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Di Maio in Sicilia, l’ultima cena nell’isola di Augusta senz’acqua potabile

Ultimo aggiornamento Friday, 6 December, 2019   11:20

AUGUSTA – Gigino è tornato. Ne faceva un punto d’onore a inizio di ogni comizio, sottolineare che si muoveva a passaggi e senza scorta. Stavolta però arriva con tanto di autoblu regolamentare e robusto servizio di sicurezza. Come d’altronde si conviene per un ministro agli Esteri di una nazione che in mezzo mondo spedisce “missioni di pace”, con militari armati non solo di buona volontà. Luigi Di Maio è ritornato il 23 novembre sera. In quella Augusta dove ai tempi dei gazebo si fermava per ricaricare il furgoncino elettrico alla colonnina del Decò, approfittando pure di qualche volenterosa “portavoce” per farsi lavare le camicie.

Niente salone nobile, il Capo politico parla in strada.

Per il “Capo politico” dei 5 Stelle adesso viene illuminato a giorno il salone nobile del Palazzo comunale. Ma viene usato solo dai fotografi, per qualche inquadratura fuori dal comune. Perché il ragazzo di Pomigliano diventato un Potente saltando la fila a colpi di mouse, non vuole rinunciare a mantenere un po’ della vecchia parvenza. Così sceglie di parlare davanti il portone di rappresentanza, dove opportunamente erano già collocati gli amplificatori. Ma si erano dimenticati di sostituire la lampadina difettosa sopra l’ingresso, “rappresentante” di tutti i lampioni accendi-spegni che punteggiano le strade del Monte. La luce va e viene sulla testa dell’oratore, che sono venuti ad ascoltare in 500: compresi agenti, giornalisti, e meet up del circondario al seguito dei “portavoce” d’alto rango.

Il Comune azzecca la mancata allerta meteo arancione.

Per l’amministrazione comunale organizzatrice dell’evento, prima e unica dei 5 Stelle in provincia, poteva andare peggio. Stavolta si era ben guardata dal diramare l’allerta meteo arancione, come ha invece fatto coscienziosamente il Comune di Canicattini. Le previsioni di “precipitazioni diffuse anche a carattere temporalesco, venti forti e calo delle temperature”, per fortuna di militanti e curiosi non si sono avverate. Così il ministro ha potuto rispolverare il vecchio stile da animatore forgiato ai tempi del “Vaffa“, e farsi il suo bagnetto di folla a favore di telefonini. E’ arrivato per portare la futuristica visione della “Grillo & Casaleggio“. E si ritrova a visionare l’accanimento dell’Inps contro alcuni lavoratori ammalati da inquinamento, ai tempi in cui era ministro del Lavoro.

Vicario chiede aiuto contro un “accanimento” Inps.

A mettergli in mano l’incartamento che lo riporta al “governo precedente” del Conte-1, il più a destra della storia repubblicana grazie al combinato disposto con la Lega salviniana, è Calogero Vicario. Rappresenta l’Osservatorio nazionale amianto. Che dalla “vecchia politica” è riuscito a ottenere un avanzato centro di diagnosi e cura al vicino Muscatello, inaugurato proprio il giorno prima dal governatore Nello Musumeci. E dal #cambiamento diventato Palazzo finora ha avuto solo l’ennesima battaglia da combattere in difesa di chi si ammala per portare il pane a casa. Pure gli insegnanti del “Comitato trasparenza e partecipazione” hanno qualcosa da chiedergli sul concorso dirigenti scolastici, attrezzandosi di striscione da rappresentanza. 

Ma c’è anche chi contesta la “truffa dei navigator”.

Di Maio cerca di dare parole di speranza a tutti. Compreso all’isolato contestatore dal noto carattere protestario, che gli pone una questione personale sulla “truffa dei navigator. Qualcun altro sbotta con un’osservazione più generale:“Che ce ne importa a noi di Augusta di tutti questi discorsi?”. Già. Perché, a meno di non considerare la Sicilia come terra straniera, della sua materia Esteri applicata alle vicende augustane il ministro può dire, e dice, poco. Così salta di palo in frasca, mischiando i massimi sistemi con le azioni del governo, senza affrontare una-problematica-una della città che sta visitando. Che dovrebbe conoscere bene non solo per le assidue frequentazioni pre-Farnesina. Ma anche perché è dotata di uno quei senatori grillini, Pino Pisani, così preziosi nelle votazioni a palazzo Madama.

Sfilata ad Articolouno l’abolizione del superticket.

Comunque, Gigino ci prova a fare il grillino ante-mutazione ministeriale. Il suo discorso è il solito campionario di vittimismo e vecchie parole d’ordine, riadattate alla nuova condizione di governante. Così, se nessuno vede quanto bene stanno facendo al governo, “la colpa è dei giornali e delle televisioni che non ne parlano” (mai i direttori dei tg Rai, chi li nomina?). Ascrive ai pentastellati il merito di aver abolito il superticket sanitario, anche se è il primo e unico atto degno di nota dell’unico ministro di Articolouno, Roberto Speranza.

Inquinamento? Cambiamenti climatici e microplastica.

Rinunciando alla tentazione del soprastante balcone che aveva contagiato la sindaca Cettina Di Pietro, rimasta tenacemente azzeccata al suo fianco, Di Maio parla rasoterra. Ma il suo discorso fa voli pindarici. Quando sfiora il problema inquinamento, tira subito fuori “i cambiamenti climatici”. Parla dei pesci che sono pericolosi per la salute umana perché contaminati dalle microplastiche, sorvolando sul mercurio che hanno trovato in quelli della zona. E così via. Mischia di tutto un po’, che è difficile dare una sintesi che abbia un minimo di senso compiuto. D’altronde è pagato, abbastanza discretamente, per rappresentare l’Italia all’estero. E invece che stare al concomitante G20, dove i grandi e i medi della Terra tessono accordi e chiudono affari, si è sobbarcato una vorticosa 2 giorni in Sicilia “per visitare varie aree che sono state colpite dal maltempo del 25 ottobre”.

Addio vecchia Mattonella, ora M5s è Scorfano Rosso.

Quando finisce l’incontro coi cittadini, si chiude al Municipio per discutere coi dipendenti della Provincia sul problema degli stipendi congelati. Finito il programma ufficiale, verso le 23, dismette la grisaglia ministeriale per tornare il vecchio Gigino che mangia insieme ai suoi. Vuoi o non vuoi, però, i tempi sono cambiati. Stavolta niente pastiera nella campagna della “portavoce”. E nemmeno i piatti fusion tosco-siciliani della “Mattonella“, storico ritrovo degli albori. Troppo rustica quella trattoria di via Garibaldi, dove aveva pure dimenticato la carta di credito. Di Maio ora è ministro, e persino i suoi anfitrioni di Palazzo si sono fatti dotare dal Comune di una loro Visa “blu“. Perciò, a palati affinati nelle cene di rappresentanza, adesso serve la ricercata cucina dello “Scorfano rosso“.

Offerto al ministro il “cannolo perso in Persia”.

La raffinata qualità è all’altezza di chi frequenta rappresentanze diplomatiche, la generosa quantità si adatta al robusto appetito che viene da lontano. Il menù da tenere come ricordo di quando Sua Eccellenza si fermò a mangiare, racconta di 4 antipasti (dadi di tonno lardellati, sarda a beccafico, gamberi marinati e tartara di palamita), di 2 primi (orecchiette con spigola e capuliato, paccheri con astice), e del filetto di dentice agli aromi Iblei come secondo. Per finire, forse per riportare il pensiero del ministro alle incombenze per cui è stipendiato, “cannolo perso in Persia”.

Di Maio:”Dissesto idrico colpa delle multinazionali”.

Di Maio si è sobbarcato lo sfiancante giro siciliano per riprendere le fila di un Movimento che ribolle come l’Etna. Ad Augusta era l’ultima cena del tour, e forse di qualcos’altro. Gliel’hanno organizzata proprio nel cuore di quel centro storico, dove l’acquedotto comunale da un mese distribuisce acqua mista a fango per assenza di riparazioni comunali alla camicia del pozzo comunale di alimentazione. Ironia della sorte, giusto pochi minuti prima, nella piazza con la fontanella comunale a secco per il divieto di potabilità, il Capo politico aveva parlato dell’impegno 5 Stelle per l’acqua come bene pubblico:“Perché noi abbiamo ancora i Comuni ostaggio delle multinazionali, che gestiscono la nostra acqua e non hanno i soldi per fare la manutenzione delle condutture. E voi avete il dissesto idrico perché c’è una multinazionale che fa utili sulla vostra bolletta”. Sulle scie chimiche invece non ha detto nulla.

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Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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