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Augusta, il depuratore va avanti: ma resta “indietro” sullo scarico nel porto

AUGUSTA – Interrogativi ancora aperti sulla conduttura che scaricherà i liquami depurati all’interno della rada Megarese. Nessuna certezza sulla realizzazione di uno studio per il flusso delle correnti dentro il porto. E tanti punti interrogativi sui carotaggi nei fondali contaminati da mercurio, esaclorobenzene e metalli pesanti. Il nuovo depuratore cittadino a Punta Cugno va avanti fra forti dubbi e molte perplessità. A smuovere le acque, ma senza “chiarificarle” adeguatamente, è stato il commissario straordinario Enrico Rolle. Che appena è finito il lockdown ha chiesto una conferenza dei servizi, per la valutazione di rischio sanitario e ambientale. Il plenipotenziario del governo per la depurazione sembra l’abbia ottenuta quella riunione per il 21 maggio. E adesso toccherà all’amministrazione comunale 5 Stelle prendere una posizione chiara, sulla riattivazione di un progetto fortemente contestato dalle associazioni ambientaliste. Nonché da quella parte delle politica che ne ha sposato la tesi, circa i costi inutili per un’opera che si trova a una manciata di chilometri del sotto-utilizzato consortile Ias di Priolo.

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Amministrazione 5S soddisfatta del passo avanti.

“Nei giorni scorsi si è tenuto un incontro con il tecnico rappresentante del raggruppamento temporaneo di professionisti incaricati di progettare e dirigere i lavori dell’impianto”, ha fatto sapere la sindaca di Augusta a mezzo Facebook. Nel post pubblicato l’8 maggio, Cettina Di Pietro rilancia l’auspicio della sua vice Roberta Suppo affinché “questo primo incontro sia un segnale concreto per la definitiva risoluzione di un annoso problema”. La comunicazione delle due grilline si conclude enfaticamente con lo slogan “riprendiamoci il nostro mare”. Peccato che, al momento, si stanno riprendendo dalle “amministrazioni precedenti” solo la responsabilità delle bollette pesanti a carico degli utenti. Perché i costi per il funzionamento dell’impianto saranno ripartiti nei contatori dell’acqua. In origine era progettato per trattare i reflui di 23.500 abitanti, ma poi è stato ampliato a 47 mila residenti. Comunque troppo pochi, per potersi avvicinare alle tariffe politiche praticate dall’esistente impianto priolese.

L’opposizione replica: quale intesa ha con Musumeci?

“Il consortile Ias, in questo momento, è utilizzato quasi al 50 per cento. Non solo sarebbe in grado di accogliere i reflui di Augusta, ma quei liquami organici farebbero comodo nelle vasche di ossidazione dove si trattano gli scarichi industriali”. Enzo Canigiula è un tecnico ambientale che lavora in quell’impianto praticamente da una vita. Ma è da consigliere comunale d’opposizione, che si chiede “per quale intesa politica con la Regione del presidente Nello Musumeci, un’amministrazione 5 Stelle come quella di Augusta ha propeso per una soluzione costosa tanto per le casse pubbliche quanto per quelle dei cittadini”. A Palazzo dei Normanni i pentastellati stanno all’opposizione, eppure quelli a Palazzo di Città non sembrano avere difficoltà ad allinearsi con le scelte “governative” di Rolle. Senza nemmeno preoccuparsi di voltare le spalle a quei rimasugli di movimento ecologista, che ancora tiene aperta una linea di credito coi grillini di lotta e di governo. Perché la questione depuratore a Punta Cugno non è solo un problema di costi di impianto e di gestione, ma interseca in pieno proprio le problematiche ambientali dell’area Sin.

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I dubbi dell’Ispra sulla conduttura posata nei fondali Sin.

Già nel 2012, secondo fonti ambientaliste, una nota dell’Ispra osservava che “dalla documentazione presentata non si evince né quale iter autorizzativo sia stato seguito per la posa della condotta, né quali siano le modalità di posa del collettore e di gestione dei sedimenti interessati”. Le perplessità dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale si appuntavano soprattutto sul fatto che “non è stata fatta una distinzione fra carotaggi a terra e carotaggi a mare, che prevedono invece il prelievo di sedimento”. Le preoccupazioni dei tecnici ministeriali, ovviamente, non erano solo per i buchetti necessari a verificare puntualmente cosa ci sia in quella parte di fondale, contaminato da 30 anni di industrializzazione senza controlli negli sversamenti. Ma riguardavano proprio la tubazione che scaricherà i liquami trattati. Secondo il progetto sposato dal commissario straordinario, il collettore si addentrerà nella rada per circa 200 metri, seguendo il tracciato del vecchio pontile consortile (cerchiato nella foto). Come verrà posata e ancorata questa conduttura? 

Scaricherà nella rada “fertilizzanti” per le alghe.

Quella sul posizionamento del tubo di scarico, non è l’unica domanda che resta in sospeso sulla questione depuratore. C’è anche quella riguardante l’impatto sulle correnti all’interno del porto. Ciò che esce dalla vasche di depurazione non è acqua distillata, bensì liquido ricco di azoto e fosforo. Cioè di quelle sostanze fertilizzanti sospettate dei fenomeni di eutrofizzazione delle alghe, registrati dentro la rada prima che l’Ias allacciasse tutti gli stabilimenti. Non a caso il consortile priolese scarica il prodotto depurato ben oltre un chilometro e mezzo dalla costa, al largo della penisola Magnisi, fuori dalla diga foranea e a 32 metri di profondità. Il progettato impianto cittadino invece mantiene lo scarico finale dentro il porto, con tutte le incognite che questo comporta. Fra l’altro, per raggiungere la costa occorre posare una tubazione interrata lunga un chilometro; addirittura più di quanto ne occorrerebbe per allacciarsi alla rete fognaria del confinante stabilimento Sonatrach. Durante un consiglio comunale riunito allo scopo, Rolle sostenne che quel collegamento non si poteva fare perché reflui urbani e industriali non potevano essere mischiati. E che mettere in opera una fognatura ad hoc era troppo costoso. Legambiente contestò minuziosamente quella valutazione, ritenendo gonfiata ad arte la relazione tecnica a supporto.

Le contestazioni ambientaliste sui costi indicati da Rolle.

Enrico Rolle in consiglio comunale

Ma anche se il metodo di calcolo adottato dal commissario fosse fondato, resta sempre la questione dei costi di gestione. I quali non sono nemmeno paragonabili a quelli di un conferimento dei reflui a un impianto già funzionante. Le maggiori spese per la posa di una conduttura urbana, parallela e sullo stesso tracciato di quella industriale, verrebbero ammortizzate in poco tempo. Un depuratore cittadino non avrebbe solo un suo consiglio di amministrazione, impiegati propri, un suo direttore tecnico, nonché una rete parallela rete di consulenze, da quella fiscale a quella legale. Avrebbe soprattutto un costo non indifferente per lo per smaltimento dei fanghi derivanti dalla depurazione. Non è un problema da poco. Proprio in questi giorni, il Covid-center al Muscatello ha posto una questione simile. Gli scarichi dell’ospedale finiscono infatti nelle vasche di decantazione dove confluisce la fognatura urbana del Monte, prima di essere tutti scaricati nel golfo Xifonio senza trattamento alcuno (nella foto in copertina).

In bolletta le spese per smaltire tonnellate di fanghi.

Quando Canigiula ha sollevato il problema della pulizia dei fanghi al Coronavirus accumulatisi in quelle fosse Imhoff, in commissione consiliare Sanità, la sindaca ha fatto finta di cadere dalle nuvole sulla competenza del Comune. In realtà Di Pietro sapeva che tocca all’amministrazione, solo che si è bloccata sul problema dello smaltimento. Non potendo andare in discarica, avevano necessità di essere lavorati in un depuratore. Ma l’Ias è autorizzato per i reflui, non per i loro residui. Mentre, causa emergenza sanitaria, l’impianto di Siracusa aveva sospeso ogni trattamento che non fosse legato alle necessità del capoluogo. Ora sembra che la direzione siracusana abbia dato disponibilità per una deroga, proprio perché lo smaltimento della fanghiglia del Muscatello rientra fra le attività legate al contrasto dell’epidemia. I fanghi delle vasche che Rolle vuole mettere in esercizio a Punta Cugno, dovranno poi essere successivamente smaltiti. Con costi facilmente intuibili, considerato che verrebbero fuori da liquami lavorati a un ritmo stimato fra i 600 e gli 800 metri cubi l’ora. Il calcolo è presto fatto, se si considera il consortile di Priolo ne tira fuori fra le 2 e le 4 tonnellate al giorno, per circa 2 mila metri cubi l’ora di reflui. I quali sono di natura diversa da quelli urbani, ma comunque il dato può essere indicativo su cosa gli augustani potranno trovare in bolletta. Pagando il loro mare pulito come se fosse un lido.

Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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