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Augusta, emergenza acqua a minimo sindacale: i lavori fermi nei festivi

AUGUSTA – Le bugie hanno l’orario corto. Come quello della ditta che sta realizzando l’allaccio fra il pozzo dei cantieri Tringali e l’acquedotto municipale di Augusta. Lavori di incredibile urgenza, per riportare l’acqua potabile nelle case dell’isola e di una parte della Borgata. Che il 15 dicembre sono stati interrotti in concomitanza della festività domenicale, smentendo clamorosamente la sindaca Cettina Di Pietro. La quale, di fronte a qualche centinaia di residenti inferociti, lo scorso 13 dicembre aveva assicurato come “giorno e notte stanno già scavando”. Anzi, aveva aggiunto la grillina, “stanno andando alla velocità della luce”. Almeno fino a quando non sono scattate le 16,15 di sabato. Quando gli operai hanno staccato il contatore per godersi il week end, coma da contratto di lavoro.

Cantiere chiuso nonostante assicurazioni dalla sindaca.

Le foto del cantiere abbandonato diffuse sui social, hanno fatto riesplodere la rabbia dei 15 mila residenti approvvigionati dal pozzo alla Villa. Da quasi due mesi non possono né bere né cucinare con l’acqua fangosa che esce dal rubinetto, e che mette a rischio la durata delle lavatrici e degli scaldabagno. E ora, con i lavori d’allaccio alla trivella di riserva appaltati in ritardo e pure male, si avviano a trascorrere le festività natalizie nella stessa situazione. Già Di Pietro aveva detto che “mi parlano di 20 giorni” per la posa delle nuove tubazioniscatenando la protesta della sala. Con Natale, vigilia, Santo Stefano, San Silvestro e Capodanno, oltre le domeniche nel mezzo, sembra diventata una certezza che il nuovo anno si aprirà come si chiude il vecchio: in piena crisi idrica.

A rischio l’autorizzazione allo spettacolo di fine anno.

Sopra e copertina, il cantiere per l’emergenza idrica abbandonato la domenica.

Quello con l’acqua contaminata non sarà l’unico “brindisi”, che un’amministrazione a fine mandato offrirà ai suoi amministrati. Sta per mandargli di traverso anche il programmato festeggiamento del 31 dicembre in piazza, pure quest’anno organizzato dall’associazione sponsorizzata dalla presidente del consiglio, Sarah Marturana. Il 27 dicembre si riunisce in Prefettura la commissione pubblici spettacoli, per rilasciare il nulla osta definitivo. E nonostante la comprensione che quell’ufficio del governo ha sempre mostrato verso la sprovveduta amministrazione 5 Stelle, stavolta il problema dell’acqua non potabile potrebbe essere insormontabile.

I dubbi sul brindisi in una piazza esasperata col Comune.

Ad avere esaurito la pazienza è sicuramente l’Ufficio igiene dell’Azienda sanitaria locale. Che in quella riunione difficilmente darebbe parere positivo, con l’isola in condizioni di approvvigionamento precario. A meno che il conto alla rovescia per il Capodanno non venga spostato fuori dal centro storico, la manifestazione rischia di saltare anche se il Comune ha dato via libera al test della Notte bianca del 21. Assumersi la responsabilità di autorizzare pubblici raduni, con relativa circolazione di alcolici, in un quartiere dove è palpabile la tensione per i disagi subiti, non è solo un’intuibile questione di ordine pubblico. C’è pure l’atteggiamento ambiguo tenuto dal Comune sin dall’inizio dell’intera vicenda. 

Lettera Asp: mai avute dall’Ente le analisi di novembre.

Perdite d’acqua sopra la nuova conduttura.

Al punto che l’Ufficio “ambienti di vita” ha dovuto protestare con l’amministrazione, perché in tutto il mese di novembre non ha mai ricevuto le analisi di potabilità fatte in autocontrollo dalla ditta incaricata dal Comune. La diffida è arrivata negli uffici municipali lo stesso giorno in cui la sindaca ha indetto un’improvvisa conferenza stampa sulla crisi idrica; la prima convocata per illustrare le soluzioni tampone, a un’emergenza ufficializzata il 25 ottobre con l’ordinanza di divieto. Secondo la lettera indirizzata all’ufficio tecnico Lavori pubblici, fino al 12 dicembre di quelle analisi comunali all’Asp non sapevano nulla. Gli unici dati ufficiali a loro disposizione sono quelli che il laboratorio provinciale ha ricavato dai propri campionamenti diretti. Ma non è stata l’unica contestazione a sollevare perplessità.

Silenzio ufficiale pure su cause per torbidità nel pozzo.

L’Azienda sanitaria attende ancora dal Comune gli accertamenti ufficiali sul perché dal pozzo esce acqua torbida. Sembra ormai certo che il problema deriva dalle crepe nella camicia della trivella, che fa infiltrare l’argilla nella falda. Però, almeno fino a giovedì, agli atti mancava una documentazione formalmente trasmessa dall’amministrazione. Eppure Di Pietro, nel consiglio comunale del 3 dicembre, si era appellata alla scrupolosa osservanza delle procedure di legge per il conferimento degli appalti sui lavori. Ma su quali relazioni geologiche si è basato il progetto messo in gara? L’Ufficio sanitario vorrebbe saperlo secondo le procedure di rito. Anche perché telefonate e colloqui difficilmente sarebbero dimostrabili, se dovesse partire un’indagine su questa vicenda.

La scelta “suicida” di non ricorrere alla somma urgenza.

Agli utenti esasperati ricevuti venerdì fra le sicure mura del Palazzo di città, la sindaca aveva detto che “purtroppo non è come quando siamo a casa che possiamo chiamare l’idraulico nel giro di qualche ora”. In realtà un Comune può agire più velocemente del privato, che si deve dannare a scovare uno degli ormai introvabili tubisti. Basta fare come le “amministrazioni precedenti”, che avevano un elenco di ditte locali pronte a intervenire seduta stante. La scelta dei 5 Stelle, appena messo piede all’Utc, è stata di smantellare quella lista. E ora si devono arrabattare di contattare persino società della Puglia, pur di venirne fuori. Inoltre le norme per la somma urgenza sono messe apposta per casi come questo, a meno di non considerare un’emergenza l’erogazione di acqua non potabile. Ricorrervi in questa occasione avrebbe dato molti meno problemi, anche di natura legale, che seguire le procedure pensate per i lavori programmabili.

Dopo la class action pronti i risarcimenti danni a b&b.

La sindaca Di Pietro fra Mangano e l’assessora Suppo incontra i manifestanti.

Tutte queste scelte, alle quali solo la magistratura penale può attribuire il giusto aggettivo, intanto rischiano di costare molto care al Comune. Non solo in termini di immagine. Al protocollo c’è già una class action da 87 mila euro di risarcimenti per danno esistenziale, presentata da 50 utenti dell’isola. E sono solo i primi. Qualche bed and breakfast inizia a conteggiare le disdette delle prenotazioni, ricevute appena si è diffusa la notizia su problemi nell’acqua che il Comune non ha subito chiarito esaurientemente“Non siamo comunicatori”, si è giustificata Di Pietro alla platea di manifestanti.

Capitoli bilancio pronti a coprire gli indennizzi chiesti?

Ma almeno avvocata, la sindaca, lo è. E oltre la retorica delle arringhe in diretta streaming, usata a ogni piè sospinto su Facebook, sa che le attività professionali o commerciali possono fare molto male alle casse comunali. Perché il danno patrimoniale che riuscirebbero a dimostrare sarebbe più consistente, dei 35 euro al giorno per il risarcimento “esistenziale”, ottenibile secondo giurisprudenza costante. Più il Comune ha allungato tempi che potevano essere abbreviati, più l’amministrazione si è presa la responsabilità di ritardi che incideranno sulle sentenze “equitative” per i rimborsi, maggiori saranno gli oneri sui conti dell’Ente. Per coprire questi esborsi, c’è un capitolo nel nuovo bilancio? La sindaca ha detto che “gli amministratori danno gli indirizzi politici, sono gli uffici a preparare gli appalti”. Però poi bisogna vedere cosa potrebbe pensarne la Corte dei conti.

Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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