aver ribaltato il tavolo. Nel messinese ha tagliato fuori Fdi, accordandosi con la Lega per un sindaco ciascuno a Milazzo e a Barcellona. Prestigiacomo, quando le si insinua di un analogo tentativo in chiave siracusana, commenta che“ogni provincia fa storia a sé”.

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I berlusconiani falliscono la prova della conta.

D’altronde, ad Augusta il tridente Amato-Morrello-Salmeri non ha mai preso in seria considerazione un sostegno al “divisivo” padano dalle tante casacche. Che nel breve periodo della campagna per le politiche 2018 è stato anche il “volto” di Forza italia, proprio a Villa dei Cesari. Ora la mini-coalizione centrodestrorsa cerca di rilanciare con un suo nome ancora segreto, ma negli ultimi tempi ne ha spesi fin troppi per essere davvero credibile come terza forza in grado di acconciare tutto. Senza considerare che non si presenta in condizioni smaglianti. Quel convegno del 22 doveva essere il suo biglietto da visita: alla fine lo ha tirato fuori spiegazzato. Sala vuota e presenze “di peso” praticamente inesistenti. Nonostante in cartellone ci fosse un nome di richiamo, qual è un assessore regionale alle Infrastrutture. I berlusconiani volevano far ascoltare il ruggito dei loro vecchi gattopardi, ed è finita che hanno fatto sentire un flebile miagolio.

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Ampi vuoti nella platea dell’assessore regionale Falcone
Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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