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Monte Augusta, 647 residenti chiedono alla Procura indagini sulla Sp 61

AUGUSTA – Hanno firmato in 647, una vera impresa in una città dove la fiducia verso le Istituzioni è sparita insieme con la partenza dei 3 commissari prefettizi. In 647 hanno allegato la carta d’identità sotto l’esposto presentato il 14 gennaio alla Procura della Repubblica di Siracusa. Sono tutti residenti al Monte di Augusta e in quella denuncia dove chiedono alla magistratura penale di “disporre gli opportuni accertamenti, valutando eventuali responsabilità, vedono l’ultima spiaggia per fermare le morti sulla Provinciale 61. Una strada che negli anni ha mietuto 13 vittime ma che è rimasta abbandonata a sé stessa, invischiata in uno sconcertante palleggiamento di competenze fra ex Provincia, Regione e Comune.

In parrocchia la conferenza stampa del Comitato.

Il Comitato “Roberto siamo noi” ha spiegato in una conferenza stampa, significativamente convocata nei locali parrocchiali di San Giuseppe Innografo, le ragioni di un’iniziativa così forte. Che a pochi mesi dalle elezioni comunali entra a gamba tesa nell’incandescente clima politico. “L’amministrazione che verrà, deve sapere con cosa dovrà fare i conti”, esordisce il portavoce Enzo Speciale. Insieme a Mimmo Passanisi, sottolinea subito che chiedere l’intervento dei giudici non è stato fatto a cuor leggero. Le abbiamo proprio tentate tutte“, spiega. Ma quando persino la Prefettura “non ha dato alcuna risposta, alla richiesta presentata il 7 novembre di intervenire per garantire la sicurezza stradale“, allora le scale del Palazzo di giustizia si sono profilate come le ultime da salire restando nella legalità.

Esposto dopo l’ultimo palleggiamento Comune-Provincia.

Nell’esposto, i residenti scrivono di “non aver avuto nessuna risposta certa sulle competenze, nonostante “la situazione pietosa e di gravissimo pericolo per l’incolumità dei cittadini utenti”. A far precipitare la situazione è stata una pec del Libero consorzio, inviata la vigilia di Natale alla sindaca Cettina Di Pietro. Dove “si invita codesto Comune a un incontro congiunto per il 9 gennaio, presso gli uffici del settore Viabilità, al fine di completare urgentemente gli atti burocratici per la cessione della Sp 61 e di eventuali altre strade provinciali ricadenti nella perimetrazione del centro urbano”. A quella riunione i tecnici dell’Urbanistica si sono poi presentati, ma al Comitato non è arrivata alcuna notizia. E’ però arrivata loro la conferma, attraverso quella stessa comunicazione, di quanto pensavano da tempo. E cioè che tocca all’amministrazione intervenire su una strada, che costringe “a farsi il segno della croce e salutare i propri cari ogni volta che si esce da casa”.

La Regione conferma: quella strada è già comunale.

Enzo Speciale e Mimmo Passanisi, portavoce del Comitato “Roberto siamo noi”.
Copertina, la fiaccolata di protesta dopo l’incidente costato la vita al catechista Reicherl.

Infatti, a ottobre l’assessorato regionale Mobilità ha ribadito che “i tratti di strade che attraversano i centri abitati con popolazione superiori a 10 mila abitanti, sono classificati strade comunali con la stessa deliberazione della giunta municipale con la quale si procede alla delimitazione”. Questa delibera il Comune l’ha adottata“l’ultima a giugno in fotocopia della precedente”. Ma nonostante stesse per ritrovarsi sul groppone 9 chilometri di quell’arteria così piena di problematiche, “nel bilancio di previsione 2019-2021, approvato il 31 dicembre, dentro il capitolo Viabilità e infrastrutture stradali erano stati allocati solo 500 euro“. E’ stata l’ultima goccia di un vaso che si è colmato il 3 aprile, quando il catechista Roberto Reicherl è stato travolto all’uscita dalla chiesa.

Don Mazzotta aveva già segnalato i pericoli nel 2015.

Una morte “annunciata”, quella del pensionato falciato una sera di pioggia in una strada mal illuminata. Considerato che già nell’ottobre 2015 il parroco, don Giuseppe Mazzotta, aveva scritto alla nuova amministrazione 5 Stelle segnalando le precarie condizioni di sicurezza davanti la chiesa. Ma a far traboccare il calice della cristiana sopportazione è stato il consiglio comunale monotematico, riunito a settembre su richiesta dell’opposizione. In quella seduta, la sindaca grillina prima ha litigato con un residente presente fra il pubblico. E poi ha dribblato le competenze del Comune, tirando fuori una serie di atti che scaricavano ogni responsabilità sull’ex Provincia e sulla Regione.

Nel 2018 il verbale di consegna mai diventato operativo.

“Ci siamo pure umiliati a chiedere scusa”, ricorda Speciale nella conferenza stampa. Trattiene a stento la rabbia, quando mostra un documento ottenuto recentemente dal Libero consorzio. Si tratta di un verbale di consegna dove si stabilisce che a partire dal giorno 9 del mese di maggio dell’anno 2018, la strada provinciale 61, dal km 0 al km 9, sarà di competenza del Comune di Augusta“. Lo sottoscrivono un geometra dell’Urbanistica, uno dei Lavori pubblici e un ispettore capo dei Vigili urbani. Una postilla, però, avverte che quanto concordato con i funzionari dell’ex Provincia è previa formalizzazione e approvazione del presente verbale”. Cosa sia avvenuto dopo, e perché sia accaduto, ora molti probabilmente dovranno spiegarlo non solo agli elettori, ma anche alla Procura.

Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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