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Augusta, 25 Aprile: una lezione a chi “oggi fa post e non si sporca le mani”

AUGUSTA – Il settantasettesimo 25 Aprile di Augusta coincide con un nome e cognome. E’ quello di Gabriele Serranò, che la Resistenza non l’ha fatta e nemmeno sa com’è una guerra, perché di mestiere fa il commerciante. Ma quando prende parola alla cerimonia organizzata al Milite ignoto dalla Cgil con la partecipazione del Comune, e racconta dell’eredità lasciata dal nonno partigiano, rende subito chiaro perché si deve continuare a celebrare la Liberazione come si deve:“Per ricordare quei valori di libertà a noi ragazzi, perché alla fine si dimentica tutto”. Specialmente ora, che del sangue versato per conquistarli se ne sono andati gli ultimi testimoni-custodi. Come Santino Serranò, marinaio a La Spezia che l’8 settembre portò in Lunigiana con la quarta brigata Giustizia e libertà. Sulle Alpi apuane imparò la fratellanza fra combattenti nella stessa lotta, conobbe la solidarietà della povera gente, e trovò anche l’amore. Dalle montagne di Mozzone scese con una moglie, conosciuta nella famiglia contadina che lo nascondeva dai rastrellamenti, e un ideale di democrazia che lo ha accompagnato per tutti i 97 anni della sua vita. E scomparso nell’agosto 2020 ma, racconta il nipote, “ha voluto essere presente fino all’ultima celebrazione organizzata a Catania: lo devo al ricordo dei miei compagni caduti, mi diceva sempre”.

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Sindaco e presidente del consiglio presenti alla manifestazione voluta da Cgil e Auser.

Gabriele Serrranò.

La testimonianza su quanto sia importante continuare a tramandare il racconto dei nonni, chiude la sobria manifestazione che la Camera del lavoro ha messo in piedi insieme all’amministrazione comunale. Nonostante lo scarso entusiasmo mostrato ai primi approcci della segretaria Lorena Crisci, alla fine le istituzioni municipali sono tutte presenti all’appuntamento delle 9, davanti il monumento ai caduti. Ci sono il sindaco Giuseppe Di Mare con la fascia, e il presidente del consiglio Marco Stella. Ci sono il suo vice Biagio Tribulato e l’assessore Concetto Cannavà, entrambi riferimento della Lega. Ci sono il capigruppo di maggioranza Paolo Trigilio, e quello d’opposizione Giancarlo Triberio. Non mancano l’assessore alla Cultura, Pino Carrabino, né rappresentanze degli altri gruppi consiliari. Invece non ci sono i 5 Stelle, nonostante preparano le regionali nel campo largo con la Sinistra. E nemmeno il Centro democratico popolare, a dispetto del nome che si è dato. Le bandiere, oltre al tricolore, sono quelle della Cgil e dell’associazione Auser. Alcuni hanno i fazzoletti dell’Anpi al collo. La corona d’alloro deposta dal primo cittadino esaurisce il programma istituzionale. Poi arriva il momento delle riflessioni, che giustificano la mattinata sottratta alla scampagnata.

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Di Mare: una festa di tutti. Crisci: il lavoro è uguaglianza. Totis: riflettere su violenza di oggi.

Gabriele Serranò, Lorena Crisci, Giuseppe Di Mare, Giambattista Totis.
copertina, Valentina Assenza, Carla Bertuccio, Lorenzo Mendola.

Di Mare ricorda che i valori democratici non vanno solo celebrati, ma devono essere una pratica quotidiana. Il sindaco fa un “richiamo a tenere comportamenti consoni”, e parla di “festa di tutti”, come di tutti è “il valore della democrazia” che viene celebrato. Crisci si sofferma sulla necessità “di non perdere la memoria, approfondendo la storia“. La segretaria Cgil sottolinea che “il valore del lavoro e il principio di uguaglianza vanno insieme”. Gli studenti Lorenzo Mendola, Carla Bertuccio e Valentina Assenza leggono alcune lettere toccanti dei condannati a morte della Resistenza. Il padre di Giambattista Totis ne ha fatto parte, con un percorso umano e politico da romanzo. Della storia di Guerino, volontario antifranchista in Spagna e intellettuale socialista fuori dagli schemi, si trova traccia nelle parole del figlio preside:“Occorre riflettere sulla violenza dei nostri giorni, e costruire la democrazia anche attraverso la pratica dell’umiltà”. Chiude Serranò, raccontando come ha scoperto solo da universitario il pozzo di esperienze del nonno, maresciallo in pensione della polizia penitenziaria. Gli studi di farmacia li ha poi lasciati, ma non il braccio del vecchio partigiano da accompagnare tutte le volte che c’era da ricordare la Resistenza.

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Serranò e quel nonno partigiano fino alla fine che “in Ucraina vedrebbe la stessa Liberazione”.

Santino Serranò.

Ogni volta per il giovane Gabriele c’era un episodio in più, di chi si è trovato a vent’anni col mondo capovolto. “Raccontava di quando sono scappati da un accerchiamento, dei contadini che li nascondevano sfidando il pericolo delle rappresaglie nazifasciste, del lungo tempo passato nascosto sotto i loro letti, del freddo intenso che toglieva il respiro. Ma ricordava soprattutto dell’aiuto reciproco fra i compagni di lotta, del poco pane e dello scarso latte che si riducevano, per darne in più a quelli fra loro più gracili”. Sono racconti che l’attualità dell’invasione russa in Ucraina ha fatto uscire dal libro dei ricordi sempre più impolverati, e sbattuto nelle dirette tivù in tutte le case. “Con la differenza che oggi facciamo solo post, non ci esponiamo in prima persona, non ci sporchiamo le mani. Mi sarebbe piaciuto ascoltare da mio nonno cosa pensava degli ucraini che stanno resistendo. Perché sicuramente lì c’è la stessa Liberazione“.

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Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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