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Augusta, l’Asp: acqua ancora torbida nell’Isola, il divieto deve restare

AUGUSTA – Non c’è nessun geologo che si occupa del pozzo alla Villa. E non c’è alcuna possibilità che torni subito potabile l’acqua che quella trivella distribuisce nel centro storico di Augusta. Per l’amministrazione grillina adesso diventa un problema serio, la crisi idrica che da settimane sta investendo il quartiere Isola. Perché non si tratta più dell’ennesima emergenza che l’ha trovata impreparata, ma di una vera e propria assenza nella programmazione. Il liquido che i tecnici inviati dall’Asp hanno prelevato il 28 ottobre, infatti, già dall’esame visivo è risultato torbido oltre i parametri di legge. Indice di una contaminazione di natura geologica, che nessun esperto del settore sta studiando per conto del Comune.

Ignorati gli allarmi sulle fessurazioni nel condotto.

Eppure alcune fessurazioni nel condotto che porta alla falda erano già state segnalate già qualche anno fa, dalla ditta che curava la manutenzione. Poi sono arrivati gli amministratori del #cambiamento. E nella furia di azzerare quanto ereditato dalle “amministrazioni precedenti”, hanno estromesso le ditte locali per affidare quel pozzo alle cure di una società di Messina. Dimenticandosi però di far partire contestualmente i lavori per il consolidamento di quella camicia danneggiata, che pesca direttamente in profondità. E che adesso è l’imputata principale dell’interramento che sta contaminando l’acqua distribuita nelle utenze del centro storico. Quartiere dove, fra l’altro, operano moltissimi ristoratori.

Liquido risultato torbido anche negli esami dell’Asp.

I risultati degli esami batteriologici indipendenti condotti dalla Asp dovrebbero conoscersi giovedì mattina, trascorse le 48 ore necessarie per esaminare le colture. Ma anche se dovessero confermare l’assenza di gravi pericoli d’infezione certificati dal laboratorio indipendente incaricato dal Comune, l’Ufficio sanitario ha già negato l’autorizzazione a revocare l’ordinanza sulla non potabilità dell’acqua. Una vera tegola sulla testa della sindaca Cettina Di Pietro, che sin dall’inizio ha gestito la vicenda come fosse roba di ordinaria manutenzione. Con avvisi a mezzo social che hanno spiazzato gli anziani senza internet.

Una vicenda “intorbidita” da troppa discrezione.

Solo che nel cercare di nascondere la polvere sotto il tappeto, alla fine la grillina ha involontariamente alzato un polverone. Sul quale, prima o poi, qualcuno vorrà vederci ancora più chiaro di Giancarlo Triberio. Il capogruppo d’opposizione aveva chiesto di pubblicare le analisi, in base alle quali l’amministrazione aveva decretato la non potabilità. Un silenzio tale da alimentare ogni tipo di dubbio, e che Palazzo di città era stato costretto a rompere quando il consigliere di Articolouno aveva formalmente presentato una richiesta di accesso agli atti. I documenti glieli hanno poi dati, ma solo dopo averli recapitati alla Asp per un parere positivo sulla congruità dell’ordinanza di divieto.

Di Pietro fa dietrofront: col geologo solo chiacchierata.

Nella fretta di mettere a tacere le polemiche, Di Pietro aveva rilasciato una intervista tranquillizzante. Dove parlava pure di una relazione geologica che avvalorava le sue tesi, tendenti ad imputare la contaminazione ai movimenti tellurici indotti dall’attività vulcanica registrata nell’Etna. Ma quando Triberio si è incaponito ad andare ancora più a fondo, ed ha chiesto ufficialmente copia di questa relazione, è saltato fuori che non c’è nessun geologo incaricato dal Comune. In pratica, la risposta al consigliere sostiene che “le dichiarazioni del sindaco sono frutto di uno scambio verbale con un geologo” non meglio identificato. Che quanto aveva assicurato a mezzo stampa, scrive la stessa sindaca nella sua inusuale lettera al consigliere, era “una mera constatazione legata alla circostanza contestuale di problemi del pozzo San Giorgio che, pur essendo allocato a grande distanza dai Giardini pubblici, attinge alla stessa falda acquifera”.

Triberio: strano che risponda la sindaca e non l’ufficio.

“E’ molto strano che a una richiesta di accesso accesso agli atti, risponda direttamente il capo dell’amministrazione e non l’ufficio preposto”, fa notare pacatamente Triberio. Aggiungendo che “su questa vicenda l’amministrazione sta tenendo un comportamento che solleva molte perplessità, almeno sul piano politico”. Intanto il Palazzo cerca di correre ai ripari, ad ha affidato a un ingegnere di fiducia il compito di elaborare una perizia tecnica sullo stato della trivella. Un incarico recente, che cerca di mettere tappo all’ennesimo buco di una programmazione che fa acqua da tutte le parti.

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Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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