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Villa Salus non aspetta l’Asp e trova il virus in 6 sanitari, 2 sono augustani

AUGUSTA – Il focolaio Umberto Primo allunga i suoi tentacoli anche in provincia. Fra i 2 dottori e i 4 infermieri di Villa Salus presumibilmente infettati da malati col Coronavirus arrivati dall’ospedale siracusano, infatti, sono in 2 gli augustani risultati positivi al tampone. Per medico e infermiere, entrambi asintomatici, è scattata la quarantena domiciliare. Ma sono molti altri i dipendenti con casa ad Augusta, che attendono di essere sottoposti all’esame disposto dalla clinica. Grazie alle misure adottate subito dopo la rivelazione di avere un “paziente zero“, è riuscita a tenere sotto controllo la situazione. Che se aspettava l’Azienda sanitaria, poteva sfuggire di mano trasformando la Casa di cura in un centro di contagio. La proprietà ha provato per un’intera settimana a far fare i test al personale, seguendo i protocolli dell’Asp. Ma quando s’è resa conto delle sabbie mobili nella sanità pubblica, ha rotto gli indugi e si è rivolta direttamente a un laboratorio privato di Catania. Scoprendo in poche ore che altri 4 pazienti inviati da Siracusa, erano stati colpiti dal Covid-19.

Senza tamponi per 7 giorni, si sono rivolti a un privato.

La storia di una catastrofe sanitaria evitata appena in tempo, è stata rivelata dalla Cisl in un comunicato del 16 aprile. Dove polemizza sui tamponi effettuati a pagamento, con grande solerzia dal titolare, visti i tempi lunghi prospettati dall’Asp. E questo mentre ad Avola il personale ufficialmente in ferie per tampone ‘dubbio’ ha ricevuto una telefonata che dispone la quarantena. Insomma, le linee guida del Ministero della salute e dell’Istituto superiore di sanità non erano una nostra immaginazione”. Il documento firmato da Segreteria territoriale, Funzione pubblica e Medici Cisl,racconta che “il caso ‘0’ sarebbe stato un anziano trasferito in quel centro, per una ischemia, proprio dall’ospedale di Avola. Accertata la sua positività, è stato trasferito in un centro Covid. Villa Salus ha avviato il normale protocollo, chiedendo all’Asp di poter effettuare i tamponi al personale. È stato risposto che ci sarebbero voluti 7 giorni. La struttura si è rivolta al laboratorio privato di Avola, ma questi ha risposto che lavora solo per l’Asp. A questo punto la decisione di rivolgersi a Catania dove, a pagamento, sono stati effettuati i tamponi”.

I pazienti positivi arrivavano dall’Umberto Primo.

Un ingresso della Clinica (foto Facebook)
Copertina, foto dal sito di Villa Salus

La vicenda rimette al centro della bufera la gestione dell’emergenza epidemia all’Umberto Primo. Da lì arrivavano infatti i degenti, tutti ricoverati in Ortopedia e Riabilitazione di Villa Salus, risultati poi infetti Coronavirus. Nonostante nell’ospedale siracusano i contagi iniziassero a estendersi nei sanitari, prima di essere spostati altrove non erano stati sottoposti a un tampone precauzionale. I pazienti sono stati subito riportati a Siracusa, per essere isolati nel reparto dedicato ai Covid-19. Ma fra il personale della clinica privata la paura è immediatamente dilagata. E non solo fra questi. “Diversi fra loro sono liberi professionisti. Bisogna verificare, quindi, qualsiasi possibile e rischiosa commistione tra strutture diverse, soprattutto quelle che ospitano anziani, fascia più debole”, scrivono i sindacalisti Vera Carasi, Daniele Passanisi e Vincenzo Romano. Fra gli oltre 200 lavoratori che ruotano intorno la Casa di cura, circa la metà sono a contratto. La maggior parte di queste partite Iva sono impiegate proprio nel reparto adesso sottoposto a una radicale sanificazione. Il comunicato del sindacato, in sostanza, fa notare come ci sia da presumere che nei giorni liberi siano andati a lavorare in giro. “Ci sono errori su errori che non possono essere più tollerati“, conclude la Cisl. Facendosi interprete della rabbia che adesso si è impadronita pure di chi lavora nella sanità privata.

Il “caso zero” scoperto con la tac, giungeva dal Di Maria.

Allo scoppio dell’emergenza pandemia, infatti, Villa Salus si era immediatamente “blindata“. Oltre ai dispositivi di protezione personale, subito distribuiti a tutto il personale del gruppo Tigano, gli ambulatori per le visite esterne erano stati chiusi. Sospese pure ecografie e mammografie, perché si tratta di strumentazioni diagnostiche a contatto. Anche le ricette per patologie broncopolmonari venivano rifiutate, rimandando alle prestazioni degli ospedali pubblici. Tutte queste precauzioni si sono rivelate inutili una decina di giorni fa, quando dall’ospedale “pulito” di Avola è arrivato un anziano colpito da ischemia. E’ stato l’esame radiologico di routine a rivelargli un’infezione ai polmoni, e a far scattare le sirene dall’allarme sull’infiltrazione del Covid-19 dove non sarebbe dovuto mai entrare. Adesso tutto il resto del personale sanitario privato attende di essere esaminato, a scaglioni, dal laboratorio privato risultato più veloce dell’Asp. Ma è proprio l’organizzazione ospedaliera pubblica, che fa tremare il sindacato. E a fargli sollevare domande che “ora più che mai, esigono risposte urgenti.

La Marina presta una virus-barella per il Muscatello.

La Cisl spiega che alla surreale vicenda di Villa Salus, sfuggita alla catastrofe focolaio solo grazie all’intuizione della proprietà su dove si stava andando a parare con l’Asp“si aggiunge una nota inviata alla direzione generale dal responsabile del Pronto soccorso del Di Maria. Conferma che, in questo momento, lo stesso personale segue i casi cosiddetti grigi e i normali“. Ma ciò che fa rabbrividire i tre sindacalisti, e tutti quanti hanno a che fare con quell’ospedale “pulito”, è dichiarazione di quel medico coscienzioso:“L’utenza è cospicua e spesso soggetta a condizioni cliniche che necessitano di assistenza medico-infermieristica intensiva”. Il comunicato sindacale alimenta indirettamente nuove paure per il Muscatello, che per giunta deve fare i conti con un reparto Covid “ballerino”. Dopo essere stato piazzato al primo piano del vecchio plesso, adesso si sta provvedendo a spostarlo al secondo per raddoppiarne i posti. Per non far viaggiare le lettighe con gli infetti come fossero un diffusore aerosol, è stata chiesta in prestito alla Marina una barella ad alto contenimento biologico. Un comodato d’uso che però risolve solo in parte la problematica dei “percorsi sicuri“, che adesso sembra vadano a sfiorare quelli vicini la camera mortuaria. Dalla quale, fra l’altro, molte salme escono sigillate nei sacchi anti-Coronavirus, pur non avendo referti di positività. Una misura a scopo precauzionale” che mostra scrupolosa attenzione nella prevenzione. Almeno per i morti.

Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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