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“Non smuovete i fanghi tossici”, il no ecologista a 3 nuovi pontili militari

AUGUSTA – Ma cosa vuole fare la Marina nel porto di Augusta, che praticamente è una discarica sottomarina di sostanze tossiche? Quali dragaggi si stanno progettando in segreto su quei fondali contaminati da mercurio e chissà quant’altro, scaricati negli anni dell’industrializzazione selvaggia? Lo chiede Legambiente, che il 22 luglio ha diffuso un preoccupato comunicato sul “misterioso” chilometro di pontili militari nel cuore della rada. E lo chiede il Comitato “No Muos No Sigonella” direttamente sul sito della rete Peacelink, che il 19 luglio ha per primo lanciato l’allarme su un drago pronto a essere svegliato: quello dei fanghi tossici “addormentati” sul fondo del golfo megarese. Ma soprattutto, si chiedono le due associazioni ambientaliste: come sta vigilando l’amministrazione comunale su questa bomba ecologica, pronta a essere innescata proprio di fronte la città?

Banchine da 300 metri l’una protese nella rada.

A turbare i sonni di quegli ecologisti che non si fermano a censire le ciminiere fumiganti, sono 3 pontili militari da 300 metri ciascuno. Da costruire perpendicolarmente a quelli già esistenti, come nuovi tentacoli dentro lo specchio acqueo. Due si allungheranno dall’attuale banchina torpediniere, uno si stenderà davanti l’attracco dell’Arsenale. Le strutture accoglieranno le “Fregate europee multi-missione“, che lo Stato maggiore intende evidentemente dislocare per rafforzare la difesa marittima nel sud Mediterraneo. Dal quale, finora, l’unica “minaccia” arrivata per la sovranità governativa sono le Ong salva-migranti. In compenso, sono proprio queste nuove opere marittime a essere un rischio, per una città che di rischi ne contempla una biblioteca,

Progetto avanzato, svelato un vertice alla Capitaneria.

Come tutte le storie “segrete”, anche queste dei 3 pontili dovrebbe abbondare di condizionali. E accortamente Gianmarco Catalano li usa, nel suo articolo-denuncia diffuso sul web. Ma quel “incontro istituzionale a porte chiuse svolto nei locali della Capitaneria, lo scorso 17 giugno, alla presenza del comandante di Marisicilia, del comandante del Porto e di rappresentanti dell’Autorità portuale, degli operatori portuali e di Confindustria“, non è un fatto ipotetico. Forse, considerate le smentite informali che gli uffici stampa militari si affrettano a far filtrare in questi casi, l’oggetto ufficiale di quella riunione non era esattamente “la discussione del progetto avanzato dalla Marina, di nuovi pontili destinati a ospitare le unità navali appartenenti alla classe Fremm”. Il succo della nuova cementificazione militare però è quello evidenziato su Peacelink.

Peacelink: coi dragaggi c’è risalita di fanghi industriali.

Scrive il sito pacifista:“L’intervento che appare inserito nel più ampio programma di ammodernamento del polo aeronavale di Augusta, ma rischia di avere delle pesanti ricadute sotto il profilo ambientale e sanitario. Opere di questo genere, infatti, richiederebbero – quale intervento preliminare – il dragaggio dei fondali, e in ogni caso la loro movimentazione; con tutto ciò che ne conseguirebbe in termini di risalita e dispersione dei veleni industriali, che in quelle aree marine si trovano depositati in attesa di bonifica”.

No Muos-No Sigonella: fondali dentro area bonifica Sin.

Il Comitato anti-Muos e contro-Sigonella, sui nuovi pontili aggiunge adesso il suo terzo “No”. Poiché “non può sfuggire che, proprio i fondali prospicienti le banchine dell’arsenale – ricompresi nel perimetro del SIN Priolo – sono altamente contaminati da metalli pesanti e idrocarburi, con tutta probabilità già mossi dal semplice salpare delle ancore delle navi militari ormeggiate”. Non è allarmismo, ciò di cui parla riguardo gli ancoraggi. Lo cita espressamente la relazione finale della Commissione parlamentare Uranio, pubblicata nel febbraio dello scorso anno.

Problema mercurio già in una relazione parlamentare.

L’1 luglio 2016, la delegazione inviata dal Parlamento ha visitato la base di Augusta. Fra le audizioni c’è quella di Sebastiano Trigilio, in rappresentanza dei sindacati. Raccontano gli atti parlamentari, a pagina 215:“Il segretario provinciale della FP Cgil Difesa ha parlato della banchina lavori costruita in Arsenale, definendola ‘una cattedrale nel deserto’: infatti, il dragaggio per costituire la profondità all’attracco delle navi per i lavori non può essere effettuato perché nel fondale marino esistono metalli pesanti come il mercurio. Gli operatori dei pontoni che fanno capo a Maristanav e sono addetti a salpare le ancore delle navi militari ormeggiate, ancore che toccano il fondo marino e quando risalgono sono piene di fanghi e quindi di metalli pesanti, effettuano questo lavoro a mani nude”.

Parisi: area in conclamata crisi di rischio ambientale.

Questo allegato agli atti parlamentari, conclude perentorio:Il rischio dei metalli pesanti e dei fondali marini all’interno del porto di Augusta è dunque un rischio concreto“. In quell’audizione, riporta il documento della Camera,“sulla situazione ambientale del territorio di Augusta è stato sentito, in seduta segreta, il rappresentante di Legambiente Enzo Parisi“.Il quale già allora“ha ricordato preliminarmente che l’area è stata dichiarata ad elevato rischio di crisi ambientale agli anni Novanta e nel 1995 è stato approvato con decreto del Presidente della Repubblica il Piano di risanamento, poi rimasto inattuato; di conseguenza, secondo la passata pronuncia della Commissione Ambiente del Senato, si tratta di un’area oggi in conclamata crisi di rischio ambientale”.

Legambiente: sedimenti pericolosi in catena alimentare.

La commissione Uranio ha inoltre registrato Parisi evidenziare, già 3 anni fa, chetutte le matrici ambientali erano e sono fortemente deteriorate, dall’acqua ai suoli al mare, e naturalmente anche la salute delle persone che vivono nel territorio che va da Augusta fino a Siracusa”. Oggi Legambiente torna a ricordare che “nulla finora è stato bonificato mentre si continuano a progettare interventi ad alto impatto”. Il comunicato aggiunge che “senza una preventiva bonifica da effettuarsi con estrema cautela e con metodologie adeguate, qualunque operazione o lavoro (dragaggio o altro) che smuova il fondale riporterebbe in sospensione i sedimenti con i pericolosi veleni che hanno effetti perniciosi sull’ambiente e, attraverso la catena alimentare, sulle persone”.

Perplessità pure sul ricambio delle acque con il Xifonio.

Poi c’è “un altro elemento critico che spinge ad essere contrari: la costruzione di questi pontili, specialmente quello in perpendicolare all’Arsenale, avrebbe conseguenze sull’idrodinamica del porto, con effetti negativi sul già debole flusso di ricambio delle acque che avviene attraverso lo stretto canale dei ponti spagnoli, indotto dal moto ondoso, dalle maree e dalle correnti”. Legambiente dubita pure che “sul piano dell’operatività e della sicurezza nelle manovre in porto, diminuirà lo spazio per l’ancoraggio nella zona settentrionale più riparata – dove abitualmente sostano le navi di minore stazza – e si renderanno più difficoltose le manovre”.

Gianmarco Catalano e Enzo Parisi.
Copertina, la banchina torpediniere.

Catalano: forte preoccupazione per silenzio su riunioni.

Nella città dove persino il terremoto del 1990 è stato ufficialmente “silenziato“, pure queste impattanti banchine sono circondate da silenzi. Troppi. Catalano ha chiesto un accesso civico agli atti, per far uscire i progetti allo scoperto. Ma qualche domanda la solleva, sul fatto che debba essere un comitato di cittadinanza attiva a mobilitarsi per far fare chiarezza alla popolazione. “Desta forte preoccupazione il silenzio che da mesi accompagna gli incontri e le trattative istituzionali su questo piano infrastrutturale, compresa la recente visita del segretario del Ministro della Difesa, Antonello Arabia, guidato dal Presidente della IV Commissione Difesa della Camera dei deputati, Gianluca Rizzo, dalla sindaca di Augusta, Maria Concetta Di Pietro, e dal senatore Giuseppe Pisani“.

“Di Pietro e Pisani, assenza trasparenza macroscopica”.

Sono tutti grillini che, prima di abbarbicarsi alle poltrone, si auto-promuovevano come rappresentanza politica di questi movimenti di protesta. Perciò adesso Catalano si chiede “il perché di tale macroscopica assenza di trasparenza, da parte delle autorità marittime e della stessa sindaca Di Pietro affiancata dal senatore Pisani, in merito a un’opera pubblica – insostenibile dal punto di vista ambientale – sulla quale la cittadinanza avrebbe il diritto di essere informata e resa democraticamente partecipe. Adesso, e non a cose fatte”.

“Amministrazione attivi subito canali di informazione”.

A Legambiente “sembra fondamentale, per evitare che si commettano errori che costerebbero troppo ai cittadini in termini di salute e di sicurezza, che l’amministrazione comunale e le autorità pubbliche attivino subito canali di informazione per far conoscere cosa si sta progettando e facendo. In tal modo si garantirà ai cittadini il diritto di farsi un’opinione, di decidere e – se necessario – di mobilitarsi in difesa della salute e dell’ambiente”.

“Doveroso che sindaca informi su posizione Comune”.

Per Catalano “la cittadinanza ha il diritto e il dovere di sapere. Ed è pertanto doveroso che la sindaca di Augusta informi pubblicamente i suoi concittadini di quanto finora discusso nelle sedi istituzionali, facendo conoscere la posizione dell’Amministrazione in merito a questi gravosi progetti militari e ai connessi pericoli per l’ambiente e la salute di cittadini e lavoratori portuali”. Il Comitato del “no” lo ha chiesto il 19 luglio. Legambiente lo ha reiterato il 22. Ma le uniche informazioni ambientali arrivate dal Palazzo 5 Stelle sono un “riepilogo attività di scerbatura ultime 2 settimane”.

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Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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