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Fronte del porto, Pogliese è con Musumeci e Di Mare su Adsp

AUGUSTA – Si allarga il fronte dei sindaci contro la nomina di Enrico Chiovelli a presidente dell’Autorità di sistema del Mare di Sicilia orientale. Anche l’amministrazione catanese di Salvo Pogliese si è aggiunta a quelle di Augusta, Priolo e Melilli nel “no” alla designazione del funzionario ministeriale arrivato da Roma. Il primo cittadino di Catania, insieme l’augustano Peppe Di Mare, il priolese Pippo Gianni e il melillese Giuseppe Carta hanno incontrato il governatore Nello Musumeci, per rispedire al mittente l’indicazione arrivata lo scorso aprile dal ministro Enrico Giovannini. Lo ha rivelato il 31 maggio un comunicato del presidente della Regione Siciliana e dall’assessore regionale alla Mobilità, Marco Falcone, dove si ribadisce la bocciatura già formalmente trasmessa al dicastero delle Infrastrutture. Una intesa negataperché il governo nazionale ha ignorato la sollecitazione a scegliere “una eccellenza professionale” della Sicilia, invece di paracadutare un burocrate che non ha “mai ricoperto ruoli di vertice presso strutture portuali, ad eccezione della recente esperienza commissariale” nella stessa Port authority.

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Musumeci: attesa ripresa mondiale treno da non perdere.

“La nostra portualità non può assolutamente perdere l’opportunità offerta dai nuovi traffici marittimi internazionali, legati alla forte ripresa dell’economia mondiale, che è attesa dopo la crisi da pandemia”, scrive Musumeci. Definendo “necessario che le Autorità portuali di Sistema della Regione siano affidate a eccellenze professionali formatesi in Sicilia, le uniche in grado di conoscere a fondo il territorio e di rispondere con efficacia alle necessità di tutti i comparti produttivi”. Il presidente della Regione nota che “le competenze di Chiovelli– interamente sviluppate all’interno del ministero ma in settori diversi da quelli direttamente riconducibili alla gestione dei porti – non sono compatibili col profilo richiesto per le necessità della Sicilia, in questo particolare frangente storico-sociale”. Il comunicato arrivato da Palazzo d’Orleans insiste sulla “necessità di individuare un percorso di netta discontinuità con il recente passato e di lavorare alla creazione di nuove sinergie per realizzare un sistema portuale di quarta generazione, che possa cogliere tutte le opportunità offerte dalla collocazione degli scali orientali lungo le rotte commerciali che collegano l’Europa all’Asia, attraverso il Canale di Suez. Opportunità che fanno gola anche ad altri porti italiani, diretti concorrenti di Punta Cugno. Per questo lo smaliziato governatore isolano avverte che “il governo nazionale non può continuare a immaginare una Sicilia subalterna a logiche estranee ai diretti e legittimi interessi dell’Isola, né pensare di affidare a burocrati romani estranei al territorio la gestione di settori altamente strategici, come quelli sui traffici marittimi internazionali”. La forte presa di posizione conclude come “appare imprescindibile che da parte del ministero siano valutate altre candidature di cittadini dalla comprovata esperienza, per avere un presidente di Autorità portuale che possa operare in perfetta intesa con il governo regionale e con gli enti locali interessati, e che sia in grado di garantire progettualità di grande respiro manageriale e non la mera gestione di opere da appaltare”.

Ficara difende la scelta di Roma, Di Mare replica: è ascarismo.

Il sindaco Di Mare con Chiovelli commissario Adsp (foto Fb).

Il fronte comune fra Regione e sindaci siracusani, ora allargatosi all’amministrazione catanese, ha messo in allarme i 5 Stelle. Col Pd hanno una alleanza strategica per le regionali, e l’Adsp ereditata dai dem è un tassello che non vogliono farsi sfilare. Così il pentastellato Paolo Ficara è tornato a difendere la scelta ministeriale. “Una intesa è sempre auspicabile, ma quello che mi augurerei è che venisse fatta su obiettivi strategici e nomi di eccellente profilo, al di là della provenienza territoriale. Invece sembra sempre che la politica locale giochi solo a non mollare l’osso”, commenta il deputato a mezzo stampa. Sul vicepresidente della commissione Trasporti, però, si abbattono subito le critiche dei sindaci della zona industriale. Se ne fa portavoce Di Mare, capofila di questa battaglia per la presidenza Adsp made in Sicily. “Credo che ormai non si possa accampare alcuna scusa”, commenta in un comunicato. Notando che “il sostegno del Comune di Catania alle esigenze espresse da Augusta, Priolo e Melilli, insieme alla piena sintonia della Regione, rendono non più eludibile per il governo nazionale un passo indietro sulla indicazione espressa in favore di Chiovelli, il cui breve servizio prestato come commissario non ha mostrato alcuna discontinuità con una governance che ha fallito tutti gli obiettivi di rilancio per il nostro porto commerciale”. Il sindaco conclude, “certo di interpretare anche il punto di vista di Gianni e Carta, che quanti oggi si ostinano a difendere scelte nate nei corridoi delle segreterie politiche di Roma, non fanno altro che perpetuare quell’ascarismo che tanta devastazione ha portato nel nostro territorio”. Un passaggio del comunicato che sembra ritagliato per il parlamentare 5S. E in effetti Il primo cittadino conferma al telefono il destinatario della polemica, aggiungendoci una riflessione. “L’onorevole siracusano stranamente ha da ridire che le amministrazioni di mezza Sicilia Orientale, elette direttamente dai cittadini, rivendichino a nome di questi un ruolo da protagonista nelle scelte riguardanti il territorio. Non gli sta nemmeno bene che si vogliano valorizzare risorse e competenze siciliane, preferendo invece un anonimo burocrate messo da Roma nel nostro porto, dopo una lunga carriera nei Palazzi iniziata coi ministri della Prima repubblica. Fa proprio specie sentire un grillino ragionare ora allo stesso modo di chi spolpava le ossa”, conclude caustico Di Mare.

Sindaci del centrodestra archiviano la tentata egemonia catanese targata Pd.

Il documento congiunto fra Regione e Comuni imprime una svolta nella vicenda per la governance Adsp di Augusta-Catania: per la prima volta l’amministrazione della città metropolitana si trova sulla stessa linea politica delle cittadine siracusane. L’Autorità portuale condivisa fra due province concorrenti, finora era stata al centro dei tentativi catanesi di egemonizzarne la gestione. Un “esproprio” a tutti gli effetti, considerata l’enorme disparità di traffici e strutture fra i due porti gemellati dalla legge solo da qualche anno. Un’eco di questa guerra sotterranea per il predomino nel business marittimo, si è sentita proprio l’indomani della bocciatura di Chiovelli da parte di Musumeci. Quando è arrivata una levata di scudi da Sicindustria e dai sindacati etnei, paradossalmente contro una bocciatura motivata con la necessità di essere “in discontinuità con il passato”. In vent’anni di Port authority, Punta Cugno non è riuscito a inserirsi nell’elenco dei primi 14 scali italiani per traffico container. Non c’è riuscita nemmeno l’ultima presidenza del navigato salernitano Andrea Annunziata, interrotta anzitempo per la chiamata alla Adsp di Napoli partita dal governatore Vincenzo De Luca.

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Sbarrare il passo ai giallorossi catalizzatore dell’inedita intesa Catania-Siracusa.

Il ministro Danilo Toninelli mentre passava in rassegna la Guardia costiera di Augusta con Attilio Montalto (accanto a destra).

Annunziata era arrivato in Sicilia sull’onda del colpo di mano targato Partito democratico, che in pieno agosto confezionava il trasferimento della sede Adsp dal porto europeo Core di Augusta, a quello più modesto di Catania. Un’operazione che vedeva insieme il sindaco catanese Enzo Bianco, il governatore siciliano Rosario Crocetta e il ministro dem Graziano Delrio. Della quale il manager portuale, già ex sottosegretario dell’Ulivo, era considerato esecutore e garante. Almeno finquando è durato il governo Paolo Gentiloni. Quando gli è subentrato quello gialloverde del Giuseppe Conte 1, il ministro grillino Danilo Toninelli ha rimesso le cosa al vecchio e naturale posto, con grande scorno pubblicamente espresso da Bianco. Col giallorosso Conte 2 il ministero Infrastrutture è tornato in mano Pd, e i pentastellati hanno iniziato a farsi sentire ottimisti sulla governance Port authority. La quale ora poteva contare sulla segreteria generale di Attilio Montalto, già comandante della Capitaneria augustana. Il nome dell’ufficiale è pure circolato fra i corridoi della politica come possibile nuovo presidente. Ma pare che il suo curriculum professionale non consentisse la promozione. Per questo quando il ministro Giovannini ha elevato alla poltrona presidenziale l’esordiente commissario Chiovelli, tutte le amministrazioni (nel frattempo conquistate dal centrodestra) hanno letto quella designazione come una sorta di presidenza-ombra.

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Ombrello di Musumeci su nome condiviso fra porti rivali: sarà il messinese Garofalo?

Il comunicato della Regione ora apre nuovi scenari. Innanzitutto per l’augustano Di Mare, che è l’ultimo arrivato nella poltrona da sindaco, ma in pochi mesi ha già potuto incassare l’inedito sostegno del collega Pogliese e di Musumeci. Sono entrambi catanesi, si muovono “controcorrente” rispetto gli interessi dei compaesani vicini alla politica dei predecessori Pd, ma restano pur sempre interessati a un nome politicamente gradito nella Port authority. Il quale però, se le pressioni con Roma approdano a qualcosa, per la prima volta troverebbe la convergenza dei siracusani. I rumors più forti nei Palazzi riguardano Vincenzo Garofalo, già deputato di Forza italia ed ex presidente dell’Autorità portuale di Messina. In quest’ultimo ruolo ha lasciato un buon ricordo di sinergie con l’allora Port authority di Augusta. E inoltre potrebbe garantire una corsia privilegiata nel riassetto infrastrutturale legato al ponte sullo Stretto. Secondo l’Istituto Bruno Leoni di Milano, il collegamento stabile col continente aumenterebbe il Pil siciliano fino al 6,8 per cento, accompagnato da un 8,9 di incremento del reddito disponibile. Il resto dell’isola sconta un gap strutturale macroscopico, per godere subito dei benefici del viadotto con la Calabria, ma la Sicilia orientale ha porti e autostrade già interconnessi. Manca solo che le opportunità vengano sfruttate, anziché sprecate per i lauti stipendi del sottogoverno.

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Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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