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Il sissignora dei 5S, Faro e Xifonio all’Autorità portuale di Catania-Augusta

AUGUSTA – Stavolta persino due grillini non se la sono sentita di andare dietro alla loro amministrazione. Ma nonostante la significativa astensione di Giacomo Casole e Vittorio Meli, la costa dal Golfo Xifonio a Capo Santa Croce passa all’Autorità di sistema portuale di Augusta-Catania. Così come la Port authority aveva richiesto, senza consultare preventivamente il Comune. E così come la giunta Cettina Di Pietro aveva sbrigativamente accordato, senza ascoltare nessun altro fuori dai propri ambiti di interesse politico. Contando su un gruppo consiliare 5 Stelle che non si è smentito nemmeno stavolta, nonostante l’ininfluente sfilacciatura. La maggioranza passacarte ha votato senza modifiche tutto il Documento di programmazione strategica di sistema, facendo cadere nel vuoto gli accorati appelli arrivati da Legambiente e Assoporto. Ai quali si è aggiunto in extremis pure il Comitato Punta Izzo, perché dove si voleva fare un parco naturale ora si possono immaginare attività diverse. Tutti chiedevano di prendere tempo: ambientalisti, imprenditori e minoranza. Per approfondire le molte questioni lasciate irrisolte da un Dpss arrivato a palazzo San Biagio con tempistica, e “coincidenze”, molto sospette. Ma l’unica cosa che gli oppositori hanno ottenuta nella seduta del 15 luglio mattina, sono stati pochi minuti di microfono per parlare al vento. Poi il voto finale ha sancito la cessione di “sovranità” sul territorio costiero, a un Ente che risponde al governo e non agli elettori augustani.

Niciforo: ora sarà la città a doversi adeguare al porto.

Al microfono Niciforo, da sinistra Schermi accanto Triberio, banco sotto Di Mare.
copertina, la sindaca Cettina Di Pietro

Marco Niciforo ci ha provato a spiegare cosa si stava andando ad approvare. “Si subordinerà il nuovo Piano regolatore della città alle previsioni del Piano portuale“, ha detto inutilmente il capogruppo di Augusta2020. In sostanza, qualunque cosa si voglia fare nelle aree a ridosso della costa, bisognerà tenere conto dell’uso che ne ha immaginato l’Autorità portuale. Se a Sant’Elena qualcuno vuole realizzare una villetta o un ristorantino vista mare, dovrà prima verificare se la Port authority non ci ha previsto officine per riparare i fuoribordo. E ciò vale per tutto il litorale che corre da Punta Calcarella fino al Faro. Manca solo il decreto ministeriale che lo sancisce, ma col via libera del Comune è come se fosse già cosa fatta. Da quel momento, diventa diretta competenza della Adsp ogni attività nella fascia costiera attualmente soggetta al Demanio. La Regione ne aveva previsto il passaggio ai Comuni che si dotavano di un Piano d’utilizzo marittimo, grazie al quale avrebbero incamerato il 75 per cento degli oneri concessori. Ma a una dozzina di settimane dal voto delle comunali, l’amministrazione grillina ha precluso questa possibilità all’Ente.

Schermi: si dica chi vuole partecipare ai concorsi Adsp.

“Si potevano almeno calcolare i costi-benefici di questa rinuncia agli introiti demaniali”, ha lamentato l’architetto Niciforo. “Il Comune avrebbe dovuto mettere in piedi 2 settori per le concessioni demaniali e per i tributi”, ha tagliato corto l’assessore Andrea Sansone, senza considerare che gli impiegati in più avrebbero potuto ripagarsi da soli con gli incassi dai porticcioli turistici. L’ingegnere modicano titolare dell’Urbanistica augustana ha comunque cercato di ridimensionare il Dpss a un mero “atto prodromico” di poca importanza effettiva, dicendo che la vera discussione si farà al momento di rilasciare il parere per il più dettagliato Piano portuale. Spalleggiato dalla sindaca Di Pietro, che a un certo punto ha imperversato alla vecchia maniera. Dando persino del “maleducato” al signorile Giuseppe Schermi. Il consigliere Diem25 ha reagito, dicendo “che si dichiari se qualcuno abbia presentato o intenda presentare la propria candidatura ai bandi aperti dell’Autorità portuale“. Una dichiarazione sibillina, che ha fatto il paio con la dichiarazione di voto di Giancarlo Triberio:“Quale interesse politico avete per approvare in tutta fretta questo Documento di programmazione?”.

Legambiente ascoltata ma ignorato il suo appello.

Enzo Parisi, inascoltato l’appello di Legambiente alla concertazione.

La domanda arrivata dal capogruppo Centrosinistra, con le sue letture potenzialmente suggestive ha aleggiato durante tutto il dibattito. Ne era consapevole la stessa amministrazione, che si è sforzata di fugare ogni enigma parlando dei “45 giorni di scadenza fissati dalla legge”. In sintesi, sindaca e assessore si sono rifugiati nell’atto dovuto. E tutti, se avevano qualcosa da obiettare, potevano prendere visione del Dpss nell’albo online dell’Autorità portuale. Per cui ora non venissero a lamentarsi con la giunta, se in 12 giorni ha fatto tutto: delibera, commissione e aula. Una spiegazione che non ha convinto Enzo Parisi. Che ha illustrato il punto di vista di Legambiente, ampiamente anticipato alla vigilia. L’intervento dell’ambientalista è stato lungo, articolato e documentato. Dal terzo ponte per l’isola, alla delocalizzazione Maxcom dalla borgata, ai confini Sud dell’area portuale di competenza: ogni aspetto avrebbe meritato approfondite disamine, con cartografie e relazioni tecniche. Infatti ha chiesto di soprassedere alla votazione-lampo, e prendersi i tempi necessari come stanno facendo al Comune di Catania.

Preoccupazioni imprenditoriali da Assoporto.

Marina Noè fra Sarah Marturana e, seduto a destra, Mauro Caruso.

Niente da fare. L’ecologista con mezzo secolo di battaglie nella rada petrolifera è stato ascoltato, ma giusto per cortesia. E lo stesso è stato per Marina Noè, che ha esposto le preoccupazioni di Assoporto su previsioni tanto vaghe, quanto inquietanti per il futuro delle loro attività imprenditoriali. Li hanno invitati per mostrare una finzione di “democrazia partecipata”, che Peppe Di Mare ha inoltre bollato come “autarchia” abbandonando l’aula. Già in partenza di discussione, i 5 Stelle avevano capito tutto quello che c’era da capire. Infatti il capogruppo Mauro Caruso aveva annunciato che “saremo molto brevi, 5 minuti e avremo finito”. D’altronde era arrivato lo stesso Andrea Annunziata a plaudire la celerità con cui Augusta si accodava alla Adsp che presiede, approvando con appena qualche osservazione tanto per salvare la faccia. Aggiungendosi a Priolo, che era stata unanime su un Documento che fissa le linee guida dell’Autorità portuale per i prossimi 30 anni. Solo che l’amministrazione priolese dell’esperiente Pippo Gianni ne aveva ben motivo, di essere entusiasta. Perché il Dpss riesuma quel Distripark dentro la rada Megarese che, grazie alla mega-banchina lunga 3 chilometri e larga 1 attaccata all’ex feudo dei Gargallo, le spiana l’ingresso in un Comitato portuale dal quale ora è assente.

Annunziata plaude alla celerità: ora facili i fondi Ue.

Al centro, Andrea Annunziata.

Annunziata ha fatto vedere i benefici finanziari che arriveranno dall’Unione europea, grazie al fatto di essere la prima Port authority a mandare le carte al ministero. Si era portato dietro anche un ingegnere, per convincere i più riottosi con le cartografie alla mano. Tuttavia non è riuscito a spiegare cosa se ne possa fare mai del Golfo Xifonio e della scogliera balneare di Sant’Elena, un’Autorità portuale che sta “nel corridoio europeo La VallettaHelsinki dei traffici marittimi internazionali in arrivo da Suez“. Così come non ha chiarito a cosa gli possa servire Punta Izzo, se e quando la Marina rinuncerà ai suoi lidi ricreativi esclusivi. Il Comitato che ne vuole fare un parco naturalistico, smilitarizzato e aperto a tutti, poco prima dei lavori si era fatto sentire con un comunicato. Contestando l’assenza del Comune nella conferenza dei servizi dove si parlava delle bonifiche da fare nella scogliera contaminata dal poligono di tiro. “Una latitanza istituzionale inaccettabile, considerato che la mancata partecipazione equivale a un assenso senza condizioni. In compenso l’amministrazione comunale si affretta a portare in consiglio un torbido Documento di pianificazione che intende privare Augusta della propria giurisdizione sulle coste, da Punta Magnisi a Capo Santa Croce“.

Catalano: Di Pietro imbarazzante su Punta Izzo.

In giallo, il Distripark è più grande di Augusta.

Di Pietro, visibilmente irritata con Triberio che ha rivelato il comunicato in diretta streaming poco prima del voto, ha successivamente replicato che “a quella conferenza dei servizi mancavano in tanti”. E comunque il Comune si sarebbe rifatto poi, quando si sarebbe discusso più concretamente delle bonifiche militari. Lapidario il commento arrivato dal Comitato per bocca di Gianmarco Catalano:“Imbarazzante, si trattava di una conferenza decisoria. Il piano di caratterizzazione è già approvato”. Adottato, con tutte le implicazioni del caso, come il Documento di programmazione strategica che per la sindaca “non mette la parola fine”, per Niciforo “lo si vuole far passare per un bicchiere d’acqua ma non è così”, e secondo Angelo Pasqua “ha lasciato disorientati molti operatori portuali”. Alla fine, comunque, Augusta2020 ha votato astenuto. Anche perché la sua consigliera Gianna D’Onofrio si era detta “favorevole all’allargamento della competenza Adsp“. Dalle cui floride casse molti si aspettano benefiche ricadute, anche fuori dagli ambiti strettamente legati a Punta Cugno. Dimenticando che l‘Autorità di sistema non è solo di Augusta, ma anche di Catania. Anzi, per come sono andate le cose da quando le hanno accorpate, soprattutto di Catania.

Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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