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Augusta, Carrubba assolto torna in politica e affonda il contratto Pd-M5s

AUGUSTA – “Il fatto non sussiste”. L’amministrazione di Massimo Carrubba non è mai stata inquinata dalla mafia. E non lo è stata nemmeno lontanamente, come evidenziano le altre assoluzioni con formula piena che, il 10 settembre, hanno accompagnato quella dell’ex sindaco di Augusta. Ora anche il tribunale di Siracusa certifica che la famosa relazione d’accesso, così tanto “popolare” sui social grillini, è solo un corposo romanzo criminale. Buono forse per trarci una fiction televisiva, o un ambiguo reportage sulla città “salvata” dai 5 Stelle. Ma sicuramente inutile per imbastirci un processo.

Mafia al Comune? Per il tribunale “il fatto non sussiste”.

La sentenza emessa dalla presidente Giuseppina Storaci, insieme a Nicoletta Rusconi e Alfredo Spitaleri come giudici a latere, spazza via 5 anni d’indagini della Dda di Catania. Trasformandoli in un costoso castello di carte. La cui unica “utilità” concreta, alla fine, è stata quella di azzerare un’intera classe politica. Spianando la strada a un #cambiamento che poi si è rivelato peggio che finto: controproducente. Dove i “poteri forti” si sono potuti liberare dei vecchi amministratori col pelo sullo stomaco. E trovarsi ad avere a che fare con sprovveduti incoscienti, facilmente manipolabili.

L’ex sindaco: una sentenza per me e la mia città.

Carrubba la voleva questa sentenza. “Per me e per la mia città”, ha dichiarato a caldo. Aveva rinunciato alla comoda prescrizione, per averla. Intendeva uscirsene pulito, senza ombra alcuna sulla sua persona e sul suo operato. Adesso è tornato “pulito”, sul piano personale e politico. Gli è costato 7 anni di duro calvario, soprattutto umano. Ha visto la sua amministrazione messa persino sullo stesso piano dei terroristi assassini di Aldo Moro, e dei killer mafiosi di Peppino Impastato. L’ex sindaco ha dovuto ascoltare, in un silenzio auto-impostosi dopo le troppe spalle voltate, che il consiglio commemorasse quei morti accostandolo ai loro assassini.

Quando i 5S lo accostavano ai delitti Moro e Impastato.

“Io vorrei che non sia soltanto un silenzio simbolico – aveva letto in aula la presidente grillina, Lucia Fichera. Sappiamo tutti questo consiglio comunale cosa ha dovuto subire, l’alta espressione politica italiana che cosa ha dovuto subire in questi ultimi anni. E noi tutti dobbiamo lavorare e stiamo, mi auguro, lavorando per ridare dignità a tutta la città. E che il silenzio non ricada in tutti quei fatti che vogliono essere silenziati, e che tutti dobbiamo sempre ricordare ogni giorno quello che abbiamo dovuto subire. Perché qualcuno aveva deciso che la straordinarietà doveva diventare ordinarietà. E io credo che i cittadini di Augusta non ci stanno più a questo”.

Piscitello: un complotto ordito dal Sistema Siracusa.

Poi è scoppiato lo scandalo della corruzione organizzata dei magistrati coinvolti nel cosiddetto Sistema Siracusa. E la demonizzazione politica e personale di Carrubba, che il M5s ha usato in ogni occasione buona, ha cominciato a prendere una luce completamente diversa. Anche fra i non addetti ai lavori. Oggi è l’ex parlamentare Rino Piscitello a ribadire esplicitamente quanto aveva già denunciato in tempi non sospetti, rendendo pubblico quell’atto d’accusa infamante in modo che tutti potessero farsi un’idea. In un comunicato dove dice che “anche per me è il momento della gioia”, parla esplicitamente di complotto ordito anni or sono per togliere di mezzo chi a loro si opponeva”. Di questa vicenda tutta da riscrivere ne ha pagato il prezzo un’intera comunità.

L’ex deputato: e ora chi pagherà per tutto questo?

Brucia ancora pure in chi è estraneo alle cose della politica, quella trasmissione “Fuori Roma” dove Rai3 tracciava il quadro di una città a tinte fosche. Dove la grillina Cettina Di Pietro ci metteva il carico, anziché difendere il buon nome del Comune che amministrava come sindaca. Dando voce a una collettività che lo elesse deputato quando Augusta aveva il suo collegio elettorale, Piscitello scrive che “non posso fare a meno di pormi alcune domande. Chi ripagherà Massimo di tutto il dolore e dei torti subiti? Chi lo ripagherà delle menzogne controfirmate da autorevoli e infedeli pezzi dello Stato? Chi ripagherà la Città dall’infamia ricaduta su di essa, e da un ingiusto scioglimento motivato da una serie incredibile di falsi e di errori? Chi ripagherà infine i cittadini tutti per i milioni di euro spesi in intercettazioni inutili e ricostruite in modo tendenzioso?”.

Adesso muta lo scenario politico per le comunali 2020.

Probabilmente è più facile che a “pagare” saranno quanti si sono avventurati in incaute calunnie sui social network, accanendosi su un uomo a terra. Quell’ex sindaco ora si è rialzato e per la politica augustana tutto cambia. Non solo perché il passato amministrativo torna al posto che gli compete, fatto di luci e di ombre come in ogni Comune ma senza più il marchio infamante della mafia. Per i partiti muta proprio lo scenario con cui si preparavano alle comunali del prossimo anno.

Carrubba, solo una lista o pure la candidatura a sindaco?

Per Carrubba diventa punto d’onore riprendere il filo, laddove gliel’hanno ingiustamente strappato. Come lo riannoderà, resta da vedere. Sicuramente farà risorgere la sua lista, ovviamente come leader e non come aspirante consigliere. E considerata la sua storia iniziata nel Partito popolare, orbiterà nel “centro che guarda a sinistra” di degasperiana memoria. Più incerto è se cercherà di riprendersi quella poltrona da sindaco che ha dovuto lasciare con le dimissioni, per non doversi sobbarcare pure un ingiusto arresto oltre a un’ingiusta accusa. Negli ambienti siracusani che “contano”, una sua candidatura a Palazzo era considerata scontata in caso di assoluzione con formula piena. Adesso questa ipotesi si rafforza, considerato che il centrosinistra non sa più a che santo votarsi.

Pd costretto a rimettere in discussione la linea pro-M5s.

A chi nei mesi scorsi lo ha frequentato, Carrubba ha sempre negato la voglia di riprovare a guidare il Comune. Ma poi le prospettive cambiano, come dimostra con l’accordo di governo fra Pd e 5 Stelle. Non è perciò escluso che se le “proposte” fossero numerose e autorevoli, l’ex sindaco non ci possa ripensare. In ogni caso, sovranisti esclusi, il suo ritorno sulla scena manda all’aria i calcoli di tutti. Sicuramente marginalizza quella frangia dei Democratici che stava lavorando a un’intesa col M5s.

Verso l’isolamento i dem favorevoli a un bis Di Pietro.

Un bis Di Pietro con l’aiuto dem non è più una strada percorribile, se il partito di Zingaretti non vuole l’irrilevanza elettorale. Chi si era messo in prima fila coi grillini e trattava da tempo, adesso, o si stacca mettendosi in coda oppure va avanti per fatti suoi. Ovviamente se gli imprevedibili pentastellati, a questo punto, sono disposti a sobbarcarselo. Per ora, comunque, Carrubba si gode il primo momento di pace dopo 7 lunghissimi anni. Tempo qualche giorno, la sua scontata conferenza stampa farà chiarezza sulle future vicende politiche. Per quanto riguarda le storie passate, l’assoluzione con formula piena ne ha archiviato la prima parte. La seconda spetterà agli elettori, fra meno di un anno.

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Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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