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“Pronto, forse ho il Coronavirus”. Ma ad Augusta nessuno gli dà retta

AUGUSTA – Tre giorni di calvario, venendo rimbalzato da un numero all’altro. Cercando di spiegare che è “martoriato da una tosse secca, sentendo pugnalate nella schiena. E che gli “prende l’affanno per ogni minimo sforzo. Per sentirsi dire alla fine:Esca da casa e vada a comprarsi una Tachipirina“. Ci ha messo presto Gaetano a capire che l’emergenza Coronavirus, funziona come un orologio solo nelle “comunicazioni delle fonti ufficiali”. Dove per ogni caso c’è una soluzione tranquillizzante, che dura giusto il tempo di una diretta Facebook. Se invece pensi di esserti preso il Covid-19, allora vai a sbattere con una realtà molto diversa. Come accaduto al quarantenne di Augusta rientrato dalla Germania il 22 marzo, che si è sentito i sintomi della malattia. Iniziando una sconcertante sequenza di chiamate inutili ai tanti “numeri verdi”, finita 72 ore dopo quando ha finalmente trovato qualcuno disposto ad ascoltarlo fino in fondo. Solo che il numero era quello del giornalista, il cui unico aiuto è una cronaca schietta che a lui serve poco, ma agli altri parecchio.

Rientrato dalla Germania si mette in quarantena.

Questa “Coronavirus story” che finisce con l’invito a presentarsi tranquillamente in farmacia per la Tachipirina, inizia all’aeroporto di Francoforte. Dove, domenica scorsa, l’operaio metalmeccanico deve prendere l’Alitalia per Catania. Il diretto viene cancellato e deve fare scalo a Fiumicino un paio d’ore. “Nè in Germania, né a Roma mi hanno hanno fatto alcun controllo. Solo a Catania sono passato attraverso una porta-scanner“, racconta. Il giorno dopo, una volta sveglio nella sua casa del centro abitato, si registra online al sito della Regione e a quello del Comune. Non ha febbre ma c’è quella tosse secca che lo preoccupa, e cerca aiuto. La residenza ce l’ha in Austria, dove ha sede la sua ditta di montaggi industriali che lavora nella raffineria di Ingolstadt.“Prima chiamo i carabinieri, che mi passano il 112. Chi risponde mi indirizza a due numeri verdi, 8458787 e 8484980. Provo tutta la giornata, ma parlarci è impossibile”.

Per 3 giorni lo rimandano da un numero verde all’altro.

Il registro telefonate di Gaetano
copertina, mentre posa in un selfie
(foto Facebook)

Il 23 mattina Gaetano cambia strategia. “Chiamo il pronto soccorso. Ma la risposta che ricevo al 0931 989065 è choccante: non deve permettersi di chiamare qui. Provo allora coi vigili urbani, al 0931 512288. Inizio la mattina ma è occupato fino al pomeriggio. Quando gli parlo, mi indirizzano a due numeri dell’Asp, 0931 989093 e 989395. Il 24 chiamo dalle 10 alle 16, il telefono però squilla sempre a vuoto. Riprovo col 112 e spiego la situazione. Mi danno il numero del reparto Covid del Muscatello. Qui mi rispondono ogni volta, ma il medico in servizio è sempre impegnato. Dopo 7 tentativi riesco a parlarci, e mi spiega che è il meno indicato per la mia situazione poiché deve occuparsi della corsia. Gentilmente mi fornisce un altro numero dell’Azienda, lo 0931 484628. Provo, ma cade sistematicamente la linea”.

“Ho tosse e affanno”.”Esca e si compri la Tachipirina”.

Come in un drammatico gioco dell’oca dove la posta è la sua pelle, e la salute di quelli con cui è venuto a contatto fin dal cantiere nella raffineria tedesca, riparte dal via col numero verde della Regione“Dopo un’ora di tentativi, al 8458787 mi rispondono e mi dicono di restare a casa“. Se Gaetano non gli ha replicato “tante grazie”, sicuramente lo ha pensato. Gli sono mancate invece le parole, quando hanno proseguito dicendo che “se ha sintomi qualcuno verrà a casa per il tampone, prima o poi“. Il termometro non gli segnala febbre, ma un brivido gli è corso ugualmente per la schiena. “Quando in televisione sento che una paziente di Modica finita intubata, aveva viaggiato da Roma a Catania nel mio stesso giorno, mi sono inquietato”. La tosse cavernosa punteggia il suo racconto, con frequenze che richiedono un immediato consulto medico pure alle orecchie di un profano. Non avendo un medico curante per colpa della residenza estera, deve necessariamente rivolgersi alla Guardia medica. Per non fare troppo tardi a cercare le medicine e farsele portare a casa, l’intervista si chiude rapidamente. Si riapre dopo mezz’ora, quando racconta com’è andata. “Ho chiamato ma non mi sono stati di alcun aiuto. Mi hanno detto esca di casa, vada in farmacia e si faccia dare della Tachipirina“.

Abbandonati al nostro destino.

LA NOTA: Il racconto di Gaetano è asciutto, dettagliato, con teutonica precisione si è appuntato numeri e orari. Ci sono anche conversazioni sgradevoli, in questa sua affannosa e infruttuosa ricerca di aiuto. Riportare pure quelle avrebbe forse provocato inutile collera, in una storia che di legittima rabbia ne solleva già tanta. Il metalmeccanico rientrato dalla raffineria tedesca è solo l’ultimo dei potenziali contagiati dal Coronavirus, che è andato a sbattere in un sistema di emergenza radicalmente diverso da come viene propagandato. Di storie simili in questi giorni i cronisti ne stanno raccogliendo tante, fra le famiglie e nel personale sanitario. Questa del quarantenne tappato in casa col suo “panaro” per salire la spesa dal balcone, affidato alla cura di aranciate e buona sorte, ne racchiude molte. Attuali o potenziali, a ognuno tirare le somme e fare le opportune considerazioni. Resta solo l’amara sensazione che ci stanno lasciando tutti al nostro destino.

Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

2 thoughts on ““Pronto, forse ho il Coronavirus”. Ma ad Augusta nessuno gli dà retta

  1. Non scrivete cavolate gonfiando sempre il tutto,va bene l’odissea che ha fatto per mettersi in contatto con i vari enti,ma per il resto avete gonfiato tutto.Io ero con lui a Fiumicino e siamo stati insieme nella smoking area dell’aeroporto…lui ha preso il volo del pomeriggio,la signora quello della mattina quindi lui non era neanche in aeroporto…giornalismo mediocre…e che caxxo!

    1. Il poco gentile lettore, oltre che con la buona educazione, forse ha problemi con la comprensione dell’italiano, tanto con la grammatica che la sintassi. “Quando in televisione sento che una paziente di Modica finita intubata, aveva viaggiato da Roma a Catania NEL MIO STESSO GIORNO, mi sono inquietato”. Se poi lo indigna il dettaglio di una INTERVISTA VIRGOLETTATA – per giunta sbagliandolo clamorosamente – invece dell’intera vicenda, allora c’è da essere molto maliziosi sulle sue reali intenzioni.

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