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Augusta, bilancio approvato: i 5 Stelle sfidano il no di revisori e segretario

AUGUSTA – Per la prima volta nella sua storia recente, il consiglio comunale di Augusta approva un bilancio con il parere negativo dei revisori dei conti e del segretario comunale. Il grande atto di coraggio dei consiglieri 5 Stelle è arrivato nella seduta del 20 dicembre, in un’aula opportunamente disertata in massa dall’opposizione. Si sono assunti in solitudine la gravosa responsabilità di ignorare i rilievi giuridici del collegio di revisione, dando così via libera al preventivo 2019-2021. Che mette il Comune in condizione di allineare la sua contabilità con l’anno solare ma, allo stesso tempo, che espone i suoi sottoscrittori a tutti i rischi di uno strumento finanziario gravato da bocciature pesanti.

La segretaria del Comune: no revisori conforme a legge.

Eppure la segretaria generale Dorotea Grasso li aveva avvisati chiaramente. “Ricordo che se il consiglio ritiene di discostarsi dal parere, comunque obbligatorio se non vincolante, dei revisori dei conti deve appunto motivare. Ribadendo che mi associo al parere dei revisori, in quanto è conforme alla legge“. Nonostante i 2 avvertimenti su 2 degli unici organi istituzionalmente preposti a essere consultati sulla legittimità dell’atto, la maggioranza grillina ha tirato dritto. Fra l’altro senza i suoi assessori, eclissatisi al momento clou della votazione. Ha dato il via la presidente Sarah Marturana, dicendo che voterò favorevolmente il previsionale, in quanto la delibera di giunta in relazione del rendiconto è stata già deliberata. Mi allaccio a quello che è stato dichiarato dall’ufficio nelle controdeduzioni che abbiamo agli atti. E comunque, siccome siamo a fine anno, ritengo che l’avanzo di amministrazione non verrà applicato”.

Caruso, M5s: ci prendiamo le nostre responsabilità.

Mauro Caruso, capogruppo M5s.
Copertina, Schermi mostra al collegio dei revisori i due Piani triennali.

Le ha fatto seguito il capogruppo pentastellato, Mauro Caruso“Per le stesse motivazioni il gruppo M5s voterà favorevole. A prescindere dal parere dei revisori, ci sono due pareri abbastanza autorevoli che ci mettono nella situazione di dover decidere cosa fare. Questo passaggio ce lo facciamo in piena responsabilità di tutto quello che potrebbe venire successivamente. Sarebbe troppo facile scegliere la strada più semplice. Saremmo dovuti alzarci, andarcene e sarebbe finita la festa, tanto c’è il parere negativo e ce ne freghiamo. Però abbiamo fatto una forte presa di posizione, e questa responsabilità ce la vogliamo prendere per la città”. Da quando c’è l’elezione diretta dei sindaci, ma sicuramente pure prima, non era mai accaduto che i consiglieri di una maggioranza rischiassero il patrimonio personale pur di mettere la giunta in condizione di spendere. Se è stato coraggio, incoscienza o sicumera, sarà probabilmente la Corte dei conti a stabilirlo. Perché lì appare destinato a finire il bilancio, e non necessariamente per mano dell’attuale opposizione. Gli allegati allo strumento finanziario, infatti, si portano dentro una bomba a orologeria dal nome Publiservizi.

Costa caro il pasticcio del contratto alla Publiserivizi.

La società concessionaria per i tributi è stata improvvisamente “licenziata” un paio di settimane fa. L’amministrazione le ha intimato che il 31 dicembre deve trasferire al Comune banca dati e rendicontazione, perché alle tasse ci penseranno i propri uffici. Solo che la comunicazione firmata da Angelo Carpanzano, responsabile del settore economico preso in prestito dai Vigili urbani di Modica, chiude l’attività della Srl di Caserta e apre la strada a un pesante contenzioso. Perché qualcuno a Palazzo sembra aver pasticciato con le date e le delibere di giunta. Il funzionario modicano fresco di nomina, a fine novembre mette nero su bianco che il contratto con la Publiservizi è scaduto il 31 maggio 2017. Ma una delibera di giunta del 7 dicembre 2017, adottata 7 mesi dopo, dice invece che il rapporto contrattuale “è prossimo alla scadenza“. E non è l’unica discrasia. Quella deliberazione 189 da un lato conferma l’indirizzo sulla “internalizzazione della gestione dei tributi”. Però dall’altro autorizza la “indizione di una procedura aperta ed aggiudicare in base all’offerta più vantaggiosa”. E’ una sorta di “vorrei ma non posso”, che costringe gli assessori a “demandare al dirigente competente l’adozione del provvedimento di proroga tecnica“. Che arriva a firma del responsabile dell’epoca, Franco Lombardi.

Società riscossione revocata senza cambiare la delibera.

Peppe Di Mare, capogruppo del Misto e candidato sindaco #perAugusta.

Questo prolungamento del contratto alla società di riscossione dovrebbe durare fino a San Silvestro del 2018, però il servizio continua pure dopo. Il Comune si è tenuto la porta aperta, fino alla stipula del nuovo appalto. Poiché a Modica la Centrale unica di committenza ha problemi con la piattaforma software, la gara non può partire. Nè l’Ente può seguire l’indirizzo politico di fare tutto in casa, perché i suoi impiegati sono precari part-time. A ottobre 2019 l’ex sindaco Massimo Carrubba, in una conferenza stampa, denuncia questa sorta di proroga sine die“. A Palazzo devono averci pensato sopra. E così il nuovo responsabile del servizio finanziario congeda subito la Publiservizi. Solo che la giunta si dimentica di fare una nuova delibera che modificasse la vecchia. La quale resta in vigore, con quella scadenza contrattuale senza data, per la gioa degli avvocati della Srl campana. E di Peppe Di Mare.

Di Mare: volete danneggiare chi verrà dopo di voi.

Il capogruppo del Misto infatti non si fa sfuggire l’occasione per colpire basso. “Siccome sapete che la città vi spazzerà via, state cominciando a prendere scelte per danneggiare chi verrà dopo di voi“, polemizza il candidato sindaco della federazione #perAugusta. Il Documento unico di programmazione, con la sua pasticciata “internalizzazione” dei tributi, si trascina dietro la prevedibile e costosa causa di risarcimento Publiservizi. Ma siccome quel benservito “significa mediamente risparmiare dal milione al milione e 200 mila euro nelle casse del Comune”, come conteggia l’assessore Giuseppe Canto, forse il gioco vale la candela. Inoltre la segretaria Grasso assicura che “ad agosto è stata fatta una delibera in sede di approvazione del piano degli obiettivi 2019, che prevede la internalizzazione del servizio; quindi una delibera c’è. Basterà per smontare la prevedibile ingiunzione della Srl? Di Mare pensa di no:“Dovete fare una nuova delibera”.

Spinitta: non ci sarà mai un nostro rinvio a giudizio.

L’assessora Rosanna Spinitta, seduta la collega Giusi Sirena.

Quando il candidato-ostacolo a un bis per Cettina Di Pietro parla di “violenza che state facendo sugli strumenti e sulle istituzioni”, con le forzature sul bilancio portato in aula, Rosanna Spinitta salta sulla sedia. “Le vorrei dire che non avrà mai la soddisfazione da qui al prossimo ventennio, perché tanto ci vuole forse per le indagini giudiziarie o arrivare a un rinvio a giudizio, di assistere a un nostro rinvio a giudizio o anche a una chiamata a sommarie informazioni”, afferma sicura l’assessora alle Politiche sociali. Da avvocata spiega anche il perché:“Questa amministrazione nelle proprie tasche non si è messa niente, e non si metterà mai niente”. L’autoassoluzione per “eccesso di onestà” su un bilancio portato in aula col parere negativo dei revisori e della segretaria del Comune, tuttavia non scioglie i dubbi della minoranza sugli allegati al previsionale.

Schermi: c’è un Piano A e Piano B delle opere pubbliche.

Giuseppe Schermi trova un Piano triennale delle opere pubbliche diverso da quello approvato in consiglio. La cifra finale è uguale, ma quanto si trova dentro è stato adottato successivamente con delibera di giunta. L’eccezione del consigliere Diem25 non blocca la discussione, perché i revisori alla fine constatano che le cifre appattano ugualmente. Però è indicativa della scioltezza con cui l’amministrazione ha gestito lo strumento finanziario, necessario per arrivare alle elezioni con un minimo di capacità di spesa. Il consiglio del 20 dicembre mattina è già passato alla storia politica di Augusta, col suo primo bilancio votato contro tutti i pareri di legittimità cui un consigliere è obbligato a considerare. E l’avvocata-assessora Spinitta sembra molto sicura che la storia non avrà altri capitoli da scrivere in altre aule. Tuttavia questo capitolo non si può chiudere senza la cronaca della curiosa bocciatura sui rimborsi spesa della giunta. Il Palazzo aveva preventivato 7 mila euro di buoni benzina per le trasferte casa-Comune dei suoi numerosi assessori fuori sede. Non gli sono bastati e le casse comunali ne hanno dovuto sborsare 5 mila in più con una determina dirigenziale ad hoc, nonostante l’assenza di uno specifico regolamento.

M5s boccia il salva-rimborsi: ora come paga la benzina?

La storica approvazione del primo bilancio col parere negativo dei revisori.

“Non sono d’accordo sul metodo adottato ma, per senso di responsabilità, non posso esporre l’Ente a un debito fuori bilancio“. Con la sua più riuscita faccia da pokerSchermi spiega così il proprio emendamento per aumentare a 13 mila euro il capitolo relativo. Considerato che il bilancio è di “previsione” per un 2019 agli sgoccioli, può tranquillamente “prevedere” una spesa che ha già effettuato. I grillini sono spiazzati. Il capogruppo Caruso cerca di insegnare il diritto amministrativo alla segretaria, tentando di non far ammettere quell’emendamento presentato entro i termini. La scusa è che non ci sono i pareri che dovrebbero rilasciare gli uffici; come se fosse colpa del consigliere Diem25, e non dell’amministrazione che li dirige, se gli impiegati non svolgono il loro lavoro. Comunque i nulla osta arrivano seduta stante, perciò va in votazione. Il gruppo 5 Stelle si astiene in blocco. Così bastano i 2 voti contrari da Angelo Pasqua e Di Mare, per rigettarlo. Ma se il consiglio ha bocciato i fondi in più per i buoni benzina assessoriali, quei soldi già elargiti con quale “titolo” verranno giustificati?

Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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