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Augusta, altro fango dai rubinetti ma per il Comune non è somma urgenza

AUGUSTA – Torna il fango nell’acqua di Augusta. Dal 17 novembre, nei rubinetti dell’isola è ripreso a scorrere liquido visibilmente contaminato. La colorazione grigio-verdastra del fluido distribuito dall’acquedotto comunale, fa sospettare una pesante infiltrazione delle argille che si trovano nella parte superiore del pozzo alla Villa. Cioè di quegli strati geologici che le ipotizzate fessurazioni nella camicia della trivella, non riescono più a tenere separati dal condotto che porta alla falda. Saranno tuttavia le nuove analisi dei campioni, a dire l’ultima parola su un’erogazione che sta preoccupando non poco la popolazione del centro storico. E gli stessi responsabili della sanità pubblica, i quali monitorano la situazione con la consapevolezza che un rientro nei parametri di legge potrebbe essere solo di natura transitoria.

Pronto il progetto per allacciare la rete a un altro pozzo.

Il divieto per usi potabili e per incorporazione negli alimenti, in vigore già da 25 giorni, è perciò destinato a durare più a lungo del previsto. E del socialmente tollerabile. Anche perché il Comune si è trovato impreparata a fronteggiare l’emergenza, nonostante un documento dell’Asp datato 2017 lo metteva espressamente in guardia. Ai Lavori pubblici hanno già pronto il progetto per allacciare la rete idrica comunale a un pozzo privato nei pressi dei cantieri navali. Ma quella trivella, realizzata per scopi più modesti, non ha la portata sufficiente per alimentare l’acquedotto pubblico secondo i fabbisogni delle utenze.

Amministrazione verso il bando anziché l’affidamento.

Liquido grigioverde in centro (foto da Facebook)
Copertina, riparato il guasto alla Borgata

Inoltre sembra che l’amministrazione 5 Stelle abbia intenzione di affidare i lavori per l’allaccio provvisorio mediante bando di concorso. Che offre maggiori garanzie per l’adempimento delle procedure di legge, ma richiede tempi più lunghi rispetto all’affidamento diretto per ragioni di somma urgenza. Intanto nell’isola la situazione rischia di diventare esplosiva, dopo l’acqua nerastra sgorgata nell’ultimo week-end. L’assenza di inquinamento batterico, e le analisi pubbliche incrociate che indicavano modeste contaminazioni sopra la soglia di legge per cloruri e ammonio, aveva spinto molti ad aggirare il problema degli impercettibili residui fangosi, installandosi dei filtri casalinghi.

Filtri casalinghi inefficaci contro il fango nell’acqua.

Una soluzione alla quale potrebbe essere ricorso pure qualche ristoratore, per far fronte a un’emergenza così prolungata e dai tempi alquanto incerti. Senonché, pare che i depuratori casalinghi non abbiano funzionato allo scopo. Chi ha provato a cuocere la pasta con l’acqua trattata dai potabilizzatori presi su internet, avrebbe trovato residui fangosi sul fondo della pentola. Secondo gli analisti dell’Asp, le mini-apparecchiature sono insufficienti per il tipo di contaminazione che sta interessando il pozzo alla Villa. Servirebbero le più sofisticate attrezzature del tipo a membrana, che però sono molto costose.

Comunicazioni reticenti alimentano psicosi?

Intanto, le reticenze nelle comunicazioni sulle vicende idriche dell’isola sta creando più preoccupazioni che tranquillità. E’ bastato che sabato si verificasse ciò che è stato ufficialmente definito come “un guasto ad un pozzo” che serve la Borgata, con l’annuncio che sarebbe stato regolarmente riparato per il lunedì successivo, perché i social venissero invasi da richieste di chiarimenti anomale per il tipo di disservizio comunicato (e regolarmente rientrato nei tempi indicati). Mentre al Monte c’è chi ha segnalato odori dal rubinetto simili a quelli dell’acqua solforosa. Forse si tratta di suggestioni olfattive dettate da psicosi, che la lunga emergenza nel centro storico rischia di contagiare pure nei quartieri senza problematiche. O forse qualche problema c’è nelle falde, da tempo interessata da fenomeni di insalinizzazione.

Problemi nell’acqua della Marina: cosa accade ai pozzi?

Perché, secondo alcune indiscrezioni, anche il pozzo della Marina pomperebbe liquido intorbidito con le stesse fangosità di quello ai Giardini pubblici. La riservatezza che circonda le vicende dei militari non consente di ipotizzare le medesime problematiche “civili”, sulla carente manutenzione nella camicia della trivella. E senza un approfondito studio geologico, del quale non si ha notizia alcuna se sia mai stato commissionato almeno dal Comune, resta senza risposta la domanda su cosa stia accadendo nel sottosuolo di Augusta.

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Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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