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Sonatrach Augusta:”nessun rischio” nube. Ilva Taranto: sos autismo

AUGUSTA – Autismo, disabilità intellettiva, disturbi dell’apprendimento, deficit di attenzione, disturbi della comunicazione. Sulle malattie del neuro-sviluppo che stanno dilagando fra i bambini di Taranto, oltre cento medici di base hanno sottoscritto un disperato appello al governo, per non farsi tentare dalla manica larga ai nuovi azionisti dell’ex Ilva. A Siracusa invece i siti istituzionali parlano di “nessun rischio correlato per la popolazione”, ancora 48 ore dopo l’incidente alla Sonatrach Augusta che ha steso una nube nera sopra il Petrolchimico di Priolo. Senza dare alcuna informazione sulla natura degli inquinanti rilasciati in atmosfera per l’intera giornata del 25 gennaio, né sul tipo di guasto che ha costretto a bruciare in “candela” i derivati della raffinazione petrolifera. Eppure quell’avvertimento dei pediatri pugliesi, e rilanciato dai Tg Rai appena qualche giorno prima, avrebbe dovuto far scattare le sirene d’allarme anche alle autorità sanitarie siciliane. Amministrazioni comunali in testa. Perché sembrano esserci forti analogie fra le sostanze immesse nell’aria dall’acciaieria tarantina, e quelle che potrebbero essere fuoriuscite dalla raffineria augustana.

Solo le indiscrezioni stampa rivelano che il fuori servizio è in un impianto altamente inquinante.

Dalle indiscrezioni riprese dalla stampa locale e non smentite, infatti, l’intenso e prolungato sfiaccolamento sarebbe stato causato dall’avaria a un compressore del reparto Fccu. E’ dove si svolge il cracking catalitico a letto fluido“, da cui escono olefine, componenti alto-ottanici per le benzine, materie prime per la petrolchimica e componenti per la miscelazione dei distillati e dell’olio combustibile. Secondo le linee guida ministeriali per la “prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento“, quella tipologia di impianto “generalmente rappresenta l’unità che fornisce singolarmente il maggior contributo alle emissioni dell’intera raffineria”. Il documento calcola che “contribuisce” fino al 30 per cento riguardo l’anidride solforosa, e fino al 20 per cento dell’ossido di azoto. Mentre sul particolato la percentuale sale fino al 40 per cento. La tabella dell’Ispra dove si sintetizzano “i potenziali rilasci di contaminanti dell’impianto”, rivela che “un effluente gassoso non trattato del rigeneratore Fccu può contenere fino a 500 milligrammi per metro cubo di Pm”. Ed è un “particolato così sottile (0,5-0,8 micron) che è difficile trattenerlo”.

Studi internazionali hanno accertato gli effetti del particolato nel cervello di anziani e neonati.

sopra e copertina: il fuori servizio alla Sonatrach Augusta.

Si tratta delle famigerate polveri sottili che penetrano i tessuti umani attraverso i polmoni, provocando il cancro. Ma non solo questo, secondo una recente scoperta del britannico Comitato sugli effetti medici dell’inquinamento nell’aria”. Il lungo report trasmesso al governo inglese dal “Comeap“, definisce “probabile che l’inquinamento atmosferico possa contribuire a un declino delle capacità mentali e alla demenza nelle persone anziane“. Mentre è possibile che “particelle di inquinamento atmosferico molto piccole possano attraversare la barriera ematoencefalica, e danneggiare direttamente i neuroni”. Ancora più incontrovertibili sono poi gli effetti delle Pm sulle gravidanze. Uno studio pubblicato da Lancet planetary health ha individuato particolato “nei polmoni, nel fegato e nel cervello dei feti prima della ventesima settimana di gestazione“.

Appello da cento medici di Taranto: bambini con ridotto quoziente intellettivo vicino l’ex Ilva.

La concentrazione di Pm trovata da un team di ricercatori belgi e scozzesi è definita “estremamente preoccupante”, perché interviene in una fase critica dello sviluppo fetale. “Ancora più preoccupante è che queste particelle raggiungono anche il cervello umano. Significa che possono persino interagire direttamente con i sistemi di controllo all’interno degli organi e delle cellule fetali”, dichiara Paul Fowler della Aberdeen university, su Today scienze. Osservazioni che i pediatri di Taranto hanno potuto riscontrare empiricamente sui loro pazienti. Nella loro lettera appello al governo italiano ricordano come pure l’ultimo studio dell’Istituto superiore di sanità del 2021, descrive l’allarmante riduzione del quoziente intellettivo dei bambini residenti vicini alla fabbrica”. La ricerca medica internazionale, e le esperienze italiane sul campo, suggeriscono quindi la necessità “vitale” di monitorare attentamente cosa finisce nell’aria. E non solo su quella intorno a una acciaieria. Specialmente se ad andare in tilt è un impianto di raffinazione petrolchimica già altamente inquinante quando funziona.

Da Fccu polveri sottili con metalli a regime, quante ne sono finite nell’aria durante il fuori servizio?

Parlando del Fccu in una raffineria, Ispra spiega che “dal rigeneratore fuoriesce una corrente gassosa che contiene particolato“, il cui “componente più importante è costituito dalla polvere di catalizzatore che riesce a sfuggire dai cicloni installati nel rigeneratore stesso. Questa polvere, costituita prevalentemente dal substrato del catalizzatore stesso, contiene tracce di metalli provenienti dalla carica e materiale carbonioso proveniente dalla combustione incompleta delle frazioni più pesanti, soprattutto nel caso di Fccu con rigeneratore che opera a combustione parziale”. E questo accade quando tutto marcia per il verso giusto. Ma in caso di fuori servizio, quanto Pm immette nell’atmosfera un Craking catalitico a letto fluido? Quanto ne è uscito nell’ultima “sfiaccolata” alla Sonatrach? E si può davvero parlare di “nessun rischio correlato per la popolazione”?

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Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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