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Epidemia finita in provincia, ma Augusta ha avuto un morto “nascosto”

AUGUSTA – L’epidemia “sparisce” ufficialmente anche dal Siracusano, con zero ricoverati dal 6 giugno e zero positivi da 11 giorni, ma si scopre che c’è un augustano fra le 29 vittime registrate in provincia. Si è spento infatti il 22 maggio, al Policlinico etneo, il sessantunne di Augusta che si era contagiato durante un ricovero ospedaliero a Catania per altre patologie. Era entrato in una normale corsia per ricevere quelle cure che nella sua città non poteva trovare, e ha concluso i suoi giorni in un reparto Infetti dove non sarebbe mai dovuto arrivare. I tamponi negativi a tutta la famiglia hanno tolto qualsiasi dubbio su un contagio avvenuto durante la degenza ordinaria. L’uomo è stato tumulato con tutte le cautele del caso, subito dopo le festività patronali di San Domenico. Ed è l’unico che riposa nel cimitero comunale formalmente registrato come decesso Covid. Anche se, fra marzo e aprile, sarebbero una decina le salme arrivate al camposanto nelle sacche sigillate anti-contaminazione. Solo che per nessuna di queste morti sono state fatte analisi specifiche, e si è solo proceduto in via precauzionale come se avessero il Coronavisu.

Mai data la notizia del primo e unico decesso Covid.

La scoperta di un paziente augustano fra i decessi totali censiti dall’Asp in provincia, l’ultimo risale a 13 giorni fa, ripropone la questione mai risolta dei dati sulla pandemia. Mettendo in dubbio anche le assicurazioni date dall’amministrazione comunale, circa un ritorno dei reparti di Chirurgia e Medicina al Muscatello, da dove erano stato sfrattati per far posto a 2 corsie Infetti ormai inutili. Palazzo di città non ha mai dato notizia di questa morte per Covid. Eppure Salvatore Ficarra era stato chiaro lo scorso marzo, quando aveva detto che tocca ai sindaci” dare questo genere di informazioni, non all’Azienda di cui è direttore generale. Ma Cettina Di Pietro, da metà maggio non parla più sull’andamento dell’epidemia. Non ne ha parlato il 26 maggio, quando il sessantunenne augustano era già stato tumulato, limitandosi a rilanciare il post del suo gruppo consiliare 5 Stelle sulla donazione di un carrello ospedaliero comprato col 30 per cento dei gettoni. E soprattutto non ne ha parlato il giorno dopo, quando è uscita con una lunga dichiarazione congiunta insieme a Pino Pisani.

Di Pietro, Pisani e il frettoloso ottimismo sul Muscatello.

foto tratta da Facebook

Sindaca e senatore scrivevano il 27 maggio che riavremo presto l’ospedale nella dimensione pre-pandemia e potenziato di reparti importantissimi per le peculiarità del nostro territorio”. Sottolineando che “ad oggi ci confortano le garanzie che abbiamo avuto dalle Autorità Sanitarie“. A chi si riferissero quelle maiuscole, i due pentastellati non lo hanno mai spiegato. La grillina non lo ha fatto nemmeno nel consiglio comunale a porte chiuse del 3 giugno, il primo dopo il lockdown. Quando aveva però trovato tempo per un’acida polemica contro le interrogazioni dell’opposizione, alcune riguardanti proprio la vicenda Muscatello. Ma già in quell’intervento social a firma congiunta apparso la settimana prima, era stata abbastanza pungente verso chi criticava le scelte dell’Asp“Adesso sono tutti bravi a chiedere, a scrivere post, a mandare pec, a fare manifestazioni. In realtà questa è un’attività che abbiamo svolto – quotidianamente – sin dal manifestarsi della crisi epidemica. Nelle frequenti e lunghe interlocuzioni con le Autorità Sanitarie ci era stato descritto un quadro ben preciso e cioè che, in quel momento, non c’era altra soluzione che instituire, in via provvisoria, un Covid Center nel nostro ospedale, salvo poi vedere restituiti i reparti momentaneamente chiusi nella fase acuta”.

Zero positivi, e a Siracusa riparte subito la “stroke unit”.

Di reparti “restituiti” ancora non se ne vedono, nonostante le corsie riconvertite all’epidemia siano deserte da settimane. Ora gira voce che dal 15 giugno potrebbe tornare almeno Chirurgia, ma dimezzata rispetto gli originari 14 posti letto. La motivazione sarebbe quella di garantire il distanziamento fra i degenti; ma se negli altri ospedali non si fa lo stesso, allora si rivelerebbe solo l’ennesima scusa dietro cui nascondere l’ulteriore ridimensionamento del Muscatello. Inoltre carte scritte sullo smantellamento del Covid-center non ce n’erano, almeno fino all’ultimo week-end. Di Pietro e Pisani continuano a “fidarsi e affidarsi”, anche se così “ben preciso” questo quadro avuto dall‘Azienda non doveva proprio essere. Appena dieci giorni prima, infatti, il gruppo consiliare 5S scriveva che “vogliamo rivolgere un appello all’Asp: non si cada più nell’errore di non informare tempestivamente le amministrazioni e le popolazioni sui dati dell’epidemia, come è avvenuto nella prima parte della fase 1“. E invece la fase 2 è iniziata con il decesso per Covid di un augustano non comunicato. Anche se, a questo punto, appare chiaro essere stata una precisa scelta della loro sindaca. Se non altro perché la sepoltura speciale al cimitero comunale ne impone la comunicazione, almeno dai suoi uffici“Di certo dell’Ospedale torneremo a parlare, e anche presto”, concludeva il documento della grillina e del suo senatore. Sarà. Per momento, al 7 giugno dello zero Coronavirus, si parla solo della comunicazione Asp:“Riaperta la stroke unit dell’Umberto Primo di Siracusa“.

Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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