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Brucoli è un “carcere” per tutti: le guardie protestano sui turni massacranti

AUGUSTA“Un solo agente per 50, e a volte 100 detenuti”. Se il carcere di Brucoli non è ancora esploso, forse è grazie al sangue freddo dei loro colleghi. Che tuttavia non può durare all’infinito. Così, per rappresentare il malessere che cova a Piano Ippolito, 5 sigle sindacali della polizia penitenziaria si sono date appuntamento il 26 giugno davanti la casa di reclusione. Un sit in organizzato dalle segreterie provinciali di Sinappe, Uspp, Fns Cisl, Cnpp e Sippe, che ha acceso i riflettori sulle 14 sezioni di una prigione dove anche le guardie sono recluse, in turni di servizio definiti “massacranti”. Diventati ancora più pesanti dopo la scelta del loro comando di far fronte alle carenze in organico, discostandosi dal Protocollo d’intesa locale. Aggravando così una situazione già al limite, in una struttura pensata per 300 detenuti, che dovrebbero essere sorvegliati da 251 unità di personale ministeriale. E invece “ospita circa 500 carcerati“, custoditi da 195 poliziotti.

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Piano Ippolito al collasso dopo la rivolta a Cavadonna.

Quello che i sindacalisti descrivono ai giornalisti è un istituto di pena prossimo al collasso. La mazzata finale è arrivata con la rivolta nella vicina Cavadonna, che ha fatto confluire ad Augusta pure gli arrestati che normalmente venivano condotti nella casa circondariale di Siracusa“Hanno portato qui pure quelli catturati nel blitz di Catania“, raccontano i sindacalisti. I dirigenti ci sono tutti. Da Alessandro De Pasquale per il Sippe, a Fabio D’Amico della Cisl; da Franco Tuzza per il Cnpp, a Michele Pedone del Uspp. Tutti raccontano di una organizzazione del lavoro difforme dall’accordo regionale, anche se avallata a livello nazionale dalla maggioranza dei sindacati di categoria. “Ma che significa quel si maggioritario a Roma, se a Brucoli la situazione specifica ha previsto un suo protocollo ad hoc?”. Se lo chiedono all’unisono tutti segretari provinciali, accavallandosi davanti i taccuini dei cronisti. Perché a Piano Ippolito la corda tesa del personale rischia di spezzarsi per sovraccarico.

Bongiovanni: prima i sovraccarichi, poi le aggressioni.

“In Sicilia il turno ferie è di 20 giorni, a Brucoli è stato ridotto a 15. I turni di servizio sono di 8 ore ininterrotte senza pausa pasti, giusto il tempo di un caffè. Lo straordinario viene imposto obbligatoriamente, senza consenso, anche fuori dalle situazioni di emergenza”. Il rosario di rivendicazioni sgranato da Nello Bongiovanni (al centro nella foto sopra) prosegue parlando di tanti piccoli “sovraccarichi”, che sono di difficile comprensione per chi è lontano da quel mondo. Per coloro che invece ci sono dentro, significa lavorare in una pericolosa situazione di stress. Perché non è un mestiere facile, quello di badare a gente privata della libertà. Specialmente se sono molti di più di quanti dovrebbero stare reclusi, e a controllarli si è molti meno di quanti si dovrebbe essere. Una concentrazione di fattori esplosivi, che basta una scintilla ad accendere. “Abbiamo dovuto registrare diverse aggressioni ai colleghi”, raccontano i sindacalisti. Spiegando che sempre più spesso il detenuto “protesta” a modo suo, quando si sente leso in quello che ritiene un suo diritto. Che non sempre si trova nero su bianco in un regolamento, ma spesso fa parte di quel codice non scritto che mantiene la pace dove la guerra è in agguato. 

PER APPROFONDIRE: Agenti aggrediti a Brucoli, i sindacati: siamo “prigionieri” del carcere

Colleghi “vittime di criminali foraggiati dalla politica”.

Un agente stanco e scontento è anche una guardia che ha maggiori difficoltà a mantenere lucidità e sangue freddo. E raramente trova mammolette poi disposte a farci passaggio, “comprendendo” il suo stato d’animo. L’incidente di percorso è sempre dietro l’angolo. A volte ci si mette pure la politica, ad aggiungerci il carico. In un documento inviato il 16 giugno a tutti i dirigenti dello Stato che devono rendersi conto della situazione, i 5 sindacati parlano di “situazione esplosiva grazie all’inerzia dei vertici Governativi, Dipartimentali e Provveditoriali”. Scrivono che “ogni poliziotto penitenziario vive con la spada di Damocle puntata in testa, tra esigenze di garantire l‘ordine, la sicurezza delle carceri e quindi dell’ordine pubblico, unitamente al rispetto delle leggi, e il rischio oramai giornaliero di essere denunciati da criminali oggi fortemente foraggiati da una politica che appare più vicina ai detenuti, come accaduto ai colleghi in servizio presso l’istituto penitenziario di Santa Maria Capua Vetere vittime di inaudite violenze da parte dei ristretti, a cui va tutta la nostra solidarietà”.

L’irritazione col ministro Bonafede troppo “morbido”.

La brutta storia nel carcere campano è una vicenda che la magistratura dovrà chiarire in ogni aspetto, perché l’abuso dei mezzi di correzione può essere socialmente più pericoloso degli stessi rei che lo subiscono. Ma ciò che agli agenti non è proprio andata giù è la spettacolarizzazione degli avvisi di garanzia ai colleghi, “notificati all’ingresso del carcere davanti gli occhi delle famiglie dei detenuti”. Bongiovanni dice di “avercela col ministro Alfonso Bonafede“, che strizzerebbe troppo l’occhio al disciplinato bacino elettorale rappresentato dai familiari dei carcerati. Ma questo dirigente Sippe è anche consigliere comunale della Lega a Cassaro. Perciò nel suo racconto diventa sfumato il confine fra la rimostranza del sindacalista, e la posizione muscolare del politico populista. D’altronde, pure qualche pezzo della politica locale destrorsa non si è fatta sfuggire l’occasione di grattare a sua volta un po’ di consenso dai poliziotti penitenziari.

Sostegno Lega per Sippe, Cisl, Sinappe, Uspp e Cnpp.

Al sit in si è fatto vedere Peppe Di Mare, che qualche giorno fa si è candidato sindaco rinnegando l’etichetta “di centrodestra“. Ha preso parola pure il leghista Massimo Casertano, promettendo di farsi portavoce presso il senatore Stefano Candiani, plenipotenziario dei padani di Sicilia, atteso lunedì ad Augusta. Dopo i selfie di rito, la manifestazione si è sciolta senza ulteriori polemiche contro il ministro grillino della Giustizia, che era tale e quale anche nel governo giallo-verde con Matteo Salvini. Rimasti inutilizzati i fischietti da corteo portati per ogni evenienza, l’abbassamento dei toni e dei volumi ha così lasciato spazio a un’ultima nota di colore. A pochi passi dalle guardie in protesta, c’era una coppia di presumibili familiari dei ladri. Che incuranti delle adiacenti lamentele sindacali, urlava al cellulare le proprie inintellegibili rivendicazioni a sconosciuti interlocutori. Una telefonata chiusa dal corpulento capofamiglia col rituale “vossia s’abbinirica”. E che la sua robusta compagna ha subito commentato con l’esaustivo “figghi ‘i bottana”. Una scena che lo sceneggiatore di Gomorra si sarebbe annotato, per il finale della puntata su carceri ed “eccellenti” della politica.

Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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