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Augusta, crisi idrica e caos mattone. Caruso:”Di Pietro merita una statua”

AUGUSTA – “Se mi chiama sindaca, io la chiamo Giancarla“. “Non sa neanche parlare in italiano”. “Siccome non c’è il giornalista, fa il video e poi glielo gira”. “Aspettate che sorrido perché c’è il cronista che fotografa, attende che faccia un’espressione strana”. Fra frizzi, lazzi, insulti, ciao ciao con la manina alla fotocamera, la grillina Cettina Di Pietro sceglie l’aula consiliare di Augusta per certificare il de profundis della sua amministrazione. A sei mesi dalle comunali, l’ultima cosa che fa un partito al potere è quella trasformare il consiglio in un palcoscenico da cabaret, anziché nella vetrina del suo buon governo. Invece, dopo 4 anni e mezzo di mandato, è quanto accaduto il 4 dicembre. Proprio nella seduta che era stata convocata per approvare il Piano triennale delle opere pubbliche, essenziale per entrare nella dirittura finale dei bilanci allineati.

Acqua torbida “anche in una parte della Borgata”.

Sin da subito nei banchi d’opposizione hanno capito che Di Pietro era arrivata a palazzo San Biagio con velleità da vedette. Probabilmente cercava una brillante rivincita alla figura barbina rimediata il giorno prima, quando doveva dare notizie sulla perdurante crisi idrica nell’Isola. A trascinarla in un’aula dove non voleva entrare, almeno su quell’argomento, era stata un’interrogazione di Giancarlo Triberio. Il capogruppo del Centrosinistra l’aveva presentata ai primi di novembre, per trovare una risposta alle tante preoccupazioni sull’acqua fangosa. Che l’acquedotto distribuiva – e distribuisce tuttora – non solo nel centro storico, ma anche in una parte della borgata“, come si è poi appreso durante il dibattito. Ma c’è voluto un mese, e una quotidiana photo-gallery social sul liquido melmoso sputato dai rubinetti, perché l’amministrazione desse qualche contezza su cosa stesse facendo riguardo il problema.

“I manifesti sul divieto di bere? Mica posso attaccarli io”.

Amministrazione allegra: Cettina Di Pietro e Mauro Caruso si fanno beffe del fotoreporter.
Copertina, l’ironia amara di un commerciante dell’Isola.

Stavolta, però, la parlantina leguleia della sindaca-penalista non è servita a intorbidare le acque. Un intero quartiere, e non solo, aspettava una risposta limpida sulla tempistica e sui rimedi per fronteggiare l’emergenza. Si è trovato ad ascoltare divagazioni sui problemi della riscossione delle bollette idriche ad Agnone Bagni, sulla Sai 8 che gestiva la rete colabrodo, sugli operai comunali che mancano, e così via. Uno zibaldone di excursus storici riadattati allo scopo, frasi fatte, parole d’ordine e polemiche superflue, che nella foga oratoria hanno annoverato vere chicche. Come quella del “mica posso andare ad attaccare i manifesti di persona”, con cui Di Pietro ha risposto alle critiche sull’inesistente pubblicizzazione muraria del divieto per l’uso potabile dell’acqua.

“Pure la Marina ha l’acqua contaminata dal fango”.

Qualche notizia però la sindaca l’ha data. Una è stata quella che “anche la Marina ha lo stesso problema del pozzo, che si è inquinato nello stesso momento di quello comunale alla Villa”. Il mal comune coi militari l’ha fatta azzardare che possa essere tutta colpa di un terremoto, non solo delle amministrazioni precedenti. Ma evocare il sisma l’ha fatta infilare in uno dei punti oscuri della vicenda, sollevati da Triberio:Dov’è la perizia geologica?“. Il capogruppo aveva fatto un regolare accesso agli atti, nell’esercizio del suo mandato. Ma quelle carte del geologo, ha rimarcato in aula, non le ha mai avute. Di Pietro ha lasciato intendere che non le ha ricevute perché non c’erano proprio, sostenendo che il “consigliere si è confuso, scambiando un’intervista al giornale con un atto negli uffici”. Peccato che poco prima aveva annunciato che “la determina è pronta e i lavori si svolgeranno in 15 giorni”. L’oppositore ha avuto perciò gioco facile a fare notare:“E allora, come avete fatto il progetto senza perizia geologica?”.

“Le analisi sono sul sito”. “Si, quelle del 7 novembre”.

Anche dalla fontanella di via Xifonia esce fango ma nessun avviso avverte del rischio.

Ma su questa storia dell’acqua inquinata nell’isola, il dibattito ha registrato altre singolarità dai banchi del governo cittadino. Come quando, ad esempio, hanno contestato a Triberio che “i dati delle analisi sono regolarmente pubblicati sul sito del Comune”. “Solo che risalgono al 7 novembre e oggi è il 3 dicembre”,ha rimbeccato il consigliere, sventolando lo smartphone sintonizzato sulla pagina “Amministrazione trasparente” nel sito dell’Ente. Nessuna risposta è arrivata sulla richiesta di un servizio autobotti per approvvigionare con acqua potabile le utenze più in sofferenza, come famiglie a basso reddito e ristoratori. Anzi, proprio questi ultimi sembrano destinatari di una beffa.

Il 21 dicembre la Notte bianca senza servizio autobotti.

Il 21 dicembre, infatti, si terrà la “Quinta Notte Bianca organizzata dal Comitato commercianti. Un’iniziativa cui il Comune ha accordato un pomposo “patrocinio oneroso”, sostanziatosi in un più modesto pagamento della Siae e della fattura Enel. Ma senza prevedere una fornitura alternativa di acqua potabile a bar e ristoranti, che proprio durante quella manifestazione di grande pubblico saranno costretti a un costoso approvvigionamento straordinario. La consolazione di una riduzione nella bolletta futura è troppo magra, per un settore come la ristorazione in forte sofferenza proprio per la carenza di informazioni. Perché i silenzi, le remore, le risposte eluse dal Palazzo, alla fine ingenerano più preoccupazioni del necessario. E ognuno si regola col collaudato “chi si guarda si salva“.

Dal Comune nessuna data per il ritorno alla normalità.

La sindaca sorridente durante il dibattito sulle crisi idrica nell’Isola

La seduta del 3 dicembre, sul piano pratico, si è conclusa con poche novità sulla qualità dell’acqua, nessuna certezza sui tempi per la potabilità, e la speranza che il pozzo prestato dai cantieri Tringali possa fare fronte alle fornitura dell’abitato. Almeno durante i lavori di sistemazione nella camicia di quello ai Giardini pubblici. Sul piano politico invece è stato un fiasco conclamato per la maggioranza, lasciata sola dagli amministratori e sul punto di far saltare la riduzione delle bollette idriche per assenza del numero legale. Che l’opposizione, incoerentemente ma furbescamente, ha cercato di far mancare quando i banchi grillini si sono pericolosamente svuotati. Il richiamo precipitoso di qualche “portavoce” già in pantofole, ha sanato la situazione numerica. Ma non quella politica, che si è trascinata nel solito battibecco con Giuseppe Schermi. Il consigliere Diem25 viene dalla loro giunta M5s, e sa quali sono i nervi scoperti. Perciò, quello che da fuori appare come normale dialettica, nel gruppo di maggioranza viene vissuto come una “provocazione”.

Schermi messo in fuga dal “linciaggio” degli ex amici.

La solitudine dei numeri primi: Giuseppe Schermi, consigliere Diem25 ed ex vicesindaco M5s.

Una nottata però non è bastata a smaltire l’acredine. Così il “linciaggio” verbale verso il signorile ex grillino ha contrassegnato il fine lavori del consiglio successivo. Quando, rimasto solo fra i banchi dell’opposizione, ha sollevato una pregiudiziale sul diniego a un piano costruttivo per 36 nuovi alloggi al Monte. Una proposta di deliberazione datata 24 ottobre 2018, e arrivata in aula oltre un anno dopo. Introdotta dal nuovo assessore all’Urbanistica, Andrea Sansone, con un perentorio giudizio generale circa la pianificazione al servizio di notabili e di alcune imprese”. Che l’ingegnere di Modica, già candidato sindaco M5s in quella città, avrebbe trovato in questo Comune dopo appena mezzo anno alla guida della rubrica. La soddisfazione di dargli ragione, a Schermi, i grillini non l’hanno data. E alla fine, dopo un conciliabolo, hanno deciso la “sospensione di 60 giorni dell’atto”.

La sindaca-avvocata sfotte l’operaio: difetta in italiano.

L’operaio turnista Giancarlo Triberio, capogruppo consiliare del Centrosinistra.
Senza laurea e pratica forense ha inchiodato l’avvocata 5 Stelle nel dibattito sull’acqua.

La votazione è arrivata in un’aula ormai completamente sgomberata dalla minoranza. L’ultimo dei moichicani era stato costretto alla fuga per inagibilità democratica, dopo l’incontenibile e incontenuta filippica della sindaca infarcita di pesanti giudizi personali. Prima che Schermi si arrendesse alle villanie dei banchi della maggioranza, comprensive di spalle ostentatamente voltate durante il suo solitario intervento, anche Triberio aveva levato le tende. Pure lui aveva subito il “trattamento”, da una Di Pietro in cerca di rivincite. Prima lo ha accusato di essere un voltagabbana da Pd a Leu, dimenticando la sua vecchia tessera coi giovani del Pdl berlusconiano ante-folgorazione del Blog. Poi l’avvocata ha sfottuto questo operaio turnista della zona industriale, per l’imperfetto italiano dell’oratoria. E visto che il rodato ex sindacalista Cgil non abboccava alla provocazione, astenendosi da contro-osservazioni sull’opinabile “outfit” in qualche manifestazione pubblica, gli ha piantato una curiosa polemica sul fatto che l’appellasse sindaca anziché “sindaco”.

La grillina:”Chiamami sindaco”. Ma la Crusca dice altro.

La desinenza al femminile, le ha fatto notare Triberio, non disturba affatto la collega Virginia Raggi, a Roma. Nè Chiara Appendino, a Torino. Nè tantomeno il Ministero dell’università e della ricerca scientifica, che l’ha invece auspicata e regolamentata in apposite linee guida per la pubblica amministrazione. Corroborato fra l’altro dall’Accademia della Crusca, per dirla tutta. Ma Augusta 5 Stelle, evidentemente, pure in questo deve andare in controtendenza. Al punto che è venuto il dubbio se fosse solo metaforico, quando il capogruppo M5s Mauro Caruso ha concluso il dibattito consiliare sul piano triennale, dicendo che “stiamo facendo miracoli e al sindaco (Cettina Di Pietro, ndr) bisognerebbe fare una statua in questa città”. Magari a cavallo. Come gli imperatori romani. 

Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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