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Di Maio e la cena delle beffe, Augusta 5 Stelle imbarazza il Capo politico

AUGUSTA – “Non siamo più quelli che eravamo 10 anni fa, ed è meraviglioso”. Sorride Luigi Di Maio quando Beppe Grillo, con un video congiunto, seppellisce il movimento dei gazebo. Ride un po’ meno quando, poche ore dopo, arriva nella piazza Duomo di Augusta semi-deserta. Il “Capo politico” era venuto il 23 novembre con tanto di scorta e autoblu blindata, pensando di trovare il pienone in uno dei primi Comuni importanti conquistati dai 5 Stelle. Alla fine se n’è andato alla chetichella, dando buca ai “portavoce” che l’attendevano alla cena di rappresentanza a base di pesce, comprensiva dei deliziosi bianchi Canicattì Satari e Valdibella Isolano.

Il bidone del ministro atteso a “la cena dei grillini”.

“Dopo qualche minuto dedicato agli amministratori della città è ripartito immediatamente – senza nemmeno fermarsi a cenare – alla volta di Licata dove è arrivato a notte fonda”, recita la versione ufficiale sul bidone ai grillini locali, diffusa dal senatore Pino Pisani. In realtà, mentre la processione degli elettrizzati “portavoce” augustani incrociava il cronista davanti il ristorante, annunciando l’imminente arrivo del ministro insieme alla sindaca e al vicemistro Giancarlo Cancellieri, lo staff ministeriale faceva un giro di telefonate nel circondario “per chiedere un tavolo in un saletta riservata”. Quel desco in un ambiente discreto, dove sedere con commensali selezionati, almeno alla Cavalera non l’ha trovato. E non è dato sapere – né importa più di tanto – se i suoi collaboratori ci siano riusciti, all’ultimo minuto di un sabato sera agli sgoccioli.

Scarso entusiasmo e piazza deludente per il Capo politico.
Copertina, Di Maio fra la sindaca Di Pietro e la presidente del consiglio, Sarah Marturana.

Cambio di programma e silenzio sull’amministrazione.

Quel che invece conta è il “giallo” politico intorno a un cambio di programma così repentino. Che oltre ad aver lasciato il ristorante con chili di prodotti pregiati inutilizzati, e mezzo locale prenotato a vuoto, potrebbe anche aver “colpito” qualche struttura recettiva della zona, con almeno una decina di camere disdette seduta stante. Non essendo scoppiate crisi internazionali durante il week end, cosa ha determinato le improvvisate di un ministro degli Esteri dall’agenda minuziosissima? A nessuno è sfuggito che, nel suo comizio nonsense, non abbia mai accennato ai risultati della sindaca grillina, nonostante l’abbia avuta tutto il tempo col fiato sul collo. L’amministrazione Cettina Di Pietro, che aveva allevato con cura costante prima di entrare nella stanza dei bottoni, dopo 4 anni e mezzo di Palazzo non è stata capace di dargli quel bagno di folla che si attendeva. E per completare il quadro, potrebbe avergli lasciato pure qualche imbarazzo, di cui non sentiva assolutamente bisogno in questo momentaccio.

Carrubba: foto istituzionali che potrebbero imbarazzare.

Di Maio con Cettina Di Pietro e la sua giunta M5s.
Da destra, Omar Pennisi, Giusi Sirena, Andrea Sansone, Roberta Suppo.

“Avrei detto al ministro Di Maio che la sua sindaca continua a intrattenere stretti ed amichevoli rapporti con soggetti citati nel decreto di scioglimento del Comune e negli atti della mia inchiesta. Lo avrei invitato anche ad essere più prudente nel posare per foto istituzionali”. Massimo Carrubba ha rinunciato a dirglielo in faccia, quando l’annunciato “incontro pubblico coi cittadini” è stato spostato dal salone comunale eccezionalmente concesso per una manifestazione politica, alla sottostante piazza. Però l’ex sindaco, assolto con formula piena per inesistenti infiltrazioni mafiose, glielo scrive con un lungo post su Facebook. Che difficilmente qualche “confidente” grillino segnalerà allo staff, con la stessa solerzia vantata per articoli sgraditi e commenti critici sui social.

“Perché la giunta 5S ha rifiutato beni tolti alla mafia?”.

Screenshot tratto dalla delibera di giunta 11/5/2018

Carrubba infatti scrive che “avrei pure chiesto al capo politico come mai l’amministrazione 5 Stelle ha rifiutato di acquisire al patrimonio immobiliare indisponibile del Comune diversi beni confiscati alla criminalità organizzata, tra cui appartamenti ed appezzamenti agricoli”. Il riferimento è alla delibera di giunta dell’11 maggio 2018. Dove gli amministratori della #legalità ritengono “doveroso manifestare il non interesse di questo Ente ad acquisire al proprio patrimonio immobiliare i beni in argomento, confiscati in via definitiva alla criminalità organizzata”.

Comune sciolto per mancato utilizzo delle terre dei boss.

Stralcio del decreto di scioglimento del Comune, Gazzetta Ufficiale del 20/3/2013.

Per un tentennamento simile, all’amministrazione precedente erano stati avanzati pesanti rilievi dalla commissione d’indagine“La mancata utilizzazione del bene (un terreno confiscato al clan Santapaola, ndr) è sintomatica della ritrosia di porre in essere una delle azioni di legalità concrete più significative”, riporta la relazione di scioglimento del Comune, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale del 20 marzo 2013. Ma dopo 5 anni, gli amministratori del #cambiamento si spingono oltre. Addirittura rifiutano l’offerta arrivata dalla prefettura su case e appezzamenti, che le cosche possedevano nel territorio comunale di Augusta. Con l’ambigua motivazione di beni non accessibili alla data del sopralluogo effettuato da questo Ente”. O perché “risultano confiscati al 50 per cento e indivisi, nonché fruiti da altro soggetto comproprietario“.

Allegato A con le motivazioni del rifiuto di acquisire i beni dei boss.

L’ex sindaco: Di Pietro tace su Sai8 e Sistema Amara.

E non è l’unico belato di una grillina sempre pronta a ruggire conseguenze penali contro chi protesta per la crisi idrica nell’isola. Minacciando esposti per “assembramento non autorizzato” se, in piena canicola estiva, si radunano davanti la caserma dei carabinieri per manifestare contro una settimana senz’acqua. O prospettando denunce per “procurato allarme”, se sui social esprimono paure sul fango che esce dai rubinetti. A carico di un’amministrazione che brandisce il codice per intimidire, ci sono i silenzi “sul Sistema Amara che in provincia di Siracusa aveva inquinato e, di fatto, gestito il servizio idrico integrato tramite la società Sai 8 (al centro di una spinosa vicenda giudiziaria, ndr). Di Maio si faccia raccontare dalla sindaca di cosa stiamo parlando”.

L’ex sindaco Massimo Carrubba la sua “memoria storica” sulle vicende del Comune.

Crisi idrica iniziata con la Spa ma mai usata come scusa.

In effetti, Di Pietro non è rimasta impassibile quando il suo Capo ha arringato la folla col sorprendente “voi avete il dissesto idrico perché c’è una multinazionale che fa utili sulla vostra bolletta”. Uno slogan fuori luogo, ma fino a un certo punto, su un’isola dove da un mese non si può né bere né cucinare per acqua contaminata. Perché la questione manutenzione del pozzo, parte proprio dalla società che lo privatizzava. Eppure, stranamente, l’amministrazione specialista nel “colpa delle amministrazioni precedenti”, non si è mai giustificata tirando in ballo “la Spa precedente”. Di Maio cercava di ritrovare il “moVimento” delle piazze: ha trovato tiepidi e sparuti applausi dei militanti precettati dal circondario. E amministratori imbelli, pavidi e pasticcioni. Capaci d’incasinare persino una serata che doveva essere il momento di gloria per un meet up che ha iniziato battendo in Ape Piaggio i quartieri degradati, e nel giro di pochi anni ha riscaldato i velluti del Municipio e di Palazzo Madama.

Triberio: senza rossore usano il Comune come casa loro.

“Il confine che differenzia la visita di un capo politico da quella di un ministro della Repubblica è molto sottile, difficile da cogliere e si presta bene per spacciare una mera manifestazione elettorale (peraltro mal riuscita) come visita istituzionale di alto rango”, nota Carrubba. E non è il solo a obiettare sull’uso del salone di rappresentanza, per regolamento precluso a manifestazioni partitiche. “Un semplice invito con non specificati ‘portavoce’ non fanno un incontro istituzionale”, scrive Giancarlo Triberio. Ma se questo capogruppo consiliare di Art1, alleato al governo e oppositore a San Biagio, si limita a polemizzare via social (“l’utilizzo di quelle stanze per parlare di un partito, confermano un rossore che ormai è scomparso da chi pensa che la casa di tutti sia solo la propria”) ad affondare il coltello è proprio chi si spellava le mani per Di Maio.

L’invito del Comune all’incontro “istituzionale” del ministro coi portavoce grillini.
Screenshot postato su Fb dal consigliere Triberio.

Schermi: pronta interrogazione su costi e straordinari.

“E’ pronta un’interrogazione consiliare”, annuncia Giuseppe Schermi. Nella quale il consigliere di Diem25 vuole chiedere quanto è costato al Comune, tra pulizie e straordinari, permettere l’uso della sede istituzionale. E in cosa si sarebbe sostanziato l’uso del Salone di Rappresentanza per fini istituzionali dell’amministrazione, se non è stata affrontata una sola delle tante emergenze dei cittadini augustani?”. E’ stato l’unico della minoranza a rovinarsi il sabato sera, dopo aver ricevuto il cartoncino col “Pregiomi invitare la S.V. a partecipare all’incontro pubblico coi Cittadini, Dell’On. Luigi Di Maio, Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Unitamente ai Portavoce nazionali, regionali e locali”. Certo, tutte quelle maiuscole regali cozzavano con l’ambiguo concetto di Portavoce“, inventato dal Blog ma sconosciuto all’ordinamento parlamentare e al protocollo istituzionale. Però Schermi è andato lo stesso, perché in fondo era come tornare a casa. E dirgliene quattro in faccia.

Giuseppe Schermi, ex vicesindaco M5ss guarda il comizio dall’alto.
Foto su Fb col commento:”Certe notti ti ritrovi a contar le pecorelle”.

M5s, la rivincita dei “piazzisti” sono i bidoni ministeriali.

Anche se oggi è l’oppositore più implacabile dell’amministrazione, ci credeva davvero all’uno vale uno quando la sconosciuta penalista candidata a sindaco l’ha cooptato in giunta per il Bilancio. Poi l’ha promosso vicesindaco. Infine l’ha licenziato con un post su Facebook mentre era nella stanza a fianco, sbrigando pratiche da assessore. Magari Schermi sarebbe riuscito a parlare col “portavoce numero uno”, se lo staff non avesse imposto di spostare l’evento sotto il portone. Magari al Capo avrebbe fatto capire meglio perché dai gazebo sono spariti quasi tutti i grillini che incontrava un tempo. Però a Di Maio difficilmente avrebbe rinfacciato la sconcertante fine del suo meet up dissidente, Augusta 2.0, quando venne oltraggiosamente liquidato a mezzo social come “ciarlatani e venditori di pentole”. Se non altro perché i piazzisti di pignatte almeno non non mandano a vuoto faraoniche prenotazioni.

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Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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