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La lunga sete di Augusta, l’Asp trova ammonio nell’acqua dell’Isola

AUGUSTA – Nell’acqua del centro storico di Augusta spunta l’ammonio. Dopo l’argilla, un’altra sostanza anomala si è infiltrata nel liquido pompato dal pozzo ai Giardini pubblici. A trovare il contaminante sono state le analisi dell’Azienda sanitaria provinciale, effettuate dopo le segnalazioni arrivate dall’opposizione consiliare. Il composto chimico è frutto della decomposizione organica, ma l’assenza dei pericolosi “escherichia coli” porta a escludere una provenienza fognaria. Che d’altronde non avrebbe motivo di sussistere nemmeno a livello potenziale, considerato che in quella zona della Villa non passa alcuna tubazione di liquami. Dal campo delle ipotesi resta fuori pure una ipotetica origine di tipo industriale. Rimangono invece in piedi le preoccupazioni dei responsabili sanitari, sulla falla che sta sporcando quanto pompato dalla falda freatica.

Uso potabile dell’acqua vietato a tempo indeterminato.

Il Comune ha mantenuto nel quartiere Isola il divieto di usare l’acqua a scopo potabile e per cucinare alimenti. E il laboratorio privato che ha incaricato sta monitorando costantemente la situazione. Ma dopo l’ultimo esame dell’Asp, sembra allontanarsi una soluzione in tempi brevi. Non tanto per i valori di ammonio, che in sé non destano particolari preoccupazioni. E’ la loro presenza che crea inquietudine fra gli esperti, perché sono indicatori di un’infiltrazione che non dovrebbe esserci. E senza rimuovere la causa di queste intrusioni, anche un rientro dei parametri a livelli di legge verrebbe giudicato solo temporaneo.

“Idoneo studio geologico” chiesto dall’Asp già nel 2017.

Quella trivella scende a 400 metri di profondità, pescando nella cosiddetta falda idrica di riserva. Nella parte terminale attraversa formazioni di solida roccia, ma nei primi 200 metri buca strati di tenera argilla. Per evitare che venga sbriciolata nel liquido pompato, il condotto è protetto da una robusta camicia di cemento. La quale, tuttavia, ha bisogno di una particolare manutenzione: che finora non c’è stata. Eppure già due anni fa, l’Asp aveva allertato il Comune sull’urgenza dei lavori. L’ufficiale sanitario aveva espressamente chiesto all’amministrazione un “idoneo studio geologico per valutare correttamente la profondità che deve raggiungere la camicia del pozzo”.

Il “giallo” su una perizia che dovrebbe esserci da tempo.

La lettera dell’Asp, indirizzata al sindaco di Augusta, porta la data del maggio 2017. Ma quando il capogruppo di minoranza Giancarlo Triberio, nei giorni scorsi, ha chiesto copia della relazione geologica, la risposta arrivata da Cettina Di Pietro è stata singolare. La sindaca, infatti, ha derubricato quel formale accesso agli atti come una banale richiesta sui contenuti di una sua intervista. Bacchettando persino l’oppositore per aver fatto una“leggera confusione”. Aggiungendo che le sue dichiarazioni erano “frutto di uno scambio verbale con un geologo”, fra l’altro relative a un altro pozzo che presentava la stessa problematica.

La sindaca svicola sulla richiesta della relazione tecnica.

“Invito, pertanto, il consigliere a maggiore attenzione nella formulazione delle istanze e nell’espletamento della propria funzione”, ha scritto la grillina nella sua pec di risposta. In sostanza Di Pietro fa un “gioco di prestigio” con la “formulazione delle istanze” da parte di Triberio. Ma il capogruppo consiliare era stato molto chiaro, nell’oggetto della sua “richiesta accesso atti e copia documentazione e/o relazione tecnica riguardante pozzo Giardini pubblici”. Invece la sindaca dribbla con disinvoltura il merito della questione che era stata sollevata: cosa dice quella relazione geologica, chiesta espressamente dalla Asp da oltre 24 mesi?

I tanti interrogativi sulla poca trasparenza per il pozzo.

Per quale motivo questa documentazione tecnica non è stata fornita a chi sta esercitando le sue funzioni istituzionali, fra l’altro a tutela della trasparenza su questioni di rilevante interesse pubblico? Ma, soprattutto, esiste davvero questa perizia? Un dubbio che Palazzo di città alimenta col suo silenzio attuale. E pure con quello pregresso, considerato che l’Ufficiale sanitario aveva scritto al Comune che “si ribadisce, per come più volte comunicato”. Ora che la grana è scoppiata come da previsioni, ai Lavori pubblici si stanno facendo in quattro per trovare una soluzione.

Comune avvertito da tempo su “cedimento irreparabile”.

Una nuova camicia nel pozzo alla Villa costa, e pure parecchio. Perché un intervento parziale a tamponare l’emergenza è fuori discussione, considerato che l’intero condotto nel tratto argilloso sembra compromesso. Secondo gli esperti, si parla di lavori che superano abbondantemente i 100 mila euro. La previsione di spesa in bilancio dovrebbe comunque esserci. Visto che agli atti del Comune c’è una vecchia relazione, risalente all’epoca della fallimentare gestione Sai 8, dove si avvertiva: “Se in questo pozzo non si effettua un intervento di manutenzione con una nuova camicia di contenimento per le pareti, si potrebbe verificare un cedimento irreparabile con la perdita totale dello stesso”. Del problema si sapeva quindi da tempo, ma nulla è stato fatto. Ora si cerca di correre ai ripari: ma c’è la capacità di fare in fretta ciò che non si è stati in grado di fare con calma?

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Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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