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Augusta, risolto il mistero dell’acqua in centro? “Solo fango, niente batteri”

AUGUSTA“L’acqua non contiene batteri!”. Lo esclama a mezzo Facebook la sindaca Cettina Di Pietro, nel tardo pomeriggio del 26 ottobre, dopo 24 ore di silenzio sull’ordinanza che vietava gli “usi potabili, sia come bevanda che con incorporazione negli alimenti”, di quanto sgorgava dai rubinetti del centro storico di Augusta. Il provvedimento, emanato senza alcuna indicazione dei contaminanti che lo giustificavano, aveva sollevato notevole allarme fra i residenti nell’isola. Al punto che il capogruppo del Centrosinistra, Giancarlo Triberio, quello stesso giorno aveva inviato una pec al Comune. Nella missiva, indirizzata anche all’Asp e alla Prefettura, reiterava quella “richiesta di visione e pubblicazione delle analisi” che dagli uffici municipali era rimasta senza risposta già da qualche giorno.

L’Asp prende per buoni i dati trasmessi dal Comune.

Eppure quei dati a Palazzo di città già li avevano. Lo conferma la lettera che l’ufficiale sanitario, Enzo Ingallinella, ha inviato a Di Pietro. Nella fretta di renderla pubblica attraverso il suo profilo social per placare le polemiche, la sindaca grillina non si è accorta che il documento inizia proprio con “viste le analisi in autocontrollo del pozzo Giardini pubblici”. Cioè l’Asp si è pronunciata sui campioni studiati dalla ditta incaricata dal Comune. I tecnici dell’Azienda sanitaria, comunque, lunedì saranno al pozzo della Villa per effettuare i prelievi e riscontrare i risultati ricevuti. Intanto però, devono prendere per buono quanto gli è stato trasmesso. Da quelle “analisi emerge un fuori norma per torbidità, ione ammonio e batteri coliformi(del genere più innocuo, ndr), tutti compatibili con un’intrusione di materiale proveniente da un tratto superiore dei terreni attraversati dal pozzo”.

L’acqua fortemente clorata aveva fatto temere il peggio.

Il forte odore di cloro del liquido sgorgato dai tubi dopo giorni di rubinetti a secco, aveva fatto temere una contaminazione più grave della semplice fanghiglia finita nella trivella. Perché quella sostanza disinfettante viene usata in grandi quantità per contrastare un inquinamento di tipo batterico. Evidentemente i tecnici comunali hanno voluto cautelarsi contro ogni evenienza, visto che i dati in loro possesso erano più tranquillizzanti. Ma resta la domanda sul perché l’amministrazione della #trasparenza non abbia reso pubblici quei risultati, anche di fronte alla pec di un capogruppo consiliare. Inoltre resta da capire se sia stata l’amministrazione a sollecitare i controlli incrociati con la Asp, o se invece questa si sia ufficialmente accorta delle preoccupazioni fra la popolazione solo dopo il passo formale di Triberio.

Ingalinnella conferma: indispensabile nota chiarimento.

In ogni caso, scrive Ingallinella nella sua pec al “al Sindaco di Augusta” che la destinataria ha dato in pasto ai social, “sentita l’utenza, si ritiene indispensabile pubblicare una nota di chiarimento sulla Ordinanza sindacale stessa con la quale venga chiarito che non si tratta di inquinamento a rischio infettivo, che l’Ordinanza è precauzionale e che sono in corso i correttivi gestionali di competenza”. In sostanza, l’ufficiale sanitario concorda col consigliere d’opposizione sulla necessità che l’amministrazione fornisca spiegazioni esaurienti su quel divieto. Di Pietro cerca invece di rivoltare la frittata, come fece lo scorso anno bollando come “assembramento non autorizzato penalmente punibile” quanti erano andati in massa dai carabinieri per denunciare la perdurante carenza idrica in piena canicola estiva (in copertina, nella foto di repertorio il rifornimento alla popolazione con l’autobotte del carcere). Stavolta la penalista definisce “grave e censurabile il comportamento di chi ha creato procurato allarme nella popolazione“.

Di Pietro: pronta a querelare false notizie su Facebook.

Chi ha temuto il peggio da quel reiterato silenzio del Palazzo sulla natura della contaminazione, e l’ha esternato su Facebook, ora si vede addirittura minacciato di querela. “Mi riservo pertanto di rivolgermi alle Autorità competenti per querelare coloro i quali hanno diffuso anche attraverso i social notizie false e tendenziose”, minaccia la sindaca dei 5 Stelle, Movimento universalmente noto per l’aplomb con cui ha utilizzato i network (l’ultima è stata sul “partito di Bibbiano”). I più colpiti dalle incertezze sulla nocività dell’acqua sono stati i numerosi esercizi pubblici che operano nel settore della ristorazione.

“Esercenti penalizzati da disinformazione”: ma da chi?

Eppure, secondo la penalista grillina, il problema a bar e ristoranti gliel’hanno causato quanti temevano il peggio dall’assenza di informazioni. “In questi momenti è in corso una riunione con il Comitato Commercianti, che sono stati fortemente colpiti dalla disinformazione sistematica di taluni soggetti. È intollerabile che si continui a speculare su fatti che non si conoscono solo per il gusto di creare malanimo nella popolazione”, scrive ancora Di Pietro. La quale però non entra nel merito della domanda cruciale: cosa ha causato le “intrusioni” nel pozzo che l’hanno costretta all’impopolare divieto?

Argilla nel pozzo forse provocata da attività dell’Etna.

Una tesi che si sta facendo strada in queste ore porterebbe addirittura ai sommovimenti tellurici causati dall’Etna in attività. Il pozzo dei Giardini pesca a centinaia di metri di profondità, nella cosiddetta falda idrica di riserva. La presenza di idrogeno solforato riscontrato in alcune analisi farebbe pensare a effetti dell’attività vulcanica. Un sospetto rafforzato da un possibile intorbidimento che sarebbe stato registrato recentemente pure nel pozzo della Marina. Anche se è difficile bucare la riservatezza che circonda sempre le vicende militari, c’è però la questione del liquido poco limpido segnalato già lo scorso 11 ottobre dai pompieri del Distaccamento porto. I quali denunciavano “la presenza di impurezze nell’acqua proveniente dal pubblico acquedotto”.

Pronti filtri ciclonici e uso di un altro pozzo.

Il problema, quindi, si era presentato già prima che al Comune si ponessero il problema anche per quanto arrivava nel centro storico. Escluso il più pericoloso inquinamento batterico, resta però in piedi la questione su cosa abbia veramente causato l’infiltrazione di argilla nelle pompe. La manutenzione programmata nelle camicie del condotto potrebbe non essere sufficiente. Ma una telecamera calata lungo la tubazione avrebbe però trovato le pareti integre. Tuttavia si sarebbe dovuta fermare solo a una certa profondità, senza arrivare in fondo. Per tagliare la testa al toro dovrebbero essere installati dei filtri ciclonici all’uscita, più sofisticati ed efficienti di quelli a drenaggio. Di Pietro fa sapere che un’altra soluzione allo studio è la“immissione di ulteriore acqua da pozzo autorizzato”.

La penalista M5s e il “reato penale” contro il dissenso.

Nel suo post, unica voce di un Palazzo che parla solo ai cittadini digitali e dimentica gli anziani senza internet, la sindaca nulla dice di quanto la Asp da tempo chiede a tutte le amministrazioni, da“quelle precedenti” alla attuale: un Water safety plane, in grado di fronteggiare le emergenze idriche. Ma questa sarebbe programmazione, concetto che appare ostico a chi, per tacitare ogni forma di protesta,tira a campare minacciando reato penale; pleonasmo che secondo Diritto.it, fra l’altro, è un’espressione che dal punto di vista giuridico non potrebbe essere più errata, e che suscita ilarità negli avvocati o addetti ai lavori che la leggono o la sentono”.

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Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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