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La procuratore Gambino: stampa cambia società più delle sentenze

ROSOLINI – Bacchetta la stampa per la copertura “parziale” sul processo della trattativa Stato-mafia, ma riconosce il “merito” di Marco Travaglio con gli articoli sul tema. Apprezza il lavoro dei pm come Nino Di Matteo, ma ammette che dopo il Sistema Siracusa “nessuno può essere esonerato dal fare autocritica”. E riconosce che “la realtà non si cambia con le sentenze, che sono il precipitato finale”, ma con le cronache puntuali “che costituiscono la garanzia affinché il lavoro fatto abbia un risultato”. La prima uscita pubblica di Sabrina Gambino da procuratore di Siracusa è nella piazza principale di Rosolini, il 14 luglio. E non delude le attese.

Rosolini. prima uscita pubblica in memoria di Borsellino.

La nuova responsabile della Procura siracusana è stata invitata dal club Lions “Terra del sole”, per parlare “in memoria di Paolo Borsellino insieme al Gip di Ragusa, Andrea Reale, e al giornalista direttore di Canale8 Tv e di RegioneLife.it, Pippo Cascio. A portarla sul tema più scottante riservato dal nuovo incarico, è l’avvocato rosolinese Giovanni Giuca. Che ha introdotto il dibattito manifestando il profondo disagio della categoria a causa di Piero Amara e Giuseppe Calafiore. Due suoi colleghi, “di quelli peraltro che a Palazzo di giustizia non è che si vedessero tanto”, presunti artefici di un sistema di corruzione di giudici e pm esteso in mezza Italia. Grazie al quale “il consenso verso la magistratura è andato fortemente scemando”.

Sistema Siracusa, “tutti dobbiamo chiedere perdono”.

Gambino non si tira indietro dalla “provocazione”. E mettendo in mezzo anche le recenti vicende del giudice Luca Palamara al Consiglio superiore della magistratura, dove i due legali siracusani entrano di sponda insieme al faccendiere Fabrizio Centofanti, dice che “nessuno può essere esonerato dal fare autocritica. Abbiamo dovuto tutti chiedere perdono alla società”. Il nuovo procuratore riconosce che adesso è necessario “ricucire questo rapporto con la gente. Però dobbiamo avere il coraggio di dire che abbiamo sbagliato tanto, a tanti livelli”. Racconta di una collega che le ha confessato, “durante un corso, di essersi vergognata a dire che era di Siracusa“.

“Fenomeni accaduti perché c’erano le condizioni adatte”.

Sabrina Gambino, nuovo procuratore di Siracusa
Copertina, con Pippo Cascio e il gip Andrea Reale

Gambino aggiunge che “se fenomeni come quello del Sistema Siracusa si sono verificati, è perché c’erano le condizioni affinché si verificassero“. Un brodo di coltura su cui poi attecchiscono degenerazioni, spiega, come quelle che hanno poi portato agli omicidi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. E ai depistaggi che hanno punteggiato le ricostruzioni processuali di quelle stragi. La magistrata puntualizza inoltre che “non parlare e fare finta che le cose non accadono, non è meno grave”.Un passaggio – ricordando che anche Vito Ciancimino lo era stato – lo riserva ai sindaci“che rappresentano la comunità e l’altro fronte dello Stato“.

Il gip Reale: fiducia in istituzioni scende drasticamente.

“La fiducia nelle istituzioni sta vertiginosamente scendendo”, nota a sua volta Reale. Fa il Gip a Ragusa, dove è stato anche presidente della sezione dell’Associazione magistrati, ma è di origini siracusane. Figlio di avvocato, si può dire che è cresciuto fra i codici. Ma adesso parla da sociologo, quando afferma che “c’è bisogno di una rifondazione del patto sociale”.E ricorda che, “così come si parla di prostituzione in tutte le categorie sociali, magistratura compresa, anche il giornalismo ha talvolta di questi esempi“. Distinguendo fra giornalisti che coprono la notizia in un certo modo discutibile perché la pensano diversamente, e quelli che invece “hanno altre fonti di finanziamento che li induce a farlo”. 

Il sindaco Incatasciato: abbiamo trovato ma siamo usciti.

La cronaca della serata vede anche i saluti del primo cittadino Giuseppe Incatasciato, che ricorda come “abbiamo trovato quello che abbiamo trovato ma ne siamo usciti”. Riferendosi all’interdittiva per mafia verso una ditta che lavorava per conto del Comune. E l’intervento tranchant di Paolo Borrometi, che in diretta streaming afferma come l’ex deputato regionale Pippo Gennuso abbia “inquinato l’immagine di Rosolini”. L’accenno del giornalista, che vive sotto scorta perché minacciato di morte dalla mafia del Sud-est, è all’accusa di aver alterato il risultato elettorale per l’Assemblea siciliana. Grazie alla sentenza su un ricorso, che sarebbe stata comprata tramite quel famigerato studio legale siracusano.

Borrometi: sbagliato delegare tutto a giudici e polizia.

La citazione esplicita all’indagato di un fascicolo ancora aperto, fa ovviamente agitare un po’ la neo-procuratore. Poi il cronista di Tv2000 allarga il discorso a tematiche più generali e attinenti al tema del dibattito. Dicendo che “abbiamo sbagliato tutto se pensiamo di sconfiggere la mafia solo grazie a straordinari magistrati e straordinari poliziotti. Per questo il giornalismo è importante”. E ricorda come, prima ancora del diritto di espressione,“l’articolo 21 della Costituzione tuteli il cittadino a essere informato”. Gli fa eco il collega Cascio, citando Max Weber. Secondo il fondatore della moderna sociologia, “nelle professioni è insito l’impegno per il bene comune”. Ma il filosofo tedesco ignorava che in Sicilia, già nel suo Ottocento, la pentola in comune raramente bolle.

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Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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